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Storia dei campionati più clamorosi persi all’ultimo respiro

By 25 Marzo 2020

Feste scudetto iniziate e poi interrotte proprio sul più bello

In attesa di capire se riusciremo a vedere la fine dei vari campionati – sarebbe più bello vedere la luce in fondo al tunnel – siamo andati alla ricerca dei rovesci più clamorosi. Campionati che sembravano decisi poi ribaltati all’ultima partita, o addirittura negli ultimi minuti. Festa interrotte sul più bello, esultanze rimaste dentro o esplose all’improvviso quando ormai nessuno se lo aspettava più come quella epica, divenuta poi fiction grazie al romanzo e al film di “Fever Pitch”, con il gol di Thomas ad Anfield pochi secondi dopo la mitica frase:

Ti dispiacerebbe per favore, per favore, per favore, per favore, per favore andare all’istante a fare in culo?! Capiti nei peggiori sessanta secondi della mia vita e non ho nessuna voglia di vederti

Ma non c’è solo Febbre al 90° (traduzione italiana del titolo originale): altre sfide incrociate, pur non essendo diventate letteratura, hanno ancora oggi molti spunti da offrire.

 

La fatal Verona

LaPresse.

Per molti la “vera” fatal Verona del Milan è quella del 1973, quando i rossoneri persero 5 a 3 contro i padroni di casa, mentre la Juventus superava la Roma con un gol di Cuccureddu al minuto 87. Ma quello che accade nel campionato 89/90 è ancora più significativo perché ci lascia una immagine indimenticabile. In realtà la giornata non è l’ultima, ma la penultima, perché è in quella che si decide il campionato.

Mentre il Napoli passeggia a Bologna, un Milan nervosissimo (in lotta virtualmente per quello che sarebbe stato definito qualche anno più in là triplete) incappa in una giornata molto difficile. Di fronte trova una squadra che deve salvarsi e un arbitro Lo Bello, poco incline a proteggere le caviglie di Van Basten, che ad un certo punto decide di auto espellersi togliendosi la maglia per protesta e restando in canottiera. Un gesto inconsueto per un giocatore come lui, ma destinato a restare nella storia. Il Milan, che a fine primo tempo vinceva 0-1, verrà battuto 2-1 dal Verona. E oltre allo scudetto perderà anche la Coppa Italia, nella finale contro la Juve, ma riuscirà a vincere la Coppa dei Campioni contro il Benfica.

 

L’incubo di Tenerife

 

Abituati ad un Real Madrid vincente, si fa fatica a ricordare le beffe subite dai Blancos. Ma quella del 7 giugno 1992 è una delle più clamorose di sempre, soprattutto se pensiamo al fatto che dopo venti minuti, gol di Hierro e punizione di Hagi, il Real di Leo Bennhakker è già in vantaggio per 2 a 0 a Tenerife, contro una squadra già salva.

Nessuno sembra preoccuparsi più tanto del gol di Quique Estebaranz che accorcia le distanze. Solo dopo l’espulsione di Villaroya qualcuno inizia a preoccuparsi, quantomeno del risultato del Barcellona, avanti contro l’Athletic Bilbao grazie ad una doppietta di Stoichkov. Il minuto fatale è quello che passa tra il 76’ e il 77’ quando prima Ricardo Rocha devia nella sua porta un cross dalla destra e porta il risultato sul 2-2; poi Sanchís con un assurdo passaggio all’indietro, più che altro un tiro in porta, spiana la strada a Pier che a porta vuota mette dentro. Tenerife 3, Real 2, Liga al Barcellona.

Per uno strano scherzo del destino, e del calendario, nella stagione successiva il Real si troverà nella stessa situazione, e nella stessa isola – tutt’altro che bonita per le merengues – e ancora con un punto di vantaggio all’ultima giornata. Stavolta, però, non c’è nemmeno l’illusione del vantaggio: l’ex viola Dertycia e Chano matano il Real già nel primo tempo portando il Tenerife in Coppa Uefa e i blaugrana sono di nuovo campioni grazie all’1-0 in casa contro la Real Sociedad.

 

Il dramma (sportivo) di Gelsenkirchen

(Photo by Alexander Hassenstein/Bongarts/Getty Images)

Forse il finale di Bundesliga più drammatico della storia, quello del 19 maggio 2001. Vincere il Meisterschale proprio nel giorno dell’addio al vecchio stadio era il sogno di ogni tifoso di Gelsenkirchen. Ed era ad un passo, dopo oltre 40 anni dall’ultimo successo.

Ma questa volta lo Schalke 04 non arriva a giocarsela da prima in classifica. Lo è stato, di fatto, fino alla penultima di campionato, quando perde a Stoccarda per 1-0 al 90’, venendo scavalcato dal Bayern che a sua volta ha vinto contro il Kaiserslautern solo nel recupero. Ma le emozioni vere devono ancora arrivare.

Lo Schalke può laurearsi campione solo vincendo e con una contemporanea sconfitta del Bayern, ma va sotto di due gol in casa contro l’Unterhaching. Tra il 42’ e al 44’, però,  lo Schalke realizza due gol e raggiunge il pareggio. Ad Amburgo, dove al Bayern basta un punto, il risultato è ancora di 0-0.

Nel secondo tempo lo Schalke dilaga e chiude sul 5-3. La partita finisce, ma la festa è solo un miraggio: il Bayern tiene ad Amburgo, 0 a 0. All’improvviso però inizia a diffondersi la notizia del gol dell’Amburgo a pochi secondi dal ’90. I giocatori dello Schalke fanno una sola domanda: “Ad Amburgo è finita?”. Ma nessuno sembra volerne sapere di ascoltare la risposta.

Sono troppi 43 anni di attesa. C’è un’invasione, la festa comincia e sono tutti in campo a bere boccali di birra quando sul maxischermo del Parkstadion appare l’immagine di una pericolosissima e inconsueta punizione da dentro l’area: sul pallone toccato da Effenberg, Patrik Andersson calcia il pallone chiudendo gli occhi. La palla passa tra le gambe dei giocatori in barriera e si infila alle spalle del portiere. Gol. Lo Schalke è stato campione di Germania, ma solo per 4 minuti e 38 secondi.   Tra pianti, singhiozzi e boccali di birra caduti a terra, il Meisterschale va a Monaco di Baviera.

 

 

Ping Pong Manchester

Quando Mancini lo racconta, si ferma spesso per prendere fiato e rendersi conto se è successo davvero. Al minuto 94 della Premier League 2012 il titolo era nelle mani del Manchester sì, ma United. Mancini ne ha vissuti diversi di rovesci (alla fine del primo tempo dell’ultima giornata del 2008, quando sedeva sulla panchina dell’Inter, era secondo, prima che Ibra decidesse di vincere da solo la partita di Parma), ma l’idea di perdere la Premier in casa, contro il QPR, non l’aveva presa in considerazione.

Eppure già al 60’, sul risultato di 1 a 1 Aguero sbaglia un’occasione facilissima dentro l’area di porta – classico segnale per un tifoso del City – tirando addosso al portiere. Passano 5 minuti e si consuma il dramma agonistico, con il vantaggio del QPR il tutto mentre lo United è avanti in casa del Sunderland. Cinque minuti di recupero: Al 91.17 è Dzeko a pareggiare proprio mentre lo United si appresta a festeggiare. Passano tre minuti e Aguero segna il gol che vale la Premier quando nessun tifoso del City ci credeva più. Anche perché quando hai visto tutte le beffe possibili, non riesci nemmeno ad immaginarla una vittoria così.

 

 

Dal terzo al primo posto in un tempo

All’ultima giornata dell’Eredivisie 2006/2007 l’AZ Alkmaar di Van Gaal si presenta (da favorito) in testa alla classifica seguito da Ajax e Psv, a pari punti ma con la squadra di Eindhoven terza per la differenza reti. L’AZ deve affrontare una trasferta apparentemente agevole in casa dell’Excelsior ultimo e già retrocesso, ma perde clamorosamente per 3 a 2. La partita è ricca di colpi di scena, a partire dal rigore che porta in vantaggio i padroni di casa con la conseguente espulsione del portiere dell’AZ.

Nonostante l’inferiorità numerica, i ragazzi di Van Gaal riescono a pareggiare due volte e hanno l’opportunità di giocare – sul 2 a 2 – in parità numerica. Ma subiscono una rete clamorosa quanto inaspettata che li mette fuori dalla lotta al titolo. Nel frattempo, a venti minuti dalla fine, il PSV sta pareggiando con il Vitesse, mentre l’Ajax sta vincendo la sua partita contro il Willem II. Nell’ultimo quarto d’ora il PSV segna quattro gol, vince per 5 a 1 e conquista il titolo grazie alla differenza reti. Da terzi a campioni nel giro di un tempo.

 

Il rigore di Djukic (e il rifiuto di Bebeto)

Il 14 maggio del 1994 il Deportivo di Bebeto, Fran, Mauro Silva e Donato perde la Liga all’ultimo minuto, con un rigore sbagliato dal serbo Miroslav Djukic. La prima domanda che viene in mente è perché, visti i nomi di quel Deportivo, fu il serbo a calciare il rigore che avrebbe potuto portare uno storico titolo in Galizia. Ancora oggi al Riazor si parla del gran rifiuto di Bebeto, che avrebbe dovuto calciare quel rigore. Ma Djukic si prese la responsabilità e le cose andarono diversamente.

L’ultimo ostacolo tra il Depor e il titolo si chiama Valencia. Bisogna vincere, e poi si può festeggiare. Della partita del Barcellona – che di lì a qualche giorno giocherà la finale di Coppa dei Campioni contro il Milan – non si cura nessuno. Eppure le notizie che arrivano dal Camp Nou sono buone, con il Siviglia avanti di due reti. Poi nel secondo tempo i blaugrana dilagano con una doppietta di Stoichkov e i gol di Romario, Laudrup e Bakero.

Bebeto (Photo by Neal Simpson/EMPICS via Getty Images)

Il Depor, che solo l’anno prima era stato promosso dalla segunda divisiòn, non riesce a passare. Tutto sarebbe potuto cambiare all’89’ minuto, quando l’arbitro Lopez Nieto fischiò un rigore a favore degli uomini di Arsenio Iglesias per un fallo di Serer su Nando.

Il Riazor si trasforma all’improvviso in un girone dell’inferno. Festa, trombe, bandiere al vento fino a quando non ci si rende conto che il rigore va calciato. Donato, il rigorista ufficiale, è stato sostituito a un quarto d’ora dal termine, Bebeto declina, gli altri brasiliani caracollano per il campo con le braccia sui fianchi. Tocca a Miroslav Djukic: un serbo, e chi sennò? Il tiro è debole e centrale, facilmente neutralizzato da José Luis González Vázquez, una riserva. Ma quella storia, non a lieto fine, avrà comunque un sequel 5 anni dopo quando il Superdepor riuscirà nella storica impresa di portare la liga in Galizia.

 

Un barrio, un pueblo, una ciudad

Un gol di Lisandro Lopez, segnato al 27’ del primo tempo della partita contro il Cordoba, resterà per sempre nella storia di questo piccolo club, con un nome molto inglese e altrettanto velleitario, come tradizione del futbol argentino: Arsenal de Sarandì.

La squadra guidata da Gustavo Alfaro arriva all’ultima data del torneo di Clausura guidando la classifica a fianco del Tigre, che gioca la sua partita contro l’Independiente. C’è un terzo incomodo in questa storia: ed è il Boca Juniors che affronta il Newell’s Old Boys. Dai tre campi rimbalzano reti ed emozioni, con l’Old Boys in vantaggio, poi il gol del Tigre che è la prima squadra delle tre a sentirsi campione del torneo clausura fino al gol di Lopez, mentre il Newell’s Old Boys dispone facilmente del Boca.

Il campionato prende la strada di Sarandì quando l’Independiente pareggia contro il Tigre, e passa addirittura in vantaggio qualche minuto più tardi. Il gol del pareggio del Tigre serve solo a trasformare gli ultimi 5 minuti in una torcida e lo stadio di Sarandì, dove nel frattempo la partita è finita, in una silenziosa polveriera pronta ad esplodere non appena arriva la notizia del pareggio dei rivali.

 

Sono tantissimi i rovesci avvenuti nelle ultime giornate di campionato. Non basterebbe un romanzo a raccontarli tutti, e nemmeno quelli italiani: il 5 maggio dell’Inter, la Juve che perde lo scudetto a Perugia sotto il diluvio universale, la Roma che si fa battere in casa dal Lecce già retrocesso. E ancora la papera di Sarti a Mantova nel 66/67 con lo scudetto che passa delle maglie della Juve a quelle dell’Inter, lo scudetto 1981/82 incredibilmente perso dalla Fiorentina e tante altre storie.

Così come quelle inglesi o quelle spagnole tra le quali meritano una menzione particolare la prima Liga della Real Sociedad o quella persa proprio dai baschi a Vigo nel 2003, per un titolo che sarebbe stato incredibile. Per non parlare di altri sport come il basket, dove scegliamo come simbolo lo scudetto perso da Livorno (tiro vincente di Fantozzi mentre suonava la sirena) contro Milano. Qualche anno dopo in molti si chiedevano ancora chi avesse vinto effettivamente quel titolo. Piccoli drammi sportivi che oggi, di fronte ai veri problemi, ci mancano tremendamente.

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