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Grupo F

By 2 Marzo 2020

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Racing

Leonel Miranda salta Diego Rodriguez del San Lorenzo (Photo by Rodrigo Valle/Getty Images).

Città: Buenos Aires, Argentina
Qualificato come: vincitore della Primera División 2018-19
Miglior risultato: campione nel 1967

Gli ultimi anni della storia del club di Avellaneda sono stati terra di confine tra il Racing fatalista e il Racing che ha in mente Diego Milito: una squadra che pensa e agisce da grande. L’ex attaccante dell’Inter, dal momento in cui ha fatto ritorno al Cilindro – vincendo da calciatore un titolo che mancava dal 2001 – ha lavorato su due binari: ridare ottimismo al tifoso del Racing, orgoglioso per natura ma abituato a soffrire, e costruire una pianificazione da squadra vincente, importando metodi che il Principe ha visto da vicino durante la sua straordinaria carriera europea.

Chiuso il ciclo di Eduardo Coudet, vincitore del campionato grazie a cui l’Academia giocherà questa Libertadores, Milito ha optato per un altro tecnico di proposta come Sebastian Beccacece. Quel titolo, il Racing, se l’era giocato proprio contro il suo attuale tecnico, condottiero di un Defensa y Justicia in grado di lottare fino all’ultimo nonostante la differenza di valori. Beccacece è un allievo di Sampaoli e propone un gioco intenso e dinamico: il suo modulo preferito, su cui ha costruito l’Halcón e che sta provando a proporre ad Avellaneda, è il 4-3-3, tuttavia in questo inizio d’anno non rinunciato ad altre soluzioni.

Sebastian Beccacece (Photo by Rodrigo Valle/Getty Images).

Sul mercato, ha chiesto giocatori in grado di adattarsi al meglio al suo calcio, come l’ala Héctor Fértoli, arrivato da San Lorenzo, e Leonel Miranda, il perno nell’elaborata uscita bassa del suo vecchio Defensa y Justicia. La difesa su cui Coudet ha costruito le proprie fortune al Racing ha perso Alejandro Donatti, rimpiazzato da giocatori più abili in impostazione come Mauricio Martinez o Nery Dominguez. In mezzo, dopo un inizio incerto, Chelo Diaz sembra essersi preso le chiavi di un centrocampo in cui sta trovando spazio anche il giovane Tiago Banega, il ragazzo da tener d’occhio insieme all’ala ex Manchester City Benjamin Garré (rispettivamente classe 1999 e 2000).

Al momento, Beccacece sta ancora sperimentando molto, cercando di trovare la formula perfetta e dare continuità ai tratti già visibili del suo gioco: la vittoria in nove uomini nel clásico contro l’Independiente, dove ha allenato senza successo la prima parte del semestre, è stato l’apice emotivo di una stagione di transizione. Ora c’è la Copa, a cui il Racing si presenta da testa di serie di un girone piuttosto morbido: una qualificazione agevole non dovrebbe essere un problema per Beccacece.

 

 

Nacional

Gustavo Munua (Photo by Hiroki Watanabe/Getty Images)

Città: Montevideo, Uruguay
Qualificato come: vincitore della Primera División 2019
Miglior risultato: campione nel 1971, 1980 e 1988

Dopo un campionato vinto in rimonta, con un cambio di allenatore in corsa e con il gusto di negare il terzo titolo consecutivo ai nemici del Peñarol, il Nacional ha deciso di ripartire con un nuovo progetto ambizioso. Il Bolso ha scelto Gustavo Munúa, ex portiere della Fiorentina, che ha già guidato la squadra nel 2016, poco dopo il ritiro da calciatore. Munúa è un tecnico giovane e ambizioso, che già quattro anni fa aveva provato a portare una ventata di area fresca nel contesto uruguagio con un calcio propositivo e coraggioso: in alcune interviste ha evidenziato come a volte, a oriente del Rio de la Plata, ci si adagi troppo sulla garra, quando invece si potrebbe sfruttare appieno tutto il talento che viene prodotto.

Pur senza vincere titoli, era riuscito a uscire indenne da un girone di Libertadores difficile e a eliminare il Corinthians, prima di cadere soltanto ai rigori contro il Boca, ai quarti di finale. La sua carriera, l’anno seguente, ha subito una forte battuta d’arresto con un’esperienza disastrosa alla LDU Quito – la peggiore della storia del club, in zona retrocessione dopo 20 giornate – ma Munúa non si è perso d’animo ed è ripartito dalla Spagna, con l’intento di apprendere e migliorarsi in uno dei contesti tattici più vivi del mondo. Il suo viaggio era partito dalla terza divisione, al Deportivo Fabril e poi al Cartagena, dove stava guidando la classifica del campionato quando il Nacional lo ha richiamato per affidargli la gestione della nuova stagione.

Gonzalo Bergessio sfugge all’intervento di Iago Maidana nel match contro  l’Atletico MG (Photo by Juliana Flister/Getty Images).

Il campionato uruguagio è appena cominciato e il Nacional sta faticando, con un solo punto conquistato su nove disponibili. Ciò che preoccupa di più, però, è la fragilità del sistema difensivo, per ora abbinato a una scarsa efficacia anche con il pallone. La squadra si schiera con un 4-2-3-1 offensivo ma, come detto, poco equilibrato: trovare una soluzione senza che la ricerca offensiva ne risenta è la prima sfida di questa stagione per l’ex portiere.

La rosa che si giocherà la Libertadores è molto giovane – 22.8 anni di media – e composta per la maggior parte di ragazzi delle inferiores; tra loro, può trovare la consacrazione il trequartista Santiago Rodriguez (2000). A tenere alto il livello di esperienza nel Bolso, ci pensano quattro titolari: il nuovo acquisto Claudio Yacob, mediano con una buona carriera di Premier League alle spalle, due dei trequartisti da cui passerà il gioco, Sebastian Fernandez e Gonzalo Castro, e il goleador ex Catania Gonzalo Bergessio, autore di 20 reti nello scorso campionato. Occhio a Rodrigo Amaral, uno dei giocatori di culto di questa competizione: a 23 anni, è già alla sua seconda vita, dopo un legamento rotto e un inizio di carriera a fare meraviglie in evidente sovrappeso. Il mancino, però, è di quelli che non si vedono spesso. Oggi, fisicamente, è tirato a lucido e rientra dopo un brutto infortunio: se è in campo, anche solo per qualche minuto, vale la pena guardarlo.

 

 

Alianza Lima

Pablo Bengoechea (Photo by Marcelo Endelli/Getty Images).

Città: Lima, Perù
Qualificato come: seconda classificata nella Liga 1 2019
Miglior risultato: semifinalista nel 1976 e 1978

Quest’anno, l’Alianza Lima è l’unica delle tre grandi del Perù a giocare la Copa Libertadores. Insieme al Deportivo Binacional, porterà la bandiera di un movimento calcistico che condivide con Bolivia e Venezuela il triste record di non aver mai vinto la coppa più importante del continente: gli unici trofei internazionali conquistati da una squadra peruviana sono la Copa Sudamericana 2003 e la Recopa dell’anno seguente vinte dal Cienciano.

Il cammino delle peruviane, in generale, è sempre molto complicato per limiti tecnici. Realisticamente, l’obiettivo stagionale dell’Alianza Lima è quello di riportare al Matute un campionato che manca dal 2017, ma l’ottima situazione finanziaria di cui gode il club in questo periodo ha permesso ai dirigenti di creare una squadra di gran gerarchia per il contesto nazionale, con giocatori forti ed esperti, e avere più possibilità di giocarsi, a dieci anni dall’ultima qualificazione, il passaggio agli ottavi.

La squadra è in mano a Pablo Bengoechea, ex selezionatore del Perù e ultimo allenatore a vincere un campionato con l’Alianza. Tra i giocatori comprati per il tecnico uruguagio, molti hanno presenze nella Blanquirroja: il difensore centrale Alberto Rodriguez, che a 36 anni, pur essendo reduce da una stagione senza giocare, è un elemento di livello e conta due presenze al Mondiale russo. Dentro anche la diga composta da due mediani esperti come Josepmir Ballón e l’ex Wolfsburg Carlos Áscues, oltre al pupillo di Bengoechea Luis Aguiar, centrocampista offensivo che nel primo ciclo blanquiazul del suo tecnico segnò ben 15 gol. Davanti, il colombiano Cristian Zúñiga e l’ex Deportivo la Coruña Beto da Silva.

Luis Aguiar  (Photo by Marcelo Endelli/Getty Images).

L’acquisto più interessante, però, sarebbe stato probabilmente quello di Jean Deza, uno dei tanti talenti perduti di un movimento, quello peruviano, condannato a veder sprecata la maggior parte della qualità che produce. In questi primi mesi, il dribblomane con un fugace passato al Montpellier si è concesso una notte dietro l’altra in discoteca, violando per ben tre volte le disposizioni di Bengoechea, che ha deciso di escluderlo dalla lista per la Copa Libertadores, in attesa di una probabile rescissione.

I problemi disciplinari, al club limeño, non stanno mancando: ad Áscues è bastata un’esclusione in campionato per lo stesso motivo, per rientrare, mentre il difensore Hansell Riojas ha rotto con Bengoechea ed è stato ceduto. Al momento, il rendimento in campo non sta rispecchiando il valore della rosa (sette punti su quindici disponibili), ma il campionato è solo all’inizio e il tecnico uruguagio può ancora invertire la rotta: in questo inizio di stagione, la sua squadra è stata criticata per il poco gioco espresso – Bengoechea non è solito costruire squadre vistose o particolarmente offensive – ma anche per un equilibrio non ancora solidissimo. Il destino dell’Alianza Lima in Copa Libertadores non può prescindere da un miglioramento.

 

Estudiantes de Mérida

Alexis Messidoro ai tempi del Boca Juniors (Photo by Gabriel Rossi/LatinContent via Getty Images)

Città: Mérida, Venezuela
Qualificato come: seconda classificata nella Primera División 2019
Miglior risultato: quarti di finale nel 1999

La finale persa contro il Caracas di Noel Sanvicente ha spento il sogno dell’Estudiantes de Mérida di tornare a vincere il campionato venezuelano dopo ben 34 anni. Il Rojiblanco si è dovuto accontentare del Torneo Apertura (che mancava da diciotto anni) e di un secondo posto che è valso l’accesso alla Copa Libertadores.

Il ritorno nell’élite del calcio sudamericano è un evento altrettanto epocale, per l’Estudiantes: l’ultima partecipazione risale al 1999, ed è anche il miglior risultato di sempre nella storia del club. A vestire la maglia numero dieci, in quel gruppo storico, era l’argentino Martin Brignani, l’attuale allenatore dell’Equipo Academico. Lo scarso materiale tecnico a disposizione non spaventa il tecnico, né lo dissuade dal proporre una squadra offensiva e sfrontata. Tra gli acquisti fatti da club per arrivare nel migliore dei modi alla Libertadores, c’è un altro trequartista argentino, il ventitreenne Alexis Messidoro, che quattro anno dopo il suo attesissimo esordio al Boca Juniors, sta affrontando il quinto prestito alla periferia del calcio, per provare a rilanciarsi ora che le luci dell’hype si sono completamente spente.

 

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