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Grupo D

By 2 Marzo 2020

 

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River Plate

Marcelo Gallardo (Photo by Rodrigo Valle/Getty Images).

Città: Buenos Aires, Argentina
Qualificato come: vincitore della Coppa Argentina 2018-19
Miglior risultato: campioni nel 1986, 1996, 2015, 2018

La sensazione, dopo la doppietta di Gabigol che ha strappato all’ultimo respiro al River la terza Copa in cinque anni, era che il dualismo tra due delle squadre più forti della storia del calcio sudamericano non sarebbe finito al primo atto. Jorge Jesus contro Marcelo Gallardo, Flamengo contro River Plate: la Copa Libertadores 2020 riparte come era finita, con le due finaliste come favorite assolute. Il Muneco ha costruito, guidato alla vittoria e ricostruito il suo River Plate per sei anni, mantenendo intatta la sua identità differente, iper-aggressiva e verticale, a prescindere dai giocatori a disposizione; il valore del suo lavoro è riconosciuto anche in Europa, la destinazione obbligata per un tecnico così completo, preparato e intuitivo, ma per il momento non ha ancora ritenuto concluso il suo compito al River.

Dopo la finale persa col Flamengo e le voci di un Barcellona determinato a scommettere sulle sue idee, sembrava tutto pronto per chiudere quel capitolo ineguagliabile della storia del River Plate, e invece ha deciso di restare. Il suo ultimo obiettivo, probabilmente, è vincere quel campionato che ha sempre trattato come una sorta di laboratorio in vista delle coppe, a cui ha sempre destinato tutte forze nervose, sue e della squadra, e che ora sembra davvero a un passo da vincere. Per il secondo anno consecutivo, ha a disposizione tutti i suoi referenti tranne uno: nel 2019 ha ricostruito senza il Pity Martinez, ora lo sta facendo senza Exequiel Palacios e la sua presenza decisiva nel palleggio e nel gioco verticale.

(Photo by Marcos Brindicci/Getty Images)

Il River di oggi, avvelenato in ogni partita di Superliga, sta sopperendo alla mancanza del centrocampista del Bayer Leverkusen sfruttando il momento di grazia di Roberto Rojas, il centrale paraguayano su cui si basa il 3-5-2 che ha temporaneamente sostituito il solito 4-1-3-2. Una mossa in cui c’è tutto Gallardo: le idee sono solide nella sostanza ma fluide nelle attuazioni e permeabili dalle intuizioni. Il palleggio funziona, la verticalità pure, con l’intelligenza, la completezza e l’attacco dello spazio di Rafael Santos Borré, da punta, insieme alla pulizia tecnica di Matias Suárez. C’è Nacho, la fonte di genialità in movimento della squadra, insieme a un Nico de la Cruz sempre più in crescita e ad Enzo Pérez, ancora dominante da 5. Una squadra che soffoca il gioco dell’avversario e impone il proprio con tempi e movimenti diversi da quelli di ogni altra squadra. Gallardo rimarrà sicuramente fino a giugno, prima di iniziare la fase a eliminazione diretta; poi, potrà decidere se lottare per la terza Copa o iniziare la propria carriera europea. Comunque vada, difficilmente rivedremo una squadra simile al suo River Plate.

 

 

São Paulo

Dani Alves (Photo by Thiago Bernardes/Pacific Press/LightRocket via Getty Images).

Città: São Paulo, Brasile
Qualificato come: sesta classificata nel Brasileirão 2019
Miglior risultato: campioni nel 1992, 1993, 2005

L’ultima volta che il São Paulo ha giocato la Copa Libertadores, è andato vicinissimo a vincerla per la quarta volta nella sua storia: era il 2016, in panchina Edgardo Bauza provava a entrare nella storia con la sua specialità dopo i successi con la LDU Quito e il San Lorenzo, e Jonathan Calleri sfondava le reti, prima di iniziare una carriera in Europa che in molti immaginavano diversa. Il cammino del Tricolor finì alle semifinali, per mano dell’Atlético Nacional di Rueda, che avrebbe alzato la Copa di lì a poco. Il São Paulo condivide il record di vittorie – tre – con Grêmio e Santos, ma ultimamente non ha lasciato il segno in ambito continentale.

Attualmente, il São Paulo non sta vivendo un momento positivo a livello finanziario: la squadra ha appena venduto la stella Antony all’Ajax (partirà a giugno), non ha investito cifre per rinforzare la rosa con nuovi giocatori e, molto probabilmente, si affiderà a diversi ragazzi della Cotinha, il suo valido settore giovanile. Le premesse non sono quelle che di solito accompagnano una candidata alla vittoria finale, ma questa situazione di forzata staticità può trasformarsi in stabilità, sotto la gestione di Fernando Diniz. L’ex Athletico-PR è uno dei giovani tecnici brasiliani dalle idee più interessanti; alcuni gli attribuiscono una parte dei meriti del ciclo vincente del Furacão di Tiago Nunes, dato che nella sua gestione già si erano viste ottime cose. Il São Paulo lo ha scelto lo scorso autunno dopo l’esonero di Cuca e ora sta finalmente gestendo la squadra dall’inizio della stagione, implementando il suo stile di gioco basato sul possesso palla insistente per generare occasioni, ma senza trascurare l’equilibrio difensivo.

Alexandre Pato (Photo by Miguel Schincariol/Getty Images).

Nel 4-3-3/4-2-3-1 proposto finora, la pietra angolare è Dani Alves che, dopo una Copa América dominata tecnicamente e giocata come se avesse la dieci sulle spalle, ora è stabilmente a centrocampo e il numero di Pelé sulla maglia ce l’ha per davvero. La sua posizione è mobile: può ricevere dai centrali e rompere le linee avversarie in uscita, può determinare azioni offensive rifinendo, crossando, dribblando o cercando di continuamente la porta. Un’altra posizione modificata da Diniz è quella di Alexandre Pato, passato dal ruolo di ala a quello di centravanti associativo e mobile, con la speranza di dare una svolta a un periodo negativo, caratterizzato da ben sei mesi senza andare mai in gol; convertire la mole di occasioni generate ha causato qualche difficoltà, nelle prime partite del Campionato Paulista, ma l’impossibilità di comprare una punta ha spinto Diniz a trovare nuove soluzioni.

Antony è un giocatore pronto per esplodere anche in Europa, e per questo primo semestre, sulla destra, sarà l’elemento disequilibrante; dopo di lui, Igor Gomes è il giovane con più prospettive di titolarità. Il girone è pienamente alla portata dei ragazzi di Diniz, che anche senza mercato hanno un’ottima base, con tecnica ed esperienza (Tché Tché, Hernanes, Juanfran): insieme al River, i favoriti per passare agli ottavi.

 

 

LDU Quito

(Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)

Città: Quito, Ecuador
Qualificato come: seconda classificata nella Serie A 2019
Miglior risultato: campione nel 2008

Per la LDU, l’unica squadra ecuadoriana ad aver vinto una Copa Libertadores, quella appena cominciata sarà una stagione in cerca di rivincite. La prima se l’è presa in Supercoppa d’Ecuador, battendo il Delfín e vendicando la finale di campionato di pochi mesi prima, in cui si erano visti strappare il titolo dal Cetáceo ai calci di rigore. Un trauma che la squadra della capitale può rimarginare solo tornando a vincere, intento per cui si è abbondantemente attrezzata: alla Casa Blanca sono arrivati ben dieci nuovi acquisti, su richiesta del riconfermato tecnico Pablo Repetto.

L’uruguagio conosce l’Ecuador come le proprie tasche: dopo aver guidato l’Independiente del Valle fino alla storica finale di Libertadores persa contro l’Atlético Nacional nel 2016, a metà 2017 ha preso controllo della LDU, l’ha portata subito in salvo dall’incubo della retrocessione e l’anno seguente ha riportato a Quito un campionato che mancava dal 2010. Il suo è un calcio reattivo, giocato principalmente sulle corsie laterali, basato sulle transizioni rapide e letale quando ha spazi a disposizione. Non sempre l’ambiente albo ha apprezzato uno stile talvolta poco appagante esteticamente – che Repetto definisce moderno e riconduce al calcio europeo – ma nei suoi due anni e mezzo di gestione l’allenatore di Montevideo ha restituito al club una dimensione vincente.

Junior Sornoza (Photo by Quality Sport Images/Getty Images)

Una dimensione che vuole recuperare anche Billy Arce, uno dei talenti più brillanti emersi in Ecuador negli ultimi anni: il nuovo acquisto della LDU è nato ed esploso all’Independiente del Valle, ma si è spento subito dopo il salto in Europa, al Brighton. A 22 anni, il suo talento sembra essersi perso tra prestiti deludenti e notti sregolate, ma Pablo Repetto ha deciso di scommettere su di lui, convinto di poter recuperare l’ala rapida e imprevedibile che aveva acceso il campionato ecuadoriano un paio di anni fa.

La LDU si è riservata la possibilità di interrompere il prestito nel caso in cui ricadesse nelle vecchie intemperanze, sicura che in fin dei conti, con un talento del genere, il gioco valga sempre la candela. Oltre ad Arce, Repetto ha riabbracciato Junior Sornoza, l’enganche dell’Independiente del Valle 2016, ma ha perso Jeferson Orejuela, un altro membro di quel leggendario undici. Lo sostituirà l’argentino Luis Villarruel, insieme al monumento Antonio Valencia, che il dt uruguagio impiegherà come centrocampista centrale, e al talento del ventunenne Jordy Alcivar, il futuro numero cinco della Tri. Se tornare a vincere in Ecuador è un obiettivo concreto e irrinunciabile, in Libertadores la Liga pare defilata rispetto alle favorite, e dovrà dare il meglio per provare a farsi spazio tra River e Sao Paulo, in un girone molto complicato.

 

Deportivo Binacional

Città: Desaguardero, Perù
Qualificato come: vincitore della Liga 1 2019
Miglior risultato: debuttante

Desaguardero si eleva sull’Altiplano e si specchia nel Lago Titicaca, al confine tra Perù e Bolivia. Due nazioni: Deportivo Binacional. La storia dei campioni di Perù in carica è unica, per la rapidità con cui il piccolo club, nato poco meno di dieci anni fa ma entrato nel professionismo da due, ha scalato le gerarchie del calcio peruviano. Dopo un passaggio immediato in Copa Sudamericana, prima Javier Arce e poi Roberto Mosquera, dopo le dimissioni del primo, hanno guidato la squadra fino a un’incredibile vittoria del titolo, senza incassare minimamente il colpo del cambio di allenatore.

Le chiavi di un successo così inaspettato sono state Donald Millán, l’esperto attaccante colombiano che, dopo una stagione da 23 reti, è stato eletto miglior giocatore del torneo e poi comprato dall’Universitario, un gruppo molto coeso e il suo fortino. L’Estadio Monumental Universidad Andina del Juliaca sorge sopra i 3.800 m e concede una quantità molto esigua di ossigeno a chi è abituato a giocare sul livello del mare: sarà l’arma più potente anche in Copa Libertadores, dove le boliviane e le squadre di altri Paesi che giocano in altura sopperiscono ai limiti tecnici con il loro naturale adattamento a condizioni ambientali estreme.

Giocare in quota è un vantaggio che stava per sfumare, per il Binacional, prima che investisse le cifre necessarie sugli impianti di illuminazione, ottenendo il diritto di rifugiarsi nello stadio a maggior altura di quest’edizione (persino più dell’Hernando Siles di La Paz). L’unico dettaglio è che il nuovo allenatore César Vigevani si era immediatamente dimesso e, da pochissimi giorni, il dt scelto e Flabio Gomez, colombiano abituato all’altura – ha allenato il Deportivo Pasto – e deciso a lottare sia per difendere il titolo che per avanzare in Copa Libertadores. I valori tecnici sono tutti dalla parte di River Plate e São Paulo, ma Quito (2850 m) e Juliaca (3800 m), proveranno a rendere il confronto ancor meno scontato.

 

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