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Guida pratica al Mondiale Under 20

By 23 Maggio 2019
Mondiale Under 20

Parte oggi, in Polonia, il Mondiale Under 20. Ecco tutto, ma proprio tutto, quello che c’è da sapere sulla competizione che raccoglie le stelle di domani

Se pensate che vincere un Mondiale U20 sia essenziale per fare carriera vi sbagliate. Per fare qualche nome: Cavani e Kakà, Isco e Iniesta, Raul o Ronaldinho non hanno sollevato la Coppa del Mondo U20 al cielo. Eppure sono diventati poi giocatori di successo, anzi: sono stati tra i top nelle loro epoche. Poi, certo, c’è anche chi oltre a mettersi in mostra ha portato anche a casa il trofeo: e allora ecco Maradona e Boban, Messi e Cambiasso, Xavi e Rui Costa.

Insomma, i ragazzi che prenderanno parte al Mondiale U20 in Polonia da oggi al 15 giugno possono essere fiduciosi: giocare bene in questa competizione può proiettare le loro carriere in una dimensione che sognano, che devono, però, ancora raggiungere.

Tutte le nazionali hanno stelle e stelline da mettere in mostra, alcune ne hanno fin troppe: Argentina, Portogallo e Francia appaiono un gradino sopra le altre contendenti. Ma ai Mondiali U20 le sorprese sono all’ordine del “biennio” (la competizione si svolge ogni due anni) e allora è lecito aspettarsi qualcosa anche dall’insidioso Senegal, dalle sudamericane Uruguay, Ecuador e Colombia, dai padroni di casa della Polonia e ancora da Messico, Stati Uniti e Nuova Zelanda.

Il ct dell’Italia Paolo Nicolato (Getty Images).

E l’Italia? Reduce da un terzo posto nell’ultima edizione, la squadra affidata al ct Nicolato paga l’esplosione ad altissimi livelli di alcuni dei giocatori ancora in età da Under 20, che andranno a rimpolpare le rose della nazionale di Mancini e – soprattutto – di quella di Di Biagio che si gioca in casa l’Europeo e la qualificazione olimpica. Insomma, la nazionale azzurra deve pensare a passare il turno in un girone non così agevole e poi potrà provare a divertirsi nella fase a eliminazione diretta: tutto ciò che verrà sarà qualcosa di guadagnato.

GIRONE A

POLONIA
Ospita la manifestazione e, dunque, è lecito aspettarsi qualcosa di importante o, quantomeno, dignitoso. Ultimamente è stata una nazionale foriera di talenti, anche se al Mondiale U20 mancava dal 2007, quando in rosa aveva Szczesny e Krychowiak. Questa squadra sembra avere qualcosa in più: del portiere Majecki parliamo a parte; il difensore centrale Walukiewicz è il nome che potrebbe sorprendere. Fari puntati anche sul centrocampista offensivo Kopacz e su Nicola Zalewski, il più giovane della truppa (è nato nel 2002), che gioca nelle giovanili della Roma e ha anche il passaporto italiano.

La stella – Fiches e riflettori su Radoslaw Majecki, il portiere della nazionale di casa. Classe 1999, fisicamente maturo (è alto 193 centimetri), l’estremo difensore del Legia Varsavia ha giocato 14 partite e le altre le ha saltate per un infortunio. I numeri: 7 clean sheet e un rigore parato sui due fronteggiati. Su di lui ci sono gli occhi dell’Arsenal per il dopo-Cech.

David Kopacz, centrocampista polacco dello Stoccarda (Getty Images).

 

COLOMBIA
Un terzo posto come miglior risultato (era il 2003) e un ritorno dopo aver saltato l’edizione del 2017, ma nel Sub-20 sudamericano la Colombia ha ottenuto ben tre successi (l’ultimo nel 2013 con Quintero, Balanta e Jherson Vergara in rosa).
Quest’anno è il reparto offensivo a regalare le perle più preziose: c’è “Cucho” Hernandez, ma anche l’ala Sinisterra, prospetto del Feyenoord pronto a dire la sua in Eredivisie. Tra chi gioca in patria c’è da tenere d’occhio Carlos Cuesta, ventenne difensore centrale e mediano capace di dare solidità alla squadra allenata da Arturo Reyes. Il passaggio del turno è l’obiettivo minimo.

La stella – Juan Camilo “Cucho” Hernandez è del Watford, ma ha trascorso l’annata in prestito in Spagna, in maglia Huesca, proprio come la stagione passata, quando fece furore in Segunda Division. Quattro i gol e tre gli assist in 34 presenze in Liga: prime conferme per una seconda punta dal fisico robusto e compatto, ma dotata di tecnica, velocità e grinta.

Cucho Hernandez (a sinistra) ha giocato con l’Huesca (Getty Images).

 

TAHITI
Cenerentola del girone, ma anche dell’intera competizione: Tahiti arriva in Polonia grazie al secondo posto ai campionati oceanici U19 dello scorso anno, persi in finale con la Nuova Zelanda dopo una partita comunque gagliarda e per certi versi sfortunata. Il calcio che propone è semplice e lineare: pochi fronzoli, con la fantasia affidata ai piedi di Tehau, talentuoso trequartista o seconda punta. Qualche problema in difesa, dove la tattica e la tecnica non eccellono e costano molto care alcune letture un po’ allegre dell’intero reparto. Nella competizione continentale si era ben disimpegnato il portiere Pito, che però paga un fisico non eccezionale: in rampa di lancio c’è il classe 2002 Capel, che fa parte del settore giovanile del Saint Etienne.

La stella – Peschiamo in Francia per la nazionale tahitiana: il nome buono è quello del classe 2001 Terai Bremond, che a febbraio ha firmato un contratto da professionista col Tolosa. Centrocampista dal fisico solido, fa fruttare muscoli e atletismo in una posizione da interno, appoggiando spesso l’azione offensiva e spingendosi in area avversaria.

 

SENEGAL
Terza apparizione al Mondiale U20 per la nazionale che è arrivata seconda all’ultima Coppa delle nazioni africane di categoria: il miglior piazzamento è il quarto posto ottenuto nel 2015, quando fu il “derby” con il Mali a sancire chi avrebbe conquistato il gradino più basso del podio. Si presenta con un modulo base che prevede un folto centrocampo, composto da 5 uomini tra cui Diagne e Ciss (che giocano nel Le Mans e nel Fortuna Sittard), e un’unica punta, Niane: l’ideale per sfruttare potenza atletica e velocità e provare a sorprendere qualche compagine più quotata.

La stella – Già messosi in luce nell’edizione di due anni fa in Corea del Sud, Ibrahima Niane è reduce da una stagione da 10 gol e 2 assist con la maglia del Metz in Ligue 2. Alto, potente e veloce: in campo aperto sa essere letale. L’ideale per una nazionale che fa del fisico e del contropiede le sue armi migliori.

Ibrahima Niane, attaccante senegalese del Metz (LaPresse).

 

GIRONE B

MESSICO
Vicecampione della Gold Cup U20 (il torneo dell’area Concacaf), il Messico si presenta in Polonia con l’idea di provare a raggiungere i fasti del 1977, quando fu finalista. E lo fa con un giocatore già decisivo anche in Europa: Diego Lainez, gioiellino del Betis Siviglia. Sarà lui il fulcro di un 4-2-3-1 molto offensivo e con tanta fantasia in campo: dribbling e giocate, però, non bastano se non si fa gol e a quelli dovrebbe pensarci José Macias, centravanti dalla stazza non imponente, ma micidiale in area di rigore (finora, con la Tricolor U20 ha siglato 11 gol in 10 incontri). Curiosità per il possente difensore Oswaldo Leon: alto e massiccio, ma in grado di giostrare anche da terzino sinistro e, in prospettiva, giovane che può dire la sua anche in una difesa a 3.

La stella – Presentarlo è facile: Diego Lainez, il “Messi de Coapa”, nome della località di Città del Messico da cui viene. Estrosa ala sinistra, ha raggiunto a metà stagione il Betis Siviglia, segnando in Europa League e diventando il più giovane marcatore messicano della competizione. Luci della ribalta, per lui, in questo Mondiale U20, dove è decisamente tra i calciatori più attesi.

Diego Lainez, stellina messicana del Betis (LaPresse).

 

ITALIA
La generazione azzurra è promettente, ma questa nazionale deve fare a meno di tanti calciatori che – per l’età – sarebbero potuti essere a disposizione del ct Nicolato. Basti pensare a Tonali, Kean, in teoria anche Donnarumma: tutti loro saranno a disposizione o di Mancini per la corsa a Euro 2020 o di Di Biagio per l’Europeo U21 che si gioca tra Italia e San Marino. Gli azzurri affidano le proprie speranze a Pinamonti, mentre Pellegrini e Bellanova saranno i terzini che dovranno appoggiare la maonovra offensiva. Da menzionare anche Frattesi (centrocampista del Sassuolo reduce dal prestito ad Ascoli) e Scamacca, che cerca rilancio e consacrazione tutto assieme. In porta ci sarà Plizzari. L’obiettivo dei sogni: bissare il podio di due anni fa (terzo posto), ma più concretamente i quarti di finale sarebbero già un ottimo risultato.

La stella – La scelta cade su Andrea Pinamonti, che nel primo anno in cui ha trovato spazio in Serie A (a Frosinone, in prestito dall’Inter) ha dimostrato di avere numeri importanti. E i numeri sono anche sul suo tabellino, con 5 reti e 3 assist in 27 partite. Le qualità fisiche ne fanno un centravanti, ma è letale anche lontano dall’area: chiedere per conferme alla Fiorentina.

Andrea Pinamonti, attaccante del Frosinone (Getty Images).

 

GIAPPONE
Il Giappone, finalista nel 1999, ha in casa un 17enne da leccarsi i baffi: Takefusa Kubo, che era nel vivaio del Barcellona, ma che poi è tornato in patria per le sanzioni della Fifa ai catalani sul reclutamento di calciatori minorenni. Kubo, però, non sarà in Polonia, ma addirittura giocherà la Copa America con i “grandi”, grazie all’invito che Giappone e Qatar hanno ricevuto per completare il quadro della competizione continentale sudamericana. E allora ecco che senza la stella più luminosa, i nipponici si affidano a tattica e disciplina per provare a sorprendere: lo fanno schierando in mediana a Saito e Goke, giocatori che hanno già una discreta esperienza e che sono nel giro della nazionale maggiore. In avanti la sorpresa può essere il 2002 Nishikawa, che il Cerezo Osaka ha messo sotto contratto un paio di mesi fa: raramente un calciatore così giovane riceve queste opportunità.

La stella – Chiavi della squadra affidate a Mitsuki Saito, regista dello Shonan Bellmare. Il classe ’99 agisce davanti alla difesa, con il compito di smistare palloni e mettere in ordine nella squadra: lo fa con pochi fronzoli e buona rapidità, qualità che hanno suscitato l’interesse di alcune squadre europee come il Mainz e l’Utrecht.

Mitsuki Saito (sinistra), regista dello Shonan Bellmare (Getty Images).

 

ECUADOR
Ha vinto il Sub-20 sudamericano: già questo basta a inserire l’Ecuador tra le favorite del torneo, seppur non abbia mai brillato nelle precedenti occasioni in cui è stato presente. Stavolta, però, di godere di possibili pronostici favorevoli ne ha ben donde, perché la formazione guidata dall’argentino Celico di giocatori da tenere d’occhio ne ha parecchi: il terminale offensivo è Campana, ma dietro di lui promette scintille e faville il terzetto composto da Plaza (che gioca nel Valladolid in Spagna), Rezabala e Alvarado. In difesa c’è da seguire con interesse il terzino Palacios, che cerca gloria in Olanda nel Willem II, mentre il portiere titolare prescelto è Wellington Ramirez, il più giovane dei tre estremi difensori che fanno parte della rosa ecuadoriana.

La stella – Leonardo Campana gioca nel Barcellona, ma quello ecuadoriano di Guayaquil. È un centravanti potente, che si muove bene in area di rigore e ha un ottimo tempismo sui colpi di testa, oltre ad avere una buona velocità palla al piede. Se affinerà le doti tecniche sarà un giocatore che dirà la sua anche in Europa, dove peraltro è già molto ambito.

 

GIRONE C

HONDURAS
Ottava volta al mondiale per la nazionale honduregna, che nelle precedenti sette occasioni non ha mai superato il girone eliminatorio. Ci proverà in Polonia, dove arriva senza talenti di grido: i prospetti più interessanti appaiono Meija e Villafranca, che proveranno con fantasia e velocità a pungere le squadre avversarie. In una formazione impostata dal ct Tabora con un elementare e pulito 4-4-2, il perno difensivo sarà Wesley Decas, che gioca nella seconda squadra dell’Atlanta United dopo aver tentato – per ora senza successo – l’avventura europea nel Nacional de Madeira ed essere stato provinato, anche qui con pochi riscontri positivi, da Liverpool e Psv Eindhoven.

La stella – Carlos Meija: è a lui che l’Honduras affida le proprie (flebili) speranze di conquistare il passaggio del turno. È un’ala sinistra di stampo classico: baricentro basso (174 cm) e una discrea velocità. La vetrina del Mondiale potrà garantirgli di essere visionato da qualche squadra estera, ma difficilmente potrà tentare di andare oltre l’Mls o il campionato messicano, almeno per adesso.

 

NUOVA ZELANDA

Vincitrice della Coppa d’Oceania U19 lo scorso anno, la Nuova Zelanda arriva al torneo mondiale per la sesta volta nella storia. Ad allenarli è l’inglese Des Buckingham, 34 anni: nel 2017 fu nominato tecnico del Wellington Phoenix, la squadra neozelandese che milita nel massimo campionato australiano, diventando così il più giovane tecnico professionista della A-League. Lo schema di base è un elastico 3-4-1-2: quell’uno è Singh, ma di talenti che possono fare una buona carriera ce ne sono parecchi. Tra loro il portiere Woud, che difende i pali del Willem II in Eredivisie, il centravanti Mata, che gioca in Svizzera col Grasshopper, e l’esterno sinistro Liberato Cacace, le cui origini nostrane non sono complicate da notare (il padre ha un ristorante a Petone, località di Lower Hutt che in lingua maori significa “fine della spiaggia di sabbia”).

La stella – L’ex portiere del Man Utd Bosnich lo ha definito «il miglior giocatore della A-League»: parliamo di Sarpreet Singh, talentuoso trequartista del Wellington Phoenix. Per metà indiano, Singh è un giocatore che ha combinato 12 tra gol e assist in 25 presenze: cifre rilevanti per un giocatore che sogna, ma non si monta la testa.

Liberato Cacace gioca nel Phoenix (Getty Images)

 

URUGUAY
Due volte finalista (nel 1997 e nel 2013), appare difficile che l’Uruguay possa fare il colpaccio nell’edizione che sta partendo in Polonia. Rispetto all’ultimo Sub-20, la Celeste ha cambiato allenatore (Ferreyra ha preso il posto di Coito) e anche modulo e uomini. Si riparte da Schiappacasse, ma anche dal centrale di difesa Araujo, assente nella rassegna continentale chiusa al terzo posto. In rosa c’è anche un giocatore della Juventus: il portiere Franco Israel, 4 presenze in Primavera e una manciata di panchine con la squadra B in Serie C.

La stella – Il cognome buffo non tragga in inganno: Nicolas Schiappacasse è un giocatore che può esplodere da un momento all’altro. Finora non ha sfruttato le proprie chance né all’Atletico Madrid, né col Parma: questo torneo sarà uno spartiacque decisivo per la carriera di questo attaccante che può giocare esterno, ma che vicino alla porta sa essere letale. Deve però recuperare da un malanno muscolare che lo ha frenato negli ultimi tempi.

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Nicolas Schiappacasse con la maglia del Parma (LaPresse).

 

NORVEGIA
La concretezza scandinava ha permesso alla Norvegia di qualificarsi alla rassegna iridata dopo aver superato la blasonata e quotata Inghilterra nel playoff tra le terze dei gironi di Euro U19 l’anno scorso. Poche aspettative, però, in Polonia per la formazione di Johansen, che punta tante fiches su Haland, la punta di diamante e anche la punta di ruolo della formazione. A portare la fantasia nell’insieme di concretezza nordico è il sangue caliente del centrocampista offensivo Markovic, metà norvegese e metà bosniaco, che quest’anno ha giocato nelle fila del Mostar, in Bosnia: una rete in 14 presenze il suo bottino. Gioca all’estero, tra le riserve del Wolverhampton, anche un altro giocatore interessante: il terzino sinistro Kitolano, origini congolesi.

La stella – Figlio d’arte (il padre Alf-Inge fu difensore del Manchester City), Erving Haland è tutto quello che ci si aspetta da un centravanti scandinavo: potenza, altezza, robustezza. Il classico giocatore quadrato e spigoloso, con tecnica elementare, ma difficile da affrontare nel gioco aereo e sulle palle inattive.

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Il terzino norvegese John Kitolano gioca nelle riserve dei Wolves (Getty Images).

 

GIRONE D

 

QATAR
Nel 1981 fu finalista, ma questa è solo la quarta partecipazione al Mondiale U20 per la nazionale qatariota, che a livello di selezione maggiore è reduce da una Coppa d’Asia vinta e da una Coppa del Mondo, la prossima, da ospitare. Il selezionatore Bruno Miguel è portoghese, ma meno “internazionale” è la rosa del Qatar, con soli tre giocatori su 21 che militano lontano da casa: il portiere Salah, il centrocampista Ali e il difensore Homam: tutti e tre sono tesserati per i belgi dell’Eupen, ma sono in forza alla squadra riserve. L’elastico 4-1-4-1 con cui gli asiatici scenderanno in campo cerca i gol in Abdulrasheed e in Syhaputra, tecniche e rapide frecce dell’arco di Bruno Miguel.

La stella – Ahmed Al Minhali è uno dei giocatori più esperti della selezione qatariota: è un terzino sinistro che ha inanellato 14 presenze con la maglia dell’Al Sailiya nelle ultime due stagioni. Alto 177 cm, dovrà dimostrare passo e disciplina tattica per avere la chance di mettersi in luce e provare ad ambire a qualcosa di più (ma probabilmente non troppo) importante per la sua carriera.

 

NIGERIA
Due volte finalista (nel 1989 e nel 2005), la Nigeria punta a fare bene anche nella rassegna iridata di quest’anno, pur essendo reduce da un quarto posto abbastanza deludente nella Coppa delle nazioni africane U20. Il ct Paul Agigbogun può contare su una rosa con diversi prospetti da tenere d’occhio, soprattutto a centrocampo dove Dele-Bashiru è atteso da prove importanti, mentre Kingsley vorrà mettersi in luce su un palcoscenico di livello internazionale dopo aver mostrato qualcosa di buono nell’ultima Serie B con la maglia del Perugia. In rosa anche il portiere 2001 Jonathan Zaccala, milanese di nascita e in forza all’Arconatese (Serie D) nell’ultima stagione, pur senza mai scendere in campo.

La stella – Dele-Bashiru ha giocato nella squadra riserve del Man City, con cui l’anno scorso ha esordito in Coppa di Lega contro il Leicester. Centrocampista centrale di nascita e formazione inglese, fa della prestanza atletica il suo punto di forza, ma è al bivio della carriera: Guardiola gli ha chiesto da tempo il salto di qualità non ancora mostrato. Nota di calciomercato: è nel mirino dell’Atalanta.

Tom Dele-Bashiru, centrocampista del City corteggiato dall’Atalanta, impegnato in una gara di Youth League contro il Barça (Getty Images).

 

UCRAINA
Provare a far meglio degli ottavi di finale: è questo l’obiettivo dell’Ucraina, che per la quarta volta arriva al Mondiale U20. E lo fa da semifinalista della rassegna continentale U19 dell’anno scorso. Il 3-4-2-1 del ct Petrakov è un modulo che esalta tecnica e fisicità: a dare la prima ci pensa soprattutto Tsitaishvili, ala della Dinamo Kiev, nato in Israele dove il padre Klimenti, georgiano, giocava nell’Hapoel Rishon LeZion; per la fisicità ecco il centravanti Supriaha, classe 2000 e autore di 5 reti in U19. È in porta, però, che l’Ucraina gioca il jolly, con Lunin chiamato a imporsi in maniera definitiva.

La stella – Chi se non Andriy Lunin? Il portiere di proprietà del Real Madrid (ma reduce dal prestito al Leganes) è atteso da un Mondiale U20 dove dimostrare di essere uno dei migliori prospetti al mondo nel ruolo. Esplosivo e atletico, nei pali dimostra i suoi punti di forza, mentre deve correggere qualche difetto nelle uscite sulle palle alte.

Mondiale Under 20

 

STATI UNITI
Due anni fa furono quarti di finale, ma stavolta si può ambire a qualcosa di più, visto che l’ultima competizione continentale che ha disputato l’ha dominata. Tab Ramos, il ct, ha scelto di portare una squadra molto giovane: sono solo sei i classe 1999, tutti gli altri sono nati nel 2000 o oltre. Il centrocampo è il reparto più ricco di talento: brilla la stellina di Tim Mendez, che veste la maglia del Friburgo. In Germania gioca anche Sebastian Soto, professione centravanti e in rosa nell’Hannover 96. De La Fuente fa parte della masìa del Barcellona e pare destinato a grandissime cose, Dest (Ajax) e Ledezma (Psv) sono le future stelle della Eredivisie. E poi si va all-in con Weah jr.

La stella– Il padre George ha giocato con la Liberia e ora ne è presidente, al figlio Timothy Weah basterà forse ripercorrere le orme solo sul campo da gioco (con un Pallone d’Oro in bacheca, tanto per dire). Non sarà facile, ma la stoffa c’è e il giovane attaccante degli Usa lo ha dimostrato anche al Psg, oltre che al Celtic Glasgow dove ha trascorso in prestito la stagione appena conclusa.

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Sebastian Soto, attaccante dell’Hannover 96 (Getty Images).

 

 

GIRONE E

PANAMA
Sesta partecipazione per la selezione panamense, che non è mai riuscita ad andare oltre la fase a gironi. Ci riprova quest’anno, con qualche chance di riuscirvi, favorita anche da un raggruppamento dove parte dietro alla Francia, ma che la vede partire alla pari con le altre avversarie. In panchina c’è Dely Valdes, ma si tratta di Jorge, fratello di Julio Cesar che fu iconico e prolifico attaccante del Cagliari: il reparto offensivo è quello che dovrebbe dare maggiori garanzie, con Guerrero e Diaz che guideranno il fronte d’attacco. Harvey e Walker sono i due centrocampisti centrali: sono in prestito nella seconda squadra del Los Angeles Galaxy e proveranno a sfruttare la competizione iridata per mettersi in luce e tentare la scalata alla Mls.

La stella – L’obiettivo di quest’anno era impressionare una squadra europea; la fiducia gliel’ha data il Maccabi Tel Aviv: parliamo di Eduardo Guerrero, attaccante del 2000 che ha già esordito nella nazionale maggiore panamense. Seconda punta o esterno offensivo, è veloce e pungente in zona-gol, ma pecca nella continuità: se migliora sotto questo aspetto, potrà togliersi buone soddisfazioni.

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Jorge Dely Valdes, qui con la maglia dei Colorado Rapids nel 1999, è il Ct di Panama (Getty Images).

 

MALI
Nel 2015 conquistò il terzo posto, adesso basterebbe meno per essere soddisfatti: ma se c’è la possibilità di sorprendere, perché non sfruttarla? La nazionale maliana è guidata da Mamotiu Kane e poggia le proprie speranze sui giocatori di formazione ed esperienza europea: tra loro i salisburghesi Koita, Diakite e Camara, ma anche N’Diaye (Cska Mosca) e l’altissimo difensore centrale Diaby, in forza all’Antwerp in Belgio. Tra i giocatori che militano nel campionato locale c’è da tenere d’occhio il centrocampista offensivo Traore, che ha segnato già 2 reti in U20 e ha esordito nella Champions League africana.

La stella – Ha giocato in prestito al Wolfsberger (Bundesliga austriaca, 4 gol e 4 assist in 13 incontri), è di proprietà del Liefering, ma è già promesso sposo del Red Bull Salisburgo: per Sekou Koita, insomma, il futuro a medio termine è già segnato. È un attaccante rapido, dal fisico non prestante, ma dalle alte frequenze e dal passo svelto: occhi aperti, è un giocatore interessante.

 

FRANCIA
La delusione del 2017 è alle spalle, adesso la Francia del ct Diomede fa sul serio: è nel lotto della favorite, non può nascondersi e non è neanche intenzionata a farlo. Il talento abbonda in terra transalpina: in porta c’è Lafont, che alla Fiorentina è andato a corrente alternata, ma che ha già disputato più di 130 partite in carriera tra Ligue1 e Serie A; in difesa Zagadou è un pezzo pregiato, ma non da meno sono N’Dicka e Kamara. A centrocampo Cuisance su tutti, ma anche Loiodice è un giocatore più che interessante. Ampia scelta di talenti anche in attacco: la semi-meteora del Crotone Diaby è stato un giocatore molto utilizzato da Tuchel nel Psg, Lenny Pintor e Amine Gouiri vengono dal vivaio del Lione, ormai ampiamente una garanzia.

La stella – La scelta era difficile, ma alla fine è caduta su Dan-Axel Zagadou, aitante centrale del Borussia Dortmund. È stato una colonna dei gialloneri nella prima parte di stagione, poi ha avuto qualche acciacco fisico e il Dortmund si è sciolto: se non si crede alle coincidenze, bisogna prendere atto che Zagadou è uno dei difensori più appetitosi del panorama mondiale.

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Dan-Axel Zagadou, difensore del Borussia Dortmund (Getty Images).

 

ARABIA SAUDITA

Più autoctoni di così non si può: l’intera rosa gioca in patria e anche il selezionatore Atawi non fa eccezione. Campione d’Asia U19 l’anno scorso, l’Arabia ha raggiunto due volti gli ottavi di finale (nel 2011 e nel 2017) e sogna di migliorarsi qui in Polonia. Potrebbe pagare la penuria di esperienza dei suoi giocatori, alcuni dei quali saranno talentuosi, ma che non sono certo avvezzi alle competizioni di così ampio respiro internazionale e – soprattutto – non hanno neanche molto spazio nelle rispettive formazioni. Il 4-2-3-1 si poggia dunque sulla vena estrosa di Al Aammar, mentre Firas Al Buraikin è chiamato a segnare i gol per prolungare il sogno saudita. Tra chi si è già tolto qualche soddisfazione c’è Mahnashi, che ha siglato un gol nella partita che ha visto il suo Al Ittifaq contrapporsi all’Al Shabab: arbitrava il polacco Marciniak, chissà che non sia un segno del destino.

La stella– Turki Al Ammar è stato indicato nel 2018 come il miglior giovane di tutta l’Asia: un riconoscimento importante per il centrocampista di qualità classe 1999, che avrà modo di sfruttare la vetrina iridata per provare a giocarsi il sogno di un approdo in Europa.

 

GIRONE F

 

ARGENTINA
La favorita? Perché no? L’U20 albiceleste è sempre stata fucina di talenti appetiti da mezzo mondo e questa generazione non fa eccezione. E poi, se il blasone conta qualcosa, va ricordato che l’Argentina ha vinto ben 6 mondiali di categoria sui 21 che si sono disputati fin qui: un record, insediato solo dal Brasile pentacampione, ma assente quest’anno. Ai nastri di partenza la formazione del ct Batista si presenta con calciatori di prim’ordine, tra cui il centrocampista Almendra, sogno non tanto nascosto e neanche così proibito del Napoli. In difesa occhi su Perez, già preso dall’Atletico Madrid, mentre Gonzalo Maroni è il trequartista che può accendere la luce. Il più giovane è De La Vega: conviene non perderlo di vista.

La stella– Ezequiel Barco può essere la stellina della manifestazione. Con l’Independiente ha già toccato il fondo (un rigore sbagliato che costò la qualificazione in Libertadores) e l’apice (un gol – sempre su rigore – che valse la vittoria in Sudamericana). Ora gioca in Mls con l’Atlanta United: l’anno scorso ha vinto e segnato 4 gol, quest’anno ha già pareggiato il conto di gol in un terzo delle partite. Il ruolo? Ala sinistra tutta genio e velocità.

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Ezequiel Barco gioca negli Stati Uniti con l’Atlanta United (Getty Images)

 

PORTOGALLO
Nel 1989 e nel 1991 arrivarono due successi al Mondiale U20: il Portogallo è legittimato ad ambire alla terza vittoria nella competizione. Arriva da campione europeo U19 con una generazione di fenomeni, anche se mancherà il ricercatissimo Joao Felix, ormai abbonato alla nazionale maggiore. Poco male per il ct Helio Dias, che potrà farsi forte di una coppia di terzini di prim’ordine (Dalot e Ruben Vinagre, entrambi impegnati in Premier League rispettivamente con Manchester United e Wolverhampton), ma anche su centrocampisti Gedson Fernandes e Nuno Santos o attaccanti come Trincao e Jota: una quantità di talento che esplode e che, se mantiene le attese, lancerà il Portogallo verso lidi ambiziosi pure a livello di calcio dei grandi.

La stella – Gedson Fernandes è ormai una certezza del Benfica e lo sarà anche del Portogallo che verrà: quest’anno è già stato protagonista in Champions League (un gol, un assist) e in campionato il classe 1999 nativo di Sao Tomé e Principe ha mostrato duttilità e continuità, affermandosi come uno dei più interessanti centrocampisti del pur folto panorama europeo.

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Gedson Fernandes è la stellina del Benfica (Getty Images).

 

COREA DEL SUD
Il quarto posto del 1983 è un ricordo ormai sbiadito e provare a rinverdire i fasti di quei tempi sembra molto complicato. Il ct Chung ha comunque a disposizione una squadra con individualità molto interessanti, tra cui spicca la stellina del Valenzia Kang-In Lee. Il 352 sembra il modulo prediletto dai sudcoreani, con le chiavi del centrocampo affidate a Jung-Min Kim (orbita Red Bull Salisburgo) e con il centrale Hyun-Woo Kim che sta giocandosi le sue chance in terra europea nella Dinamo Zagabria, ma non ha ancora sfondato. Desta interesse il portiere tedesco-sudcoreano Choi Min Soo, in Germania noto come Kevin Harr: è dell’Amburgo e parte come secondo portiere, ma sta scalando in fretta le gerarchie del ct.

La stella – Ottanta milioni di euro: è la clausola risolutoria per portar via dal Valencia Kang-In Lee, talentuoso giocatore offensivo, brevilineo e molto tecnico. Tutto mancino, agisce sulla trequarti in tutti i ruoli, ma predilige la destra, da dove può rientrare sul piede preferito per scoccare tiri che sono velenosi, secchi ed efficaci.

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Kang-In Lee con la maglia del Valencia (Getty Images).

 

SUDAFRICA
Terza classificata alla Coppa delle nazioni africane valsa come qualificazione al Mondiale, la selezione guidata da Thabo Senong potrà dichiararsi soddisfatta se riuscirà a eguagliare la qualificazione agli ottavi di finale del 2009, miglior risultato mai raggiunto. Il 4-2-3-1 vede come terminale offensivo Lyle Foster, che è nella rosa del Monaco, ma si investono fiducia e speranze in Mabiliso e Leo Thethani, ala destra che quest’anno ha militato nella seconda squadra dell’Ajax. Menzione d’onore per l’esterno d’attacco mancino Mkhuma: è il giocatore meno alto del torneo, con 163 cm pronti, però, a diventare la sua arma vincente con velocità e rapidità di passo.

La stella– L’anno scorso, da debuttante nella massima serie sudafricana, Sibusiso Mabiliso è entrato nella short-list per vincere il premio di “Giovane dell’anno”, che poi però gli è sfuggito. Quest’anno si è confermato come un ottimo terzino sinistro, capace di giostrare anche qualche metro più avanti: caratteristica che lo rende appetibile anche per chi utilizza la difesa a tre.

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