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I gol più belli segnati con il piede “debole”

By 23 Febbraio 2020

Dieci perle realizzate con “l’altro” piede

Che bello che è Josip Ilicic. Ha quel sinistro incantato con cui accarezza il pallone o lo colpisce con violenza, senza che quasi si percepisca la differenza tra i due atteggiamenti. Che bello che è Josip Ilicic, se n’è accorta pure l’Europa, se n’è accorto persino il Valencia. Ma chi non lo conosceva a sufficienza e l’ha visto giocare per la prima volta negli ottavi di finale di Champions League, potrebbe essersi fatto almeno un’idea sbagliata su di lui.

Perché Josip ha segnato col destro, e l’ha fatto in uno di quei modi che ti fanno pensare che sia il suo piede naturale. E invece Josip è mancino, di un mancinismo purissimo, ostentato, arrogante. Ha segnato col piede debole senza farlo sembrare debole, con un collo pieno perfetto a incrociare verso il sette più distante. Un gesto tecnico reso ancora più affascinante dalla sua rarità e dal coefficiente di difficoltà aumentato. Eccone altri 10 indimenticabili.

 

Totti (Sampdoria-Roma 26 novembre 2006)

Il gol di Totti, se ce n’è uno. Quello che tutti noi conosciamo, nessuno escluso. Quello a cui tutti noi pensiamo, per primo, quando sentiamo nominare il Pupone. Un gol di pura potenza ed eleganza, segnato col sinistro, al Ferraris di Genova. Davanti a una povera Sampdoria massacrata dai colpi della Roma, di un capitano inarrestabile, pienamente ripreso dall’infortunio dell’anno prima e reso ancora più forte dal titolo mondiale conquistato in Germania.

L’assist visionario è di Cassetti, il resto lo fanno la classe e la potenza di Totti, che da posizione defilata colpisce al volo col collo sinistro spedendo il pallone nell’angolino più lontano. Se la palla si alzasse solo un po’, per poi ricadere, sembrerebbe quasi di vedere la rete di Van Basten all’Urss in reverse angle. E invece è Totti, di sinistro.

 

 

Zinedine Zidane (Bayer Leverkusen-Real Madrid 15 maggio 2002)

Segnare un gran gol è già di per sé straordinario, a prescindere dal contesto. Farlo col piede meno avvezzo alle giocate d’autore, ancora di più. Se poi ti capita in una finale di Champions League, non c’è alcun dubbio sul fatto che verrai consegnato al mito. Raul e Lucio hanno fissato il punteggio sull’1-1 tra Real Madrid e Bayer Leverkusen, e sul pareggio ci si avvia verso l’intervallo.

Solo in due non sembrano essere d’accordo. Il primo è Roberto Carlos, che si lancia su un pallone complicatissimo e con la punta del piede anticipa l’avversario in vantaggio su di lui. Il secondo è Zinedine Zidane, che segue l’azione a centro area e crede sul serio di poter ottenere qualcosa di senso compiuto da quel campanile buttato in mezzo alla bell’e meglio. La palla spiove da altezze siderali, Zizou, si prepara a colpirla. Come fosse una ballerina di danza classica conta: 1, 2, 3. Come fosse un campione di takwondo alza la gamba sinistra, la piega a formare un angolo di 90 gradi con la destra, poi impatta il pallone in maniera perfetta, spendendolo all’incrocio.

 

Lionel Messi (Barcellona-Siviglia 23 febbraio 2019)

(Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

Dicono che i mancini abbiano un solo piede. Che il destro lo usino solo per camminare, tenersi in equilibrio, qualche volta salire sul tram. Lionel Messi fa eccezione. Lui il destro lo usa per colpire e ci ha fatto diversi gol. Uno, memorabile e importantissimo, lo ha fatto al Real Madrid nella semifinale di Champions League del 2011. Il più bello, però, è un altro. L’ha segnato un anno fa col Siviglia, in Liga. La palla gli arriva incontro, lui fa quello che mille altre volte ha fatto dal lato opposto. Si coordina per colpire col piatto interno e dare il giro alla palla per spedirla all’incrocio. Solo che lo fa col piede opposto a quello con cui è abituato a farlo. L’impatto è perfetto, l’effetto quello giusto, il risultato quello sperato.

 

Cristiano Ronaldo (Manchester United-Portsmouth 11 febbraio 2006)

Ci sono giocatori per cui parlare di piede debole ha davvero poco senso. Cristiano Ronaldo è tra questi. La sua propensione a calciare col sinistro, con ottimi risultati, è altissima. E non è nemmeno il risultato di un lavoro durato anni. Già agli inizi della sua brillante carriera, CR7 aveva un piede debole decisamente poco debole. Lo dimostra già contro il Portsmouth nel 2006. Il pallone vagante gli cade davanti poco dietro la trequarti, lui lo controlla col destro. Due tocchi, per portarlo avanti e aggiustarselo sul sinistro, poi, da 30 metri, il missile. Il tiro esce così potente che Cristiano è costretto ad accompagnarlo con una mezza acrobazia per non essere travolto dalla sua stessa forza cinetica.

La dinamica è quasi quella di un tiro al volo, anche se la palla è saldamente poggiata per terra. Non è angolatissimo, anzi, è piuttosto centrale, ma troppo potente e troppo vicino alla traversa per poter essere parato. L’esultanza è tra le più spontanee di un campione che col tempo si abituerà a tutto, ma che all’epoca era ancora capace di stupire persino se stesso.

 

Pedro (Barcellona-Deportivo La Coruña 14 aprile 2010)

L’annata 2009/10, a Barcellona, è passata alla storia come quella di Pedro Rodriguez. Il canario, affacciatosi alla prima squadra già nella prima stagione di Guardiola, ha definitivamente assunto i galloni di titolare dopo la partenza di Thierry Henry. E funziona, diavolo se funziona. Segna in tutte le competizioni che gioca e diventa decisivo. Il 14 aprile, poi, fa un gol pazzesco.

Sul lancio di Victor Valdes scatta Messi, il suo tiro è respinto dal portiere del Deportivo in uscita disperata, la palla schizza verso il centrocampo e arriva davanti a Pedro. Che ce l’ha sul sinistro, da 40 metri, ma non ci pensa su un attimo. Calcia di prima, con l’interno, e segna un gol memorabile.

 

Zlatan Ibrahimovic (Lecce-Milan 16 gennaio 2011)

In campo, per come si muove e per quello che fa, Zlatan dà un senso di onnipotenza. Al Milan lo percepiscono ancora prima che metta piede in campo, in quella storica presentazione a San Siro in cui prende il microfono in mano e dice: “Oh ricordati, sono venuto qui per vincere e quest’anno vinciamo tutto”. Poi Ibra comincia a giocare e conferma aspettative e impressioni.

A metà stagione ha già segnato 10 gol. La prima giornata di ritorno, il Milan va a giocare a Lecce. E soffre. Su una palla ricacciata via dalla difesa, Ibra è l’unico a lanciarsi in contropiede. È solo contro tre difensori. Il lancio è impreciso, brutto, rimbalza male, altissimo e con la palla che prende il giro tornando leggermente indietro. Ibra la controlla praticamente di faccia, come può. Quando la doma volge il profilo alla porta, ha l’uomo addosso, è a più di 25 metri dai pali, ha una sola soluzione: colpirla col sinistro in torsione. È una follia, sarebbe un gesto difficilissimo anche col destro, ma lui se ne frega e lo fa lo stesso. La palla si alza come in un pallonetto, ma ha la velocità di un tiro dritto per dritto, si riabbassa alle spalle del portiere e si infila sotto l’incrocio del palo più lontano. Sì, Ibra può davvero tutto.

 

Ronaldo (Real-Madrid Villarreal 24 gennaio 2004)

I gol di Ronaldo che ci sono rimasti più impressi sono quelli nati da progressioni lunghissime e inarrestabili. Siamo abituati a immaginare il Fenomeno mentre corre con la palla al piede seminando difensori e dribblando portieri. Così magari ci dimentichiamo di altri gol non meno belli. Come quello che segna il 24 gennaio 2004 al Villarreal. Si trova centralissimo, appena fuori dalla lunetta dell’area di rigore, quando Guti gli recapita un passaggio orizzontale. Guarda il portiere, intuisce lo spiraglio, impatta con l’interno sinistro di prima. La palla gira e si infila in rete. Chapeau.

 

Frank Ribery (Borussia Mönchengladbach-Bayer Monaco 19 maggio 2013)

Colpire un pallone al volo è complicato, complicatissimo. È un’operazione che richiede coordinazione e scelta di tempo perfette. Per questo è difficile vederlo fare col piede debole. Frank Ribery l’ha fatto, il 19 maggio 2013. Cross di Robben dalla destra (col destro), conclusione di Ribery dal limite dell’area, al volo, col sinistro. Esterni a piedi invertiti, per una volta letteralmente. La forza e la precisione del tiro sono qualcosa di impressionante.

 

Radamel Falcao (Atletico-Valencia 19 aprile 2012)

Convergere e tirare. Un’azione tipica del calcio. Lo si fa normalmente per portarsi la palla sul piede migliore. Roberto Baggio ne fece un’arte, seguito da numerosi epigoni. La tattica moderna si è addirittura inventata l’inversione delle ali, coi mancini a destra e i destri a sinistra, per poter prendersi meglio il centro del campo ignorando l’esterno. Poi c’è chi lo fa al contrario. Tipo Radamel Falcao, che nell’andata della semifinale di Europa League del 2012 contro il Valencia scatta verso destra, poi si accentra, semina due difensori e calcia fortissimo col sinistro, colpendo la traversa e segnando.

 

Raul (Germania-Spagna 16 agosto 2000)

Il Germania-Spagna che si gioca il 16 agosto 2000 è una di quelle amichevoli tra nazionali prestigiose ma di per sé piuttosto inutili. Alla Spagna va malissimo, e verrebbe voglia di dimenticarla in fretta. La Germania va avanti 4-0 e sarebbe meglio chiuderla là. Non fosse per quello che si inventa Raul Gonzalez Blanco. Il numero 7 riceve palla al limite dell’area, Ballack si lancia addosso come un tir in corsa, buttandosi in tackle.

Raul ha la palla sul sinistro, se non la sposta perderà palla e forse anche sinistro. Così finta il tiro, porta il pallone sul piede meno usato, vede Kahn fuori dai pali e ha un pensiero stupendo. In Spagna la chiamano vaselina, con una figura retorica decisamente evocativa, in Inghilterra lob. Da noi si chiama pallonetto ed è un gesto magnifico.

 

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