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Esistono ancora i difensori?

By 25 Novembre 2019

Claudio Gentile ha detto di avere difficoltà a parlare di difensori in questo periodo. Al centro della difesa i marcatori puri stanno lasciando il posto a figure nuove, più complete. Ma è davvero un male?

«I difensori di oggi? Difficile chiamarli così». Parola di Claudio Gentile, ex calciatore della Juventus e soprattutto ex ct dell’Under 21. Intervenuto ai microfoni di Radio Anch’io, prestigiosa trasmissione di Rai Radio 1, per commentare il cammino trionfale dell’Italia di Roberto Mancini verso Euro 2020, l’allenatore non si è armato di fioretto. E, invece, di elogiare un gruppo capace di chiudere il round delle qualificazioni con sole vittorie (battendo anche il record dei nove trionfi consecutivi della selezione di mister Pozzo degli anni ’30), ha deciso di concentrarsi sui difetti della squadra.

A suo avviso l’assenza di “difensori” nel vero senso del termine. «Vincere fa sempre bene, però poi arrivano gli impegni veri – ha commentato Gentile – Il cammino non è stato difficile, ma la qualificazione è meritata. Vedremo all’Europeo che ruolo avrà l’Italia. La base c’è, aspettiamo i risultati». Poi la stoccata: «Non riesco ad attribuire il nome difensore guardando al materiale che si vede nelle squadre di oggi. E questa potrebbe essere causa di risultati negativi, se non si corre ai ripari. Manca la consapevolezza di voler lavorare su un determinato ruolo».

Tutto vero e condivisibile. Ma se non fosse un male? In più il sospetto che nelle dichiarazioni di Gentile ci sia sempre un po’ di veleno dovuto al modo in cui si è lasciato anni fa con la Federazione, rimane…

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Fermo da 13 anni. Siamo nell’estate del 2006 e l’Italia calcistica vive uno dei tanti momenti schizofrenici della sua storia. La Nazionale ha appena vinto un Mondiale inaspettato trionfando ai calci di rigore, in finale, contro i rivali di sempre della Francia. Archiviate le sbronze per il quarto trionfo iridato, fuori dal campo si scatena l’inferno: Calciopoli può esprimersi in tutta la sua bellezza. Saltano teste, si alternano persone, si cambiano ruoli. La triade bianconera si sfalda, Moggi sparisce, la Juventus fresca campione d’Italia finisce in Serie B. E mentre molte altre squadre sono costrette a fare i conti con penalizzazioni e squalifiche, la Federazione subisce un rimpasto. Sulla sedia più alta si accomoda Guido Rossi: il Commissario. Sarà lui che dovrà guidare la nave Italia fuori dalla tempesta, prima di lasciare il timone a qualcun altro.

Claudio Gentile, intanto, è un uomo del Sistema. Dopo aver smesso di giocare nel 1988, dal 1998 fa parte dello staff degli allenatori azzurri. Under 20, Nazionale Olimpica, secondo di Zoff nel 2000 per la prima squadra e infine anche Ct dell’Under 21. Selezione con la quale colleziona un trionfo e un secondo posto agli Europei di categoria e soprattutto un bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Le dimissioni di Marcello Lippi lasciano sconcertato un ambiente, già piuttosto scosso da intercettazioni, rivelazioni e tutto quello che si può leggere sui giornali. Claudio Gentile è uno dei papabili successori: proposto dal padre putativo Bearzot anche attraverso le colonne della Gazzetta dello Sport, l’ex bianconero aspetta solo una chiamata per sedersi sulla panchina più prestigiosa. E’ per questo che rifiuta molti ingaggi in Serie A: il suo sogno è quello di indossare la giacca scudettata e ripetere le imprese che lo avevano visto protagonista in Spagna, anche se da calciatore.

La doccia fredda è dolorosa e inaspettata: “Gentile, lei non è più il Ct dell’Under 21”. La telefonata di Rossi, crudele e stringata, lascia il mister in una nebulosa di delusione e dispiacere. La sua rabbia è comprensibile: “Mi state rovinando – grida al Commissario – perché mi avete chiesto di aspettare, se sapevate che mi avreste mandato via? Ora ho la stagione compromessa”. Alla quale ne vanno aggiunte atre dodici: Gentile non allenerà mai più. E’ dal 2006 che è fermo.

“Sono stato emarginato dal sistema perché non stavo al gioco – spiegherà qualche tempo dopo lo stesso ex Ct – Io convocavo chi meritava la maglia azzurra, non ascoltavo consigli interessati e suggerimenti pelosi. Tutto qua”.

Ecco perché, ogni volta che si parla di Italia, il sospetto che Gentile non sia del tutto lucido rimane. Ma potrebbe essere solo un nostro abbaglio…

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

È un male? Torniamo comunque alle sue dichiarazioni: “I difensori di oggi? Difficile chiamarli così”. In effetti Gentile non ha tutti i torti. Tolto Chiellini, che in questa stagione è stato a lungo infortunato, l’Italia calcistica sembra scarseggiare di marcatori. Ci sono giocatori fantastici a livello tattico, nel gioco aereo, soprattutto nella fase di impostazione, ma di gente che non pur di non far vedere il pallone all’avversario, comprometterebbe la sua fedina penale, non se ne trova più.

Da quando esiste il calcio, l’arma più amata da noi italiani è stato il contropiede: ci siamo sempre affidati alla solidità delle nostre difese, per poi scatenare la velocità e il cinismo delle bocche di fuoco davanti. Quasi tutti i nostri titoli mondiali sono stati conquistati in questa maniera. Compreso quello dell’82 con Gentile protagonista: memorabili i suoi duelli con Maradona prima e Zico poi. Confronti che si sarebbero ripetuti, con nostra grande gioia, anche in Serie A nelle stagioni successive.

Le squadre degli anni ’70, ’80 e anche ’90, erano zeppe di queste tipologie di calciatori. La linea difensiva si componeva di un terzino più bloccato e uno d’attacco (anche Gentile ha ricoperto questo ruolo, specie alla Fiorentina, nella parte finale della sua carriera) e due pedine centrali. Il libero, più elegante, e lo stopper, più ruvido.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Tutto probabilmente è cambiato con l’arrivo del calcio sacchiano e con tutte le modifiche che i geni esteri hanno apportato a questo sport. Impedire all’attaccante avversario di fare gol, ormai non basta più. Occorre partecipare alla manovra, partecipare al gioco creare superiorità numerica con un lancio, essere capaci di fare pressing e tenere la linea alta, limitare il più possibile i falli e quindi le sanzioni. Primo perché giocando in maniera così ravvicinata e una mole così importante di partite, anche una sola assenza potrebbe compromettere la stagione della propria squadra. Secondo per impedire agli specialisti di inventare qualcosa di pericoloso sfruttando un calcio piazzato (soprattutto con questi palloni così leggeri).

Gli attuali Rugani, Bonucci, Romagnoli, Mancini non hanno certamente le caratteristiche dei vari Vierchowod, Righetti, Gentile, Bergomi, Costacurta (per citarne alcuni). Dalla loro, però, hanno una interpretazione multiforme del ruolo: non saranno ottimi marcatori, ma sono calciatori a tutto tondo che sanno trovarsi a loro agio in ogni zona del campo. E non solo nella loro aerea di rigore come i loro predecessori. Pensate a Mancini, il calciatore della Roma. L’epidemia di infortuni che ha colpito la squadra giallorossa ha costretto mister Fonseca a schierarlo sulla linea mediana. Cosa che non lo ha per niente destabilizzato, anzi. Ne ha esaltato i piedi buoni e il suo fiuto (già mostrato all’Atalanta) sotto porta.

Ecco, perché a nostro avviso, il fatto che non esistano più “banditi dell’area di rigore” non è di per sé un male. E forse è anche il calcio moderno che lo richiede. In fondo lo pensa anche Gentile. Solo che è molto complicato perdonare chi ci ha fatto soffrire.

 

Gabriele Ziantoni

About Gabriele Ziantoni

Giornalista per hobby, polemico per professione, Gabriele Ziantoni nasce a Marino il 12 dicembre 1983. Solitario, testardo e vagamente intollerante, è speaker di Radio Rock e direttore della rivista internazionale So Wine So Food.

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