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Ernani è imprigionato nel dimenticatoio

By 19 Luglio 2020

Storia di Ernani Sales, il portiere che incassò l’ultimo gol della carriera di Pelé

 

“Pelé calciò a rete. Sfiorai il pallone, ma non riuscii a pararlo. Con il tempo, le cose cambiarono. Mi abituai al fatto e oggi convivo molto piacevolmente con quel millesimo gol”. Edgardo Andrada, scomparso lo scorso settembre a 80 anni, è il portiere che incassò il millesimo gol di Pelé. Accadde il 19 novembre del 1969, su calcio di rigore. Andrada, 20 presenze nella nazionale argentina, difendeva all’epoca i colori del Vasco da Gama.

“Andrada è diventato leggendario, di me invece non si ricorda più nessuno”. C’è un pizzico di amarezza nelle parole di Ernani Sales, 67 anni, ex portiere del Santos. Fu proprio questo semisconosciuto atleta brasiliano a incassare il gol 1281, l’ultimo in carriera di Pelé. Il 1° ottobre 1977 O Rey organizzò la sua partita di commiato al Giants Stadium, mettendo di fronte le uniche due squadre della sua straordinaria esistenza sportiva: il Santos (586 presenze) e i New York Cosmos (64 apparizioni). Pelé giocò il primo tempo con la formazione americana e il secondo con i santisti. Il 1281esimo gol arrivò nella prima frazione di gioco: Pelé calcio una punizione-bomba di destro da una trentina di metri, la palla venne solo sfiorata da Ernani, colpevolmente in ritardo sulla conclusione.

“Al Santos ero di passaggio, e non avrei neppure dovuto giocare da titolare se non si fosse infortunato Ricardo. In tutto sono sceso in campo 13 volte, giocando contro Pelé la più importante gara della mia vita. Fu un’emozione giocare davanti a 50mila persone, conoscere negli spogliatoi Muhammed Ali e sapere che quella gara sarebbe stata trasmessa da 50 emittenti tv di tutto il mondo”.

Cresciuto nel piccolo Olaria di Rio de Janeiro, a fianco di un Mané Garrincha che stava sparando le ultime cartucce  sportive e di vita, Ernani arrivò al Santos come rincalzo, per poi costruire una discreta carriera nell’America di Rio de Janeiro. “Ero molto reattivo, ma avevo qualche difficoltà sulle palle alte. Condizione che ha limitato le mie ambizioni”. Chiusa la parabola agonistica nel 1985, Ernani ha lavorato per il settore giovanile del Tupi, squadra della sua città natale, Juiz de Fora, nello stato di Minas Gerais. Alternando l’attività di scout a quella di amministratore di un’azienda agricola.

Clive Mason /Allsport

Oggi si gode la pensione, ma continua a seguire il pallone brasiliano con grande interesse. “Ai tempi del Tupi ho lanciato Rodrigo Viana, uno che uha fatto buone cose nella Serie A brasiliana. Devo però ammettere che negli ultimi dieci anni tutto è cambiato, mai avrei immaginato che una nazione come il Brasile potesse esprimere portieri di livello mondiale”. Ovviamente Ernani stravede per Ederson Moraes e Alisson Becker, ma non sembra avere alcuna intenzione di sminuire i suoi colleghi (più celebri) del passato. “Prendete Emerson Leao. Avrebbe potuto giocare in qualsiasi club d’elite d’Europa. Aveva notevoli doti tecniche e personalità da vendere. Nel 1982 aveva 33 anni e indossava la maglia del Gremio. Con lui tra i pali il Brasile avrebbe vinto la Coppa del Mondo, ne sono convinto”.

Per la cronaca l’allora ct Tele Santana preferì il mediocre Valdir Peres (deceduto nel 2017) dopo un furibondo litigio con Leao. Ernani aunnisce e sottolinea che “quel Brasile contava sulla contemporanea presenza di leader difficili da gestire nello spogliatoio come Eder, Zico, Falcao e Socrates. Santana ne aveva fin troppi di galli del pollaio e così lasciò a casa Leao”. A difesa di Valdir Peres vale la pena ricordare che nel 1982 aveva vinto lo scudetto con il Sao Paulo, e in un’amichevole di qualche mese prima dei mondiali si era tolto il lusso di parare ben due rigori a Breitner in una sfida con la Germania Ovest. Pagò più che altro a caro prezzo, nel corso della trasferta spagnola, la scarsa consistenza internazionale. “Insomma, se Paolo Rossi fece piangere il Brasile, Peres fece sorridere l’Italia”, puntualizza.

Su Pelé e le voci discordanti sui gol realizzati in carriera, l’ex portiere del Santos non sembra animarsi più di tanto. “Ufficialmente sono 1281, anche se alcuni libri di statistica sostengono che ne abbia messi a segno molti di più. Quello che so di sicuro è che l’ultima palla della sua storica cavalcata è finita alle mie spalle. E tanto mi basta per sapere di essere entrato, seppur per 90 minuti della mia vita, nella storia del più grande calciatore di tutti i tempi”

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