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Gli 11 Under 21 che abbiamo aspettato invano

By 20 Giugno 2019

Con le maglie delle rispettive nazionali ci avevano fatto innamorare, poi sono scomparsi. Ecco una formazione ideale delle promesse non mantenute

L’illusione e l’infatuazione sono due prerogative del tifoso. Ogni risultato positivo è buono per illudersi, ogni giocata a effetto è perfetta per invaghirsi di un calciatore. Nelle estati senza Serie A, si finisce per investire di aspettative i tornei per nazionali, e non importa che siano le selezioni maggiori o le giovanili. Aiutati dal traino dell’Under 21 del periodo d’oro di Cesare Maldini, gli azzurrini sono diventati in fretta la seconda nazionale degli italiani, pronti a scommettere su questo o quel talento. Lo stesso accade nelle altre parti d’Europa, ma non sempre le aspettative riposte vengono rispettate dalla carriera seguente. Con il supporto delle scelte effettuate direttamente dalla Uefa alla fine dei tornei (a partire dal 2006), abbiamo messo in piedi la top 11 delle promesse non mantenute, pescate da quelli che erano stati ritenuti i migliori giocatori dei vari tornei direttamente dagli addetti ai lavori. C’è solo un’eccezione che riguarda un giocatore di un periodo precedente a quello preso in esame: ci siamo fermati nel 2013, sperando che le stelle del torneo del 2015 e del 2017 abbiano ancora tempo per maturare.

 

Portiere: Francesco Bardi, Italia, Euro 2013

L’Inter ci aveva messo le mani a soli 18 anni, prelevandolo dalle giovanili del Livorno, convinta di poter crescere in casa l’erede di Julio Cesar. Un’ottima stagione in prestito a Novara, in Serie B: miglior portiere del torneo, quindi l’Europeo Under 21 da titolare. È una grande Italia, quella di Devis Mangia, costruita su un 4-4-2 solido che vale la finale contro la corazzata spagnola: le stelle azzurre sono Verratti, Florenzi, Insigne e Ciro Immobile, anche se il gol decisivo in semifinale l’ha siglato Fabio Borini. Contro la Spagna ci sfaldiamo, ma il torneo di Bardi non passa in secondo piano: è nella top 23 della Uefa, ideale dodicesimo di De Gea. Da lì in poi, la carriera del portiere prende una china stranissima: il ritorno a Livorno in prestito, nove presenze da titolare a Verona prima di farsi soffiare il posto dal quasi quarantenne Bizzarri, un’annata a mettere polvere sulle spalle all’Espanyol, l’esperienza negativa a Frosinone, con cui fa il titolare soltanto in B. A soli 27 anni, Bardi sembra già un reduce.

 

Terzino destro: Marco Motta, Italia, Euro 2009

Una conclusione da lontanissimo di un altro potenziale terzino per questa classifica, Andreas Beck, elimina l’Italia in semifinale a Euro 2009. Nella Top 23 ci sono due difensori azzurri: Salvatore Bocchetti e Marco Motta. Il terzino destro dell’Italia pare il prototipo dell’esterno del futuro: ha corsa e qualità, pur essendo reduce da una stagione complicata con l’Udinese e da una seconda metà incoraggiante con la maglia della Roma. Viene da un vivaio che è garanzia di qualità come quello atalantino, i giallorossi puntano su di lui ma poi lo lasciano andare nel 2010, direzione Juventus. Sembra il definitivo salto di qualità, è l’ingresso nell’oblio. Seguono Catania, Bologna, Genoa, Watford, Charlton, Almeria, infine Omonia Nicosia. Di lui, su Facebook, restano i gruppi sulle pagine di un social network agli albori, quando i tifosi romanisti ne chiedevano a gran voce il riscatto e ne preconizzavano un futuro da Maldini degli anni ’10. Non è andata benissimo.

 

Difensore centrale destro: Dmytro Chygrynskiy, Ucraina, Euro 2006

Chygrynskiy il predestinato; Chygrynskiy che è il leader dello Shakhtar in rampa di lancio in Europa; Chygrynskiy che fa innamorare Pep Guardiola; Chygrynskiy che viene pagato 25 milioni di euro dal Barcellona e tutti sono pronti a sognare una coppia insuperabile di capelloni con Puyol; Chygrynskiy che in blaugrana gioca quattordici partite e nulla più; Chygrynskiy che torna allo Shakhtar nel tentativo di ritrovarsi; Chygrynskiy che si infortuna sempre più spesso, in modo sempre più grave, fino a finire nell’anonimato più totale tra Dnipro e Aek Atene, senza riuscire a dimostrare che non eravamo stati vittime di un’allucinazione collettiva.

 

Difensore centrale sinistro: Luca Caldirola, Italia, Euro 2013

In quell’Italia degli Insigne e dei Verratti c’era anche un’altra stella, ancorché silenziosa. Con la fascia al braccio, Luca Caldirola guidava la retroguardia azzurra con personalità. Non era un difensore che rubava l’occhio, ma sembrava estremamente solido, venendo da tre stagioni discrete tra Vitesse, Brescia e Cesena. Dopo un grande Europeo, aveva ottenuto la chiamata di un club prestigioso come il Werder Brema, e l’Inter era stata accusata di averlo lasciato andare con troppa leggerezza. Un anno da titolare in Bundesliga, uno passato quasi interamente in panchina, un’altra chance nella massima serie tedesca con il Darmstadt, poi stagioni ad ammuffire tra la tribuna del Werder e qualche scampolo di gara addirittura con la squadra B del club. Caldirola ha provato a rilanciarsi in questa seconda metà di stagione al Benevento, in Serie B. Ha soltanto 28 anni, e per lui non è ancora detta l’ultima parola. Glielo auguriamo.

 

Terzino sinistro: Didac Vilà, Spagna, Euro 2011

Il 29 gennaio 2011, nel giorno dell’arrivo di Giampaolo Pazzini all’Inter, l’acquisto del Milan per la fascia sinistra guadagna comunque una rispettabile spalla nella prima pagina della Gazzetta dello Sport: “Milan, altro colpo, preso Didac”. Arriva a Milano poco più che ventenne, con le credenziali di un terzino molto abile in fase offensiva. Un prodotto grezzo su cui lavorare: firma un quadriennale ma nel Milan che vince lo scudetto a fine stagione non trova spazio se non all’ultima di campionato, con il titolo già in tasca, contro l’Udinese. All’Europeo Under 21, però, brilla: è uno dei cardini della Spagna campione, trascinata al titolo da Adrian, Mata, Herrera, Thiago Alcantara e anche dalle sgroppate del milanista. Non si può dire che abbia avuto una brutta carriera: prestito all’Espanyol, prestito al Betis, prestito all’Eibar. Il Milan non ci ha mai creduto fino in fondo, nonostante le premesse, complice anche un caso dell’estate 2012, quando il Valencia lo rispedì al mittente dopo le visite mediche per pubalgia. Dopo una buona stagione con l’Aek Atene, è tornato all’Espanyol. There’s no place like home.

 

Esterno destro: Thomas Kahlenberg, Danimarca, Euro 2006

Talenti Under 21

Per anni, per molti anni, Thomas Kahlenberg è parso sul punto di esplodere. Era stato l’assoluto leader della Danimarca all’Europeo di categoria del 2006, non riuscendo a portare i suoi oltre la fase a gironi ma guadagnando comunque l’ingresso nella Top 11 del torneo. Aveva già giocato l’Europeo con la Danimarca nel 2004 e pareva obiettivamente fuori scala nell’organico danese Under 21 due anni più tardi. Dopo più di 130 presenze con la maglia dell’Auxerre, senza mai esplodere ma dando comunque l’idea di un giocatore solido, da grande campionato, aveva provato il salto con il Wolfsburg, fallendo miseramente. Senza neanche provarci più di tanto, a soli trent’anni, si è rintanato nuovamente al Brondby, da dove era partita la sua scalata non troppo convinta al calcio europeo.

 

Centrocampista centrale: Roberto Baronio, Italia, Euro 2000

Talenti Under 21

Eccola, l’eccezione. Siamo nell’estate del 2000 e mai come stavolta l’esplosione di Roberto Baronio da Manerbio, classe 1977, sembra dietro l’angolo. Con il suo nome sempre affiancato a quello di Pirlo si era messo in mostra a Brescia, stregando Sergio Cragnotti e la sua Lazio. Aveva cercato gloria, senza trovarne poi molta, a Vicenza, in prestito. Decisamente un’altra musica a Reggio Calabria: mentre i biancocelesti vincevano il tricolore, Baronio metteva in mostra tutto il suo calcio in riva allo Stretto (insieme a Pirlo), andando poi a prendere per mano l’Under 21 (sempre insieme a Pirlo) fino al titolo europeo. Nella mente di chi lo ha amato, e di chi era convinto potesse fermare il vento con le mani, Baronio è ancora fermo a quell’estate, con i capelli lunghi e biondi tenuti insieme da un elastico, lo sguardo verso l’infinito, il numero 8 sulle spalle, il piede destro pronto a recitare poesie e a tagliare il campo da una parte all’altra con dei lanci telecomandati che gli permettevano di stare nella stessa pagina di Juan Sebastian Veron senza far gridare alla blasfemia. Tutto quel talento si è perso nell’aria e allora è meglio conservare quell’immagine nel taschino, riguardarla ogni tanto e pensare a quello che poteva essere e, fatalmente, non è stato.

 

Centrocampista centrale: Adam Maher, Olanda, Euro 2013

Talenti Under 21

Rileggere la formazione dell’Olanda 2013, sconfitta dal già citato gol di Borini, fa impressione. Fa soprattutto impressione pensare che nella Top 23 di quell’Europeo non avrebbero trovato posto future stelle del calcio europeo come Stefan de Vrij (al suo posto figura Bruno Martins Indi) e Kevin Strootman. Del centrocampo olandese venne scelto infatti Adam Maher, miglior giovane dell’Eredivisie nel 2012, nome immancabile nella lista dei migliori prospetti mondiali stilata da Don Balon, centrocampista in ascesa con la maglia dell’AZ Alkmaar. Le sirene di mezza Europa vennero messe a tacere dal PSV, che pareva tappa fisiologica per la sua ascesa. Il talento di Maher non è mai sbocciato fino in fondo, costretto a sguazzare alla periferie del calcio olandese con una piccola parentesi in Turchia, all’Osmanlispor. È un classe 1993: anche per lui, possiamo continuare a sperare.

 

Esterno sinistro: Royston Drenthe, Olanda, Euro 2007

Talenti Under 21

Non era possibile ignorare questo candelotto di dinamite che l’Olanda lasciava scorazzare sulla fascia sinistra. Gli esordi brillanti nel Feyenoord, un Europeo giocato a mille all’ora, la parentela con Edgar Davids, il Real Madrid. Sembrava tutto facile per Royston Drenthe, che già a vent’anni poteva toccare il cielo con un dito. Ma più in alto si va, più male ci si fa quando si cade. Ibrido a metà tra l’ala e il terzino, a volte anche mezz’ala, Drenthe vive due stagioni così e così con il Real per poi iniziare la picchiata. Hercules, Everton, Alanija, Reading, Sheffield Wednesday, Erciyesspor, addirittura il Baniyas negli Emirati Arabi Uniti. Sempre più lontano da quell’apice toccato dopo l’Europeo del 2007 fino a ritirarsi a 29 anni per fare il rapper, salvo poi tornare in campo nel 2018 con lo Sparta Rotterdam, l’altra anima della città da dove aveva preso il volo. Se avete 3 minuti e 37 secondi da perdere, potrete scoprire quanto è difficile rappare in olandese.

 

Attaccante: Artem Milevskiy, Ucraina, Euro 2006

Talenti Under 21

Bielorusso di nascita, ucraino di passaporto dopo lunga diatriba tra federazioni, talentuoso come pochi. Artem Milevskiy si faceva beffe del fisico da granatiere che il destino gli aveva riservato, era una seconda punta/fantasista intrappolato nel corpo di un centravanti (190 cm). Danzava sul pallone con l’arroganza tipica di chi può abusare della confidenza con la sfera, e a Euro 2006 si era presentato al mondo con giocate a sensazione, scavetti dal dischetto e una fiducia nei propri mezzi esagerata per un ventunenne. Di lì a poco sarebbe andato anche al Mondiale con l’Ucraina senior, ripetendo il cucchiaio contro la Svizzera. Forse per pigrizia, avrebbe declinato le tante offerte provenienti dalle big europee, restando a galleggiare alla Dinamo Kiev fino al 2013, lasciandoci con troppe domande su quello che avremmo potuto vedere di lui in caso di scelte differenti.

 

Attaccante: Robert Acquafresca, Italia, Euro 2009

Talenti Under 21

«L’Inter sta conducendo un mercato masochistico: non si può cedere Acquafresca e prendere Milito». Nell’estate del 2009, dopo un buon Europeo Under 21, Paolo Bargiggia condannava così la mossa dell’Inter di rinunciare al centravanti degli azzurrini per mettere le mani sul Principe. Un’osservazione dettata dall’età dei due contendenti, dalla relativamente scarsa esperienza del centravanti del Genoa ad altissimi livelli e, soprattutto, dai margini di miglioramento che sembrava avere Acquafresca, da qualche mese tentato dalla nazionale maggiore polacca. I bivi della storia sono spietati, e il povero Robert non si è mai più riproposto ai livelli del suo periodo cagliaritano e dell’Europeo Under 21. Oggi è al Sion ed è un trentenne in piena decadenza.

Foto: Getty Images.

Marco Gaetani

About Marco Gaetani

Romano, classe '87. Per Repubblica.it si occupa prevalentemente di calcio, basket e ciclismo, per Ultimo Uomo rovista nella storia dello sport. Nelle rare notti insonni, guarda vecchi servizi della Domenica Sportiva.

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