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I 10 eventi sportivi del 2019 di cui vorremmo riscrivere il finale

By 27 Dicembre 2019

10 autori di QuattroTreTre hanno provato a scrivere un finale diverso ai 10 eventi sportivi che più ci hanno lasciato l’amaro in bocca in questo 2019

Alec Cordolcini: Atalanta – Lazio, finale di Coppa Italia

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Co Adriaanse parlava di giornalismo da tabellino. Siamo invasi da bacheca-dipendenti che preferiscono gli almanacchi al campo. Il lavoro quotidiano, il budget a disposizione, il contesto: passa tutto in secondo piano. Il 2019 ha sganciato due ceffoni morali ai professionisti del “cosa ha vinto?” grazie a Maurizio Sarri (Chelsea) e Jurgen Klopp (Liverpool). Avrei completato il trittico con Gian Piero Gasperini e la sua Atalanta.

Vittoria sulla Lazio in Coppa Italia e trofeo come ciliegina sulla torta di un’annata unica ma tutt’altro che frutto del caso. Un work-in-progress quotidiano incredibile per la sinergia tra tutte le componenti societarie: mercato, campo, bilancio, formazione. Un lavoro impossibile da raccontare attraverso le pagine di un albo d’oro. Perché tra qualche anno, quando la Champions sarà un (bellissimo) ricordo, saremo nuovamente costretti a sorbirci il vate di turno: cos’ha vinto Gasperini? Solo un Viareggio con la Juventus Primavera nel 2003. Perdonali Dea, sono umani e non sanno quello che dicono.

 

Federico Corona: Inter – Barcellona 1-2, Gruppo F Champions League

(Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Sono passati 15 minuti dall’inizio della ripresa. Il risultato è ancora 1-1, ma l’Inter sta provando con più convinzione a segnare il gol che le permetterebbe di passare il turno. Nell’aria c’è più fiducia, l’opposizione del Barcellona non è delle più ostinate e il suo palleggio è meno preciso del primo tempo. Al 60esimo Borja Valero trova Lukaku in profondità. L’attaccante dell’Inter si libera di Todibo come di un insetto nella calura estiva e si ritrova a tu per tu con Neto: lo guarda, il pallone con le stelle ha un rimbalzo perfetto, mezza porta è libera ed è fin troppo comodo appoggiarla dentro con il piatto sinistro. È 2-1. Il boato di San Siro è quello che è solo di San Siro, che si riconoscerebbe tra decine di ruggiti da stadio. Un’eco che dura poco, e presto lascia spazio a un rumore diverso, al brusio della tensione.

Nel Barca sono entrati De Jong e Suarez, ma non sembra abbiano lo spirito di chi vuole riacciuffarla a tutti i costi, così come il resto della squadra. Le cose stanno andando esattamente come dovevano andare, e solo cinque minuti separano l’Inter dagli ottavi di Champions League. Poi il 17enne Ansu Fati prende palla al limite dell’area interista, scambia con Suarez e scarica un destro chirurgico sul palo lontano. Il rumore del pallone che tocca il palo prima di entrare in porta è simile a quello di uno sparo nel silenzio della notte. L’Inter cade a terra colpita. Resta agonizzante per i pochi minuti che restano, senza la forza di rialzarsi. È finita, è fuori. Per gli 80mila di San Siro è una botta tremenda. Non sanno che qualche settimana dopo toccherà a un altro ragazzino di 17 anni segnare nello stesso angolo di quella porta, smacchiando la memoria e restituendo fiducia nel futuro.

 

Gabriele Lippi: Liverpool – Barcellona 4 -0, semifinale di Champions League

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Minuto 79′. Anfield ribolle di passione e attesa. Il Liverpool vince 3-0, ha già recuperato lo svantaggio dell’andata al Camp Nou, sogna la finale. Trent Alexander-Arnold va a battare un corner sotto la Kop. Ha un pensiero stupendo: batterlo all’improvviso per servire Origi solo al centro dell’area. Ernesto Valverde, però, lo capisce, lancia un urlo a Jordi Alba che corre verso la bandierina e intercetta il passaggio. Poi vede Messi correre verso la metà campo avversaria e lo serve. La Pulce si invola, rifila a Van Dijk l’unico dribbling subito di una stagione perfetta, brucia Alisson con un collo sinistro sotto l’incrocio. Anfield è muto, il Barça in finale.

 

Davide Morganti: Berrettini vs Nadal, Semifinale US Open

(Photo by Matthew Stockman/Getty Images)

Mettiamo si realizzi il secondo dei set point nella semifinale degli Us Open contro Rafa Nadal, mettiamo che Berrettini vada avanti di un set e che il maiorchino, rabbioso, spinga il suo celebre top fino allo sfinimento senza che il tennista romano si lasci impressionare; mettiamo che il rovescio di Matteo funzioni e non arrivi ai 31 errori non forzati. Mettiamo che il secondo set, lottato punto a punto, alla fine lo vinca ancora Berrettini mentre Nadal aumenta il giro dei suoi tic e le bottiglie allineate con cura di fronte alla sedia, dove il campione spagnolo siede al cambio campo, cadano. Nel terzo set non c’è partita, Nadal vince 6 a 1, Berrettini appare stremato, nel quarto set arrivano sul cinque pari prima che lo spagnolo perda il servizio e poi la partita. “L’italiano ha un futuro grandioso davanti a sé. Sono convinto che tra qualche anno sarà tra i primi giocatori del mondo”, dichiara un po’ amareggiato Nadal nell’intervista finale.

 

Federico Raso: Brasile – Peru 3-1, finale di Copa America

(Photo by Pedro Vilela/Getty Images)

La Seleção meritava di tornare a vincere un titolo, come lo meritava Tite, l’uomo che l’ha ricostruita dopo tre fallimenti. Sorvolare sulla superiorità di questo Brasile sarebbe tanto difficile quanto non empatizzare con il Perù, caduto nella rocambolesca finale di Copa América. In particolare con il suo totem ferito, Paolo Guerrero: la sequenza del Depredador che rientra negli spogliatoi a fine primo tempo, fissando il vuoto dopo aver incassato l’immediato 2-1 di Gabriel Jesus, in risposta alla sua rete del pari, è il motivo per cui, se potessi, metterei la Copa tra le mani del più forte e simbolico calciatore peruviano in attività.

 

Andrea Romano:  Moise Kean e Nicolò Zaniolo arrivano in ritardo al risveglio muscolare dell’Under 21

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

La storia la conoscono ormai tutti. Europei Under 21, vigilia della sfida decisiva contro il Belgio. Moise Kean e Nicolò Zaniolo arrivano in ritardo al risveglio muscolare programmato da Gigi Di Biagio. Il cittì non gradisce e opta per il pugno di ferro: i due non prenderanno parte alla sfida contro il Belgio (Zaniolo, comunque era squalificato). Gli azzurrini vinceranno 1-3, ma non riusciranno a qualificarsi per le semifinali.

Se fosse possibile, sposterei indietro le lancette di qualche minuto e a quell’allenamento farei arrivare puntuali Zaniolo e Kean. Non tanto per una questione tecnica, quanto per evitare la nascita di un luogo comune. Da quel momento, infatti, Zaniolo e Kean sono stati declassati da talenti emergenti a ragazzi problematici, sono stati giudicati teste calde senza possibilità di appello. Tanto che Fabio Capello, uno che di teste calde ne ha allenate diverse in carriera, è arrivato a dire a Sebastiano Esposito di non fare “la fine di Zaniolo”. Il numero 22 giallorosso è riuscito a staccarsi da dietro al collo l’etichetta di piantagrane grazie a una serie di prestazioni maiuscole. Kean, volato all’Everton, ancora no. Ora toccherà a Carlo Ancelotti provare a fargli voltare pagina. Una volta per tutte.

 

Alessandro Ruta: Federer vs Djokovic a Wimbledon

(Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

Servizio esterno e volée lungolinea di rovescio, leggermente baciata dal nastro, che evidentemente voleva partecipare anche lui al trionfo di Roger Federer, al suo nono titolo a Wimbledon, al suo ventunesimo torneo del Grande Slam, capace di sconfiggere Novak Djokovic in una finale appassionante, conclusasi con il campione di Basilea in lacrime, abbracciato dal rivale dopo cinque set e oltre quattro ore di gioco a livelli altissimi, che fanno il pari come spettacolo con la semifinale tra lo svizzero e Rafa Nadal.

 

Jvan Sica: Mondiale di Ciclismo

(Photo by Dan Istitene/Getty Images)

L’evento sportivo 2019 che vorrei finesse in un altro modo non può che essere il Mondiale di ciclismo corso nello Yorkshire a settembre. Clima al limite del sopportabile, il vero favorito in una situazione normale, Alaphilippe, che non riesce ad andare avanti, il favorito in queste condizioni, Van der Poel, che si blocca improvvisamente. Matteo Trentin è in grande forma, con un compagno di squadra monumentale, Moscon, che lo copre, e due avversari battibili da uno veloce come lui, Stefan Küng e Mad Pedersen. Alla fine vince il danese perché dopo una corsa del genere tutto si resetta e vince chi ha un goccio in più di energia. Una delusione terribile per Trentin. Io ci ho messo una settimana per riprendermi, posso solo immaginare come sia difficile per uno sportivo superare una botta del genere.

 

Claudio Savelli: Ajax – Tottenham 2-3, semifinale di Champions League

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Mentre il pallone spiove dal cielo, Llorente pianta i piedi a terra e allarga il braccio per prendere posizione. De Ligt ha qualche frazione di secondo per rendersi conto della situazione: da lui dipende l’esito della semifinale di ritorno della Champions League 2018/19. Perché Alli è posizionato al limite dell’area, e Lucas Moura nel frattempo sta correndo verso l’area di rigore, e se Llorente dovesse riuscire a servire il primo, poi si aprirebbe un varco per il secondo. E con il 2-2 da difendere per gli ultimi 10 secondi di partita, è il caso di evitare possibili sviluppi dell’azione.

De Ligt non si appoggia alle spalle di Llorente, ma fa perdere a quest’ultimo il contatto. Si allontana di qualche centimetro prima di comparire davanti all’attaccante e rischiare l’anticipo, per non rischiare il resto: non rispetta il manuale del buon difensore, ma vede prima lo sviluppo possibile dell’azione e prova a rimediare. Mette in relazione l’azione al momento della partita: è l’ultima.

Spazzerà il pallone, De Ligt, senza fronzoli: per paradosso, sarà una giocata sporca in mezzo alla bellezza a salvare l’Ajax. Pochi secondi dopo l’arbitro fischierà la fine. Due a due, Ajax in finale, a coronare una Champions irripetibile, dove il calcio è tornato a baciare uno dei luoghi in cui ha dato il meglio di sé, una delle squadre che lo hanno onorato meglio nella storia. La finale con il Liverpool sarà il giusto epilogo di una stagione memorabile, tra le due migliori squadre dell’anno. Una gara aperta, ricca di gol e di emozioni, come di solito non sono le finali: il calcio allo stato puro, un regalo a tutti noi.

 

Boris Sollazzo: GP del Bahrain 2019

(Photo by Mark Thompson/Getty Images)

Trentunomarzoduemiladiciannove. Una di quelle date da ricordare tutte attaccate, d’un fiato. In Bahrain è nata una stella, Charles Leclerc vince eroicamente il suo primo gp, con tanto di guasto alla parte elettrica che gli fa perdere 10 secondi in due giri, ma alla Senna tiene Hamilton dietro con manovre al limite e una safety car che arriva quando sta per cedere. Vettel, ammirato dal talento del compagno, dice “ce la faremo, insieme”.

Inizia una galoppata che a Hockenheim diventa trionfale: Vettel recupera da 20° a 2° mentre Charles domina e viene protetto dal tedesco senza esclusione di colpi, fino a essere toccato da un nervosissimo Hamilton. Monza è il momento del sorpasso, Charles e Sebastian sono perfetti, è una doppietta che fa impazzire tutti. Il mondiale arriverà comunque all’ultima gara, quando il solito Verstappen in una manovra ardita farà fuori la Mercedes di un inferocito Lewis, che subito dopo si proporrà alla Ferrari. Ma anche lì, va fuori pista: Charles e Sebastian festeggiando il successo diranno “Siamo una squadra fortissimi” in conferenza stampa, annunciando che saranno la coppia della Rossa per il prossimo quinquennio. In lacrime, infine, dedicheranno il successo a Michael Schumacher.

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