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Grupo G

By 2 Marzo 2020

 

 

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Club Olimpia

William Mendieta Pintos (Photo by Amilcar Orfali/Getty Images).

Città: Asunción, Paraguay
Qualificato come: vincitore di Apertura e Clausura 2019
Miglior risultato: campione nel 1979, 1990 e 2002

In Paraguay soltanto l’Olimpia Asunción ha vinto la Copa Libertadores. Lo ha fatto tre volte, racchiuse in ventitré anni e distribuite a intervalli regolari: 1979, 1990 e 2002. L’Olimpia che domina il Sudamerica fa parte dell’immaginario di tutto il tifo del Decano, ed è per questo che ogni edizione della Copa porta con sé aspettative altissime. Negli ultimi due anni, l’Olimpia ha vinto quattro campionati consecutivi, con un margine sulla seconda che va dal “discreto” al “largo”, e ora sta correndo per il quinto; quest’anno il Libertad si è rinforzato molto e al momento conduce la classifica, lasciando presagire un confronto per il titolo locale molto più in discussione che nelle scorse edizioni.

Il chiodo fisso della tifoseria più numerosa del Paraguay, ormai abituata ai titoli nazionali – con l’ultimo Clausura, sono 44 – è la Copa: l’eliminazione nella scorsa edizione agli ottavi contro la LDU Quito, infatti, è stata un duro colpo per l’ambiente. Con l’arrivo di Emmanuel Adebayor (il nuovo giocatore più pagato del campionato locale), la dirigenza del Decano ha messo in chiaro che giocherà per competere, nonostante le favorite siano altre.

Roque Santa Cruz Cantero (Photo by Amilcar Orfali/Getty Images)

Torna all’Olimpia anche uno dei migliori giocatori della Nazionale, Derlis Gonzalez, che si aggiunge a Rodrigo Rojas, Richard Ortiz e Ivan Torres. In mezzo, anche l’ex River Nico Domingo e il difensore centrale Diego Polenta, due uruguagi come il già presente Tabaré Viudez. Davanti, continua a giocare e rompere record Roque Santa Cruz, capocannioniere degli ultimi due campionati all’età di 38 anni. In panchina c’è l’uomo che ha dato il via a questo ciclo vincente, l’argentino Daniel Garnero, che dopo una carriera da calciatore legata ai colori dell’Independiente ha intrapreso una strada tortuosa da allenatore, imponendo la propria idea di calcio in tutte le sue esperienze nel calcio paraguayano, a ogni livello. Il suo è un gioco offensivo, sempre incentrato sul dominio del pallone e sull’azione palla a terra, anche a costo di sbilanciarsi troppo in avanti: un calcio lontano dal cliché tradizionale del pelotazo largo sul numero nove o delle difese ermetiche delle versioni più famose dell’Albirroja. Il cliché che Garnero vorrebbe rispettare appieno, invece, è un altro: la Libertadores, prima o poi, dovrà tornare a vincerla l’Olimpia.

 

Santos

Jesualdo Ferreira (Photo by Buda Mendes/Getty Images).

Città: São Paulo, Brasile
Qualificato come: seconda classificata nel Brasileirão 2019
Miglior risultato: campione nel 1962, 1963, 2011

Jorge Sampaoli lascia sempre qualcosa di tangibile, quando abbandona una squadra, e molte volte non c’è nulla di più tangibile di un vuoto. Del suo Santos non è rimasto soltanto un secondo posto dietro a un Flamengo fuori scala e davanti a squadre con molto più talento a disposizione; è rimasto il senso di orgoglio di una tifoseria che si era immersa totalmente nel suo mondo, attraverso le sue idee di calcio e il protagonismo con cui si esprimevano in campo.

Sampaoli ha lasciato il Brasile nel momento in cui la dirigenza gli ha comunicato di non avere le possibilità economiche per alzare il livello tecnico della rosa; i vertici del club hanno quindi deciso di sostituirlo con una scommessa simile a quella del Flamengo con Jorge Jesus, portando in Brasile un altro grande maestro del calcio portoghese, Jesualdo Ferreira. A 73 anni, l’allenatore che ha fatto le fortune di Sporting Braga e Porto (dove ha ottenuto uno storico tricampionato) attraversa l’Oceano con il suo status di figura capitale, a cui tutta la nuova generazione di tecnici portoghesi è debitrice. Ha vinto in quasi tutti i continenti: allo Zamalek, in Egitto, e all’Al Sadd, il club qatariota in cui si sta formando Xavi; dopo Europa, Africa e Asia, accetta una sfida in Sudamerica, in condizioni tutt’altro che agevoli.

Kaio Jorge  (Photo by Martin Rose – FIFA/FIFA via Getty Images)

Con poco tempo a disposizione per far assorbire la sua idea di calcio, più attenta all’equilibrio e meno ossessiva nel possesso rispetto a quella di Sampaoli, ha iniziato il Campionato Paulista con prestazioni preoccupanti a livello offensivo, che hanno aumentato ulteriormente la pressione sul suo conto. Più che un’eredità, il Santos del tecnico argentino è diventato un’ombra che tutt’ora si allunga su Jesualdo, più volte infastidito per i continui paragoni con l’Hombrecito. Il Santos, attualmente, si schiera con un 4-3-3 in cui i giocatori di maggior rilievo sono il venezuelano Jeferson Soteldo, ala dal talento cristallino, e l’uruguagio Carlos Sanchez, ago della bilancia del River Plate campione d’America 2015. Occhio anche a Kaio Jorge, l’ultimo dei Meninos da Vila, attaccante classe 2002 che Jesualdo ha già impiegato in questo complicato inizio di stagione. Ad oggi, la squadra fa fatica ad esprimere la propria proposta, a impiegare le energie fisiche necessarie per un pressing efficace, e a trovare la via del gol; la stampa brasiliana ritiene Jesualdo già in discussione, ma il suo lavoro, in queste condizioni, ha bisogno di tempo per ottenere risultati.

 

 

Delfin

Città: Manta, Ecuador
Qualificato come: vincitore della Serie A 2019
Miglior risultato: fase a gironi nel 2018

Nella storia del calcio ecuadoriano, tutti i campionati sono stati vinti da squadre di Quito o Guayaquil, tranne tre; quello dell’Olmedo, del Deportivo Cuenca e, ultimo, quello del Delfin, il campione d’Ecuador in carica. Il Cetáceo è una delle realtà più belle del calcio sudamericano: il titolo appena vinto, in finale contro un gigante come la LDU, non è un semplice successo estemporaneo, dato che da qualche anno la squadra di Manta, città portuale nella provincia di Manabí, affronta l’aristocrazia calcistica nazionale da pari.

La svolta, come spesso accade, l’ha segnata un allenatore argentino, il cordobés Fabián Bustos, in tre passaggi: nel 2015 prende la guida del club e ottiene la promozione in Primera División, nel 2017 gioca e perde la sua prima finale, nel 2019 scrive la storia vincendo un titolo incredibile. Negli ultimi tre anni, il Delfin si è sempre qualificato alla Copa Libertadores, e ogni anno la squadra è stata smontata dalle rivali più ricche o blasonate e poi ricostruita: per rimanere competitivi, Bustos e la dirigenza hanno dovuto scavare nella nicchia, far valere la conoscenza delle serie inferiori e, pian piano, crescere.

In questa direzione sta proseguendo il progetto tecnico, anche ora che Bustos è l’allenatore del Barcelona di Guayaquil e molti elementi chiave come Perlaza, Ortiz e Ordoñez hanno lasciato la squadra. La scelta per la guida tecnica, seguendo un trend che in Ecuador si è diffuso fino a coinvolgere anche la Nazionale, è stata affidata a uno spagnolo, il trentaseienne Miguel Ángel López, che dopo aver girato letteralmente il mondo da assistente allenatore, ha allenato il Recreativo Huelva e la Nazionale della Guinea Equatoriale. Dall’Africa ha portato con sé il centrocampista Nico Katá, che si è aggiunto ad alcune prese come il prolifico attaccante Jhon Cifuente e il portiere ex Caracas Baroja. La stella di una squadra che, secondo il suo nuovo tecnico, giocherà sempre per essere protagonista, a prescindere dal proprio modo di attaccare, è Carlos Garcés, punta originaria di Manta che ha contribuito al primo storico titolo del Delfin con un 15 gol.

 

 

Defensa y Justicia

Mariano Soso (Photo by Jam Media/Getty Images).

Città: Florencio Varela, Argentina
Qualificato come: seconda classificata nella Primera Division 2018-19
Miglior risultato: debuttante

A Florencio Varela, la città non lontana da La Plata, dove ha il suo nido l’Halcón, si sta per giocare per la prima volta una partita di Copa Libertadores. Per far trovare al Santos un Tito Tomaghello infuocato, il club ha messo in vendita i biglietti a partire da 100 pesos, l’equivalente di poco meno di un euro e cinquanta. Il Defensa y Justicia è una delle tante dimostrazioni – un’altra, per puro caso, è capitata nello stesso girone – che il calcio è una questione di scelte, prima ancora che di possibilità.

Dal 2014 partecipa alla Primera División con un portafoglio quasi vuoto e molte idee: da Florencio Varela sono passati allenatori di primo piano – e di proposta – come Jorge Almirón e Ariel Holan prima che i loro nomi avessero il peso che hanno oggi, e tantissimi giovani calciatori provenienti dalle inferiores dei club più importanti d’Argentina. Come Lisandro Martinez, che oggi si sta evolvendo nella mediana dell’Ajax. Con tante scommesse a basso costo, prevalentemente in prestito, qualche buona pescata dal proprio settore giovanile e alcuni mestieranti di sicuro affidamento in mano all’attuale tecnico del Racing Sebastian Beccacece, il Defensa y Justicia si è giocato uno storico campionato, perso alla penultima giornata contro l’Academia di Chacho Coudet.

 

Ruben Botta (Photo by Rodrigo Valle/Getty Images).

La squadra che farà il proprio debutto assoluto nella Copa è figlia della ricostruzione di quell’undici storico, spogliato di tutti i migliori e riassemblato da un altro allenatore di proposta come Mariano Soso, che dopo un inizio di campionato a risultati alterni, ha saputo trovare a sua volta continuità di gioco. La base economica su cui si fonda il Defe, però, non è abbastanza solida per poter evitare le cessione e nello scorso calciomercato ha perso alcuni dei suoi pilastri come Uvita Fernández, Diego Rodriguez e Alexis Castro. A certe condizioni, Soso ha preferito dimettersi, ma la bontà del suo lavoro è testimoniata dal fatto che la squadra, ora in mano a un altro allenatore di prospettiva come Hernan Crespo, sta continuando a ottenere risultati ed esprimere un gioco convincente. Con un 4-4-2/4-2-3-1 interessante per trame con il pallone e pressione, guidato da Lucero e Ruben Botta davanti, il Defensa y Justicia è una delle squadre più in forma del suo campionato e sicuramente lotterà per continuare a sorprendere.

 

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