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L’ex calciatore che fa ballare la Costa d’Avorio. A 58 anni.

By 12 Giugno 2019

Gadji Celi ha vinto la Coppa d’Africa con la nazionale ivoriana nel 1992. E dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha intrapreso la professione di pop star con un discreto successo. Ameno nel suo Paese

Da vent’anni a questa parte Saint Joseph Gadji Celi è una tra le stelle più acclamate della musica dell’Africa nera, idolo indiscutibile in Costa d’Avorio, la sua terra d’origine. Le nouveau clip du “Président”, come viene soprannominato dai fans, spopola nelle top chart africane e viene trasmessa a getto continuo dai principali canali tematici televisivi. Basta dare un’occhiata, intercettando un canale tv in streaming, oppure, più facilmente, digitando su youtube “Gadji Celi”, e di seguito il titolo del suo ultimo brano, “Ca djo”, tanto per farsi un’idea di quanta gioia riesca a trasmettere la sua musica.

Gadji Celi, oggi 58enne, ha alle spalle una prima vita lavorativa, altrettanto carica di successi e di trionfi. Tra il 1980 e il 1993 è stato infatti un calciatore professionista, centrocampista di qualità in Francia nel Seté, ma soprattutto leader della Costa d’Avorio che nel 1992 vinse a Dakar la prima Coppa d’Africa della sua storia. All’epoca Drogba e Yaya Touré portavano ancora i calzoncini corti ed esibivano al massimo il segno distintivo di tutti i bimbi dell’universo: il moccolo al naso. Gadji Celi invece era già il capitano e la colonna portante della squadra diretta da un tecnico locale, Yeo Martial, oggi sparito dalla circolazione, ma per un breve periodo osservatore in Africa per conto del Parma. I

l futuro re della musica black giocava sia sulla fascia destra di centrocampo, che in posizione meno defilata quando Martial disponeva a rombo i soldatini nelle terre di mezzo. I suoi “compagni di merenda” in quell’impresa furono tra gli altri Didier Otokoré, pezzo da novanta dell’Auxerre di Guy Roux, l’acrobatico portiere Alain Gouamené (impegnato in Marocco) e l’attaccante del Monaco Youssouf Fofana. In finale, a Dakar, la vittoria arrivò ai rigori contro il Ghana di Abedi Pelé, dopo che l’interminabile sfida si chiuse senza uno straccio di gol.

Il 24 gennaio del 1992, a poche ore di distanza dalla finalissima, le due squadre cenarono assieme nello stesso ristorante, l’Alkimia, nel quartiere di Les Almadies, a due passi dall’antico aeroporto. A raccontarlo fu un italiano, il collega Marco Ansaldo. Oggi Marco non c’è più, ma non ho smarrito dalla mente la sua espressione divertita nel ricordare di quanto il mondo del pallone, un quarto di secolo fa, fosse molto più semplice. Senza steccati, divisioni, e lontano anni luce dall’odierno divismo esasperato delle tante (troppe) stelle della sfera di cuoio. La cena si concluse nell’euforia collettiva, alimentata dall’alcool, che contagiò i giornalisti presenti e persino i due allenatori, che per il Ghana era il sergente di ferro tedesco Otto Pfister.

Toccò a Gadji Celi intonare i canti e a dirigere il coro di “Elefanti” e “Stelle nere”, un primo approccio alla sua seconda pelle, alla nuova carriera che da lì a poco l’avrebbe consacrato anche lontano da un tappeto d’erba verde. “Segnammo un epoca – racconta Gadji Celi senza esitazione – e credo che la vittoria in Coppa d’Africa arrivò proprio per quel senso di serenità che ci accomunava. Oggi qualcosa del genere sarebbe impossibile. Persino nell’attuale nazionale ivoriana ci sono clan e nemici. Non vorrei trovarmi nei panni del ct Ibrahim Kamara a pochi giorni dalla Coppa d’Africa. Almeno io, con la musica, metto tutti d’accordo”.

Luigi Guelpa

About Luigi Guelpa

Luigi Guelpa è nato nel 1971. Giornalista professionista, da 30 anni racconta l'Africa e il Medioriente per alcune tra le più importanti testate italiane.

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