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Rabbia Saudita

By 19 Agosto 2019

Hervé Renard è il nuovo commissario tecnico dell’Arabia Saudita, una nazionale che dal 1956 ha esonerato 60 allenatori (24 negli ultimi 20 anni). La sua partita, ora, si gioca soprattutto fuori dal campo

Adesso tocca a lui. Tocca all’eterno ragazzo dalla camicia bianca slim fit. Il 51enne francese Hervé Renard è il nuovo selezionatore dell’Arabia Saudita. Guiderà i brasiliani del deserto dalla panchina più bollente del pianeta. E non è una questione di temperature torride nelle terre sequestrate dal deserto. La federcalcio saudita cannibalizza gli allenatori: Renard è il 60esimo ct da quando nel 1956 è nata la federazione. Il 24esimo negli ultimi vent’anni.

Numeri che fanno impallidire persino il famelico Zamparini, ma a quelle latitudini funziona così: l’esonero è l’accessorio più gettonato nella stanza dei bottoni. A Riyadh non guardano in faccia a nessuno, anche se ti chiami Rijkaard, Beenhakker o Solari. Il tuo curriculum diventa carta straccia al primo risultato negativo, ma a volte basta un pareggio di troppo a far partire la lettera di licenziamento.

Ne sa qualcosa il carneade (almeno alle nostre latitudini) brasiliano José Candinho, esonerato nel lontano 1993 tra il primo e il secondo tempo di una partita. Così come Carlos Alberto Parreira, silurato a mondiale in corso (unico caso nella storia del torneo iridato) nel 1998 dopo il ko di Parigi contro la Francia.

Hervé Renard

Herve Renard dirige l’allenamento del Marocco durante i Mondiali russi (Photo by Julian Finney/Getty Images).

Roba da montagne russe, ma senza l’emozione e le garanzie di rimanere in vettura almeno fino al termine della corsa. L’Arabia Saudita eppure ha una storia tutt’altro che recente nella galassia della sfera di cuoio. Nel 1994 raggiunse da neofita gli ottavi di finale dei mondiali a stelle e strisce, mettendo in mostra un portiere solido, Al Deayea, un difensore di buon livello tecnico, Zebermawi, un’ala dal dribbling travolgente, Al Jaber, e un trequartista, Saed Al Owairan, che realizzò al Belgio il gol più bello dell’iride made in Usa. Una fotocopia di quello che Maradona rifilò all’Inghilterra. Un coast to coast da mettere i brividi. Al Owairan diventò l’idolo delle folle, il riferimento del movimento calcistico saudita, ma quando qualche tempo dopo venne pizzicato in un night con alcune signorine durante la tourneè della sua nazionale in Egitto, finì in galera. Salvo essere rilasciato qualche settimana prima dei mondiali francesi del 1998.

Questo è il pittoresco calcio saudita, che sorprese un Rivelino a fine carriera quando scoprì che a Riyadh i campi da calcio erano in cemento dipinto di verde. Che traumatizzò la moglie di Zagallo, multata per aver preso il sole in bikini nella piscina della villa messa a disposizione dalla federcalcio alla famiglia del tecnico verdeoro. Che provocò le dimissioni di Wortmann, che essendo cattolico non aveva il diritto di dormire alla Mecca (città sacra per l’Islam) la notte precedente a un incontro della nazionale.

(Photo by Julian Finney/Getty Images)

Renard, uomo con la pelle cotta dal sole africano, ha imparato a convivere con i mille problemi del continente nero. Quando allenava lo Zambia dovette persino attendere il ritorno a Lusaka della squadra under 18 per ottenere le uniche mute disponibili. La fornitura della Nike era stata in buona parte “sequestrata” dal ministero dello sport per essere rivenduta sottobanco. Ora dovrà scalare un’autentica montagna. Del resto, come dice il proverbio, “se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”, riferito all’abilità di trasformare un disastro in un successo solo grazie alla propria abilità. In attesa comunque di diventare il piatto prelibato dei suoi datori di lavoro. Ne riparleremo tra un anno, oppure, più probabile, molto prima.

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