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I 6 gol più belli che hanno deciso le sfide fra Lazio e Inter

By 16 Febbraio 2020

Per una sorta di incomprensibile maledizione, o forse solo per un banale gioco del destino, Lazio-Inter è spesso legata a momenti discutibili della storia recente del calcio italiano. Dal terribile infortunio di Ronaldo al dramma calcistico vissuto dai nerazzurri il 5 maggio 2002, passando per la celebre partita dello striscione “Oh nooo!” esposto dai tifosi laziali mentre la banda Mourinho sbancava l’Olimpico volando verso il Triplete o per l’ultimo flash ad altissima tensione, il virtuale spareggio Champions che proiettò la squadra di Spalletti nel massimo torneo continentale, con la scia di polemiche biancocelesti legate alla presenza in campo – con tanto di fallo da rigore per il momentaneo 2-2 – di Stefan de Vrij, promesso sposo nerazzurro, e il ruggito di Vecino che ancora echeggia nello stadio. Proviamo a scrollarci di dosso brutture, infortuni e pasticciacci brutti con sei gemme provenienti dagli ultimi trent’anni di sfide giocate all’Olimpico.

 

13 dicembre 1992, Lazio-Inter 3-1, Signori

 

Proviamo ad allontanare anche i ricordi postumi della carriera di Beppe Signori, la triste appendice delle scommesse che ha macchiato la carriera di uno degli attaccanti più letali che l’Italia abbia avuto negli ultimi quarant’anni di calcio.

Quando arriva alla Lazio, nell’estate del 1992, il biondino di Alzano Lombardo è un attaccante certamente interessante, reduce da una buona stagione d’esordio in Serie A nel magico tridente zemaniano con Rambaudi e Baiano, ma il pezzo grosso sembra essere il buon “Ciccio”, approdato contestualmente alla Fiorentina. Agli ordini di Zoff, in un attacco a due, Signori erutta.

La rete con cui manda al manicomio mezza difesa dell’Inter è un gioiello di tenacia, arrivato contro la squadra che lo aveva scartato ai tempi delle giovanili. Beppe-gol porta palla in maniera solo apparentemente innocua, si sposta da sinistra verso il centro, poi torna all’improvviso verso il piede forte, con un cambio di direzione che sconquassa Bergomi. Berti non riesce a opporsi, l’azione personale viene chiusa dal marchio di fabbrica di Signori, la rasoiata in diagonale che piega le mani del portiere.

 

11 marzo 2000, Lazio-Inter 2-2, Recoba

 

I biancocelesti, in piena lotta per lo scudetto, per i primi 18 minuti prendono a pallonate i nerazzurri di Lippi, che però sbloccano lo stallo con un gol che è la fotografia degli amori e dei rimpianti che nel corso degli anni ha provocato Alvaro Recoba.

L’Inter dimentica un avvio di partita particolarmente difficile con una ripartenza che non potrebbe diventare così pericolosa se non ci fosse l’uruguaiano a raccogliere il filtrante di Gigi Di Biagio: il primo controllo del “Chino” fa spavento, perché il pallone servitogli dal regista è leggermente arretrato. Con una disarmante facilità, Recoba lo fa riapparire davanti al prediletto mancino grazie a un gioco di prestigio, riuscendo a non modificare l’andamento della corsa: missile sul primo palo e tanti saluti a Marchegiani.

 

7 dicembre 2002, Lazio-Inter 3-3, Emre

 

Dalle ceneri di una stagione deprimente, con Zoff e Zaccheroni in panchina, è nata una Lazio bellissima, che si presenta ai vertici della classifica nel big match contro l’Inter. Nesta è al Milan, Crespo dall’altra parte della barricata. Nel primo tempo c’è solo la Lazio, Claudio Lopez realizza una tripletta e balla “Asereje” con Bernardo Corradi. Sembra fatta per i biancocelesti, ma nella ripresa rientra l’Inter all’improvviso, lanciata da un goffo autogol di Fernando Couto a fine primo tempo.

L’eroe nerazzurro della notte dell’Olimpico è Belozoglu Emre, che mette a nudo forse il principale difetto di un portiere monumentale come Angelo Peruzzi: la tendenza a uscire troppo dai pali per chiudere in anticipo lo specchio. Il turco arriva ai 20 metri e fa partire un pallonetto delizioso, che rimette i suoi in partita. Non contento, con il piede meno nobile, andrà anche a trovare l’angolino basso per il 3-3.

 

Lazio-Inter 1-0, 15 dicembre 2012, Klose

La Lazio di Vladimir Petkovic sogna in grande a fine 2012, anche se con il passare del tempo dovrà fare i conti con il solito mercato di gennaio al risparmio: logorato dal triplo impegno, l’organico biancoceleste mostrerà le sue crepe nella seconda parte di stagione, pur andando a vincere la Coppa Italia e arrendendosi nei quarti di finale di Europa League.

Quando a Roma sbarca l’Inter, però, i biancocelesti sono ancora sanissimi, così come i nerazzurri di Stramaccioni, destinati a una stagione di lacrime e sangue, con qualche raro acuto (e sfortunato, come nel caso della rimonta abortita sul più bello contro il Tottenham nel marzo 2013), ma in quel momento ancora in piena corsa secondo posto.

Il gol che decide l’incontro arriva qualche minuto dopo due errori sotto porta di Klose, che però ha le forze fisiche e mentali per lanciarsi sull’ennesima verticalizzazione di Mauri. È impressionante l’abilità del tedesco, all’epoca 34enne, di raccogliere il corpo e allungarsi all’improvviso sul pallone per far partire il diagonale che coglie di sorpresa Handanovic.

 

Lazio-Inter 1-0, 6 gennaio 2014, Klose

 

A poco più di un anno di distanza, il tedesco si ripete. Stavolta è una Lazio stanca e fresca di cambio di allenatore, ma davanti ha un’Inter decisamente meno centrata di quella dell’anno precedente. La partita si sta trascinando verso uno 0-0 che scontenterebbe tutti, ma Klose è un animale dal sangue gelido.

Scorribanda sulla destra per un fantascientifico duello Cavanda-Nagatomo, l’esterno laziale scarica svogliatamente per Candreva, che con altrettanta indolenza mette in mezzo un pallone che sarebbe dimenticabilissimo, se in mezzo all’area Klose non capisse tutto prima degli altri.

Mentre Ranocchia assiste passivamente, il tedesco inizia il suo taglio da sinistra verso il centro quando ancora deve partire il cross di Candreva: arriva quindi puntualissimo all’appuntamento, mentre Ranocchia tenta una chiusura ormai improbabile. Lo schiaffo al volo del numero 11 laziale è un capolavoro di coordinazione, Handanovic ha a malapena il tempo per realizzare cosa è accaduto.

 

Lazio-Inter 0-3, 30 ottobre 2019, Brozovic

 

L’ultimo episodio della saga ci consegna anche il gol che chiude la carrellata. Ci siamo abituati a vederlo giostrare a protezione della difesa e in cabina di regia, ma Marcelo Brozovic, ogni tanto, si ricorda dell’altro tipo di centrocampista che è stato, e lo sa bene il Milan, colpito nel derby della scorsa settimana. Milinkovic libera l’area di testa sugli sviluppi di un corner da destra, tutto quello che Brozovic riesce a fare nel giro di un paio di secondi scarsi è tecnicamente ineccepibile.

Il piede destro messo a domare un pallone sporco su un terreno reso viscido dalla pioggia, la postura del corpo mentre carica il sinistro, la conclusione scoccata con una precisione chirurgica e sufficientemente potente da rendere impossibile l’intervento di Strakosha, complice la selva di gambe al centro dell’area. Un gol che è indice della grandissima qualità con entrambi i piedi del centrocampista croato.

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