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Getafe, la fisicità non basta più

By 25 Febbraio 2021

La squadra madrilena è passata nel giro di pochi mesi da rivelazione a delusione, accentuando gli aspetti negativi del suo gioco aggressivo, forse troppo

 

C’è stato un periodo in cui il Getafe era sulla bocca di tutti; diciamo fino allo scoppio dell’emergenza sanitaria mondiale. In quel momento, il 6 marzo scorso, era quarto nella Liga assieme alla Real Sociedad e in Europa League aveva appena eliminato l’Ajax nei sedicesimi di finale. E l’anno precedente, un quinto posto insperato che era valso, appunto, l’approdo in Europa.
Poi la chiusura, il mondo che si ferma e che quando riprende è come se fosse diverso, non più gestibile per il Getafe, che piano piano è scivolato in Spagna fino all’ottavo posto e in Europa League eliminato dall’Inter. Una sola vittoria in 12 partite nel resto della passata stagione. Poteva sembrare un caso, ma la tendenza si sta ripetendo anche in questo campionato, dove invece la squadra della città-dormitorio fuori Madrid sta lottando per non retrocedere.

 

Durezza

(Photo by Eric Alonso/Getty Images)

Un anno fa circolavano persino delle voci sull’allenatore del Getafe, José Bordalas, destinato nientemeno che all’Atletico Madrid in caso di addio di Diego Simeone. Del resto gli stili di gioco delle due squadre erano molto simili: aggressività prima di tutto, grande peso dato all’aspetto fisico e un pizzico di cattiveria in campo, che nel caso del Getafe raggiungeva il parossismo visto che gli Azulones sono stati la squadra con più cartellini gialli dell’ultima Liga, ben 131, e quella più fallosa, con 18.6 scorrettezze a partita, quasi il doppio, per dire, del Barcellona, fermo a 10.9. Una graduatoria, quella dei falli a partita, dove gli Azulones avevano “trionfato” anche nel 2019 (16.9 di media).

Altre chicche del genere prese dall’ultimo campionato: è stato sempre dei madrileni il record di falli in una singola gara, 30, a battere un loro precedente primato (28). Tra i primi dieci giocatori ammoniti, tre erano del Getafe: il terzino destro uruguaiano Damian Suarez (15 gialli e un’espulsione), l’attaccante Jaime Mata (14 cartellini) e il jolly Allan Nyom (13 e 2 espulsioni).
Quest’anno credete che sia diversa la faccenda disciplinare? No. Qual è la squadra più fallosa? Esatto, gli Azulones: la media in compenso è scesa a 17 infrazioni a partita. E quella con più ammoniti? Sempre il Getafe: 79 cartellini gialli. La classifica è un po’ sfalsata perché ci sono squadre che devono recuperare alcune gare, ma il distacco dalla seconda, il Celta Vigo fermo a 68, è sensibile e difficilmente recuperabile.

(Photo by David Ramos/Getty Images)

I madrileni sono anche una squadra che si disinteressa o quasi del possesso del pallone, è quintultima nella Liga sotto questo aspetto con il 45.5%, ma soprattutto sembra quasi non sapere cosa farne, con la sfera. La percentuale di passaggi completati, infatti, è la peggiore del campionato, pari al 68.5. Non è che abbondino, a dire il vero, i piedi buoni, se si eccettuano quelli di Carlos Alenà, arrivato a gennaio in prestito dal Barcellona assieme al giapponese Kubo, che aveva iniziato la stagione al Villarreal anche lui in prestito, ma dal Real Madrid.

Il giocatore-simbolo è Marc Cucurella, un altro con una discreta tecnica, ma che comunque è un’ala che nasce come terzino. Il catalano, pagato 10 milioni al Barcellona, giocatore in crescita e che è entrato nel giro della nazionale spagnola, è stato l’acquisto più caro nella storia del club assieme al centrocampista serbo Nemanja Maksimovic.

Il problema adesso, piedi buoni o piedi non-buoni, è che sono cambiati parecchio gli scenari: l’obiettivo non è più la zona-Europa League, ma la realtà parla di lotta per non precipitare in Segunda Divisiòn. Nel 2021 le uniche vittorie sono arrivate contro le modeste Elche e Huesca, altre due candidate alla retrocessione; per il resto solo un pareggio e sei sconfitte, compresa quella contro il Cordoba, squadra di terza serie, in Coppa del Re. Il Getafe poi non segna da un mese, dalla rete di Cucurella nella débacle 5-1 in casa dell’Athletic Bilbao il 25 gennaio.

(Photo by Fran Santiago/Getty Images)

È una crisi evidente che ha toccato in prima persona lo stesso Bordalas, che a febbraio è riuscito a farsi espellere due volte di fila, contro Siviglia e Real Sociedad: partite in cui il Getafe ha perso abbastanza la testa, come dimostrano le espulsioni di Djené per fallaccio su Ocampos (che rimarrà fuori fino ad aprile, almeno, anche se il difensore togolese si è scusato) e il mancato rosso a Cucho Hernandez per un’entrata oscena su Ilarramendi.

Insomma, chi guarda una partita del Getafe sa a cosa va incontro ed è preparato ad assistere a un gioco spezzettato e poco spettacolare. Basti pensare che il miglior marcatore della squadra a quota 6 gol quest’anno è l’attaccante Angel, un 34enne che non è nemmeno sempre titolare. Il reparto offensivo fa una fatica tremenda, in compenso, visto che con appena 17 reti segnate è il peggiore del campionato: d’altronde tirando verso la porta da dentro l’area solo 4.4 volte (penultima squadra nella Liga) e nello specchio appena 2.6 volte a partita (dietro ci sono solo Alaves ed Elche) è difficile creare dei pericoli.

Percorso

Sarebbe anche ingiusto, però, inquadrare il Getafe solo come un gruppo di picchiatori aizzati dal proprio allenatore. Il lavoro di Bordalas viene da lontano, da quando si è seduto sulla panchina degli Azulones nel 2016 riportandoli nella Liga, così come l’anno precedente aveva fatto con l’Alaves. Classico personaggio da “minors”, l’allenatore nato ad Alicante in una famiglia numerosa, con altri nove tra fratelli e sorelle, da calciatore al massimo ha raggiunto la Tercera Division, la quarta serie spagnola. Un tipo semplice, che quando torna nella sua città si concede ai selfie dei passanti e frequenta gli amici di sempre, che è diventato padre a soli 18 anni e che è già diventato nonno adesso che ne ha 56. Quando era giocatore arrotondava lavorando a turno in una compagnia assicurativa oppure come commesso in una libreria.

 (Photo by David Ramos/Getty Images)

Il Getafe gioca come il suo allenatore, che anche personalmente non è uno da dettagli estetici, anche se negli ultimi anni si è concesso qualche ritocchino al look, nel senso di barba rifinita e capelli più curati, e occhiali da vista stilosi. Un 4-4-2 che più anti-moderno non si può, dove i difensori fanno i difensori, i centrocampisti i centrocampisti e così via, e dove gli attaccanti si sfiancano nel pressing, e anche per questo segnano meno di altri colleghi. L’unica variante possibile è un 4-2-3-1 con Alenà trequartista e Kubo in fascia.

Ruotano anche molto di partita in partita, per cui è difficile stabilire chi siano i titolari e chi le riserve. Di certo c’è che il Getafe ne ha in rosa quattro, di punte: il già citato Angel, Jaime Mata, il turco Enes Unal e “Cucho” Hernandez. Nessun fenomeno, molti onesti lavoratori, un po’ come lo stesso Bordalas, che da giocatore era un modesto attaccante.

Il tecnico degli Azulones è anche un tipo appassionato di storia romana e a cui i complimenti non sono mai piaciuti, così come le dichiarazioni politicamente corrette. “Dicono che siamo la squadra simpatia? Lo sei finché non diventi tutto il contrario, come a scuola, e allora ti detestano”, oppure “Solo in Spagna succede che sventoli la bandiera del tuo Paese e vieni considerato fascista”. E a chi lo accusa di praticare un gioco eccessivamente duro risponde: “Siamo un gruppo di gente che lavora”, sempre con quel riferimento al trabajo, al compromiso, come si dice in Spagna.

(Photo by Denis Doyle/Getty Images)

Per Bordalas i calciatori è come se fossero una famiglia. Va anche detto che quando il campionato è fermo l’allenatore li “controlla”, sbirciando le loro foto sui social network, per vedere se esagerano in qualche modo. Un atteggiamento comunque più paterno che da poliziotto. È lui stesso a ribadirlo, questo concetto della famiglia, anche adesso che le difficoltà sono aumentate in maniera esponenziale e che il tecnico è finito nel mirino non più per i risultati, ma per il contorno, per quell’atteggiamento della squadra che da punto a favore è diventato capo d’accusa: “Continuiamo a lavorare come sempre, focalizzandoci sul prossimo avversario: coi giocatori e con lo staff va sempre tutto benissimo”.

Risse con i colleghi come con Lopetegui contro il Siviglia o contro giocatori avversari come Carlos Fernandez della Real Sociedad: è evidente, tuttavia, che Bordalas stia vivendo questo periodo sul filo della tensione. La partita contro il Betis in cui era squalificato è finita ancora una volta con una sconfitta per il Getafe, e pare che la dirigenza abbia dato un ultimatum al tecnico, che dovrà fare bene nelle prossime due partite per salvare il posto di lavoro.

Probabilmente è solo arrivata la fine di un ciclo, che ha portato una squadra dal budget da metà classifica a risultati straordinari, sfiorando addirittura la Champions League per due anni di fila. E con la fine del ciclo di Bordalàs, anche quella del gioco duro, forse troppo, che ha spremuto il Getafe oltre ogni limite. “Credo che abbiamo perso la nostra identità”, ha affermato dopo l’ultima sconfitta con il Betis il difensore Djené, di nuovo, uno dei leader tecnici della squadra, in passato accostato addirittura al Barcellona. E senza quella, ovunque, non si va lontano.

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