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I conti del Milan e la credibilità del Fair Play Finanziario

By 24 Febbraio 2021 Febbraio 26th, 2021

Un club che ha fatto registrare quasi 500 milioni di perdite in tre anni può partecipare (e magari anche vincere) una competizione internazionale?

 

Può una competizione internazionale come l’Europa League essere vinta da un club che nel giro di tre anni ha accumulato quasi mezzo miliardo di euro di perdite? La risposta è affermativa. Potrebbe accadere proprio quest’anno con un eventuale successo del Milan. Sarebbe un’ulteriore picconata alla credibilità del Fair Play Finanziario, demolito pezzo per pezzo, anno dopo anno, dalle società che hanno potuto permettersi i migliori avvocati e i migliori contabili per negoziare con l’Uefa piani di abbattimento del debito e pagare una multa in cambio della partecipazione alle coppe. Un autentico paradosso: riscattare le proprie violazioni finanziarie attraverso una sanzione economica.

Così ha funzionato per Manchester City e Paris Saint Germain nel 2014 e per l’Inter nel 2015, mentre una società dalle disponibilità ridotte quale la Stella Rossa si è vista negare la partecipazione alla Champions League a causa di svariati milioni di pagamenti arretrati.

ESCLUSIVA MILAN
Foto LaPresse – Spada

Il Milan ha chiuso la stagione 2019-20 con una perdita netta a bilancio di 195 milioni di euro. In Europa solo la Roma ha fatto peggio con 204 milioni, ma il caso dei rossoneri è più clamoroso in quanto avevano già saltato una stagione di coppe per aver violato le regole del Fair Play Finanziario. Eppure l’emorragia di denaro non si è fermata, tanto che i numeri sotto la gestione del Fondo Elliott sono peggiori sia di quelli del crepuscolo dell’era Berlusconi, sia di quelli di Li Yonghong.

Nella stagione del passaggio di proprietà (2018) le perdite sono passate da 126 milioni a 146 milioni, ma nel frattempo Elliott ha cambiato strategia nei confronti della Uefa, abbandonando le battaglie legali che avevano portato le due parti davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna e accettando la mancata concessione della licenza di partecipazione all’Europa League 2019/20 in cambio della chiusura del caso e di una successiva nuova negoziazione sui termini di rientro nei parametri (la deviazione accettabile dal pareggio di bilancio, secondo la Uefa, non può superare i 30 milioni di euro). Intanto, come riportato sopra, le perdite sono salite a 195 milioni, dato nel quale vanno inclusi anche gli effetti negativi della pandemia, stimati in circa 45 milioni. Ma anche sottraendo questa cifra lo squilibrio rimane notevole.

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Il problema principale del Milan è che nell’ultimo decennio tutti i suoi proprietari si sono rifiutati di adeguare le spese alla nuova dimensione economica del club. Vent’anni fa i rossoneri erano una delle società al top dell’Europa anche sotto il profilo finanziario, mentre oggi il fatturato del club è un quarto di quello di big quali Barcellona e Real Madrid. Club che, alla pari di Juventus, Paris Saint Germain, Bayern Monaco, Manchester City e United, hanno visto esplodere i propri costi nelle stagioni più recenti, temperando però quantomeno parzialmente, tale emorragia con l’incremento dei ricavi. Inclusi quelli provenienti dalla Uefa, preclusi invece al Milan a causa del suo declino sportivo, al quale le diverse proprietà succedutesi hanno cercato di mettere freno proprio attraverso il mancato abbattimento dei costi salariali, offrendo stipendi da big a giocatori che, per ragioni anagrafiche, non lo erano più, oppure che mai lo sarebbero diventati.

Oggi il costo del personale in casa Milan, pari a 161 milioni di euro, incide sul fatturato per il 93%. Vale a dire che per ogni euro guadagnato, 93 centesimi servono a pagare gli stipendi. La Juventus, con i suoi 284 milioni di spese del personale, ha una percentuale del 70%; l’Inter (198 milioni) del 64%; il Napoli (141 milioni) del 79%. Caso estremo invece la Roma (155 milioni) con un 104% da far tremare i polsi.

Spostando l’attenzione sulla voce di costo Ammortamenti e svalutazioni diritti calciatori, che indica il valore patrimoniale attribuito al parco calciatori, risulta chiaro come il Milan non solo non abbia fatto tesoro della recente penalizzazione ricevuta dalla Uefa, ma insista su una politica genera-debiti.

ESCLUSIVA MILAN
Foto LaPresse – Spada

Nell’esercizio esaminato gli ammortamenti sono passati da 80 a 95 milioni, frutto degli acquisti di Theo Hernandez, Rafael Leao, Franck Kessié, Leo Duarte, Ismael Bennacer e Rade Krunic e va ricordato che il costo di un giocatore viene spalmato lungo l’intera durata del contratto, pertanto 30 milioni per un contratto quadriennale significano 7.5 milioni registrati sui libri contabili ogni anno, fino alla scadenza. In quattro anni il Milan ha raddoppiato il proprio costo di ammortamento, investendo fortemente in nuovi giocatori senza però riuscire a compensare l’esborso sul mercato con cessioni remunerative, come fatto da Juventus (Pogba, Cancelo), Napoli (Higuain, Jorginho), Inter (Icardi) e Roma (Alisson). Completano l’opera introiti da Ajax, ovvero da club di punta di un campionato fuori dal grande giro dei soldi come la Eredivisie: 24 milioni dal botteghino (28 quelli degli ajacidi), 77 da sponsor e merchandising (68 per gli olandesi), con i soli diritti televisivi a scavare un solco tra le due società (63 i rossoneri, 10 il club di Amsterdam). Il Milan perde soldi sul mercato e spende troppo in stipendi: si spiegano così i 467 milioni di euro finiti complessivamente in fumo negli ultimi tre anni.

Perché, conti alla mano, il Milan disputa e continuerà a disputare nei prossimi anni le coppe europee, assestando un altro durissimo colpo alla credibilità del Fair Play Finanziario? In primo luogo perché la Uefa ha deciso di non considerare, causa pandemia, le cifre della stagione 2019/20, valutando come criteri di ammissibilità per l’attuale stagione europea solo le due precedenti stagioni, per le quali però il Milan è già stato sanzionato e ha chiuso il procedimento raggiungendo un accordo (con un piano di rientro che prevedeva, tra le altre cose, 250 milioni di introiti provenienti da attività commerciali in Cina e il raggiungimento dei quarti di Champions nel 2020 e nel 2021). Per gli anni successivi invece i bilanci 2019/20 e 2020/21 saranno accorpati, quindi per per le licenze verranno considerate quattro stagioni anziché tre.

ESCLUSIVA MILAN
Foto LaPresse – Spada

Nel frattempo per i rossoneri dovrebbe arrivare la prima partecipazione alla Champions League dal 2013, con conseguente ritorno di entrate mancanti da diverso tempo. Il prossimo ottobre poi ripartiranno i colloqui con l’Uefa e, se tutto va come molti (troppi) si augurano, tra qualche anno il Fair Play Finanziario sarà solo un lontano ricordo. Sempre ammesso che, dietro all’apparenza normativa, non lo sia già.

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