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Guardiola, il cambia-ruoli

By 1 Dicembre 2020

L’ultimo è stato Ferran Torres, ma l’allenatore catalano ha modificato a diversi giocatori la posizione in campo, trasformandone la carriera: andiamo a vedere le migliori undici

D’accordo, ultimamente è in crisi, nonostante il mastodontico rinnovo di contratto fino al 2023 la sconfitta del suo Manchester City contro il Tottenham dell’arcinemico José Mourinho ha fatto molto male. Tuttavia è innegabile che Pep Guardiola sia un maestro di calcio, uno che ha segnato un’epoca. Non solo da un punto di vista tattico, ma per come ha plasmato i suoi giocatori, cambiando il loro ruolo in campo in maniera anche evidente, reinventando in qualche caso ai suoi ragazzi letteralmente la carriera. Questo, dal Barcellona in avanti, fino all’ultimo caso: Ferran Torres, che il tecnico di Santpedor ha trasformato da ala a centravanti. Andiamo a vedere gli undici cambi di ruolo più celebri, dal più recente al più datato. Non consideriamo qui l’evoluzione del portiere “à la Neuer”, quasi come libero, perché insomma, il portiere è sempre rimasto portiere anche giocando diversi metri lontano dall’area.

 

Ferran Torres


Vecchio ruolo: ala destra
Nuovo ruolo: centravanti

Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

Arrivato dallo smantellamento estivo del Valencia per una cifra quasi da ridere rispetto a quelle a cui ci ha abituato il Manchester City, 23 milioni, il classe 2000 (è nato il 29 febbraio di quell’anno bisestile) si sta rivelando fin qua un acquisto azzeccato, specie in Champions League dove ha già segnato tre gol. Gli stessi che, in un colpo solo, ha smazzato nello storico 6-0 rifilato dalla Spagna alla Germania in Nations League. Personalità ne aveva, forse più sbruffoneria che altro, lasciando Valencia sputando un po’ nel piatto dove aveva mangiato fin lì. In un anno, comunque, dall’essere considerato quinta opzione tra gli esterni offensivi del Valencia alla titolarità nel City ma da “falso nueve”, da “finto centravanti”.

 

Fernandinho

 (Photo by Adrian Dennis/Pool via Getty Images)


Vecchio ruolo: mediano
Nuovo ruolo: difensore centrale

A volte sono i colpi di genio, altre volte sono le circostanze. Quando il Manchester City nella passata stagione ha cominciato a perdere uno dopo l’altro tutti i suoi difensori centrali (Otamendi, Stones e Laporte in particolare) Guardiola ha sfogliato la margherita della sua rosa ed è andato dal vecchio saggio. Il brasiliano, che quando era allo Shakthar Donetsk giocava addirittura da trequartista, si è disimpegnato talmente bene da non essere più rimesso a centrocampo, dove peraltro giostrano sempre benissimo Rodri o Gundogan. E fare il centrale in una squadra di Guardiola significa avere delle caratteristiche ben precise: con 10,4 passaggi completati sui 90 minuti, ad esempio, è stato il miglior difensore dell’ultima Premier, molto meglio anche di Van Dijk.

 

Oleksandr Zinchenko

(Photo by John Sibley/Pool via Getty Images)


Vecchio ruolo: centrocampista centrale/trequartista
Nuovo ruolo: terzino sinistro

Quanti problemi per il City negli ultimi anni con i terzini sinistri. Tra infortuni e rendimento scadente dei vari interpreti gli esperimenti hanno abbondato. Ed è stato qui che Guardiola ha preso uno dei pochi mancini a disposizione, l’ucraino, per metterlo lì, rendendolo di fatto il titolare del ruolo. Il tutto mentre in Nazionale, e prima ancora durante il prestito al Psv Eindhoven, ha continuato a giocare nel suo ruolo originario, di centrale/mezzapunta, come se nulla fosse cambiato (ha pure segnato in Nations League contro la Svizzera con un fantastico sinistro all’incrocio dei pali). Sembra che con Guardiola Zinchenko si trasformi e diventi letteralmente un’altra persona. Forse un rapper?

 

Fabian Delph

(Photo by Dan Mullan/Getty Images)


Vecchio ruolo: centrocampista centrale
Nuovo ruolo: terzino sinistro
L’infortunio-chiave per capire i continui rimescolamenti di carte di Guardiola sulla fascia sinistra del Manchester City è quello di Benjamin Mendy, che nel settembre del 2017 si sfascia il ginocchio contro il Crystal Palace e apre una voragine nel ruolo. Il terzino sinistro più pagato di sempre (57.5 milioni al Monaco) di fatto da allora non è più tornato quello che aveva incantato nel Principato. Pur avendo Clichy come ricambio, la scelta di Guardiola ricade su Delph, che si reinventa laterale forse capendo che nel suo ruolo naturale, c’è troppa concorrenza. Da centrocampista “box-to-box” eccolo dunque terzino, e soprattutto titolare, quantomeno una maniera per farsi vedere. Tanto da finire convocato, a tre anni dall’ultima volta, dall’Inghilterra, nell’estate 2018, per il Mondiale russo: dove giocherà di nuovo da centrocampista.

 

Jesus Navas

(Photo by Mike Hewitt/Getty Images)


Vecchio ruolo: ala destra
Nuovo ruolo: terzino destro

Oggi lo vediamo lì, capitano del Siviglia vincitore dell’Europa League, coi suoi occhi chiarissimi, quasi trasparenti, un po’ invecchiato rispetto al furetto che, per dire, 14 e 13 anni fa conquistava due volte la Coppa Uefa sempre con il club andaluso, dove è cresciuto e diventato grande. E non ricordiamo, forse, che nel 2006 e nel 2007 con il Siviglia faceva l’ala destra, attaccava, attaccava e attaccava, come del resto nella finale del Mondiale del 2010, quando iniziò in maniera un po’ caotica l’azione del gol decisivo di Iniesta. Chi l’ha spostato indietro? Naturalmente Pep, nell’ultima stagione di Navas al Manchester City: anche qui il motivo principale erano stati gli infortuni nel ruolo sia di Danilo (l’attuale juventino) che di Kyle Walker. Terzino destro, la seconda giovinezza dell’andaluso.

 

Philipp Lahm

MUNICH, GERMANY – MAY 20: Philipp Lahm of Bayern Muenchen poses with the Championship trophy in celebration of the 67th German Championship title following the Bundesliga match between Bayern Muenchen and SC Freiburg at Allianz Arena on May 20, 2017 in Munich, Germany. (Photo by Matthias Hangst/Bongarts/Getty Images)


Vecchio ruolo: terzino destro/sinistro
Nuovo ruolo: centrocampista centrale

Che laboratorio, quel Bayern Monaco sotto la gestione Guardiola. Un laboratorio con grossi nomi, grossi “studenti” al suo interno. Philipp Lahm era uno di questi, se fosse stata davvero una scuola con esami, voti e tutto, il capitano dei bavaresi avrebbe avuto i voti più alti. Altra categoria, altro passo rispetto ai colleghi. Una vita in difesa, a destra o a sinistra, tanto con entrambi i piedi andava fortissimo: poi arriva Pep e gli dice, “Sai cosa? Ti vedo bene lì, a centrocampo”. E Lahm ad applicarsi, nessun problema, come se fosse la cosa più semplice del mondo, a reinventarsi dopo aver vinto tutto con il Bayern e il Mondiale con la nazionale tedesca. Vedere il giocatore al di là della posizione, è il segreto di Guardiola secondo alcuni analisti. “Philipp legge il gioco come nessuno”, le parole di Pep. E c’è da credergli.

 

Joshua Kimmich

(Photo by Sebastian Widmann/Bongarts/Getty Images)


Vecchio ruolo: centrocampista centrale
Nuovo ruolo: terzino destro

Incredibile porta scorrevole, questa. Stessa squadra, stesso periodo, ma percorso inverso rispetto a Lahm. “Potresti essere un difensore fortissimo”, le parole del demiurgo Guardiola al suo giovane pupillo, proveniente dal Lipsia, dove giocava (e strabiliava) a centrocampo. Difensore fortissimo? Ebbene sì, terzino destro e ogni tanto addirittura stopper, ma comunque meglio laterale, il suo ruolo attuale dove è uno dei migliori interpreti al mondo. “Sempre positivo, sempre concentrato, serissimo nel suo lavoro”, un’altra sentenza di Pep su Kimmich.

 

Mario Götze

(Photo by Matthias Hangst/Bongarts/Getty Images)


Vecchio ruolo: ala/fantasista
Nuovo ruolo: centravanti
L’abbiamo visto di recente tornato in auge con il Psv Eindhoven dopo un periodo buio. L’apice nel 2014, con il gol nella finale Mondiale contro l’Argentina, una rete da centravanti per uno che il fisico da centravanti non l’ha mai avuto, piccoletto, tarchiato, seppur velocissimo. “Vai e dimostra di essere come Messi”, le parole del commissario tecnico Joachim Löw al momento di farlo entrare in quella partita. Ma Messi in che senso? In tutti, anche nel suo percorso tattico in campo, da fantasista a centravanti, a “falso nueve”, come si usa dire. Appena arrivato al Bayern con Guardiola, infatti, Mario è stato schierato così. Un bene, un male? Al diretto interessato l’atteggiamento del tecnico catalano non è che l’avesse entusiasmato granché, meglio Klopp.

 

Javier Mascherano

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Vecchio ruolo: mediano
Nuovo ruolo: difensore centrale

Finale Champions League 2007: Milan 2 Liverpool 1 e la coppia di centrocampisti dei Reds è composta da Xabi Alonso e da Mascherano. Il regista e il portatore d’acqua, il bel portamento del basco e la tigna del “Jefecito” argentino. Finale Champions League 2011: Barcellona 3 Manchester United 1. Finale Champions League 2015: Barcellona 3 Juventus 1. Sono passati quattro e otto anni rispettivamente e Mascherano adesso è stabile nel cuore della difesa, accanto a Piqué. Chi l’ha spostato? Guardiola, naturalmente. Una sorta di “mossa alla Fernandinho” con qualche stagione d’anticipo: d’altronde se uno ha senso della posizione, non a caso è un “jefecito”, appunto, un “capetto”, cosa cambia nella sistemazione in campo? Nulla. Uno spostamento dovuto sia agli infortuni, ma soprattutto all’idea che il ruolo di centrale di centrocampo, per Guardiola, lo svolgesse meglio Sergio Busquets.

 

Cesc Fabregas

(Photo by David Ramos/Getty Images)


Vecchio ruolo: centrocampista centrale
Nuovo ruolo: centravanti

Forse, il cambiamento più immaginifico di tutti, fedele alla linea “Se potessi schierare 11 centrocampisti lo farei”. Quando al Barcellona arriva Cesc Fabregas, nell’estate del 2011, siamo probabilmente all’apice del “guardiolismo” o “tiki-taka”: una squadra che gioca a memoria, ma che non disdegna gli esperimenti, tanto sono bene oliati i meccanismi. E allora perché non provare un centrocampista come centravanti? Un centrocampista speciale, perché speciale è Fabregas, che se fosse nato in un altro periodo sarebbe stato celebrato come uno dei più grandi di sempre, mentre lì, in mezzo ai vari dioscuri Xavi-Iniesta-Xabi Alonso-David Silva e compagnia, ha dovuto mangiare tanta e tanta panchina, pur risultando decisivo in diverse occasioni. Così, 10 settembre 2011, Guardiola privo di Messi lo schiera centravanti assieme a Pedro e ad Alexis Sanchez contro la Real Sociedad: 2-2, gol di Cesc. Di nuovo, contro il Real Madrid nel dicembre dello stesso anno: 3-1, vittoria e altra rete di Fabregas. Un cambiamento di cui avrebbe giovato la Nazionale spagnola di lì a pochi mesi, all’Europeo del 2012, l’apoteosi assoluta del fenomeno “tiki-taka”, una manifestazione vinta senza centravanti di ruolo come titolare, perché come “falso 9” ci sarebbe stato proprio il buon Cesc.

 

Lionel Messi

(Photo by David Ramos/Getty Images)


Vecchio ruolo: trequartista
Nuovo ruolo: centravanti

Il 2 maggio del 2009 è l’alba di una nuova era: quel giorno, per Real Madrid-Barcellona, Guardiola ha in mente un cambio nello schieramento iniziale dei catalani. Se l’è studiato a lungo nelle settimane successive con il suo fido vice, il compianto Tito Vilanova. Più che nei nomi, nella posizione da assumere in campo, una rimescolatina al tridente Messi-Eto’o-Henry: di questi tre, due giocheranno più esterni, rispetto al riferimento centrale. E a sorpresa il centravanti non sarà né il camerunese né il francese, ma “la pulce” argentina, fin lì utilizzata sulla destra, prevalentemente, oppure da trequartista. I due difensori centrali del Real, Fabio Cannavaro e Christoph Metzelder, vanno su Eto’o e Henry; il resto dei Blancos, invece che su Messi, va in tilt, perché nessuno riesce a sbrogliare quella matassa. L’argentino viene a cucire a centrocampo con Xavi e Iniesta, poi si proietta subito davanti e non incontra opposizione una volta creatasi la superiorità numerica. Segna Higuain per il Real, ma poi è un massacro: 6-2 per il Barça. Uno schieramento, quello con Messi “falso nove”, riproposta da lì in avanti con continuità e con discreto successo.

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