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Fenomenologia di David Suazo

By 14 Maggio 2021
Suazo

La carriera veloce e sgraziata di David Suazo, attaccante dalle movenze inconfondibili che ha lasciato un segno nel calcio italiano. E che deve ancora scrivere il secondo capitolo della sua vita da allenatore

Che bisogno c’è di un articolo su David Suazo? Perché riflettere sulla carriera pregressa (da calciatore) e attuale (da allenatore) dell’honduregno? Se esci per strada e incontri un post-millennials e gli dici “Honduras, ti risponde “Isola dei Famosi”. E ha ragione lui. È vero anche, però, che chi scrive ha sempre cercato di guardare il mondo (non solo quello sportivo) da un lato differente.

Ma c’è anche altro, due possibili risposte sul perché occuparsi dell’ex cagliaritano. La prima: vado pazzo per quei giocatori un po’ sgraziati, un po’ scoordinati, alla Peter Crouch, tanto per intenderci. E la corsa di Suazo non la dimenticherò facilmente. La seconda: concordo con una recente dichiarazione di Matteo Marani, editorialista di Sky Sport, quando ha detto che un giornalista sportivo non può occuparsi solo e soltanto del presente e dell’attualità, ma deve volgere lo sguardo anche indietro, al passato. La storia, insomma.

Suazo

13 marzo 2005. Cagliari-Roma. Il gol del 3-0 di David Suazo (©ENRICO LOCCI / LAPRESSE).

Le caratteristiche

Óscar David Suazo Velásquez nasce San Pedro Sula il 5 novembre del 1979. Inizia a calciare nelle giovanili dell’Olimpia, salvo poi farsi notare in prima squadra dove mette e segno 5 gol in 10 presenze. Le sue caratteristiche balzano subito all’occhio: un centravanti possente (183 cm), di fisico, di presenza, ma allo stesso tempo mobile, capace di giocare sia come prima punta, boa di riferimento lì davanti, ma anche in grado di saper svariare lungo tutto il fronte d’attacco, sempre alla ricerca della profondità, adattissimo alle ripartenze, grazie ad una velocità non comune. Forte anche nel colpo di testa e freddo (come vedremo) nel calciare i rigori.

Gli inizi

Dopo l’apprendistato in patria, sbarca a Cagliari (i sardi erano allenati da Oscar Tabarez) nel 1999-2000, dopo essersi fatto notare nel corso dei Mondiali Under 20 nel 1999. Sarà il primo honduregno a giocare nel campionato italiano. Mette piede sull’isola, in quella casa che poi non abbandonerà più: 254 presenze, 94 gol fino al 2007, giocando (e segnando) al fianco di un certo Gianfranco Zola. Tra retrocessione e promozione, nel 2005-06 trova il tempo di segnare 22 gol e di battere il record di gol di un certo Gigi Riva (21) che resisteva dal 1969-70.

Milan o Inter?

Conteso tra i due club lombardi, alla fine la spuntano i nerazzurri. «Io avevo fatto tutte le visite mediche con l’Inter, ero praticamente già vestito di nerazzurro. Un giorno prima della firma mi chiama Cellino, a mezzanotte, dicendomi che ero stato venduto al Milan. Non potevo dormire, come facevo? Aspettavo il mio procuratore, Giovanni Branchini, che non era nel mio paese. L’ho cercato tutta la notte. Poi mi ha telefonato Mancini, mi ha rassicurato e non ho cambiato idea. Era la mia volontà». (Fonte TuttoMercatoWeb)

A Milano dal 2007, non è un titolare fisso e dopo una prima buona stagione (27 gettoni e 8 reti) il giocatore non rientra nei piani della società e dell’allenatore (Mourinho). Dunque, due anni in prestito: Benfica (12 presenze, 4 gol) e Genoa (16/3). Rientra all’Inter ma non gioca e nel 2011-12, dopo aver provato invano a tornare al Cagliari, cala il sipario: Catania, con 6 presenze. Ed è un cerchio che si chiude: da isola in apertura di carriera (Sardegna) ad isola in chiusura (Sicilia).

Suazo

16 febbraio 2008. Inter-Livorno (©Daniele Badolato – LaPresse)

I suoi ricordi nerazzurri

Quasi dieci anni fa ho avuto modo di intervistare Suazo per fcinternews.it e, parlando di Inter, tra le altre cose, affermò: «Il primo anno, 2007-08, è stato fantastico: ho giocato, segnato, fatto bene sotto tutti i punti di vista. Devo dire grazie a mister Roberto Mancini: è stato lui a volermi fortemente in nerazzurro. Sarò sempre grato a Mancini. Mourinho? Non ero una sua scelta e, per questo motivo, sono andato al Benfica”. E sulle vittorie: “Uno Scudetto, due Supercoppe e una Coppa Italia: diciamo che, quando i miei figli saranno grandi, avrò qualcosa da raccontargli… Sono orgoglioso di quello che ho vinto: sono tutti e tre trofei italiani e vado fiero di questo».

Carriera da allenatore

Smessi i panni di calciatore, Suazo – che ha fissato la sua dimora, appunto, in Sardegna, dove ha famiglia – decide di intraprendere la carriera di allenatore. Comincia, naturalmente, da Cagliari e dal Cagliari, inizialmente come osservatore del club sardo: dal 2014 al 2018 figura nei quadri tecnici del club rossoblù, prima come collaboratore tecnico (di Ivo Pulga e Gianluca Festa), poi come allenatore dei Giovanissimi Nazionali e dell’Under 16.

Nel 2018 la prima vera grande occasione, ma a Brescia non sono tutte rose e fiori, anzi. La sua panchina traballa e dopo un inizio di stagione negativo (2 punti in 3 giornate), viene esonerato. Quasi un mese dopo l’esperienza con le Rondinelle ottiene l’abilitazione da allenatore di prima categoria dopo aver frequentato il Corso a Coverciano.

Suazo

18 agosto 2018. Brescia-Giana Erminio (Foto Richard Morgano/LaPresse)

Soprannomi

Ad inizio carriera, in Honduras, dopo un gol un allenatore disse: «È nato un nuovo re», Ray David. In Italia, invece è semplicemente “La Pantera nera” o, appunto, “King David”.

Dicono di lui

«È una persona fuori dal comune, un ragazzo eccezionale, di un’educazione e una serietà che non appartengono più al nostro tempo. È un uomo meraviglioso e tutti quelli che lo hanno conosciuto possono confermarlo» (Giovanni Branchini, suo ex agente).

Infallibile dagli undici metri: un record!

David Suazo ha un piccolo grande record da difendere: tra Cagliari, Inter, Genoa e Catania non ha mai fallito dagli undici metri in Serie A trasformando tutti e 14 i rigori calciati.

Per finire, un po’ di numeri

Contando tutte le squadre e tutte le competizioni, Suazo ha messo insieme 360 partite, 118 gol (una rete ogni 216 minuti) e 12 assist. Con il Cagliari 102 gol totali, 94 in campionato e 8 in Coppa Italia: è il capocannoniere straniero dei sardi, secondo assoluto dietro Gigi Riva.

Si spengono le luci, ma…

Suazo, insomma, ha lasciato un’impronta nel calcio italiano, ma anche nel suo paese: il migliore di sempre con 57 presenze e 17 gol con la Nazionale honduregna (terzo posto nella Coppa America del 2001). Tante pagine che oggi sono storia, ma tante altre che aspettano di essere scritte, a cominciare dall’abbozzo di carriera da allenatore interrotto bruscamente proprio a Brescia. Qui, comincia, appunto la seconda parte della vita calcistica di Suazo. Ancora tutta da scrivere…

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