Feed

Griezmann, un corpo estraneo al Barcellona

By 2 Ottobre 2020

Da quando è arrivato al Barcellona, il francese è apparso quasi sempre spaesato e fuori dall’armonia collettiva di una squadra nella quale a chiuderlo è stato l’unico intoccabile, ossia Messi

Quando ancora portava una cresta di color platino e galoppava sulla fascia sinistra dell’attacco della Real Sociedad, Antoine Griezmann non era ancora diventato il giocatore decisivo nel quale lo avrebbe trasformato Diego Simeone all’Atletico Madrid. Oggi, dieci anni dopo il suo debutto in Primera División con la maglia txuri urdin, il francese è invece fortemente regredito, almeno per quanto dimostrato nei suoi primi quattordici mesi al Barcellona, squadra nella quale sembra essere davvero un corpo estraneo.

La scorsa annata, infatti, ha visto il classe 1991 far registrare i suoi peggiori numeri delle ultime otto stagioni dal punto di vista realizzativo, con un totale di 15 reti in 40 apparizioni. Un bilancio piuttosto povero che se in parte può essere giustificato dall’adattamento a una nuova squadra nella quale in attacco comandavano Lionel Messi e Luis Suarez, da un’altra è il riflesso della sua ormai poca propensione a poter sviluppare il suo gioco in qualità di esterno sinistro d’attacco in un tridente nel quale, fino all’addio dell’uruguaiano per decisione dell’attuale tecnico Ronaldo Koeman, è stato obbligato a giocare molto defilato senza incidere.

 

L’ombra di Messi

Il lancio dei coriandoli al vento dopo il suo primo gol in blaugrana contro il Betis nell’agosto del 2019, un omaggio al suo idolo LeBron James, si è rivelato essere un gesto tipico di un personaggio pieno di sé che si era catapultato in una realtà prestigiosa per provare a vincere qualcosa. Il suo arrivo, tuttavia, aveva fatto digrignare i denti di una serie di giocatori del Barça, nonché dei tifosi, tutti piuttosto indignati per la ridicola pantomima messa in atto nell’estate del 2018 con la complicità di Gerard Piqué, in un documentario fatto ad arte per dire che, semplicemente, sarebbe rimasto all’Atletico Madrid.

(Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Un anno dopo il ripensamento, e l’esborso di 120 milioni per scelta quasi draconiana di un club già da tempo allo sbando che reclutava così un doppione tattico del suo deus ex machina, ossia Lionel Messi. Con Simeone a Madrid, infatti, Griezmann era passato da ala prolifica a eccellente generatore di gioco offensivo, giocando praticamente da trequartista centrale con libertà di movimento dal centrocampo in su. Il francese si era imposto all’Atleti come uno dei più grandi giocatori nel suo ruolo, vincendo da mezzapunta e da protagonista il mondiale 2018 con la nazionale francese.

Al momento del suo approdo al Camp Nou, l’idea che Messi, l’unico insostituibile per forza di cose, potesse fargli ombra, si trasformò in realtà al ritorno in campo dell’argentino dopo un infortunio al piede di alcune settimane. Tornare a giocare come ala sinistra, il ruolo nel quale si era formato da calciatore, fu un trauma per il francese, il quale non solo vedeva molto limitato il suo rendimento, ma veniva anche cercato pochissimo dall’argentino. A confermarlo è la statistica globale della stagione 2019-20 nella quale si riflette un dato eloquente: il francese è stato solo il decimo nella classifica dei passaggi ricevuti da Messi, con una media di 4,22 passaggi a partita, ossia molti meno rispetto non solo a dei centrocampisti si inserimento come Rakitic o Vidal, ma anche inferiore ai palloni serviti dal numero 10 ad Arthur e a Busquets. 

 

Sliding doors

La stagione scorsa, neanche lo stop per infortunio di Suarez gli avrebbe permesso di cacciare la testa fuori dal sacco. Nelle 17 partite giocate da centravanti in tutte le competizioni il transalpino avrebbe realizzato appena cinque reti, tre delle quali in Coppa del Re, e una sola decisiva nella vittoria per 2 a 1 contro il Getafe. L’armonia tra lui e Messi, suonatori di uno stesso strumento, raramente si è intravista, e l’ultima conferma è arrivata domenica scorsa nel 4 a 0 contro il Villarreal, quando il numero 7 blaugrana è stato nuovamente protagonista di un match abulico e senza scintille.

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Relegato al ruolo di centravanti, il quale implica una ricerca della profondità e l’abitudine a giocare spalle alla porta, Griezmann è stato molto poco coinvolto in un gioco avvolgente nel quale a farla da padroni sono stati ovviamente Messi e il giovane Ansu Fati, in grado di creare gioco dall’esterno verso l’interno. Persino nell’occasione del quarto centro del Barça, ossia l’autogol di Pau Torres, a occupare la posizione di centravanti non c’era il francese ma Busquets, a conferma del fatto che per l’ex colchonero quello di terminale offensivo non è un ruolo congeniale.

E pensare che proprio contro il Villarreal a inizio luglio il mancino dei Bleus si era esibito in quella che forse è stata la sua miglior prestazione in blaugrana: schierato da mezzapunta vicino a Messi e dietro a Suarez Griezmann deliziò il pubblico locale con un tocco delizioso che finiva all’incrocio proprio su assist dell’argentino. Un fuoco di paglia accecante ma spentosi rapidamente ora che, senza Suarez e con l’esplosione di Fati, a Koeman non resta altra opzione che schierarlo da centravanti. 

Scelta forzata

La colpa di questo trasferimento che, almeno per ora, si è rivelato piuttosto insulso, è da condividere tra il giocatore e la dirigenza del Barça. Se, infatti, il francese si è rivelato piuttosto ambizioso nell’abbandonare la sua zona di comfort, abbassandosi tra l’altro lo stipendio, per poi venire risucchiato nella spirale dei tanti giocatori ridimensionati dall’enormità di Messi come Ibrahimovic, Villa e Alexis Sanchez, la società blaugrana ha commesso un altro dei tantissimi errori degli ultimi anni nel mercato, un ambito nel quale ai 222 milioni ricevuti tre anni fa da Neymar fanno da contraltare i quasi 400 usati per ingaggiare Coutinho, Dembelé e lo stesso Griezmann.

Pagato ben 120 milioni, l’ex Atletico ha adesso una quotazione totalmente fuori mercato e nonostante il tentativo di repulisti paventato dal nuovo allenatore, il suo addio in tempi brevi è impossibilitato perché sarebbe l’ennesima conferma di una pessima mossa della dirigenza a capo della quale vi è ancora il discutissimo Josep Maria Bartomeu, il quale ormai non ha più rapporti con Messi e molti dei giocatori.

Quella di Koeman di puntare sul francese come terminale d’attacco sembra essere una scelta forzata per non smentire l’ultimo pesantissimo acquisto di una dirigenza che sta lasciando macerie e che per la stessa cifra avrebbe potuto ingaggiare un anno fa quel Lautaro Martinez che è nato centravanti di movimento e ha dimostrato in più occasioni con la nazionale argentina di essere l’anello perfetto per il dito del demiurgo Messi. Nel frattempo, al Wanda Metropolitano, con quel numero 7 biancorosso un tempo suo, un certo Joao Felix sta iniziando a fare faville. E chissà che, insieme Luis Suarez, non possano candidarsi seriamente al ruolo di rivali di un Barça dove Griezmann annaspa e si guarda ancora vanamente intorno sprovvisto di bussola. 

Leave a Reply