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Germania – Argentina, la finale più brutta di sempre

By 8 Luglio 2020

L’atto conclusivo di Italia 90 sarà ricordato come uno dei meno entusiasmanti della storia. Ma la vittoria della Germania Ovest segnerà la fine di un’era geopolitica e calcistica.

 

Giocando sull’emotività, il calcio può rendere possibili anche le cose più assurde: tifare per la vittoria dei tedeschi nel Mondiale italiano, ad esempio, roba da far rabbrividire chiunque possieda memoria del passato extra-calcistico. È esattamente ciò che accadde nella finale di Italia 90, un Germania Ovest-Argentina giocato in un Olimpico astioso, quando il tifo tecnicamente neutrale scoprì l’insano gusto di tifare contro a prescindere, di avere un nemico da odiare.

Il nemico era Maradona, Maradona era il diavolo, Maradona per sineddoche era l’Argentina omicida dell’Italia e la conseguenza era quella, storicamente illogica, di tifare per i tedeschi. L’Italia chiamò: 8 luglio 1990, ore 20 e spiccioli, squadre schierate per la presentazione, le note dell’inno argentino vengono subissate di fischi. Ora, l’atto di per sé è abietto, spregevole, così Diego attende l’inquadratura che passa anche sul maxischermo, assesta un paio di hijos de puta inequivocabili, netti e rabbiosi a favore della telecamera e degli 80 mila presenti. Lo stadio si incendia ulteriormente. Fine dell’innocenza, inizio della finale.

 (Photo by Bongarts/Getty Images)

È il remake di Messico 1986, ma dal punto di vista burocratico padrona di casa è la Germania Ovest, che può così sfoggiare la divisa più iconica di quei Mondiali, mentre la maglia degli ospiti tocca all’Argentina, in una tonalità blu-Italia alquanto beffarda. Rispetto a quattro anni prima, dei ventidue che scendono in campo al fischio d’inizio i reduci sono appena sei: Ruggeri, Burruchaga e Maradona da una parte, Berthold, Brehme e Matthäus dall’altra, ma almeno i ct, Beckenbauer e Bilardo, sono i medesimi. All’ultimo atto i tedeschi sono arrivati sì grazie ai rigori contro l’Inghilterra in semifinale, ma dopo avere chiuso primi il proprio girone ed avere eliminato i Paesi Bassi campioni d’Europa in carica gli ottavi e l’ottima Cecoslocacchia ai quarti, mentre l’Argentina – qualificata come miglior terza nel suo girone – aveva tutto fuorché brillato: 1-0 al Brasile, poi quarti e semifinali superati ai rigori parati da san Goycoechea. Pochino, e allora: Illgner; Betrthold, Buchwald, Augenthaler, Kohler, Brehme; Hässler, Matthäus, Littbarski; Völler e Klinsmann contro Goycoechea; Serrizuelea, Simon, Ruggeri; Basualdo, Burruchaga, Lorenzo, Troglio, Sensini; Maradona e Dezotti, e se finisci per giocare una finale della Coppa del Mondo con Dezotti – appena retrocesso con la Cremonese – quale centravanti, vuol dire che qualcosa è andato storto (Caniggia era squalificato, e con lui Giusti e Olarticoechea) e a quel punto o c’è un disegno del destino in cui l’epopea è destinata a diventare epica, oppure perdi.

(Photo by Bongarts/Getty Images)

Perse l’Argentina, perse la finale ricordata dal punto di vista dell’estetica calcistica come la più brutta della storia dei Mondiali; giocò l’ultima mezz’ora in 10 per l’espulsione del nuovo entrato Monzon, subì a cinque minuti dal termine il rigore di Brehme, chiuse in 9 perché Dezotti non solo non divenne eroe, ma si fece pure cacciare per proteste nel finale, mentre un Buchwald versione Gentile neutralizzò Maradona. Vinse chi doveva vincere, e se c’è chi in tutto ciò vede un complotto – un classico di chi non vuole stare al verdetto del campo e vede sempre mandanti e sicari: l’arbitro Codesal, la Fifa, Havelange, Matarrese… – è certo più rilevante vedere il trionfo della Germania Ovest come la fine di un’era geopolitica e calcistica.

 (Photo by Bongarts/Getty Images)

Quell’Europa, quella della Germania divisa e della Cecoslovacchia unita, quella dell’Unione Sovietica e della federazione di Jugoslavia, terminò la propria storia calcistica sostanzialmente al triplice fischio di quella notte romana, e a ben guardare anche il calcio in sé sarebbe cambiato: il prodotto televisivo funzionava, Italia 90 aveva battuto il record di telespettatori e, in vista di Usa 94, era il momento di cambiare gioco. Si decise per i tre punti per vittoria nella fase a gironi per scoraggiare i noiosissimi pareggi, si scelse di portare a tre le sostituzioni – giusto il tempo per un paio di spot volanti in più – e si mise al bando la possibilità per i portieri di agguantare la palla con le mani su retropassaggio effettuato con i piedi.

Insomma, grazie Italia 90, e ciao Ciao al tuo calcio. Anzi – per utilizzare una parola orrenda e per questo attuale – ciaone.

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