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Ferran Torres non è più solo una promessa

By 10 Marzo 2020

Ferran Torres è stato il primo 2000 a debuttare in Liga. Ma il numero 20 del Valencia ha già mostrato una maturità calcistica fuori dal comune. E adesso, sulle orme di David Villa, vuole diventare un giocatore chiave dei Blanquinegres.

Figlio di Valencia e del Valencia, Ferran Torres – senza accento acuto sulla “a”, come da dialetto della sua terra – è sempre stato considerato un predestinato. All’età di 6 anni è entrato nella cantera dei Ché e a 17 ha esordito in Liga, diventando il primo 2000 a debuttare nel campionato spagnolo. Un percorso lineare che non ha trovato rallentamenti, vissuto con la stessa maglia, diventata ormai una seconda pelle.

Ferran non ha mai abbandonato la sua comfort zone, nemmeno quando in passato ha bussato alla porta il Real Madrid,
per ben tre volte. Il desiderio di diventare un giocatore importante per il Valencia era troppo forte, con il sogno un giorno di indossare la camiseta numero 7 del suo idolo David Villa. El Guaje aveva caratteristiche diverse – e uniche – ma c’è un aspetto nel gioco di Ferran in cui si può trovare un trait d’union con quello di Villa: la costante ricerca della verticalità.

Ferran Torres

PRESSINPHOTO/LaPresse

Ferran Torres è un esterno puro, a cui piace vivere la propria vita calcistica confinato sulla fascia destra, vicino alla linea laterale. A differenza di molti esterni attuali, però, non gioca a piede invertito. In questo ricorda più l’ala della vecchia scuola, a cui vanno sommate tutte le altre caratteristiche moderne che possiede. Ferran è alto 1 metro e 84 centimetri, ma presenta un’agilità notevole e una rapidità impressionante nei primi passi. Quando poi decide di aumentare le marce con la palla al piede gli avversari possono solamente appuntarsi il suo numero di targa. Come riportato nel suo personale sito web – altra cosa da spuntare sotto la voce “modernità” – lo spagnolo ha registrato un picco di velocità di 36 km/h.

Velocità nella corsa che va di pari passo con quella di pensiero. Ferran agisce nella zona di campo dove il margine d’azione è ridotto e le decisioni vanno prese nel minor tempo possibile. César Luis Menotti disse che il calcio è spazio, tempo e inganno. Tre dimensioni che Ferran Torres, a soli 20 anni, riesce già a dominare e a manipolare a proprio piacimento. Il dribbling è l’arte dell’inganno per eccellenza e il valenciano lo sfrutta in sincronia con la sua esuberanza fisica. Secondo i dati di Whoscored, in Liga tenta 3.2 dribbling a partita, completandone 1.7. Degli spagnoli che hanno giocato almeno la metà dei minuti totali disponibili in campionato, solo Denis Suárez e Muniain registrano dei numeri migliori (rispettivamente 2.4 e 2.1 dribbling riusciti).

Quando Ferran Torres si avvicina ad un avversario effettua tanti piccoli tocchi alla palla con il destro, si muove con il corpo per non dare riferimenti e poi all’improvviso accelera, scegliendo la direzione dove scattare. Lo si vede spesso anche effettuare sterzate fulminee, soprattutto quando riceve da fermo, nel momento in cui è consapevole di avere meno spazio disponibile per superare l’avversario. Un pugnale che cerca in continuazione l’affondo per colpire. Nei primi mesi di questa stagione si notava come Ferran fosse ancora un po’ acerbo, in particolare durante l’arco dell’intera partita.

(AP Photo/Amr Nabil)

Albert Celades da quando è arrivato a settembre sulla panchina del Valencia per sostituire Marcelino – prendendo in mano una squadra nel caos totale – gli ha sempre dato fiducia, non togliendolo mai dal campo. Ferran ne ha beneficiato ed è cresciuto partita dopo partita, trovando anche più continuità durante i 90 minuti. Ogni volta aggiunge qualcosa di diverso al suo repertorio. Il valenciano è diventato decisivo in zona gol, segnando 4 reti e fornendo 4 assist in Liga, un fatturato destinato ad aumentare. Dei 2000 nei top 5 campionati europei solo Sancho (14 gol e 15 assist), Haaland (9+1) e Kulusevski (5+7) hanno contribuito a confezionare più gol.

Nel 4-4-2 di Celades viene utilizzato come esterno destro, nel suo ruolo naturale, giocando davanti a Wass, un centrocampista che agisce come terzino bloccato. Ferran è il padrone della fascia dove il Valencia sviluppa di più i suoi attacchi (41%), con un 33% dalla sinistra e un 27% dal centro. Le sfuriate offensive dei Ché sono affidate a lui, alla fantasia di Rodrigo e alla classe del capitano Parejo. Una squadra che si rivela spesso monodimensionale, ma che quando riesce a giocare in transizione e in verticale risulta essere molto efficace.

Il tecnico del Valencia Albert Celades (PRESSINPHOTO/LaPresse)

In Champions, conosciuta solo per pochi minuti la scorsa stagione, Ferran ha segnato il gol del 4 a 1 contro il Lille diventando il più giovane marcatore nella storia del club nella competizione. Lo spagnolo ha anche servito l’assist vincente a Rodrigo nella vittoria contro l’Ajax, decisiva per passare il girone. Alla prima vera stagione in pianta stabile tra i professionisti è diventato un punto imprescindibile per il Valencia, capace con le sue sgasate di creare pericoli con una continuità disarmante.

Ferran unisce a questa sua elettricità una tecnica di base di primo livello, pura, da scuola spagnola. È un giocatore imbottito di dinamite, ma allo stesso tempo rivestito di seta. Può migliorare ancora in alcuni aspetti del lato tecnico, i controlli orientati per esempio ma anche l’utilizzo del piede debole, il sinistro. Qualità che vanno affinate e perfezionate per poter competere ad un livello elitario.

La maturità calcistica che ha sviluppato Ferran Torres in questi mesi è la cosa che sorprende di più del classe 2000. Scegliere le cose giuste da fare in campo, a 20 anni, non è scontato per nessuno. Un motivo per il quale Luis Enrique pensa fortemente di convocarlo per gli Europei, nonostante non abbia ancora esordito con la Roja. Un esterno come lui, che cerca con continuità l’uno contro uno, verticale, con dribbling e forza fisica, la Spagna non ce l’ha. Con le selezioni giovanili Ferran ha giocato e ne è stato un punto fermo, in ogni scalone. Ha vinto l’Europeo Under 17 e quello Under 19 dell’ultima estate, con una doppietta in finale alla
Francia, ed è stato premiato come MVP del torneo. L’esordio con la Nazionale maggiore potrebbe arrivare proprio nella prossima pausa, è difficile che Lucho lo lasci ancora fuori dai convocati.

(EFE/Prakash Elamakkara)

Aspettando una chiamata che prima o poi arriverà, Ferran Torres è destinato a caricarsi sulle spalle il Valencia per cercare una rimonta nel ritorno degli ottavi di finale contro l’Atalanta. All’andata è rimasto in ombra, nonostante i 3 passaggi chiave registrati, spazzato via dal ciclone nerazzurro. Una possibile impresa dei Ché passerà, inevitabilmente, anche dalle sue qualità e capacità di dribbling, fondamentale per disinnescare il sistema di marcature a uomo di Gasperini. Se dovesse riuscirci, – i tifosi dell’Atalanta non se lo augurano – sarebbe un altro grande passo in avanti di un talento destinato a marcare il futuro del calcio
spagnolo.

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