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Gaston Pereiro, sognando Recoba

By 7 Febbraio 2020

Letale ma cronicamente incostante, Gaston Pereiro sembra aver interrotto quel processo di crescita iniziato qualche anno fa. Cagliari può essere la piazza giusta per consacrarsi una volta per tutte

Recoba sulla pelle, Recoba nell’anima. Gaston Pereiro ha sempre avuto un idolo, ma non c’è nemmeno bisogno di vedere il tatuaggio sul suo avanbraccio per capirlo. Basta osservarlo in campo nelle giornate di luna buona, oppure andare a rivedersi qualcuno dei 49 gol disseminati in quattro anni di Psv Eindhoven, per trovare quella ricerca del bello stile e quel senso estetico della giocata tipicamente recobiani.

Un’attitudine che non ammette sconti o rimodellamenti: prendere o lasciare, il pacchetto è questo, difetti inclusi – una discontinuità pressoché cronica e occhi non propriamente da tigre in campo. Gaston Pereiro è anche una soap sudamericana delle peggiori, perché ogni trattativa con lui (o meglio, con il suo procuratore) si trasforma in una prova di nervi d’acciaio e pazienza biblica. Ma, per ora, questo ai tifosi del Cagliari interessa poco, anzi, ottenere per un paio di milioni di euro un giocatore di esperienza internazionale per il quale la scorsa estate lo Spartak Mosca stava per scucirne 20 di milioni, è grasso che cola. Gli esaurimenti nervosi lasciamoli agli altri.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Esiste una discrepanza notevole tra la percezione dell’impatto di Pereiro sulle fortune della propria squadra e il suo effettivo apporto numerico. In due parole: al Psv l’uruguagio ha fatto bene ma è difficile ricordarselo. Per la memoria collettiva calcistica olandese il Psv di Philip Cocu campione della Eredivisie 2015-16 è quello di Andres Guardado e Luuk de Jong, mentre la squadra vincitrice nel 17-18 è quella di Hirving Lozano, Steven Bergwijn e Marco van Ginkel. Eppure nel quadriennio 2015-19 solo Hakim Ziyech, tra i trequartisti, ha segnato più gol di Pereiro. Eppure nell’economia complessiva della squadra l’uruguagio, con la sua combo gol-assist pari a 70 (in 154 partite), non è molto lontana da quella di Christian Eriksen (97 in 163), considerato all’unanimità una pedina fondamentale nei successi dell’Ajax di Frank de Boer.

Scavando ancora più a fondo, emerge non solo che Pereiro ha chiuso in doppia cifra tutte e quattro le stagioni piene trascorse a Eindhoven, ma che è anche stato un giocatore da partite che contano. Togliendo infatti le 7 reti segnate all’Ado Den Haag, le sue vittime preferite sono state Feyenoord (6 gol), Ajax e Az Alkmaar (entrambe bucate 5 volte). Ovvero le due big olandesi e la migliore del resto.

Proprio da qui nascono però i problemi: da un giocatore che nell’ottobre 2015 metteva a tacere l’Amsterdam ArenA con una doppietta ci si aspettava un’ascesa prepotente e inarrestabile in grado da garantirgli, nel giro di un paio di anni, quello status – per il campionato olandese – di fuori categoria, preludio di una lucrosa cessione. Come accaduto ai vari Wesley Sneijder, Matthijs de Ligt, Frenkie de Jong, Lozano, Davy Klaassen, Georginio Wiinaldum; tutti giocatori arrivati a un tetto impossibile da superare rimanendo in Eredivisie. Pereiro invece se ne è andato generando una minusvalenza di quasi 5 milioni di euro.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

L’incapacità di imporsi con continuità ad alti livelli in un determinato ruolo ha lentamente logorato il rapporto tra Pereiro e il Psv, generando una sensazione di incompiutezza che, come si è visto, va oltre i numeri. Sotto la gestione Cocu è stato sovente impiegato come esterno d’attacco in un tridente (a destra come a sinistra), mentre con Mark van Bommel ha agito prevalentemente da numero 10 alle spalle del trio d’attacco, posizione che appare maggiormente consona alle sue caratteristiche, anche se la scarsa propensione alla copertura difensiva può creare problemi in una squadra schierata con il 4-3-3.

Non sarà così a Cagliari, dove nel 4-3-2-1 di Maran Radja Nainggolan potrà essere per lui ciò che Angeliño era nel Psv, ovvero lo scudo sul quale contare per non aprire voragini troppo ampie quando la squadra arretra a difendere. Da segnalare anche, in Champions League contro l’Atletico Madrid due stagioni fa, un curioso esperimento (non propriamente riuscito) di 5-3-2 con Pereiro falso nove accanto a Luciano Narsingh. Difficilmente però in Serie A lo si vedrà al posto di Simeone con Joao Pedro alle spalle, mentre è molto più plausibile l’opzione contraria.

Parlare di incompiutezza a 24 anni rimane esercizio prematuro, specialmente se le statistiche raccontano un’altra storia. Ancora tutta da scrivere, anche per quanto riguarda l’Uruguay, dove anche in questo caso numeri e impatto non collimano. Se 4 gol in 10 match sono un bottino tutt’altro che disprezzabile per un trequartista/ala, di partite importanti Pereiro ne ha giocate ben poche: 26 minuti nella Copa America 2019 contro l’Ecuador, 77 nell’amichevole di lusso contro il Brasile del novembre 2018. Un alone di effimero recobiano sembra continuare ad avvolgere Pereiro, i cui picchi però rimangono ancora distanti anni luce da quelli dell’illustre connazionale.

 

Alec Cordolcini

About Alec Cordolcini

Da oltre dieci anni si occupa di calcio olandese e belga per diverse testate nazionali, dal Guerin Sportivo alla Gazzetta dello Sport, da Il Giornale a Rivista Undici. Ha pubblicato due libri: "La Rivoluzione dei Tulipani", dedicato al calcio olandese, e "Pallone Desaparecido", sul Mondiale 1978.

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