Silent Check

God save Maurizio Sarri

By 30 Maggio 2019

È successo: Maurizio Sarri ha vinto un trofeo europeo. Perché la prima cosa da raccontare nella finale di Europa League è questa, quella di cui tutti voi sperate di leggere e quella che, sono sicuro, molti italiani si auguravano. Il Chelsea ha schiantato l’Arsenal in quarantacinque minuti, dopo un primo tempo che sembrava una qualsiasi partita di Serie A; noioso, lento, tatticamente esasperato.

Certo, Chelsea e Arsenal si conoscono a memoria, i due stadi sono a una fermata di metro l’uno dall’altro. Inevitabile una fase di studio, dominata anche dalla paura di cedere a una rivale. Perché poi non è che solo nei bar di Roma, dopo un derby, la gente si prende in giro. Anche sorseggiando una pinta di birra, nei pub di Londra, non si parlerà d’altro per molte settimane. Forse per anni. E alla fine, dopo aver staccato da lavoro, ancora giacca e cravatta indosso, saranno i supporter del Chelsea a farsi beffe di quelli dei Gunners.

Giusto, per quello che si è visto in campo, perché quando i Blues hanno deciso di accelerare, soprattutto con Hazard e Pedro, non c’è stata più partita. Già, Hazard e Pedro. Il primo con tutta probabilità sarà la stella del nuovo corso del Real Madrid. Del secondo, invece, si parla sempre troppo poco. L’uomo gol delle finali, scuola canterana del Barcellona, è uno degli esterni più amati dagli allenatori e troppo ignorati dagli almanacchi calcistici. Nessun bambino indossa la sua maglia o sogna le sue gesta. Ingiusto, perché un calciatore come lui sarà difficilmente ripetibile.

Emery perde la finale senza essere mai stato realmente in partita. Peccato, lo rimandiamo all’anno prossimo. Mentre per Maurizio Sarri c’è un bel 10 in pagella. Nell’attesa di diventare il nuovo allenatore della Juventus (e far crollare il cielo di Napoli), un’annata da incorniciare, in una piazza folle e umorale come quella del Chelsea, capace di licenziare allenatori stravincenti come Ancelotti e Conte. E forse pure lui. Mah, contenti loro.

Il primo capitolo della guerra delle inglesi si conclude così nella irraggiungibile Baku (obbrobrio quello della Fifa; tra voli costosissimi, distanze siderali e un aeroporto che può smistare solo quindicimila passeggeri al giorno). Adesso attendiamo solo l’atto finale, Wanda Metropolitano: Liverpool – Tottenham. Manca poco. God save the Queen. E pure Maurizio Sarri.

 

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