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I migliori 11 delle altre 11 (tranne il Chievo)

By 12 Giugno 2019

Quali sono stati i migliori giocatori delle squadre che hanno lottato per entrare nella parte sinistra della classifica?

Santi, poeti, navigatori, allenatori. Siamo nel paese dei 60 milioni di commissari tecnici e il gioco di fine campionato è sempre lo stesso: chi sono stati i migliori nella Serie A appena conclusa? Subito giù nomi delle big, le stelle più splendenti di un torneo che, di fatto, non ha neanche vissuto una vera e propria lotta scudetto, pur accendendosi per la bagarre terzo e quarto posto.

Esiste però un’altra Serie A, quella che sgomita nelle retrovie per cercare un posto al sole. Arrivare nella parte sinistra è un sogno da cullare con delicatezza, la salvezza “tranquilla” che poi di fatto non lo è mai. In un divertissement di fine stagione, cerchiamo di scegliere i migliori 11 delle ultime 11, con due vincoli: un solo giocatore per squadra, con l’eccezione del Bologna che potrà schierarne due, perché è stato praticamente impossibile salvare qualcosa nella stagione del Chievo.

Ci sarà spazio anche per le menzioni d’onore, per chi avrebbe meritato un posto e non lo ha ottenuto soltanto a causa della regola che ci siamo imposti: per lo stesso principio che vede nelle top 11 delle big sempre i soliti nomi, abbiamo cercato di lavorare un po’ di fantasia. Non necessariamente andremo a scegliere il migliore nel singolo ruolo, ma il criterio è prendere il migliore di ogni squadra, ove possibile, cercando di mettere in campo una formazione coerente e andando ad autodenunciare i nostri errori. C’è tanto da salvare nella seconda metà della classifica di quest’anno, e anche tanto da dimenticare, come il tracollo improvviso di Genoa e Fiorentina. Andiamo a scoprire un po’ di questo bicchiere mezzo pieno.

 

Portiere: Alessio Cragno (Cagliari)

Avrebbero meritato il posto: Ionut Radu (Genoa), Bartlomiej Dragowski (Empoli)

Partiamo dagli esclusi, innanzitutto: il girone di ritorno di Dragowski, arrivato in uno scambio di prestiti con Terracciano che lascia diversi dubbi sulle valutazioni effettuate dalla dirigenza della Fiorentina, è stato qualcosa di sensazionale. L’Empoli ha avuto una chance di salvezza fino all’ultima giornata soprattutto grazie al suo portiere, autore di prestazioni tra l’incredibile e il mistico, come accaduto in casa dell’Atalanta. Rimane fuori, però, per il numero ridotto di partite (17, anche se con un numero inconcepibile di parate) e per la presenza nella rosa degli azzurri di almeno un altro elemento meritevole di essere nella top 11.

È andato benissimo anche Ionut Radu, alla sua prima stagione da titolare in Serie A: deve limare qualcosa nelle uscite, ma tra i pali sembra già un portiere di buonissimo livello. Nella stagione terrificante del Genoa, però, abbiamo deciso di premiare qualcun altro. La palma del miglior portiere delle ultime 11 va quindi ad Alessio Cragno, esploso in tutto il suo splendore nella sua vera seconda esperienza con i galloni del titolare, non volendo considerare le 14 presenze relative al 2014-2015. Il venticinquenne estremo del Cagliari ha giocato una stagione scintillante, diventando un obiettivo delle big italiane per la sua elasticità e la padronanza del ruolo. La grande scuola dei portieri italiani, dopo qualche anno di sbandamento, è tornata a brillare.

 

Terzino destro: Manuel Lazzari (Spal)

Avrebbe meritato il posto: Giovanni Di Lorenzo (Empoli)

Non ce ne voglia il Frecciarossa di Ghivizzano, autore di una stagione d’esordio in Serie A praticamente perfetta e in possesso di un soprannome spettacolare: la sua ricompensa è arrivata dal mercato, con il Napoli che ha deciso di puntare su di lui. La maglia di terzino destro va quindi a un calciatore che non è un esterno da linea a 4, ma siamo pur sempre a metà giugno e qualche forzatura ci è concessa.

Manuel Lazzari è l’arma tattica principale della Spal, che nei momenti di affanno si appoggia alla sua velocità per risalire il campo senza troppe sovrastrutture tattiche. Il c.t. Mancini lo ha provato anche nella linea a 4, conversione che potrebbe diventare naturale se dovesse finire in una big che utilizza questo schieramento difensivo. Al momento sembrerebbe nel mirino di Inter e Lazio, due squadre in cui non dovrebbe snaturare il suo gioco fatto di strappi improvvisi palla al piede, corse a perdifiato e cross finalmente puliti: è questo l’aspetto su cui Lazzari sembra aver lavorato maggiormente nell’estate tra la prima e la seconda stagione in A, salendo da 2 a 9 assist. L’esterno della Spal sta limando i suoi difetti con grande maturità, il mercato ci dirà se dovrà vedersela con un ulteriore salto di qualità.

 

Difensore centrale: Cristian Gabriel Romero (Genoa)

Avrebbe meritato il posto: Merih Demiral (Sassuolo)

Due nomi entrambi in orbita Juventus, a conferma che le big iniziano a guardare con curiosità nel mercato interno. Il turco del Sassuolo si è calato alla perfezione nel nuovo campionato, anche se in un contesto di fatto privo di obiettivi – la seconda parte di stagione neroverde, tranne qualche palpitazione finale, è stata sostanzialmente una grossa scampagnata verso la salvezza – e di pressioni esterne: premiamo quindi il baby del Genoa, gettato nella mischia all’improvviso da Ivan Juric in uno scenario da brividi come l’Allianz Stadium in una serata di fine ottobre. I difetti sono tutti lì da vedere: l’irruenza nei contrasti rischia di essere un freno alla sua ascesa – all’attivo ha anche un’ammonizione rimediata nei primi sessanta secondi di partita (Cagliari-Genoa nel giorno di Santo Stefano) – anche se può essere figlia della giovane età, il piede non appare nobilissimo in fase di costruzione ma la base di partenza lascia ben sperare. D’altro canto, Romero è un difensore fisicamente imponente, abilissimo nei duelli aerei e negli anticipi, oltre a una velocità sorprendente per un calciatore di quella stazza.

 

Difensore centrale: Bruno Alves (Parma)

Avrebbe meritato il posto: Lyanco (Bologna)

Per lo stesso motivo di Dragowski, non regaliamo a Lyanco una delle due maglie riservate al Bologna, anche se è indubbio che il suo arrivo abbia dato un’altra dimensione alla retroguardia dei felsinei. Fortemente voluto da Sinisa Mihajlovic, il centrale brasiliano si è tolto dalle spalle la polvere accumulata a Torino, andando a formare una coppia perfetta con Danilo: grazie al lavoro del tecnico serbo, Mazzarri potrà riaccogliere un giocatore diverso da quello lasciato andare in direzione Bologna soltanto pochi mesi fa. Al fianco di Romero schieriamo quindi un veterano, forse il calciatore più continuo della stagione del Parma, trascinato nel girone d’andata dalle discese di Gervinho e dai colpi di Inglese, entrambi in ombra nella seconda metà a causa dei problemi fisici: Bruno Alves è stato il leader di una squadra che si è salvata anche grazie ai suoi piazzati letali. La Juventus lo aveva addirittura sondato a gennaio, forse su imbeccata di Cristiano Ronaldo: non male per un trentottenne.

 

Terzino sinistro: Mitchell Dijks (Bologna)

Avrebbe meritato il posto: Luca Pellegrini (Cagliari)

La concorrenza nel ruolo non è stata delle più agguerrite, e anche per questo motivo il primo spot riservato al Bologna se lo prende Mitchell Dijks: pony spaurito nel girone d’andata, puledro imbizzarrito agli ordini di Sinisa Mihajlovic. Il serbo lo ha portato ad agire da terzino sinistro nella linea a 4, togliendogli il compito di coprire tutta la fascia previsto dal 3-5-2 (troppo spesso 5-3-2) di Filippo Inzaghi. L’olandese ha iniziato a volare, lavorando sulla corsia di Sansone, un esterno che ama entrare nel campo lasciando spazio alle sovrapposizioni del terzino. Ha fatto molto bene anche Luca Pellegrini dal momento del suo arrivo al Cagliari, con Maran che aveva un bisogno disperato di un esterno sinistro in grado di garantire corsa e cross. La Roma, che lo riporterà a casa dopo il prestito, ha un tesoro in casa.

 

Centrocampista centrale: Stefano Sensi (Sassuolo)

Avrebbero meritato il posto : Nicolò Barella (Cagliari), Ismaël Bennacer (Empoli)

Tenere fuori Nicolò Barella sembra una bestemmia, ma tra le due eccellenze cagliaritane l’ha spuntata Cragno in volata, lasciando fuori la stella della mediana rossoblù. Fuori di un’incollatura anche Bennacer, che si è preso l’Empoli dopo qualche partita a guardare Capezzi e ha fatto vedere di essere pronto a giocare ai massimi livelli anche da regista. Spazio quindi al centrocampista del Sassuolo, uno dei pochi a tenere alto il livello di attenzione in una stagione sulle montagne russe. De Zerbi gli ha fatto fare il salto di qualità atteso dai tempi di Cesena, utilizzandolo ora davanti alla difesa, ora mezz’ala, quando il lavoro sporco toccava a Magnanelli. Sensi si è dimostrato abile nel cucire il gioco sullo stretto e anche nell’allungare la squadra in avanti quando richiesto nella veste di mezz’ala: sono arrivati due gol, quattro assist, tanti passaggi chiave e una leadership tecnica in crescita costante. La prossima stagione dovrà essere quella della definitiva consacrazione.

 

Centrocampista centrale: Hamed Junior Traoré (Empoli)

Top 11

Avrebbe meritato il posto: Rade Krunic (Empoli)

Lotta serrata in casa Empoli per una maglia: i toscani, pur retrocedendo, hanno lasciato veramente buone impressioni sulla qualità dei singoli, considerando anche l’ottima stagione di Caputo. La spunta uno dei giocatori più interessanti della Serie A, che ha saputo resistere alle voci di mercato (sembrava fatta con la Fiorentina, adesso sarebbe addirittura la Juventus ad aver messo le mani sul suo cartellno) per garantire a Iachini prima e ad Andreazzoli poi una scarica di adrenalina in mezzo al campo. Traoré sa rompere il gioco avversario ma non è uno sprovveduto dal punto di vista tecnico, ha gamba, piede e personalità per andare a concludere in prima persona nell’area avversaria. Nel bel mezzo della sua ascesa, anche i sospetti di una possibile anomalia cardiaca. Se tutto dovesse andare per il meglio, Traoré potrebbe garantire 15 anni ad alto livello: è soltanto un classe 2000, uno dei più intriganti del calcio europeo. Menzione d’onore anche per Rade Krunic, dal rendimento costante per tutta la stagione. Non è bastato all’Empoli, ma il suo futuro sarà senz’altro in Serie A.

 

Esterno d’attacco: Riccardo Orsolini (Bologna)

Top 11

Avrebbe meritato il posto: Gervinho (Parma)

Due modi totalmente diversi di interpretare il ruolo di esterno d’attacco a giocarsi questa maglia. Da una parte le folate estemporanee di Gervinho, che hanno permesso al Parma di mettere fieno in cascina nella prima parte di stagione: è suo uno dei gol più belli dell’anno, una discesa insensata contro il Cagliari che fa venire i brividi anche solo sentendo montare l’eccitazione del Tardini man mano che si riducevano i metri dalla porta avversaria, ma alla lunga i problemi fisici sono tornati a bussare alle porte dell’ivoriano, che ha comunque fatto vedere di poter ancora dire la sua in Serie A anche se non nelle posizioni nobili. Dall’altra, l’esplosione del talento di Riccardo Orsolini, finalmente valorizzato da Sinisa Mihajlovic dopo che Inzaghi lo aveva testato addirittura da mezz’ala, lasciando più di qualche interrogativo sull’esperimento. Il tecnico serbo ha puntato tutto sul giovane attaccante, permettendogli di entrare spesso nel cuore del campo per sfogare il prediletto mancino: gli otto gol stagionali, sei dei quali agli ordini di Miha, rappresentano il punto di partenza per un giocatore finalmente pronto a sbocciare.

 

Trequartista: Rodrigo De Paul (Udinese)

Top 11

C’è stato davvero poco da non buttare via nella stagione tormentata dell’Udinese: il buon impatto di Musso sulla Serie A, il rientro positivo in Italia di Stefano Okaka, la crescita di Mandragora nella seconda metà del torneo. Briciole in confronto all’annata luccicante di Rodrigo De Paul, uomo ovunque dei friulani. Gol, assist, azioni personali, sventagliate di 40 metri, un repertorio estremamente completo per un ragazzo arrivato in Italia qualche anno fa con l’etichetta del giocatore fumoso. I continui cambi di pelle dell’Udinese in queste stagioni non ci aiutano a comprendere fino in fondo il ruolo migliore per De Paul, e di conseguenza diventa difficile anche immaginarlo in una grande squadra. Forse avrà bisogno di un passaggio intermedio, e allora scopriremo veramente di che tipo di giocatore stiamo parlando.

 

Esterno d’attacco: Federico Chiesa (Fiorentina)

Top 11

Non c’è stato nulla di più enigmatico del campionato della Fiorentina. In corsa per l’Europa almeno fino a febbraio, arrivata in semifinale di Coppa Italia, poi il tracollo. L’addio di Pioli, il tragico ingresso in corsa di Vincenzo Montella, la salvezza strappata all’ultima curva con la paura che era diventata una montagna impossibile da scalare. Proviamo a salvare dal marasma generale il talento più fulgido della formazione viola, attorno al quale sono già scattati i romanzi tipici del mercato. Eppure, nonostante una valutazione schizzata alle stelle, Federico Chiesa non ha ancora fatto vedere tutto quello che potrebbe diventare. Straripante in alcune prestazioni, sicuramente carismatico in relazione alla giovane età, a volte pecca in comprensione del gioco, anche a causa dei ritmi supersonici che cerca di imporre a sé e a tutti gli altri giocatori in campo. Quando riuscirà a innestare anche le marce basse, a leggere quello che gli accade intorno, allora avremo a che fare con una potenziale arma totale.

 

Centravanti: Andrea Pinamonti (Frosinone)

Top 11

Avrebbero meritato il posto: Leonardo Pavoletti (Cagliari), Francesco Caputo (Empoli), Andrea Petagna (Spal)

I Mondiali Under 20 lo hanno messo in luce in tutta Europa, Gigi Di Biagio è pronto ad aspettarlo anche per l’Europeo Under 21, l’Inter dovrà decidere cosa fare del suo futuro. La sua stagione è stata inferiore agli altri nomi elencati, ma per premiare un giocatore del Frosinone abbiamo scelto Andrea Pinamonti, che ha messo insieme cinque gol in una realtà complicata come quella ciociara: la salvezza pareva un’utopia al momento dell’addio di Moreno Longo, l’avvento di Marco Baroni ha dato un po’ di linfa alla squadra, senza però mai andare davvero a toccare con mano l’impresa.

Il giovane attaccante ci ha provato, si è alternato con un’icona del club come Daniel Ciofani e ha confermato quanto di buono si diceva sul suo conto: la sua scelta, oltre che un riconoscimento ai vani tentativi di salvezza del Frosinone, è un auspicio per il futuro del calcio italiano. Doveroso anche parlare di Pavoletti, tornato ai fasti gasperiniani della stagione 2015-2016, e della strana coppia Caputo-Petagna, otto anni di differenza, l’empolese esploso tardi e tragico dal dischetto, lo spallino riscopertosi bomber e implacabile dagli undici metri. Fanno sedici gol per tutti e tre, i migliori italiani alle spalle dell’immortale Quagliarella. Meglio di Belotti, Immobile, Insigne. C’è davvero tanto da salvare anche nella Serie A che non ha i lustrini delle big.

Marco Gaetani

About Marco Gaetani

Romano, classe '87. Per Repubblica.it si occupa prevalentemente di calcio, basket e ciclismo, per Ultimo Uomo rovista nella storia dello sport. Nelle rare notti insonni, guarda vecchi servizi della Domenica Sportiva.

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