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Fenomenologia del “nuovo Pelé”

By 27 Ottobre 2020

Per gli ottant’anni di “O’Rei” abbiamo preso alcuni dei calciatori ribattezzati dalla stampa come eredi del grande campione brasiliano e non rivelatosi esattamente dello stesso livello. Anzi, alcuni si sono rivelati dei veri e propri bluff

Trovare il “nuovo Pelé” è facile: basta cercare in archivio. Non si contano, infatti, i nomi di chi, da giovane promettente, è stato ribattezzato subito così, “il nuovo Pelé”. Anche da chi magari il suddetto Pelé, Edson Arantes do Nascimiento, l’altro giorno ha compiuto 80 anni, non l’ha mai visto. Cosa significa, poi, essere “il nuovo Pelé”? Quali sono i prerequisiti? Vincere tre Mondiali? Segnare oltre mille gol in carriera (1284 per la precisione) di cui tre proprio in due finali dei Mondiali (Svezia 1958 e Messico 1970)? Ridefinire un certo ruolo in campo? Il numero dieci, certo, ma è difficile, anche perché parliamo di un altro calcio, di cinquant’anni fa almeno: Pelé è stato attaccante, sicuramente, ma non lo potremmo considerare anche un fantasista-trequartista? È stato anche capace di gesti tecnici assoluti e impensabili, impossibili da replicare come “El drible de vaca” al Mondiale del 1970, lo stesso in cui saltò sulle spalle del povero Burgnich in finale all’Azteca.

Insomma, è abbastanza difficile trovare caratteristiche che combacino con un nuovo “O’ Rei”. No, di Pelé ce n’è stato uno solo (tranne un omonimo visto anche all’Inter, ad esempio) ed è diventato quasi un genere letterario la ricerca di un suo presunto erede nel corso degli anni. Con risvolti anche comici, a dire il vero. Andiamo a vedere, comunque, alcuni nuovi Pelé annunciati e mai (o non ancora) rivelatisi tali, non sempre per colpa loro. Quindi niente Neymar, niente Zico (“Il Pelé bianco”) o altri non brasiliani chiamati “Il Pelé del loro paese d’origine”, tipo Eduard Streltsov. E nemmeno Teofilo Cubillas, il leggendario peruviano che era stato indicato come suo erede dal brasiliano praticamente subito dopo aver appeso le scarpe al chiodo. 

 

Robinho

(Photo by Denis Doyle/Getty Images)

Tra i pre-requisiti per aspirare ad essere “il nuovo Pelé” c’è senz’altro la squadra di appartenenza: brasiliano, ok, ma se del Santos meglio. Lì infatti “O’ Rei” ha giocato quasi tutta la carriera prima delle ultime passerelle con i New York Cosmos. E sempre dal “Peixe” ha cominciato (e ogni tanto ci è tornato) Robinho. “Non ha nulla da invidiare a Pelé”, diceva nel 2009 José Macia Pepe, ex compagno di reparto del campionissimo brasiliano. Un altro di quel grande Santos, Coutinho (nulla a che vedere con quello attuale): “Molto più completo di Ronaldo”, sentenziava nel 2004, riferendosi al Ronaldo brasiliano, suo compagno di squadra all’epoca nel Real Madrid e che quando era ancora minorenne era già stato ribattezzato “Il nuovo Pelé”, almeno quella volta azzeccandoci.

E lo stesso Pelé, presentandolo al Santos da ragazzino, quando l’aveva scoperto: “Ecco il mio erede, la prima volta che l’ho visto giocare mi è venuta la pelle d’oca”. Più che un annuncio, una prece. Numero dieci sulle spalle della maglietta bianca del club dello stato di San Paolo: già così un gran curriculum per aspirare a diventare un successore del mito “O’ Rei”. Giovanissimo talento, attaccante rapido e spettacolare, in Europa non ha sempre dimostrato tutto il suo potenziale, né col Real Madrid, né col Manchester City né col Milan. Certo, di titoli ne ha conquistati, ma ogni volta che ha dovuto indossare i panni del trascinatore, specie con la Nazionale, è naufragato. Non lo hanno aiutato certe cattive abitudini e le recenti condanne per violenza sessuale. Un’infamia che ha portato il Santos, dove è tornato Robinho, a riconsiderare il suo già modesto contratto di 230 euro al mese. 

 

Vinicius

(Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Un altro che è passato dal Real Madrid, come Robinho. Anzi, è ancora lì e non è che stia convincendo molti, l’attaccante dei blancos. Qua non è stato Pelé in persona (che a volte ci azzecca, o comunque ha fiuto per indicare grossi campioni del futuro come Mbappé), ma più gli addetti ai lavori. Detto che Vinicius è ancora davvero un ragazzino, ha appena vent’anni e sarebbe ingiusto tirargli la croce addosso visto che comunque una Liga l’ha appena vinta. Tuttavia l’ex del Flamengo deve ancora dimostrare parecchio, soprattutto in fase realizzativa, dove è stato un vero pianto negli ultimi mesi. Diciamo che per arrivare a oltre mille gol in carriera come “O’ Rei” deve quantomeno raddrizzare la mira.

 

Rodrygo

(Photo by Denis Doyle/Getty Images)

E siamo lì, di nuovo. Stessa squadra, il Real Madrid, stesso ruolo, attaccante esterno (ma Pelé era un attaccante esterno?), ancora più giovane di Vinicius, visto che Rodrygo deve ancora compiere vent’anni. Con un plus rispetto al compagno di squadra e di reparto: e che plus, visto che i blancos l’hanno acquistato dal Santos. Eppure, anche qua, pochi dubbi da parte di qualcuno, che non scrive sulla fanzine del Real Madrid, ma su giornali con copertura nazionale. La partita in questione che ha acceso la miccia dell’osservatore, peraltro, una di Champions contro un modesto Galatasaray, non fa molto testo anche se in quella gara il brasiliano ha segnato addirittura una tripletta, il secondo più giovane di sempre dopo Raul (sempre del Real Madrid) a riuscire in questa impresa. Che dire, quindi, di Rodrygo, che con Zidane non è che stia trovando tutto questo spazio? Anche a lui auguriamo tutto il bene possibile, il diretto interessato peraltro ha affermato che prima di firmare per il Real Madrid “O’ Rei” gli ha dato una sorta di benedizione, tranquillizzandolo e spiegandogli di non avere paura. Può voler dire tutto e niente, come con Robinho, ecco. 

 

Reinier

(Photo by Lars Baron/Getty Images)

Altro giovanissimo virgulto, sembrano tutti fatti con lo stampino, tutti brasiliani intorno ai 18 anni che poi naturalmente invecchiano. È uno degli ultimi acquisti di Florentino Perez prima dello scoppio della pandemia di Covid-19: però per lui, per Renier, non c’era posto nella rosa del Real Madrid e quindi ecco la cessione in prestito al Borussia Dortmund. “Meglio sia di Vinicius che di Rodrygo”, si legge. Reinier, dunque, pagato 30 milioni sull’unghia al Flamengo con cui ha conquistato, seppur da comprimario (una presenza e 19 minuti in campo), la Copa Libertadores del 2019. Il giovane trequartista (ma Pelé era un trequartista) ha spiegato di aver scelto il Borussia Dortmund su consiglio dell’amico Achraf Hakimi, l’attuale terzino dell’Inter.

 

Matheus

Ma si può fare meglio, sì. Prendiamo il caso di questo sedicenne del Botafogo, macchina da gol nelle giovanili. “Vale già 50 milioni”, si legge. La segnalazione è tra le più recenti, suona tipo avvistamento di extraterrestri. Un po’ altino come prezzo, no? Poi sicuramente diventerà un fenomeno, ma essendo nato nel 2004 è davvero solo un prospetto in erba, niente di più. Il rischio che possa diventare l’ennesimo nome sparato lì nel mucchio e poi rivelatosi, non per colpa sua almeno, niente più che un onesto comprimario, è forte. Specie se guardiamo i precedenti. Anche qui però c’è il trucco ed è il cognome, o meglio parte di esso: Matheus, infatti, all’anagrafe è Matheus Nascimento. Col Brasile ha già vinto un Sudamericano Under 15, ma come in altri casi, vedi Lucas Piazòn, non è che queste manifestazioni siano molto probanti. Anzi, a volte tutto il contrario. Intanto si gode la fama “anche per i suoi lunghi capelli da hippie”, e ha già 55mila fan su Instagram, per dire. 

 

Jean Chera

Jean Chera a nove anni, quando già era conteso dalle big d’Europa. (LaPresse).

Per stilare questa “classifica”, e occhio che non è finita, abbiamo dovuto confrontare diverse opinioni espresse da altri. Siamo partiti da Robinho e stiamo andando sempre più verso, chiamiamoli così, i bluff. Pochissimi hanno fatto meglio, o peggio a seconda dei punti di vista di questo ragazzo, Jean Chera. Non ha fatto in tempo a diventare “il nuovo Pelé”, ma a dieci anni c’era chi pensava che potesse esserlo. E invece no, il suo futuro dal calcio reale, sul campo, è diventato quello del calcio con la console, visto che è diventato un professionista degli e-sports. Naturalmente anche Chera è passato dal Santos, o meglio dalle giovanili del club, in cui dava spettacolo contro gente più grande di lui. Tanto da finire tesserato, tempo dopo, nientemeno che dal Genoa, dove però è durato poco. In tempo per spiegare come al Santos qualcuno avesse tentato di molestarlo sessualmente. 

 

Freddy Adu

(Photo by Victor Decolongon/Getty Images)

Un caso quasi di scuola, che meriterebbe addirittura un approfondimento a parte. In sintesi, il ragazzino a 14 anni, nel 2003, debutta in Mls con il DC United, quando la Mls non se la fila quasi nessuno, pochissimo persino negli Usa, e infrange tutta una serie di record, compresa la pioggia di milioni che riceve dal club e dagli sponsor. Si guadagna anche le copertine di alcune riviste di prestigio come “Time”, che senza alcun ritegno lo definiscono “il nuovo Pelé”, e di videogiochi in cui appare allo stesso livello di Ronaldinho, che all’epoca qualcosina ha dimostrato, ma il marketing, “Ah, signora mia dove andremo a finire”, direbbe qualcuno.

In una sorta di trollata involontaria è lo stesso “O’ Rei” a pompare il ragazzo, facendosi ritrarre assieme a lui e rilasciando dichiarazioni al miele. Rimane il fatto che l’esordio con il DC United rimarrà il punto più alto della carriera di Adu, che tenterà con risultati imbarazzanti anche di sfondare in Europa. Rimbalzato dal Benfica e dal Monaco, rientrato negli Usa per una breve parentesi ai Philadelphia Union, inizierà a girovagare da un campionato all’altro, sempre più in basso come livello, fino a ritrovarsi tra i dilettanti e gli amatori, persino in Grecia, Polonia, Serbia e Svezia. Insomma, un bluff clamoroso, il primo caso forse al mondo di calciatore per cui la quantità di inchiostro o di pagine web è stata di gran lunga inversamente proporzionale alle qualità.

Adu naturalmente in tutto questo non ha avuto mai nessuna colpa, si è lasciato come trascinare dall’onda del cosiddetto “hype” formatosi intorno a lui, aspettative esagerate mai concretizzatesi in nulla. Un giocatore velocissimo con il pallone, ma piantato nel terreno senza. Rimane un profilo Instagram in cui Freddy, che ha 31 anni e non sarebbe nemmeno da considerare a fine carriera, ma è disoccupato, quasi lo grida, con quel punto esclamativo nella sua auto-descrizione: “Professional soccer player!”. E basta, solo calci al pallone, niente copertine, niente paragoni con Pelé. Anche se chi lo cerca sul sito Cameo lo fa per ricevere gli auguri di compleanno: costa 69 euro. 

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