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Fare come Zaniolo

By 29 Ottobre 2019

Con due gol in tre giorni ha risposto alla frecciata di Fabio Capello («Non fare come Zaniolo») e messo a tacere i moralizzatori. Chi è oggi Nicolò Zaniolo, cosa ci ha fatto vedere finora e, soprattutto, cosa può diventare

Due gol in tre giorni, per smentire le critiche e mettere a tacere i moralizzatori, per riaffermare il suo talento e il suo pieno diritto a essere considerato un grande, anche se l’età – specialmente in Italia – sarebbe ancora da Primavera, anche se quella appena iniziata è soltanto la seconda stagione in Serie A. Nicolò Zaniolo ci ha fatto vedere così tanto in così poco tempo che ci sembra di conoscerlo da una vita.

Era così già a metà della scorsa stagione, quando l’impressionante continuità che era riuscito a dare alla sua repentina ascesa l’aveva fatto uscire in tempi record dal novero delle promesse, inquadrandolo già tra i fenomeni. I gol messi a segno col Borussia Mönchengladbach e Milan sembrano però un atto di auto affermazione e hanno un timing quantomeno curioso.

Arrivano infatti a strettissimo giro di posta rispetto alla frecciata di Fabio Capello che, elogiando Sebastiano Esposito dopo l’ottimo esordio in Champions League in Inter-Borussia Dortmund, ha citato Zaniolo come esempio da non seguire per il giovane interista.

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Nel giro di un anno, Zaniolo ha già passato gran parte degli stadi che un giocatore normale attraversa nell’arco di una carriera: pacco di mercato, oggetto misterioso, raccomandato, promessa futuribile, fuoriclasse, bluff, giocatore immaturo e scarsamente professionale. Anche questo sembra confermare la sua straordinaria precocità e soprattutto racconta qualcosa del tipo di giocatore che è.

In campo, ormai, abbiamo iniziato a capirlo. Zaniolo è un giocatore più fisico che tecnico sebbene giochi in ruoli e posizioni di campo alle quali normalmente associamo la tecnica più che la fisicità. In un anno ha giocato da trequartista, mezzala e ala destra.

Il primo è il ruolo dove forse, per quello che è lo stato attuale della sua evoluzione tecnica, riesce a esprimersi meglio. Il secondo è il ruolo in cui lui sembra vedersi per il futuro. Il terzo quello dove sicuramente le sue caratteristiche così peculiari lo limitano maggiormente. Eppure Zaniolo non è del tutto inquadrabile in nessuno di questi tre ruoli, travalicandoli e andando oltre, in perfetta aderenza con i principi di un calcio moderno in cui i movimenti in campo contano più delle posizioni prestabilite sulla carta.

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

L’incisività di Zaniolo e il suo impatto sul gioco e sulla squadra aumentano proporzionalmente al suo avvicinarsi alla porta, quando può liberarsi al tiro, attaccare lo spazio libero dando profondità alla squadra con i suoi movimenti senza palla, cercare l’imbucata o l’assist orizzontale per un compagno di squadra. Per queste ragioni, Zaniolo sembra poter essere inquadrato meglio come trequartista, pur non avendo il tocco di palla fino di un numero 10.

L’impiego da ala (o da “falsa ala”, come lo definì con un’intuizione per nulla banale Di Francesco) lo rende certamente più prevedibile: giocando a destra non cerca il fondo del campo ma tende ad appoggiarsi sul piede forte, il mancino, per accentrarsi, ha maggiore difficoltà a creare superiorità numerica, tende a portare densità al centro del campo.

Il ruolo di mezzala sembra invece quello in cui è destinato a diventare un giocatore completo, una volta terminata la sua maturazione tecnica e tattica. Lo sa lui e lo sa anche chi lo ha allenato. Per poter interpretare al meglio la figura del centrocampista box-to-box, oltre alle doti atletiche e alla facilità di corsa che certamente non gli mancano, servono però miglioramenti in interdizione e difesa. Zaniolo partecipa attivamente alla fase di non possesso, ma lo fa in maniera quasi sempre proattiva, difendendo in avanti col pressing, appare invece ancora un po’ impacciato quando si tratta di correre all’indietro.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Ma ciò in cui Zaniolo può migliorare più di tutto, forse, sono le capacità associative. La tendenza a tenere molto il pallone, toccarlo più volte, avanzare palla al piede, è connaturata nelle sue stesse caratteristiche tecniche e fisiche. È tredicesimo in Serie A per dribbling tentati (3,4 a partita, il 55,8% dei quali vinti) e appena 329esimo per passaggi tentati (16,4 a partita, l’82,3% dei quali a buon fine).

Ciò che sembra mancargli per essere una mezzala di primissimo livello l’ha indicato lui stesso in un’intervista rilasciata un anno fa a Emanuele Atturo per L’Ultimo Uomo: «Fare entrambe le fasi bene e con la palla deve pensare a fare cose meno decisive». Allo stato attuale Zaniolo ha ancora una straordinaria propensione alla ricerca della giocata, il suo è un calcio prorompente ed esplosivo molto più che conservativo, alla ricerca costante e immediata della superiorità numerica.

Tentare il coast to coast palla al piede o la verticalizzazione che tagli il campo è istintivo per lui, lavorare sulla razionalizzazione dei palloni giocati può certamente essere utile anche a ritagliargli uno spazio fisso in un contesto di gioco come quello della Nazionale di Mancini, in cui allo stato attuale la sua collocazione è complicata da un tipo di gioco che non sembra includerlo del tutto per caratteristiche e dalla presenza a centrocampo di almeno tre-quattro uomini più pronti e adatti di lui a un calcio in cui il controllo del possesso palla è centrale.

(Foto Alfredo Falcone – LaPresse)

Quest’ultimo passo è decisivo per dare continuità al suo gioco. Avendo un primo controllo di palla eccezionale e una tecnica non di primissimo livello che difficilmente potrà essere migliorata di molto, per essere pienamente efficace Zaniolo ha bisogno di trovarsi al 100% della condizione atletica. Un fatto, questo, che lo espone a cali di forma e rendimento piuttosto vistosi.

Dopo essersi presentato con un gol che gli ha messo subito addosso un paragone tanto scomodo e sconveniente quanto inappropriato con Francesco Totti (la famosa rete al Sassuolo con Ferrari e Consigli mandati a sedersi per terra prima di un lievissimo pallonetto di sinistro) e aver vissuto una fase di totale fiducia e strapotere fisico che tra dicembre e febbraio gli ha permesso di mandare a referto altri due gol e due assist in campionato e di diventare il più giovane italiano autore di una doppietta in Champions League nell’andata degli ottavi di finale contro il Porto, Zaniolo è riuscito a realizzare soltanto un altro gol nelle successive 15 partite giocate tra campionato e Champions League.

Un calo di rendimento fisiologico per caratteristiche individuali prima ancora che per la giovane età, ma che alla luce dell’hype creato dal suo strabiliante esordio tra i professionisti non ha mancato di destare perplessità (e di mandare ai matti tutti quelli che l’avevano preso al mercato di riparazione al fantacalcio, tra la fine di gennaio e i primi di febbraio).

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

A questo si è aggiunto l’episodio che l’ha visto co-protagonista con Moise Kean ai Campionati Europei Under 21. Un ritardo a una riunione tecnica pagato con l’esclusione di entrambi da parte di Di Biagio e la scomodissima etichetta di giocatore poco serio, peraltro alimentata da un’intervista doppia di poco antecedente in cui i due confessavano senza vergogna di non aver praticamente mai letto un libro.

Appurato che Zaniolo (e Kean) non è un intellettuale, forse dovremmo cominciare a ripensare alla facilità con cui giudichiamo i calciatori professionisti dimenticandoci che prima di tutto sono esseri umani, che come tali possono sbagliare, e che da giovani è probabile sbaglino un po’ di più. Di fronte al bivio tra la comprensione e un’educazione dura, severa e paternalista, troppo spesso scegliamo la seconda strada.

Così, nella mente e nelle parole di Fabio Capello, Zaniolo si è trasformato da campione precoce a esempio negativo per qualunque giovane giocatore si affacci tra i professionisti. «Non fare come Zaniolo» è una frase decisamente fastidiosa, giudicante e moralista, e c’è poco da sorprendersi se il giocatore non l’ha presa benissimo, tappandosi le orecchie di fronte alle critiche per celebrare un gol segnato nemmeno 24 ore dopo quelle parole tanto sgradevoli.

(Foto Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse)

Tanto più che Zaniolo appare il più lontano possibile dallo stereotipo del giovane calciatore che si monta la testa, anzi, al contrario appare ossessionato dall’idea di mantenere i piedi saldi per terra. Un concetto che esprime in ogni intervista ma che ancora di più porta sul campo in ogni allenamento, almeno secondo quanto testimoniato da chi lo vede lavorare. Su di lui, in passato, non hanno avuto dubbi Di Francesco e De Rossi, e probabilmente dovremmo trarre le nostre conclusioni anche dalle tante reazioni di solidarietà espresse sui social dai colleghi dell’Under 21 Pinamonti e Scamacca dopo il gol col Gladbach e la conseguente esultanza polemica.

Zaniolo è un giocatore giovane, con grandi qualità e con limiti su cui lavorare. Lui è il primo ad ammetterlo, confermando di possedere una dote piuttosto rara in un ragazzo tanto giovane: una straordinaria consapevolezza di se stesso già dimostrata quando a 17 anni decise di lasciare la Fiorentina piuttosto che perdersi nel girone infernale dei prestiti in cui cade il 90% dei giovani calciatori italiani e quando l’anno dopo preferì l’Inter alla Juventus perché – come ha raccontato sempre a L’Ultimo Uomo – «ho pensato che il progetto fosse più giusto per me».

Un ragazzo con le idee piuttosto chiare sul suo futuro, che non sembra aver bisogno di consigli non richiesti. Il nostro compito è uno solo: aspettare che il suo processo di crescita si completi e accettarlo per quello che è e quello che sarà. Perché come lui, a prescindere da tutto, non ce ne sono poi molti.

Gabriele Lippi

About Gabriele Lippi

Gabriele Lippi nasce a Cagliari nel 1984. Ama lo sport più del calcio, il cinema, i gatti, la birra, l'Africa e la gente che è capace di sorridere senza doversi sforzare e piangere senza vergognarsene. Curioso per natura, ha scelto di farne una professione. Ha scritto e scrive – tra gli altri – per Esquire.it, Wired, GQ.com, Vanity Fair, Rivista 11, Lettera43 e Letteradonna.

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