Feed

I giovani talenti inglesi si stanno prendendo la Premier League

By 29 Agosto 2019

Daniel James, Mason Mount, Tammy Abraham e Harry Wilson hanno iniziato alla grande questa stagione. Per sapere se riusciranno a mantenere le aspettative, però, bisognerà aspettare l’inverno e i campi pesanti

Di necessità virtù. Aprire con una frase fatta è molto grave, ma sarebbe stato peggio fare mille giri attorno al concetto. E a fare di necessità eccetera è almeno una squadra di Premier League, oltretutto di grande nome, il Chelsea. Bloccati per due sessioni di mercato per aver violato in numerose occasioni le regole sul tesseramento di giocatori Under 18, i Blues non hanno potuto fare acquisti e al nuovo allenatore Frank Lampard hanno affidato una squadra con molti giovani.

Uno dei quali, Christian Pulisic, era stato preso già a gennaio e lasciato al Borussia Dortmund, proprio in previsione di questo blocco: che secondo non pochi osservatori inglesi è, per assurdo, di beneficio al club, e si comprende bene il loro punto di vista. Privato della possibilità di spendere – cosa che aveva comunque fatto con maggiore oculatezza, negli ultimi anni – il Chelsea è stato appunto costretto a puntare su ragazzi che in situazione diversa sarebbero andati in prestito, o rimasti nelle retrovie.

È grottesca ad esempio la situazione di Michael Hector, difensore che a 26 anni ha avuto contratti con Reading e Chelsea ma è andato in prestito 15 volte, mentre altrettanto bizzarra è la vicenda di Tomas Kalas, che è passato in maniera definitiva al Bristol City dopo nove stagioni e sette squadre diverse: arrivato nel 2010, era il secondo come anzianità nei Blues pur avendo giocato solo due partite con la loro maglia.

Mason Mount (Photo by Michael Regan/Getty Images)

Più lineare, anche per motivi di età, quello che è accaduto a Mason Mount, il trequartista ventenne: già con Lampard al Derby lo scorso anno, ora già – con Pedro, magari – uomo di maggiore dinamismo, controllo stretto e incisività della squadra. Mezzala sinistra nel 4-3-3 – non è un 4-2-3-1, fate caso alla posizione di Jorginho rispetto agli altri – ma spostato ad attaccante esterno a Norwich, per l’infortunio prepartita proprio dello spagnolo, Mount non è una certezza: alla sua età in tanti hanno brillato per poi perdersi, ma è anche vero che da anni al Chelsea e in Federazione molti giurano sul suo futuro, e la testa pare essere quella giusta.

Non per nulla, nell’estate del 2018 Mount scelse di andare in prestito al Derby per due motivi: dopo il buonissimo anno in Eredivisie al Vitesse voleva continuare a giocare con regolarità in un campionato professionistico, senza cedere alle proposte di Ajax e PSV che lo avrebbero utilizzato invece in tornei di categoria giovanile, e voleva proprio imparare da Lampard. Che era tutt’altro tipo di giocatore, naturalmente, con un passo meno rapido. Mount sta progredendo grazie anche ai consigli del vice di Lampard, Jody Morris, che non è solo un ‘ex giocatore del Chelsea’, come viene frettolosamente detto da chi non ha idea: nato a Hammersmith dunque in area Chelsea/Fulham, a suo tempo Morris era visto come un nuovo, potenziale grande centrocampista, con la rapidità (baricentro basso) che ovviava alla mancanza di stazza (1.64), più giovane giocatore dei Blues a debuttare in Premier League e destinato, secondo parecchi, ad essere una presenza fissa.

In realtà Morris non andò mai oltre una dignitosa carriera e con l’arrivo di Claudio Ranieri (2000) perse progressivamente spazio a vantaggio di… Lampard, acquistato nel 2001. Morris quindi sa cosa voglia dire essere sotto le attenzioni di tutti al Chelsea, anche se al giorno d’oggi le aspettative sono molto maggiori perché i social media propagano in maniera virale – accezione originaria, malattia – fama, pregi e difetti.

Tammy Abraham (Photo by Toshifumi KITAMURA / AFP)

È quello a cui deve stare attento anche Tamaraebi ‘Tammy’ Abraham, che di anni ne farà 22 a ottobre ma ha già tanta esperienza, con prestiti di successo al Bristol City, allo Swansea City e all’Aston Villa. Rimasto al Chelsea per lo stesso motivo di cui sopra, ovvero il blocco del mercato, con i due gol a Norwich ha raccontato le prime parole di una storia interessante anche dal punto di vista tattico: veloce, gioca sul filo del fuorigioco, si propone sullo scatto e ha pure una buona taglia fisica.

Andato via Eden Hazard, che preferiva Olivier Giroud ad Alvaro Morata perché lo spagnolo tendendo ad andare verso la porta gli chiudeva gli spazi, Mount e Abraham possono miscelarsi alla grande, con l’aggiunta di Pulisic e di Callum Hudson-Odoi, che si è infortunato a fine stagione 2018-19: nonostante un impiego raro – e motivo di attrito tra Maurizio Sarri e molti tifosi, accecati magari dalla crescente nomea del giocatore e timorosi di perderlo – e sulla destra, il ragazzo preferisce partire dall’altro lato e insomma si capisce come un Chelsea con tutti questi ragazzi capaci di trovare maturità e forma possa essere pericoloso dalla metà campo in su.

Il guaio è e resta in difesa, dove peraltro dovrebbe salire sempre più Fikayo Tomori, il difensore centrale di 21 anni anche lui andato in prestito al Derby County lo scorso anno, e magari anche Reece James, 19 anni, terzino destro, eletto nell’undici ideale della Championship 2018-19 col Wigan.

La splendida punizione calciata da Harry Wilson contro il Manchester City (Photo by Mike Hewitt/Getty Images).

Ma questo non è un pezzo sui giovani del Chelsea, o meglio non doveva esserlo. È un pezzo sui giovani che hanno iniziato bene la stagione in Premier League. Dunque, anche Harry Wilson, 22 anni, che porta un nome da Mario Rossi cioé da persona comune, e del resto in Galles i Wilson sono tantissimi (sarebbe anche il cognome di Ryan Giggs…), ma gioca come pochi. Ora al Bournemouth ma di proprietà del Liverpool, dall’inizio della stagione 2018-19 è il calciatore che ha realizzato più gol (11) da fuori area tra Premier League e Championship, e più gol su punizione (quattro), compreso quello di domenica scorsa contro il Manchester City.

Una curiosità, peraltro già nota, su Wilson, ala destra mancina, è che diventando il 15 ottobre del 2013 il più giovane debuttante nella storia della nazionale gallese portò ben 125.000 sterline (circa 130.000 euro) nelle tasche del nonno materno Peter Edwards, che nel lontano novembre del 1998 aveva scommesse 50 sul fatto che il nipote avrebbe un giorno vestito la maglia del Galles.

La sua situazione è diversa da quella dei ragazzi del Chelsea: il Liverpool non ha sanzioni e ha dunque libertà di decidere, e Jurgen Klopp ha ritenuto, non senza pareri contrari tra gli addetti ai lavori, che dopo la grande stagione col Derby (pure lui!) nel 2018-19 Wilson avrebbe avuto più beneficio dal giocare spesso con i Cherries che poco con i Reds. Giusto così: due gol in due partite consecutive, una presenza positiva per una squadra che aveva avuto un tracollo nella seconda parte dello scorso campionato e la prospettiva di ulteriori spazi.

Giovani Premier

Harry Wilson (Photo by Shaun Botterill/Getty Images).

Serve una visuale ancora differente per capire Daniel James, l’ala di 21 anni che il Manchester United ha acquistato dallo Swansea City per circa 19 milioni di euro. Gioca su entrambi i lati ma calcia di preferenza col destro, e lo si è visto sabato contro il Crystal Palace: sul passaggio dalla destra avrebbe potuto e forse dovuto battere di sinistro, ma ha preferito il controllo, il cambio di direzione e il tiro a giro di destro sul palo lontano. Bene – perché ha segnato – ma male perché quel bel gol è nato dalla riluttanza al tiro immediato con l’altro piede: poi, se la narrazione dev’essere quella del giovane talento con l’istinto geniale, va bene così.

James è forse il più espansivo ed estroverso tra tutti i giovani, ma anche questo si può capire: è l’unico, tra i citati in questo articolo, che abbia già avuto un valore certificato, e il suo carattere un po’ particolare è emerso palesemente nelle ultime partite. Due ammonizioni consecutive per simulazione, un’esultanza in posa rigida davanti ai tifosi dello United mentre due compagni di squadra lo andavano a prendere per riportarlo a centrocampo nella speranza di segnare ancora nel recupero, un’aria sfacciata che già piace a molti e ne irrita altrettanti.

Giovani Premier

Daniel James (Photo by Jan Kruger/Getty Images).

Tutto quanto narrato vuol dire che tutti diventeranno campioni, così come i vari Todd Cantwell (Norwich City) e Dwight McNeil (Burnley, già visto tanto lo scorso anno)? No. È semplice questione di buon senso, di moderazione delle aspettative, di consapevolezza di quanto sia lunga la stagione. Eppure qualcosa sembra essere cambiato, i giovani sembrano trovare più spazio. In queste prime 3 giornate, infatti, gli under 19 (di qualsiasi nazione) hanno giocato il 10% dei minuti, miglior dato degli ultimi 10 anni. Di questo passo, forse, per i giovani talenti inglesi non sarà più necessario andare a cercare fortuna in Germania come è successo a Jadon Sancho o a Reiss Nelson (tornato all’Arsenal dopo il prestito all’Hoffenheim).

C’è poi un dettaglio curioso: agli albori della Premier League, dunque dal 1992, la diffidenza degli addetti ai lavori era verso i calciatori stranieri che in agosto segnavano e davano spettacolo. «Facile fare i fenomeni adesso col caldo e i campi perfetti, vediamo come se la cavano un martedì di diluvio a Grimsby» era la risposta scettica di molti, che si basavano sull’esperienza di tanti giocatori di fuorivia capaci di mostrare talento finché il tempo reggeva: ora, l’autore di questo articolo andò davvero, un martedì invernale di pioggia a Grimsby, viso in faccia al vento proveniente dal mare che spazzava via tutto, ed è chiaro che non è come giocare a Stamford Bridge il 31 agosto, ma il grande cambiamento rispetto a quei tempi è che il dubbio non vale più per gli stranieri, che ormai sono la stragrande maggioranza dei componenti di una rosa, ma per i giovani britannici: forse per scaramanzia, forse per paura che i recenti successi delle nazionali giovanili inglesi siano solo un’anteprima di delusione, alla speranza nel vedere l’energia, la carica e il sorriso di un Mount si unisce la preoccupazione che la fiamma non sia destinata a durare quanto potrebbe.

Leave a Reply