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Haaland è il prototipo di un atleta mai visto prima

By 19 Febbraio 2020

Devastante, feroce, veloce, possente, inarrestabile. Praticamente mitologico, l’attaccante incarna qualcosa di mai visto prima: un atleta estremamente potente ma agilissimo, dotato di una trascinante “energia emozionale” e che sembra vivere la gara in un eterno highlight

Nel 2016 scrivevo che la curva evolutiva del progresso sportivo aveva deviato rispetto a quello che credevamo fosse il suo continuum. Invece di andare avanti a creare atleti fisicamente sempre più possenti e al limite dell’oltreumano aveva deciso di consegnare il presente e il futuro ad atleti leggeri e infusi di grazia tecnica come Curry nel basket, Kristoffersen nello sci e Neymar nel calcio.

Nello specifico calcistico Neymar sembrava davvero il dopo Cristiano Ronaldo-Messi, in quanto la sua quasi eterea conduzione del pallone, legata ad uno spunto di base velocissimo e alle capacità tecniche facevano del brasiliano il calciatore del futuro senza in quel momento nessun paragone o emulo possibile.
Rispetto al passato però la curva evolutiva dello sport agonistico corre così veloce che questi atleti indicati solo quattro anni fa come futuro almeno prossimo, sembrano già far parte di un passato al limite del rimpianto.

(Photo by Stuart Franklin/Bongarts/Getty Images)

Oggi ci sono due modelli atletici in cima alla piramide, con il secondo prototipo che sembra essere qualcosa di mai visto prima. Da una parte ci sono atleti che hanno saputo mixare la potenza atletica alla leggerezza, colorando tutto con una tecnica nei loro diversi sport davvero eccelsa. Miscelare potenza, tecnica e leggerezza ha creato sportivi che hanno un’enorme caratteristica precipua su cui puntano molto, l’essenzialità.I riferimenti più grandi di questa tipologia di atleti sono il biathleta Fourcade, Egan Bernal nel ciclismo e nel calcio Harry Kane, meraviglioso esempio di centravanti che esalta fisico, leggerezza nelle movenze ed essenzialità tecnica che punta al sodo e al bello allo stesso tempo.

Ma quando si era pronti ad esaltare questo nuovo fenotipo atletico, ecco che ne emerge ancora un altro, in una rincorsa esagerata al nuovo sportivo che fa spavento, se pensiamo al tempo che ci voleva prima per passare da Pelé, a Cruyff, a Maradona nel calcio oppure da Mennea, a Carl Lewis, a Donovan Bailey nell’atletica leggera.

 (Photo by Lars Baron/Bongarts/Getty Images)

Oggi, ma proprio storia dell’oggi più stringente, ci sono almeno quattro atleti che stanno dicendo qualcosa di completamente diverso in quattro discipline. I superquattro sono Zion Williamson nel basket, Johannes Klaebo nello sci di fondo, Mathieu van der Poel nel ciclismo e Erling Braut Haaland nel calcio.
I quattro hanno almeno tre caratteristiche che li fanno emergere in maniera prepotente rispetto allo standard. In primo luogo hanno un corpo incredibile, da giganti ma allo stesso tempo con una distribuzione muscolare armoniosa che fa spavento. Sono corpi che solo per caso hanno scelto una disciplina perché sembrano l’esaltazione assoluta della pratica sportiva tout court, senza peculiarità fisiche legate alla disciplina stessa.

Collegata alla prima, è evidente anche una loro seconda caratteristica. I quattro riescono a tenere insieme una inarrestabile potenza muscolare con un’incredibile agilità ed elasticità. Prima di loro era impensabile concepire corpi così potenti essere così agili, frutto di un’evoluzione dovuta non solo a programmi di allenamento differenti rispetto al passato, ma anche alla grande attenzione che sta di nuovo avendo la tecnica in tutti i livelli di crescita di un atleta. Basta vedere Williamson andare al rimbalzo offensivo, osservare Haaland scattare sul filo da fuorigioco, Klaebo scartare di lato per superare un avversario e vedere Van der Poel recuperare sui fuggitivi con dieci pedalate fa impressione. Salta subito agli occhi la loro spaventosa capacità di unire sveltezza e potenza, in un connubio unico, mai visto prima.

 (Photo by Lars Baron/Bongarts/Getty Images)

Infine c’è una terza caratteristica che rubo a Lorenzo Neri, il quale ne ha parlato durante una puntata del podcast sul mondo NBA “Ball don’t lie”, in riferimento a Zion. Questi atleti del tutto nuovi hanno una trascinante “energia emozionale”, ovvero una mai scemante pulsione continua che attacca gli occhi dello spettatore al campo o ai vari schermi su cui li ammiriamo. Quando entrano nell’inquadratura questi quattro riempiono completamente lo spazio scenico con un’energia cinetica incontenibile e quasi ingestibile anche solo per chi li vede. Spaccano letteralmente il frame visivo e quasi si sporgono verso di noi, diventando tridimensionali già nel loro solo muoversi per il campo di gara.

Immersi come siamo in un universo mediale in cui tutto è visione, poco resta sulla retina per non sovraccaricare la memoria di troppe immagini che diventano subito ingestibili, ma i quattro con ogni loro piccolo movimento sono capaci di stamparsi nei nostri occhi e penetrare la nostra memoria e di conseguenza quello che è l’immaginario collettivo (che si sfalda e ricompone ad una velocità entusiasmante ma anche “cretina”, se pensiamo ai problemi del mondo e a come li dimentichiamo in fretta. Ma questo discorso ci porterebbe troppo lontano) con la forza atomica di una fiammata improvvisa. Li vedi una sola volta, la prima volta, e già sai che sono il meglio che ci sarà. Non hanno bisogno di una prova d’appello.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Bongarts/Getty Images)

Sempre in questo senso hanno anche un’altra peculiarità tutta contemporanea. Sembrano vivere la gara in un eterno highlight, che è poi il modello di fruizione principe con cui guardiamo gli sport oggi. Ogni loro azione è sempre un picco scenico, da diffondere poi ovunque, condiviso milioni di volte. Fino al prossimo, che arriva poco dopo.

Altra richiesta della ecologia cultural-mediale di oggi è una definizione inglobante e specificante. Io i quattro li chiamerei Minotauri, perché devastanti, feroci, veloci, possenti, inarrestabili e mitologici perché prototipi di un nuovo che stiamo solo adesso conoscendo.

One Comment

  • Christian Bonetti ha detto:

    Ciò che accomuna questi grandi atleti, oltre alla loro giovane età e al fatto di essere dei predestinati, è che riescono già ad essere terribilmente dominanti, chi più chi meno.

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