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Firmino non tira più

By 3 Novembre 2020

Nel Liverpool che non sta sfigurando né in Inghilterra né in Champions spicca la crisi realizzativa del brasiliano, che rischia di estremizzare il concetto di “centravanti-difensivo” che gli è stato cucito addosso

Forse abbiamo preso troppo alla lettera il concetto di “attaccante-difensivo”, variante del “falso nove”. Il risultato è di essersi ritrovati con giocatori senza carne né pesce, o comunque del tutto snaturati. Per una punta adesso conta di più guardare la porta avversaria o il difensore avversario per impedirgli di avviare un’azione? Prendiamo Roberto Firmino, uno che nel suo piccolo è quanto di più atipico si possa trovare su un campo da calcio.

Il brasiliano ha il 9 sulle spalle, ma non è un vero centravanti, probabilmente non è neppure un vero trequartista: il suo allenatore al Liverpool, Jurgen Klopp, lo adora, in poche parole. “Mai visto uno così, è un giocatore unico”. E lo è anche nel suo risvolto negativo, quello più recente, perché Firmino nell’ultima partita contro il West Ham non solo non ha segnato, ma non ha prodotto mezza occasione da gol né per sé né per gli altri compagni come non succedeva da oltre due anni. 

 

Le cartucce del tridente

(Photo by Jon Super – Pool/Getty Images)

Salah-Firmino-Mané, come una filastrocca o una preghiera: sono i tre attaccanti del Liverpool da ormai tre stagioni. Assieme hanno provocato il terrore nelle difese rivali segnando valanghe di gol (241 da quando esiste questo tridente, dall’estate del 2017) vincendo Champions League e Premier. Molto si è scritto su questo fenomenale reparto offensivo plasmato a immagine e somiglianza di Klopp; due frecce esterne come Salah e Mané e un centravanti che più falso non si può, non c’è bisogno di metterci nemmeno le virgolette, perché Firmino all’Hoffenheim giocava da trequartista, al massimo da seconda punta.

Tuttavia nel meccanismo del “gegen-pressing”, del tentativo perfino ossessivo di recupero immediato del pallone una volta perso, per l’allenatore del Liverpool nessuno è migliore del brasiliano. Uno che conosceva, appunto, dai tempi della Bundesliga, il campionato in cui è esploso dopo l’approdo in Europa dal Figueirense. E che avrebbe voluto portare già al Borussia Dortmund quando allenava i gialloneri, salvo poi trovarselo con sommo piacere ai Reds. “Cosa vi posso dire? Che è il motore della squadra”, lo definiva così Klopp già nel novembre del 2017, quando ancora era in embrione il Liverpool futuro dominatore in Europa e in Inghilterra. “Se perde il pallone – aveva aggiunto il tecnico – lotta subito per riprenderselo. Lo riperde? E lui lotta di nuovo”.

Un altro che ha sottolineato l’importanza a livello difensivo di Firmino nel Liverpool è stato Andrew Robertson, il terzino sinistro scozzese titolare dei Reds: “Lavora duro, ha tecnica, gioca a tutto campo, e poi segna, dopo aver pressato magari i difensori. Non penso ci siano altri come lui anche se magari molta gente pensa il contrario. Questa è la grandezza di Bobby”. E Fabinho: “Firmino è l’unico in grado di togliere il pallone a Van Dijk durante gli allenamenti”. Sì, quel Van Dijk, il difensore più pagato al mondo, uno impossibile o quasi da dribblare.
Insomma, il nativo di Maceiò è il segreto di Pulcinella del Liverpool, uno dei pochissimi insostituibili. Nella storia del club perché è tra i dieci giocatori ad aver segnato 50 o più gol in campionato, ma anche perché in grado di accumulare statistiche non convenzionali per un attaccante: ad esempio essere stato l’unico giocatore in una stagione di Premier ad aver creato 50 occasioni da rete e vinto più di 60 contrasti. Anzi, in quanto a contrasti nella stagione 2017-18 solo Azpilicueta del Chelsea (che è un difensore, centrale o laterale a seconda dello schema) ne aveva vinti più di “Bobby”, tra i top club del campionato.

(Photo by Peter Powell – Pool/Getty Images)

Questo tuttavia viene da lontano, da prima ancora che si completasse il tridente della filastrocca. Da quando Klopp era appena arrivato, in sostanza, e doveva relazionarsi con una rosa che non aveva scelto lui, almeno all’inizio, visto che era subentrato nel 2015 in corsa a Brendan Rodgers. Firmino, vedendo alcune statistiche, fin da subito andava in pressing ogni 2.71 minuti ed effettuava due contrasti a partita, il doppio rispetto al precedente grande centravanti del Liverpool, Luis Suarez. Tutt’altro tipo di gioco e di giocatore, in una corsa forsennata che probabilmente alla lunga lo ha sfiancato. 

 

Polveri bagnate

In questa stagione, infatti, fin qua Firmino ha trovato la via del gol solo una volta in dieci partite, in Premier League contro lo Sheffield United in una partita in cui ha toccato pochissimi palloni rispetto ai compagni: anzi, meno di tutti i compagni, 15, nel primo tempo. Ha anche smazzato due assist, sempre in campionato, ma è chiaro che i suoi numeri siano in ribasso rispetto alle ultime annate: 12 gol e 13 assist in tutte le competizioni e prima ancora 16 e 8 e 27 e 17 nel 2017-18, la sua migliore stagione. Come sempre cifre che rispecchiano un certo lavoro sporco fatto rispetto ai compagni di reparto, meno appariscente di Salah, ma pure dello stesso Mané.

Questa comunque è la progressione di un attaccante che sarà anche il miglior “centravanti-difensore” del mondo, ma in quanto a finalizzazione sta senza dubbio soffrendo. C’è anche chi sui social network paradossalmente l’ha buttata lì, visto l’infortunio di Van Dijk che l’ha tolto di mezzo per quasi tutta la stagione, di provare Firmino come stopper al posto dell’olandese. In fondo il lavoro è simile.

(Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

Eppure no, non può finire così. Non può finire con i tifosi del Liverpool che già ne chiedono la testa nei commenti sui social perché “è diventato un altro giocatore”. Non hanno nemmeno del tutto torto a dire il vero, dato che i Reds in estate hanno investito 45 milioni su Diogo Jota del Wolverhampton, rendendolo di fatto il vice-Firmino, o forse addirittura di più vista la forma recente del portoghese. È stato lui, infatti, a decidere sabato scorso la rognosa partita interna contro il West Ham che si stava incanalando verso un 1-1: dentro al posto di “Bobby” e gol-vittoria per mantenere il Liverpool in testa alla Premier.

Anche Jota, come Firmino, non è un vero centravanti: anzi, dove lo metti sta, almeno in attacco. E adesso punterebbe alla maglia da titolare, vista la cattiva forma di Firmino. Una roba quasi impensabile fino a poco tempo fa, eppure Klopp non sembra sentirci da questo orecchio. Il lavoro del brasiliano in campo esula da qualsiasi gol segnato o mancato, e pazienza se per una partita intera, come è successo sempre contro il West Ham sabato scorso, non ha creato nulla né per sé per i compagni. Sta mantenendo i suoi ritmi “difensivi”, un contrasto vinto a partita, anche queste cifre in calo rispetto agli 1.6 e agli 1.8 delle passate stagioni, però è evidente che manchi qualcosa. I tiri a partita sono passati da 2.6 a 1.6 e i passaggi-chiave da 1.4 a 1.3, ad esempio.
Insomma, è la contraddizione di un giocatore fondamentale e non appariscente: o meglio, meno appariscente rispetto ai compagni. Difficilmente Klopp se ne priverà a cuor leggero, a meno di infortuni. Anche perché in trasferta “Bobby” ha un rendimento difficilmente migliorabile: anzi, nell’ultima stagione è stato il miglior marcatore del Liverpool lontano da Anfield con 8 reti (su 9 totali, ricordiamolo). Certo, il concetto di “trasferta” con gli stadi a porte chiuse ha un valore relativo, però non bisogna mai sottovalutare l’apporto del brasiliano.

Senza Van Dijk, il miglior centrale del Liverpool, nonché uno dei migliori del mondo, è possibile che si accentui ancora di più il ruolo difensivo di Firmino. E pazienza se smetterà di tirare in porta. 

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