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Guida essenziale per conoscere il Debrecen

By 25 Luglio 2019

Dopo aver battuto gli albanesi del Kukesi, ora gli ungheresi affronteranno il Torino nel secondo turno dei preliminari di Europa League. Ecco come gioca la squadra di Andreas Herczeg

La storia del calcio in Ungheria è, solitamente, legata a doppio filo al Ferencvaros, ma il Debrecen è comunque una squadra che ha vinto abbastanza in terra magiara: 7 campionati, 6 Coppe d’Ungheria, 5 Supercoppe, 1 Coppa di Lega. Un palmares non malvagio per chi ha cominciato a mettere trofei in bacheca solo alla fine degli anni ’90: era il 1998-99, infatti, quando il “Loki” vinse la coppa nazionale battendo 2-1 in finale il il Tatabanya grazie al decisivo autogol di Gelei.

Fino a quel momento i biancorossi di Debreceni avevano vinto solo qualche Nemzeti Bajnokság II, ovvero la locale Serie B. Da allora sono stati inanellati vari successi, con l’apice di una partecipazione ai gironi di Champions League nel 2009-2010 (misero ultimo posto con 0 punti fronteggiando Fiorentina, Lione e Liverpool).

Quest’anno la squadra della ruota alata, terza nell’ultimo campionato nazionale alle spalle di Ferencvaros e Mol Vidi, si presenta ai nastri di partenza dell’Europa League e nel secondo turno preliminare affronterà il Torino (andata ad Alessandria al “Moccagatta”, ritorno in Ungheria al “Nagyerdey”), dopo aver superato nel primo turno gli albanesi del Kukesi (3-0 all’andata, 1-1 al ritorno). Che squadra si troverà di fronte Mazzarri, che ha già dichiarato di sentire questa partita «più dell’ottavo di finale di Champions League tra Napoli e Chelsea»?

Il portiere del Debrecen Tomas Kosicky ha vestito la maglia del Novara e del Catania (Getty Images).

Il Debrecen è una compagine capace di scendere in campo con molta fluidità: nell’andata del primo turno, il tecnico Herczeg aveva optato per un classico e lineare 4-4-2, al ritorno ha scelto la via di un più coperto 4-5-1. In porta il titolare il 33enne Oleksandar Nad, passaporti ucraino e ungherese, non ci sarà: e allora spazio allo slovacco ex Novara (48 partite) e Catania (10 in prima squadra e 19 nelle giovanili) Tomas Kosicky; come terzino destro c’è un nativo ucraino, ma di nazionalità magiara come Erik Kusnyir, 19enne mediano che sta trovando una sua dimensione sulla fascia; a sinistra i galloni del titolare li ha l’offensivo Janos Ferenczi, capace di disimpegnarsi anche qualche metro più avanti, che gioca con il Debrecen fin da quando era un ragazzino; al centro i due lungagnoni Bence Pavkovics (186 cm) e Csaba Szatamari (198 cm): fisico da vendere, rivedibili nella velocità di spostamento specie sul breve.

A centrocampo il faro è il capitano e 34enne Toszer, esperienze anche in Italia con Genoa (22 presenze) e Parma (solo di passaggio) e 17 partite in Champions League con le maglie di Genk e Aek Atene: l’allenatore può scegliere, per affiancarlo, tra il più fisico Csosz o il più geometrico Haris.

Debrecen

Dániel Tőzsér, 22 presenze in due stagioni con il Genoa (LaPresse).

Sulle fasce spazio alla fantasia: il più talentuoso – ma discontinuo – è Kevin Varga, speranza del calcio magiaro, ala mancina di tecnica e spunti, che però non sempre sa concentrarsi e mostrare il meglio di sé, cosa che ha fatto nell’andata col Kukesi segnando due reti e servendo un assist; dall’altro lato spesso si punta su Mark Szecsi, giocatore offensivo (capocannoniere stagionale nel 2018/19 con 9 reti) propenso però alla corsa e al sacrificio.

Il centravanti è straniero: dovrebbe avere onere e onore di guidare l’attacco il nigeriano Haruna Garba, prelevato in questa sessione di mercato dai maltesi dello Gzira. Se Herczeg dovesse optare per le due punte, al suo fianco ci sarà Trujic, anche lui 9 reti nella scorsa annata.

Chiusura con note di colore: il premier ungherese Orban è tifoso del Debrecen e ha presenziato all’inaugurazione dell’attuale stadio biancorosso, il “Nagyerdey” celebrando lo spirito ungherese impersonificato da architetti e ingegneri che hanno lavorato all’opera. E poi l’inno ufficiale, scritto da Laszlo Lukacs, frontman del gruppo rock Tankcspada: all’incisione ha partecipato anche l’allora calciatore biancorosso Tibor Dombi, che ha suonato i tamburi.

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