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I migliori colpi del mercato di gennaio

By 14 Gennaio 2021

Si chiama mercato di riparazione, eppure qualche club è riuscito a piazzare colpi in grado di risolvere presente e futuro. Ecco gli acquisti più interessanti

Quella di quest’anno quasi certamente non verrà ricordata come una delle sessioni di calciomercato invernale più interessanti e dispendiose. L’emergenza Covid-19 ha segnato tutto il mondo del calcio, e i conti delle varie società non sono stati risparmiati. Ciò nonostante possono sempre arrivare giocatori insospettabili, capaci di cambiare la stagione o la storia di un club. Giocatori giunti dentro un alone di scetticismo, per poi rivelarsi colpi fondamentali. Negli anni è capitato varie volte. E non sempre spendendo cifre esorbitanti.

 

Stankovic dalla Lazio all’Inter
(4 milioni di euro più la compartecipazione di Goran Pandev, 2004)

(Photo by New Press/Getty Images)

Accuse, polemiche, contratti firmati e accordi annullati. È la querelle di Dejan Stankovic, che vede protagoniste Juventus e Inter. Il centrocampista serbo classe 1978 è da sei anni alla Lazio ed ha il contratto in scadenza nel giugno 2004. È uno dei pezzi pregiati di una società alle prese con pesanti difficoltà economiche. Una delle priorità è quella di vendere. Tra il 2002 e il 2004 se ne sono già andati in tanti. Giocatori come Nesta, Veron e Crespo. Adesso tocca a Stankovic.

Sia i bianconeri che i nerazzurri sono fortemente interessanti ma alla fine a fare la differenza è il “no” del serbo alla Juventus. Stankovic si accorda con il club di Massimo Moratti. Vista l’imminente scadenza del contratto la cifra del trasferimento è bassa: quattro milioni di euro. Un vero affare. Stankovic è subito determinante per il quarto posto finale del 2003/2004. La qualificazione alla Champions League è però solo l’inizio. Diviene il punto di riferimento della squadra e un uomo spogliatoio insostituibile. In nove anni di Inter (si ritira nel 2013) vince 4 Supercoppe Italiane, 4 la Coppe Italia, 5 scudetti, 1 Mondiale per Club e 1 Champions League. Il suo anno migliore? Ovviamente il 2009/2010. L’anno del Triplete nerazzurro con José Mourinho in panchina. E tutto per soli 4 milioni.

 

Giuseppe Rossi dal Manchester United al Parma
(prestito, 2007)

©Stefano Novelli / LaPresse

Il Parma pare condannato alla retrocessione in Serie B. Ci sono grandi difficoltà economiche e il tasso tecnico della squadra non è così alto. I fasti di pochi anni prima sono soltanto un lontano ricordo. Per aggiustare la situazione è stato chiamato sulla panchina Claudio Ranieri. Ma la sola presenza dell’ex tecnico di Fiorentina, Valencia e Chelsea non è abbastanza. Alla squadra serve anche un trascinatore in campo. Un giocatore che sappia segnare e far segnare. E questo arriva il 17 gennaio. O, per meglio dire, torna. Si tratta di Giuseppe Rossi. Ha 19 anni, arriva in prestito dal Manchester United ed è cresciuto nelle giovanili della squadra ducale. Per molti è il più grande talento che l’Italia abbia saputo produrre dai tempi di Del Piero e Totti. È un mancino dalla grande tecnica ma sono in molti a credere che sia troppo giovane per prendersi un’intera squadra sulle spalle e spingerla verso la salvezza. Sono in molti invece a sbagliarsi.

Giuseppe Rossi ci impiega quattro giorni a far capire che basta lui per centrare l’obiettivo stagionale. Parma-Torino. A metà secondo tempo un cross arriva al limite dell’area granata. Stop, dribbling secco tra due difensori e sinistro che batte Taibi. Uno a zero. Una rete meravigliosa che consente al Parma di tornare alla vittoria dopo ben dieci turni. Di lì in poi sarà un crescendo inesorabile. Rossi segna altre otto reti e fornisce anche quattro assist. Alla fine del campionato il Parma è salvo con tre punti di vantaggio sulla terzultima. La felicità per la permanenza in Serie A si mischia però con la delusione dell’addio del classe 1987. Rossi va al Villareal. L’anno seguente il Parma retrocede in Serie B

 

Marcelo dalla Fluminense al Real Madrid
(6,5 milioni di euro, 2007)

(Photo by Friedemann Vogel/Bongarts/Getty Images)

Mentre Ronaldo chiude la sua parentesi madrilena tornando a Milano (sponda rossonera), a Madrid arrivano due giovani provenienti dal sudamerica. Un argentino e un brasiliano, rispettivamente di 19 e 18 anni. Tutti gli occhi sono puntati sul prima. Si chiama Gonzalo Higuain e per molti è l’erede di Hernan Crespo. In pochi prestano attenzione al secondo. È un terzino sinistro proveniente dalla Fluminense per 6,5 milioni di euro. Calderon lo presenta come “una perla desiderata da mezza Europa”. È Marcelo Vieira da Silva Junior, in arte Marcelo.

Per sei mesi fa apprendistato al fianco di Roberto Carlos e poi ne prende l’eredità. Dal 2007/08 la fascia delle merengues è sua. Anno dopo anno il suo rendimento cresce, fino alla stagione 2013/14. Sulla panchina del Real Madrid siede Carlo Ancelotti. Il cambiamento è radicale. Sulla fascia sinistra Marcelo diventa dominante. Insieme a Ronaldo è uno dei punti di forza dei Blancos che vincono quattro Champions League (di cui tre consecutive), quattro Mondiali per Club e 3 Supercoppe Europee. Con Ancelotti e Zidane è diventato il miglior terzino sinistro del mondo.

 

Thiago Silva dalla Fluminense al Milan
(10 milioni di euro, 2009)

 (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Sei mesi di apprendistato sotto Paolo Maldini e poi il ruolo di inamovibile nella difesa rossonera. Thiago Silva arriva al Milan nel gennaio 2009 per 10 milioni di euro. L’ennesimo colpo di Leonardo. I posti da extracomunitario sono però esauriti e così il brasiliano non può essere tesserato subito. Nonostante questo intoppo burocratico la dirigenza vuole che cominci subito ad allenarsi a Milanello. Nel 2009/10 sarà lui a fare coppia con Alessandro Nesta. A Milano diventa uno dei migliori difensori del mondo. Desiderato da tutte le grandi squadre d’Europa. Leadership, tecnica e senso della posizione che gli valgono anche la titolarità indiscussa nella nazionale brasiliana. Con il Milan vince uno scudetto e una Supercoppa Italiana. Nel 2012 passa al Paris Saint Germain per 42 milioni di euro.

 

Luis Suarez all’Ajax al Liverpool
(26,5 milioni di euro, 2011)

(Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

Il mercato di gennaio 2011 rappresenta una sessione di forte cambiamento per il Liverpool. Negli ultimi giorni i Reds cedono per 57,5 milioni di euro Fernando Torres ai rivali del Chelsea. Non è un’attaccante qualsiasi. Lo spagnolo è da tre anni e mezzo il punto di riferimento (insieme al capitano Steven Gerrard) di un’intera città. L’addio di Fernando Torres lascia un grande vuoto nell’attacco dei Reds. Un vuoto che la società vuole immediatamente colmare. Dal Newcastle arriva Andy Carroll per poco più di 40 milioni di euro. In direzione di Amsterdam invece parte un assegno da 26,5 milioni di euro per l’uruguaiano Luis Suarez.

Se il primo non avrà grande fortuna con la maglia del Liverpool (via dopo appena un anno e mezzo), il secondo diventa in breve tempo il nuovo idolo della Kop. L’uomo capace di far dimenticare Fernando Torres a suon di giocate e reti. E di reti Suarez ne segna tante. Nei quattro anni con la maglia del Liverpool mette a segno 82 gol in 133 partite. Nel 2013/14 arriva addirittura a vincere la classifica cannonieri realizzandone 31. È la stagione del Liverpool di Brendan Rodgers, condannato al secondo posto (-2 dal Manchester City) a causa della scivolata di Gerrard contro il Chelsea. Per Luis Suarez è la stagione della definitiva consacrazione. Nell’estate del 2014 Suarez saluta Liverpool e passa al Barcellona per 75 milioni di sterline (circa 83 milioni di euro). L’unico titolo con la maglia dei Reds è la Coppa di Lega 2011/12.

 

Andrea Barzagli dal Wolfsburg alla Juventus
(300 mila euro, 2011)

. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Arriva a Torino nel silenzio più totale. Quasi infastidendo un ambiente che sta vivendo un’altra stagione difficile dopo quella dell’anno prima. Arriva come fosse un regalo indesiderato, in svendita. Trecentomila euro. Eppure è con lui che due anni prima il Wolfsburg aveva vinto il suo primo (e unico) titolo di Germania. Andrea Barzagli arriva alla Juventus nel più totale scetticismo. È un campione del mondo ma nessuno, o quasi, lo considera tale. Sulla panchina bianconera siede Gigi Del Neri. L’ex tecnico di Chievo e Sampdoria lo mette al fianco di Bonucci, Chiellini e Buffon. I risultati però non arrivano. La Juventus subisce tanto, non vince e chiude al settimo posto il campionato 2010/2011. Poi arriva Antonio Conte. È lì che tutto cambia. Su Barzagli si fonda la BBC, l’inespugnabile difesa juventina capace di vincere 8 scudetti, 4 Supercoppe Italiane e 4 Coppe Italia. Per qualità-prezzo, Barzagli è uno degli acquisti più azzeccati nella storia della Juventus. Uno dei migliori mai fatti nel mercato di gennaio.

 

Nainggolan dal Cagliari alla Roma
(18 milioni di euro, 2014)

 (Photo by Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)

Dalla lotta per lo scudetto fino a quella sul mercato. Nel gennaio 2014 Roma e Juventus non si giocano soltanto il tricolore ma anche il pezzo più pregiato del calciomercato interno: Radja Nainggolan. È il leader del Cagliari da tre stagioni e da un anno e mezzo è letteralmente esploso. La scelta viene lasciata al giocatore e il belga opta per la Capitale: prestito per 3 milioni di euro con opzione di riscatto della metà del cartellino fissato a 6 milioni di euro. Alla fine per i giallorossi sarà un investimento da 18 milioni complessivi. Alla Roma rimane fino al 2018, costituendo il perno fondamentale del centrocampista romanista. Tre volte vice-campione d’Italia e semifinalista di Champions League nel 2018. Il massimo della forma arriva nella stagione 2016/17, quando diventa il miglior centrocampista di tutto il campionato grazie a ben 14 reti.

 

Van Dijk dal Southampton al Liverpool
(84 milioni di euro, 2017)

(Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

Sono in molti a storcere il naso. Non solo a Liverpool. Non solo in Inghilterra. Ma in tutta Europa. È il 27 dicembre 2017 e la notizia è di quelle che generano un certo scalpore. Virgil Van Dijk, olandese classe 1991, passa dal Southampton al Liverpool di Jurgen Klopp per 75 milioni di sterline (circa 84 milioni di euro). In quel momento è il difensore più pagato della storia del calcio. Per molti è quasi uno spreco di soldi. Nato in una famiglia di origine surinamesi e cresciuto nel Groningen, prima di approdare in Premier League, Van Dijk ha potuto assaporare il calcio anglosassone con la maglia del Celtic Glasgow. Due stagioni e altrettanti titoli. La casacca dei Saints la indossa dal 2015, raggiungendo anche i gradi di vice-capitano. Un buon giocatore insomma, ma niente che possa giustificare una cifra del genere.

Eppure Jurgen Klopp lo ha voluto a tutti i costi. Il tecnico tedesco ha visto in quei 193 cm per 90 kg il perno difensore grazie al quale far fare il salto di qualità al suo Liverpool. Una scommessa rischiosa, ma vincente. In pochi mesi Van Dijk esplode definitivamente e fa ricredere tutti gli scettici. Prende immediatamente in mano la difesa, grazie alle sue doti di leadership e alle sue qualità tecniche e fisiche. Sui calci piazzati poi, è un pericolo costante. Se cinque mesi dopo il suo arrivo il Liverpool è in finale di Champions League, lo deve sopratutto a lui. Il trionfo europeo dell’anno successivo (2 a 0 contro il Tottenham a Madrid) è principalmente suo. Più di ogni altro giocatore dei Reds. Più di Salah, di Firmino o di Mané. Il secondo posto nella classifica del Pallone d’Oro 2019 non è un caso (un titolo che, per molti, avrebbe dovuto vincere). Dopo la Champions League, Van Dijk ha alzato anche la Supercoppa Europea, il Mondiale per Club e la Premier League 2019/2020. Oggi il Liverpool è nella top 3 delle squadre più forti d’Europa. E senza quell’acquisto da 75 milioni di sterline non sarebbe stato possibile.

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