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For-Ever Banega

By 21 Agosto 2020

Gli ultimi 90 minuti col Siviglia dell’estroso argentino varranno una coppa che contiene un’infinità di storie

Rosario-Siviglia-Riad. Puntini del mondo uniti da una linea stile settimana enigmistica, collegati da un’anima enigmatica. Un dolce ballo latino che lo porta da una parte all’altra con leggerezza, la stessa con cui appoggia i tacchetti trasformando il campo in una nuvola. El Tanguito dice tutto col soprannome e racconta il resto con il tocco. Scala classifiche di gusto, sosta in quelle degli “infortuni più strani di sempre” da anni, per colpa di quella ormai famosa pompa di benzina e di quel freno a mano non tirato ai tempi di Valencia.

Nel percorso di Ever Banega c’è la storia più affascinante della finale di Europa League. Va detta tutta d’un fiato e poi scomposta e analizzata: l’uomo che giocherà la sua ultima partita con la maglia del Siviglia in una finale di Europa League, da ex, dopo averla vinta già due volte, prima di andare in Arabia Saudita a chiudere la carriera.

 (Friedemann Vogel, Pool Photo via AP)

Ora si può scomporre. L’uomo che giocherà la sua ultima partita con la maglia del Siviglia ha ormai 32 anni ma non perde neanche un pizzico di qualità, né di follia. Il suo esordio dopo il ritorno al Siviglia l’aveva concluso con un’espulsione per aver insultato l’arbitro, la sua ultima apparizione sevillista sarà una finale Europea che porta nitida la sua firma, quella dell’assist per Ocampos che ha rotto lo 0-0 contro il Wolverhampton ai quarti, ma anche quella delle cuciture di gioco nei momenti più complicati della semifinale con lo United, da leader tecnico ed emotivo della squadra che lo ha reso grande e che lui ha reso grande.

La giocherà da ex questa finale, col sentimento – insieme unico e contrastante – di quando incontri il tuo passato. Dal 2014 ad oggi Ever Banega ha vestito una sola maglia, quella del Siviglia, tranne che per una stagione calcistica: quella 2016-2017. 28 presenze e 6 gol (ancora oggi miglior stagione della carriera a livello realizzativo) con l’Inter dei tre allenatori, De Boer, Vecchi e Pioli, in un solo anno.

Nella finale più importante, presumibilmente l’ultima europea della sua storia, Banega incontrerà ben sei vecchi amici: Handanovic, Gagliardini, D’Ambrosio, Candreva, Brozovic e Tommasone Berni, compagni di squadra di quell’anno italiano pieno di stranezze, compresa una sua tripletta a un’Atalanta molto diversa da quella di oggi, in un romanzesco 7-1 finale. Una reunion al sapore di tributo per la sua ultima esibizione nel continente.

(AP Photo/Martin Meissner)

Scomponiamo ancora: l’ha già vinta due volte, dicevamo, quella coppa. Le ultime due sollevate dai padroni dell’Europa League, le ultime due delle tre consecutive, la 2014-2015 e la 2015-2016, back to back al quale Banega aggiunge anche un premio di miglior giocatore della finale, nella prima delle due occasioni. Nel rivoluzionario e rivoluzionato Siviglia di oggi, ad aver già alzato quella coppa, insieme a lui, sono rimasti solo Jesus Navas e Escudero.

A differenza degli altri due, dal 25 gennaio scorso, Banega è tecnicamente un giocatore di un’altra squadra, dell’Al Shabab, ricca formazione saudita che se lo è assicurato a contratto in scadenza nell’ultimo mercato. E qui finiamo di scomporre la sua storia dentro questa partita. Sette mesi fa difficilmente l’argentino avrebbe potuto pensare che i suoi ultimi 90 minuti col Siviglia sarebbero stati in una finale giocata al Rhein Energie Stadion di Colonia, a porte chiuse, il 21 Agosto. All’epoca il covid-19 ancora non aveva bloccato e stravolto il mondo, il Siviglia aveva davanti 4 turni da superare e mezzo campionato da giocare. In quel momento Banega firmava per l’Al Shabab un ricchissimo triennale, che sarebbe dovuto valere dal primo luglio, dal giorno dopo la scadenza del suo contratto con gli andalusi, poi posticipata con un accordo per terminare la stagione sportiva.

(Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Oggi, al termine di un anno da 42 partite e un lockdown, Ever Banega, oltre al numero 10 della squadra 5 volte vincitrice dell’Europa League in 5 precedenti, sulle spalle si porterà in campo tutte queste storie. Nulla di stravolgente, se sei nato a Rosario, città del calcio per eccellenza che oltre a lui quest’anno ha piazzato El Fideo Di Maria e Maurito Icardi in finale di Champions e El Loco Bielsa promosso in Premier League (esordirà contro il Liverpool di Klopp campione d’Inghilterra).

Se sei nato a Rosario il calcio scorre spontaneo anche in mezzo a montagne di problemi: i goffi infortuni, i festini hard, l’alcol, gli eccessi di ogni tipo e recentemente pure le feste in discoteca senza mascherina. Perchè per el Tanguito gli anni sono passati, ma i comportamenti sono rimasti quelli.

LaPresse.

O stai con lui o non potrai mai accettarlo.
O balli con lui o non potrai capirne i movimenti.
In Spagna, in Italia o in Arabia, ovunque andrà, Banega resterà così.
Sempre quello. Sempre lo stesso, sempre sè stesso. Ever, For-Ever.

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