Senza categoria

Grupo H

By 2 Marzo 2020

 

Intro       Grupo A     Grupo B     Grupo C     Grupo D     Grupo E     Grupo F     Grupo G     Grupo H

Boca Juniors

Sebastian Villa (Photo by Rodrigo Valle/Getty Images).

Città: Buenos Aires, Argentina
Qualificato come: terza classificata nella Primera Division 2018-19
Miglior risultato: campione nel 1977, 1978, 2000, 2001, 2003 e 2007

In questo momento storico, per il Boca Juniors la Copa Libertadores non è semplicemente un’ossessione, ma lo specchio nel quale si guarda e non riesce più a riconoscersi. Il mito della mistica copera, quella sensazione di naturalezza con cui gli Xeneizes hanno depredato il Sudamerica e il mondo di ogni trofeo, nel primo decennio del Duemila, è invecchiato malissimo: negli ultimi anni il Boca ha vissuto inquieto, si è dimenato, ha costruito e distrutto senza riuscire a trovare una forma abbastanza forte per vincere di nuovo. Quel senso di leggerezza letale nel competere lo ha mostrato soltanto il River Plate, che in cinque anni, in Libertadores, ha giocato tre finali vincendone due e ha battuto il Boca tre volte, lasciando sempre la stessa lezione: la vittoria non ti dà un’identità, ma un’identità ti può dare la vittoria.

L’epifania è stata la semifinale di Copa Libertadores dello scorso anno, al Monumental: il Boca di Alfaro, anonimo e remissivo, attendeva in trincea e lanciava lungo su un abbandonato Ramón Ábila. Dal momento del suo ingresso in società, Juan Román Riquelme ha promesso un Boca Juniors diverso, con il coraggio sufficiente per provare sempre a fare la partita. La scelta è caduta – come nello stile fortemente identitario della nuova gestione del club – su Miguel Ángel Russo. Una mossa ibrida, che in parte risponde alla necessità di contrapporre all’identità adamantina del River Plate di Gallardo un progetto chiaro e deciso a riprendersi il protagonismo, ma anche per richiamare quel passato vincente e indimenticabile che ha contribuito a scrivere da giocatore: Russo, infatti, è stato l’ultimo allenatore a vincere la Libertadores con il Boca Juniors, trascinato da un Riquelme semplicemente incontenibile.

Carlos Tevez (Photo by Rodrigo Valle/Getty Images).

Una scelta non scontata, forse un po’ autoreferenziale ma sicuramente positiva, che sta aggiungendo qualcosa di importante all’ambiente, dentro e fuori dal campo. Il Boca di Russo punta su un audace 4-1-3-2, in cui la costruzione parte sempre dal basso; il merito più grande del tecnico di Lanús è stato quello di recuperare giocatori che sembravano inghiottiti dall’entropia bostera, come il centrocampista colombiano Jorman Campuzano, ormai il número cinco in pianta stabile, e il suo connazionale Sebastian Villa, ala sinistra letteralmente incontenibile quando ha spazi e può accelerare e puntare. Anche Tévez sembrava a un passo dall’addio, mentre ora è l’attaccante più in forma della squadra.

Il mercato non ha stravolto – come invece speravano i tifosi in campagna elettorale – le sorti di una rosa valida ma lontana dall’essere la corazzata sconfitta a Madrid: Pol Fernandez ha rimpiazzato Alexis Mac Allister sulla trequarti, mentre il peruviano Carlos Zambrano ha arricchito ulteriormente un reparto difensivo già molto solido. In compenso, non è arrivato il nove. Il pregio del nuovo Boca è la mentalità, una predisposizione a tenere il pallone ed essere protagonisti attivi della partita che, con Alfaro, mancava del tutto; il suo difetto è una fase offensiva che dipende ancora molto dalle fiammate – spesso in transizione – di un attacco estroso ed esplosivo, guidato dalla stella indiscussa, Eduardo Salvio. Un attacco che, però, potrebbe aver bisogno di soluzioni più elaborate contro avversari compatti o molto solidi difensivamente. Il Boca di Miguel Angel Russo è nato con le premesse giuste: parte dietro a River e Flamengo, ma nel cerchio più largo delle candidate a competere c’è.

 

 

Libertad

Ramon Diaz (Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

Città: Asunción, Paraguay
Qualificato come: miglior squadra non qualificata nella classifica unita della División Profesional 2019
Miglior risultato: semifinalista nel 1977 e 2006

“L’acquisto più importante della storia del Libertad”. Così il presidente del club di Asuncion ha annunciato l’arrivo di Ramón Diaz sulla panchina albinegra. Lo scorso anno il Libertad ha chiuso il Clausura al secondo posto, a -6 dall’Olimpia; nessuno era andato così vicino a deporre il Decano nel suo biennio da tetracampeón. Diaz è un’autentica istituzione, specie in Paraguay, un mondo calcistico che conosce molto bene per il suo biennio alla guida della Nazionale: nel mercato appena concluso, ha ottenuto rinforzi interessanti, a puntellare una rosa già ottima, che in queste prime giornate del campionato locale – il Libertad è primo in solitaria – sta dimostrando di essere la principale candidata per rompere l’egemonia dell’Olimpia.

Ad Asunción sono arrivati due campioni d’America come l’esterno offensivo ex San Lorenzo e Atlanta Héctor Villalba, che Diaz ha fatto di tutto anni addietro per naturalizzare, e il difensore colombiano Daniel Bocanegra, già compagno di Alexander Mejia nell’indimenticabile Atlético Nacional 2016. Dentro anche l’ex River Abecasis, Milesi, Adorno e Sebastian Ferreira, a completare un organico competitivo per tutte le competizioni. Nonostante le chiamate dall’estero, sono rimasti sia Antonio Bareiro che il centrocampista classe 2000 Iván Franco. E ovviamente, Óscar “Tacuara” Cardozo, 36 anni, che continua a segnare ed essere decisivo: lui al Libertad, Roque Santa Cruz all’Olimpia e Nelson Haedo Valdéz al Cerro Porteño, a dimostrazione di come la generazione d’oro di attaccanti guaraní sia invecchiata più che bene.

(Photo by Bruna Prado/Getty Images)

La squadra che si prepara al debutto in Copa Libertadores è ambiziosa, costruita per migliorare il risultato dell’anno scorso (una netta eliminazione agli ottavi per mano del Grêmio), ma soprattutto sta vivendo uno straordinario periodo di forma, che le ha permesso di prendersi il primo posto in campionato anche senza eccellere nel gioco. Ramón Diaz lo rimarca in continuazione: il suo Libertad deve essere corto e aggressivo, avere il controllo delle partite e tenere il pallone. Insomma, deve essere una squadra di Ramón Diaz, e Ramón Diaz sa bene come si gioca una Copa Libertadores.

 

 

Caracas FC

BNoel Sanvicente (Photo by Nelson Pulido/LatinContent via Getty Images)

Città: Caracas, Venezuela
Qualificato come: vincitore della Primera Division 2019
Miglior risultato: quarti di finale nel 2009

Dieci anni senza vincere, per il club più titolato del Venezuela, sono lunghi e faticosi da sopportare. A ottobre la barrabrava del Caracas FC, i Demonios Rojos, ha contestato apertamente la squadra schierando sulle tribune dell’Estadio Olimpico undici coni. Nel giro di due mesi, il Caracas è riuscito a ribaltare la situazione e si è ritrovato in mano il titolo di campione, vinto ai rigori contro l’Estudiantes de Mérida. Su dodici campionati vinti, sei li ha portati Noel Sanvicente, il tecnico più vincente e preparato degli ultimi vent’anni del campionato venezuelano, sulla panchina dei Rojos del Avila dal 2016.

Chita è stato il condottiero nell’epoca d’oro del club, con cinque campionati vinti tra il 2002 e il 2009 e uno storico cammino fino ai quarti di Copa Libertadores 2009, interrotto soltanto dal Grêmio per un gol segnato in trasferta. Quest’anno, il Caracas è partito forte in campionato, nonostante alcune cessioni importanti come quella del goleador Jesus Arrieta – tornato in Colombia al Deportivo Cali – del portiere Baroja e del capitano Quijada. La nuova punta in mano al Chita è l’ex Blooming Alexis Blanco, che sta già ripagando dell’acquisto segnando a raffica in campionato; oltre ad alcuni rinforzi per, si punterà molto sui talenti formati dalla cantera del club.

Sanvicente è un tecnico dalle idee flessibili, che adatta in base ai giocatori a disposizione; il suo Caracas utilizza un 4-4-2 intenso e diretto, in grado di trovare più rapidamente possibile le punte. La conoscenza e l’esperienza internazionale del Chita – ex selezionatore della Vinotinto – sarà un’arma importante per il Caracas, che dovrà sopperire a un livello tecnico ben inferiore rispetto alle tre avversarie del suo gruppo, e riportare in Venezuela una qualificazione alla fase a eliminazione diretta che manca dal Deportivo Táchira del 2016.

 

Independiente Medellin

Aldo Bobadilla (Getty Images).

Città: Medellin, Colombia
Qualificato come: vincitore di due turni preliminari
Miglior risultato: semifinalista nel 2003

Dopo due stagioni, il Poderoso de la Montaña torna a giocare la Copa Libertadores. Il percorso della squadra di Aldo Bobadilla, tecnico paraguayano con alle spalle più di cento presenze da portiere del DIM, è iniziato con la netta vittoria ai danni dei venezuelani del Deportivo Táchira, ed è proseguito contro l’Atlético Tucumán. La squadra del Ruso, negli ultimi anni, ha accumulato una certa esperienza nei mata-mata delle coppe, ma l’Independiente Medellin ha riscosso il posto nel girone ai calci di rigore.

Aldo Bobadilla ha impostato il Poderoso con un 4-2-3-1 quasi sempre proteso verso l’attacco e impreziosito nel fraseggio e nelle invenzioni dei due ottimi mancini che occupano la trequarti: il numero dieci Andrés Ricaurte e il globetrotter Javier Reina. Insieme, garantiscono una quota importante di visione, tiri dalla media o lunga distanza – una perla, la rete di Ricaurte che ha deciso l’andata contro il Decano – e assist per la punta Caicedo. In mezzo, Arregui lavora per mantenere un equilibrio che la postura offensiva della squadra fa spesso venire meno. Sulla sinistra, l’arma in più è la progressione del terzino ventitreenne Yulián Gómez. Al momento, l’Independiente Medellin non sta attraversando un buon momento in campionato (finora, otto punti in sette partite): proverà a rifarsi in Copa, dove troverà il Libertad di Ramón Diaz, l’avversario con cui molto probabilmente si lotterà l’accesso agli ottavi di finale.

 

Intro       Grupo A     Grupo B     Grupo C     Grupo D     Grupo E     Grupo F     Grupo G     Grupo H

 

Leave a Reply