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Europeo Under 21, fu vera gloria?

By 26 Marzo 2021

Una riflessione partendo dalle edizioni passate su una competizione che forse non mantiene sempre ciò che promette. E a cui i grandi campioni non hanno  quasi mai partecipato

 

È arrivato l’Europeo Under 21 e non sappiamo cosa metterci. Nel senso, che dobbiamo aspettarci da una competizione per cui, a posteriori, le aspettative sono quasi sempre state mal riposte? Che cosa porta questa manifestazione a parte dei posti alle Olimpiadi, che è comunque un traguardo importante per molte squadre? Forse troppa gloria momentanea rispetto al proseguimento delle carriere dei vari protagonisti. Abbiamo voluto fare un viaggio a ritroso nelle varie edizioni precedenti.

 

Italia

Abbiamo una grandissima tradizione in questo torneo fin da quando, nel 1992, in un’agonica doppia finale contro la Svezia (2-0 all’andata e 0-1 al ritorno), conquistammo il primo titolo continentale. Ne sarebbero arrivati altri due, nelle successive edizioni, e ogni volta in maniera sempre più entusiasmante.

Torniamo al 1992, però, quando con Cesare Maldini in panchina i protagonisti in campo erano Alessandro Melli, centravanti del Parma, e a centrocampo Demetrio Albertini del Milan e Renato Buso della Sampdoria. Di quest’ultimo uno dei due gol con cui pieghiamo la Svezia a Ferrara, mentre l’altro è di Gianluca Sordo del Torino, destinato a finire al Milan per non giocare praticamente mai e tornato sulle pagine dei giornali non per motivi calcistici, ma per una rissa in cui era finito addirittura in coma. In porta c’è Francesco Antonioli e in difesa, tra gli altri, Giuseppe Favalli. Tutti ragazzi di provincia, qualcuno assaggerà anche la Nazionale maggiore.

Foto LaPresse Torino/Archivio storico

Ancora più spettacolare la vittoria del 1994, arrivata con il primo golden gol nella storia del calcio. Lo segna a Montpellier, nella finale secca contro il Portogallo, l’atalantino Pierluigi Orlandini, con un sinistro all’incrocio dei pali da fuori area. Golden gol e gran gol, davvero, da un protagonista inatteso lì, in mezzo ai vari Fabio Cannavaro e Filippo Inzaghi, di cui Orlandini prende il posto. Portogallo deluso nonostante la presenza in campo di due futuri fenomeni come Rui Costa e Figo, mentre in semifinale l’Italia aveva eliminato ai rigori la Francia di Thuram e Zidane: sugli scudi un altissimo portiere veneto specializzato nel neutralizzare i tiri dal dischetto, Francesco Toldo.

E a proposito di para-rigori, che dire del 1996, l’apoteosi di Cesare Maldini e degli Azzurrini, al terzo titolo europeo consecutivo? Finale con la Spagna, decisa dagli undici metri, tanto per cambiare da sfavoriti contro i padroni di casa. Un 1-1 nei tempi regolamentari mantenuto con le proverbiali unghie e denti, prima di affidarsi allo stellone, incarnato da un portierino che, a differenza di Toldo, terminerà la sua carriera in maniera quasi tragica: Angelo Pagotto. Due tiri parati di cui uno nientemeno che a Raul: sì, quel Raul, vincitore di tutto, ma con la maglia del Real Madrid, a lungo miglior marcatore della Champions League. Pagotto, invece, dalla Sampdoria al Milan fino al Perugia e a una doppia squalifica per uso di cocaina: una vicenda che di recente è tornata sotto le luci della ribalta per bocca dello stesso protagonista. “Sono finito a fare il pizzaiolo in Germania”, ha ammesso Pagotto, che all’epoca era il titolare, mentre la riserva si chiamava Gianluigi Buffon. Adesso Angelo è il preparatore dei portieri dell’Avellino, in Serie C.

Gianluca Sordo (LaPresse).

Più di recente in casa-Italia, tralasciando chi oggettivamente ce l’ha fatta, tipo Pirlo o Totti, come dimenticare i casi di Spinesi, Ventola e Comandini all’Europeo del 2000, comunque vinto? O di Maccarone, capocannoniere dell’edizione del 2002? E infine, come dimenticare Robert Acquafresca, protagonista nel 2009 con 3 gol e mai davvero decisivo a parte l’esperienza al Cagliari? Cose che possono succedere, visto che l’Italia quell’anno si schiantò contro una Germania piena di futuri fenomeni: Neuer, Boateng, Hummels, Ozil e Khedira.

 

Casi eclatanti

Giustamente, però, non ci dobbiamo soffermare solo sulle vicende di casa nostra. Certo, i casi all’estero di giocatori che all’Europeo Under 21 sembravano poter diventare campioni e invece si sono rivelati calciatori normalissimi sono decine.

Il più recente riguarda un romeno passato anche dall’Italia, dall’Inter e dal Benevento per la precisione: George Puscas. Attualmente è al Reading, nella sempre competitiva Championship inglese, in seconda divisione. All’Europeo del 2019, disputato in Italia, aveva trascinato i suoi alla semifinale, poi persa contro la Germania. Con i suoi 4 gol in 4 partite era stato scelto nella squadra ideale del torneo, unico non-spagnolo o non-tedesco dell’undici top. Il tempo, comunque, è ancora dalla parte di Puscas, che di anni ne ha 25.

(Photo by Jamie McDonald/Getty Images)

Andando indietro nel tempo anche le big europee hanno pensato di avere tra le mani delle presunte pepite d’oro. Casi clamorosi e consecutivi, quelli dell’Olanda del 2006 e del 2007, due volte di fila campione d’Europa Under 21 con Klaas-Jan Huntelaar grande protagonista, ma affiancato da carneadi come Nicky Hofs o Daniel de Ridder, decisivo nella semifinale contro l’Italia e attualmente, stando a ciò che ci racconta il suo profilo social, modello. Oltre che “ex giocatore di Ajax, Celta Vigo, Birmingham, Wigan, Grasshoppers, Heerenveen, Rkc e Cambuur”: insomma, si poteva fare meglio.

L’anno successivo, se possibile, ancora peggio per gli Oranje: miglior calciatore del torneo, Royston Drenthe, di recente tornato alla ribalta delle cronache per aver preso parte come attore a una serie tv olandese dove interpretava uno spacciatore. Attualmente sverna al Murcia, nella quarta serie spagnola, dopo un passaggio non irreprensibile al Real Madrid. Di quella squadra l’unico che ha avuto una brillante carriera è stato Ryan Babel, mentre il capocannoniere del torneo, Maceo Rigters, ecco, si è ritirato a 28 anni dopo un’esperienza nel campionato australiano.

Daniel De Ridder (Photo by Phil Cole/Getty Images)

I casi, comunque, sono davvero molteplici. La Grecia, per esempio, è arrivata due volte in finale dell’Europeo Under 21, nel 1988 e nel 1998: in quest’ultimo caso, dei protagonisti dell’Europeo “dei grandi” vinto a sorpresa nel 2004, c’erano Dellas, Karagounis e, dalla panchina, Basinas. Un’edizione, quella del 1998, vinta dalla Spagna del portiere Arnau (eletto miglior giocatore del torneo, futuro da eterna riserva al Barcellona dietro Vitor Baia e Hesp) e Ivan Perez, capocannoniere della manifestazione, fratello del più celebre Alfonso, a cui hanno intitolato lo stadio del Getafe. Ivan, però, non ha avuto la stessa fortuna, fratello a parte, di altri compagni di squadra come Guti o Michel Salgado.

 

Non pervenuti ma campioni

Che poi, l’Europeo Under 21 è davvero una vetrina così prestigiosa? Intendiamoci, ci sono state delle edizioni in cui futuri grandi campioni hanno vinto quasi da soli: la Repubblica Ceca di Cech nel 2002, la già citata Italia di Pirlo nel 2000 o quella del 2004 di Gilardino, la Spagna del 2013 con Morata, Thiago Alcantara e Isco.

Però ci sono oggettivi fuoriclasse che non hanno mai giocato un minuto di questa manifestazione, o perché la loro squadra non era qualificata oppure perchè erano già troppo forti per i pari-età e quindi erano già stati cooptati dai grandi. Due nomi recenti su tutti: Kylian Mbappé ed Erling Haaland: entrambi sarebbero ancora in età da under-21, quindi sotto i 23 anni, ma andateglielo voi a spiegare a Deschamps o a Solbakken, i due commissari tecnici di Francia e Norvegia.

Tuttavia basta guardare un po’ indietro nel tempo per avere la conferma: chi è davvero un top non ci va all’Europeo Under 21. Cristiano Ronaldo tra il 2004 e il 2007 avrebbe potuto, e in tre occasioni, ma era già tra i grandi, e nel 2006, nel secondo caso, il Portogallo era pure padrone di casa. Non pervenuto, come Wayne Rooney, suo compagno di squadra al Manchester United, e mai impiegato dall’Inghilterra Under21 né in un Europeo né in generale, addirittura, perché già nel giro della Nazionale maggiore praticamente da quando era appena maggiorenne.

Si potrebbe fare davvero un 11 di futuri grandi campioni che non hanno mai assaggiato questa manifestazione. Anzi no, facciamolo, prendendo in considerazione gli ultimi vent’anni e variando un po’ per quanto riguarda le nazionalità: Casillas in porta, in difesa Ramos-Varane-Van Dijk, a centrocampo Modric, Iniesta e Hazard, e davanti Ronaldo-Rooney-Mbappé-Haaland. Non è proprio uno schema ripetibile sul campo, ma è per rendere l’idea di quanto se uno è troppo forte per la categoria non è che debba rendersi disponibile per forza.

Insomma, da questo benedetto Europeo Under21 forse ci aspettiamo sempre un po’ troppo rispetto a ciò che ha rappresentato per la carriera dei protagonisti: al contempo è giusto non gettare troppo la croce addosso a questi giovani, che possono anche sbagliare qualche partita e rimanere tranquilli, continuando nel loro percorso.

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