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I migliori undici delle peggiori undici 2019/2020

By 7 Agosto 2020

Quali sono stati i migliori giocatori delle squadre che hanno lottato per gli obiettivi minori?

Un anno fa, qui, era tutta campagna. Una campagna fertile, in cui vedevamo possibili tracce di un futuro rigoglioso. Nella “top 11 delle altre 11” figuravano giocatori che hanno poi spiccato il volo verso realtà più ambiziose, altri che sono rimasti fermi al palo e chi si è confermato a buonissimi livelli pur dovendo digerire il fatto di essere ancora a lottare per la permanenza in Serie A. 

Come lo scorso anno, andiamo a formare un potenziale undici tipo tralasciando l’ultima in classifica, la Spal, che è parsa qualcosa di simile a una squadra di calcio soltanto finché è rimasto in sella Semplici, e anche con il condottiero delle imprese passate qualcosa stava già andando storto. Se lo scorso anno abbiamo cercato di premiare il singolo giocatore che più si era messo in mostra nella propria squadra, stavolta è stato più difficile.

In un campionato totalmente proiettato verso i gol segnati, è diventato molto difficile non individuare nei giocatori d’attacco le stelle principali dei vari club. Cercheremo quindi di dare priorità all’undici da mettere in campo, autodenunciandoci anche stavolta per le colpevoli omissioni. Avendo depennato la Spal, per arrivare a chiudere la formazione prenderemo due giocatori del Parma, assegnando una maglia per ogni squadra. Il che complica non poco le nostre scelte.

 

Portiere: Salvatore Sirigu (Torino)

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Menzione d’onore: Juan Agustin Musso (Udinese), Luigi Sepe (Parma)

Cosa salvare di questo Torino disastrato? Il migliore è stato senza alcun dubbio Belotti, ma diamo la palma al caro vecchio Sirigu, saracinesca fin troppo sottovalutata a causa dei 68 gol subiti. Chi ha avuto la possibilità di vedere spesso i granata, sia nella versione in chiaroscuro di Mazzarri, sia in quella solo scura di un Longo assillato dall’incubo retrocessione, non ha potuto fare altro che constatare l’importanza del portiere ex PSG, ultimo e disperato baluardo di una difesa che nel giro di qualche mese, da una stagione all’altra, ha perso tutta la sua stabilità. Il Torino ultra aggressivo è sparito ed è rimasto solo Sirigu, costretto a tappare le falle di un intero sistema. Senza di lui, chissà come sarebbe finita.

 

Terzino destro: Takehiro Tomiyasu (Bologna)

Foto Massimo Paolone/LaPresse

Menzione d’onore: Stefano Sabelli (Brescia)

Tomiyasu è il progetto di un grande difensore. A soli 21 anni, il nipponico si è presentato alla Serie A con grande personalità, accettando l’utilizzo da terzino destro in una difesa a 4 pur avendo tutte le caratteristiche del centrale. Nel Bologna avremmo probabilmente potuto premiare Barrow, autore di una seconda metà di stagione strepitosa, ma torniamo al discorso dell’affollamento in zona offensiva, che ha escluso anche Belotti da questo elenco. Scegliere un difensore di una squadra che continua a subire gol ininterrottamente da settembre può far storcere il naso, ma Tomiyasu si è adattato a un ruolo complicato con umiltà, affinando anche la sua abilità in sovrapposizione, limando la rudezza del piede mancino quando si trovava ad accentrarsi palla al piede da destra e mostrando tutte quelle doti che, con ogni probabilità, nella prossima stagione lo porteranno a essere uno dei centrali titolari del Bologna, per poi ascoltare le offerte di club di alto livello. Il giapponese sa impostare, ha la fisicità per difendere su attaccanti di stazza ed è tutt’altro che lento. Una buona base da cui partire. 

 

Centrale destro: Nikola Milenkovic (Fiorentina)

Foto Piero Cruciatti / LaPresse

Menzione d’onore: Simone Iacoponi (Parma)

Qui il discorso si fa più complesso. Non è stato semplice scegliere un nome per questa stagione sull’ottovolante della Fiorentina. Ribery ha messo in mostra sprazzi di calcio esaltante, ma gli infortuni lo hanno frenato troppo a lungo. Per circa due mesi, Castrovilli è parsa la grande speranza del calcio italiano, ma nella seconda metà del torneo, già prima del lockdown, la sua stella è andata via via offuscandosi. Per non parlare di Chiesa, atteso alla stagione della deflagrazione e capace di ritoccare le statistiche soltanto in coda. Inoltre, ci faceva comodo un centrale difensivo. Scegliamo, tra Pezzella e Milenkovic, il serbo classe 1997. Il suo futuro è ancora tutto da scrivere, forse ci si aspettava qualcosa in più da lui, ma continua a mostrare qualche lampo da difensore di razza, con un bagaglio fisico e tecnico che sembra perfetto per la scalata al grande calcio. I prossimi mesi ci diranno se sarà la pietra angolare della nuova Fiorentina o se volerà altrove. 

 

Centrale sinistro: Maya Yoshida (Sampdoria)

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Menzione d’onore: Bram Nuytinck (Udinese)

Due giapponesi nei quattro difensori, e gli amanti della scuola difensiva italiana perdono la testa. La verità è che l’incontro tra Ranieri e Yoshida è stato perfetto: il tecnico si è affidato alla saggezza del trentunenne per guidare una difesa fin lì senza leader, persa tra le vane rincorse di Murillo nella prima metà della stagione e la continua ricerca di un punto di riferimento. Non c’è nessuno che si sia messo in mostra in maniera evidente in una squadra che ha raggiunto la salvezza senza strappi, alternando gli eroi di volta in volta: da Ramirez a Gabbiadini, da Quagliarella a Bonazzoli, con Linetty come unica costante di qualità e quantità. Premiamo quindi Yoshida, che sarà senz’altro centrale anche nella Sampdoria che verrà. Ferrero permettendo.

 

Terzino sinistro: Riccardo Gagliolo (Parma)

 (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Menzione d’onore: Domenico Criscito (Genoa)

Diciamo la verità: quasi non avevamo alternative. La stagione di Criscito risalta soprattutto per i rigori pesanti trasformati, ma l’ex Zenit ha sbandato tanto quanto i suoi compagni. Nel Lecce si era messo in mostra Calderoni, ma la sua annata è andata in drammatico calando. Luca Pellegrini ha fatto vedere qualcosa di buono, ma il suo rendimento è peggiorato rispetto allo scorso anno. A Parma, invece, c’è uno dei segreti di D’Aversa. Serve un centrale? C’è Gagliolo. Serve un terzino sinistro? C’è Gagliolo, che interpreta il ruolo con l’attenzione di chi è abituato anche a giocare in mezzo ma, allo stesso tempo, fornisce spinta e inserimenti in zona offensiva. La Svezia ha colto la palla al balzo e lo ha convocato in Nazionale sfruttando le origini svedesi da parte di madre. Un passo in avanti meritato dopo tanta gavetta. La dimensione di Gagliolo è questa, difficilmente lo vedremo in una big. Ma in questa Serie A senza certezze, il trentenne è una garanzia.

 

Mezz’ala destra: Marco Mancosu (Lecce)

Foto Donato Fasano/LaPresse

Menzione d’onore: Seko Fofana (Udinese), Nahitan Nandez (Cagliari)

Da qui in avanti aumenta la concorrenza. Non c’è però dubbio su chi sia stato il volto di riferimento della stagione sfortunata del Lecce di Fabio Liverani. Alle soglie dei 32 anni, Marco Mancosu si è ripreso la Serie A, galleggiando da mezz’ala e da trequartista in base alle necessità del tecnico, dando qualità, quantità e una precisione praticamente chirurgica dal dischetto, anche se nella sua testa rimarrà a lungo quell’errore dagli undici metri contro il Genoa che ha contribuito forse in maniera decisiva alla retrocessione giallorossa. L’immagine di lui in lacrime con la moglie e la figlia in un Via del Mare deserto, dopo l’epilogo dell’ultima giornata, a due ore dalla fine della partita con il Parma, è stata una coltellata per chi ama lo sport. Coraggio.

 

Centrale di centrocampo: Sandro Tonali (Brescia)

Foto Gianluca Checchi/LaPresse

Un ruolo delicatissimo, quello del perno centrale di una mediana. Fatichiamo a trovare un giocatore del livello di Tonali nella seconda metà della classifica: il Bologna si è aggrappato all’esperienza di Medel, l’Udinese ha arretrato il raggio d’azione di Mandragora prima di perderlo per infortunio, il Cagliari ha rilanciato Cigarini salvo poi accantonarlo, il Lecce ha forse insistito troppo su Tachtsidis quando il gioco sembrava scivolare meglio con Petriccione tra le due mezze ali. Tonali, dunque, il predestinato. La sua prima stagione in Serie A ci ha detto molte cose: forse non è un play tradizionale, sa giostrare bene anche da intermedio, di sicuro non ha molto a che spartire con Pirlo. Quel che è certo è che si tratta di un giocatore moderno, con un’eccellente abilità nel calcio ma che, per il momento, pare preferire la giocata sul corto rispetto a quella sul lungo. Ha patito l’addio di Corini ma Lopez, schierandolo in una mediana con due soli centrocampisti centrali, gli ha fornito una lezione che forse sarà utile per il futuro in una big.

 

Mezz’ala sinistra: Rodrigo De Paul (Udinese)

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Menzione d’onore: Juraj Kucka (Parma), Gaetano Castrovilli (Fiorentina)

Eccolo, l’unico reduce dalla top 11 dello scorso anno. Qualche mese fa eravamo qui a chiederci chi fosse davvero De Paul, se un trequartista ondivago dallo spunto decisivo negli ultimi 30 metri o un progetto di centrocampista da grande squadra. Ora lo sappiamo. La cura Gotti ha trasformato De Paul in una mezz’ala solidissima, che corre, si sbatte per i compagni, serve assist, conclude magistralmente dal limite. In poche parole, ora De Paul è davvero un giocatore pronto per il grande salto. Ha messo insieme anche 7 gol e 6 assist, in una squadra che ha chiuso la stagione, incredibile ma vero, a quota 0 rigori. Una piccola delusione per il rigorista designato della squadra.

 

Trequartista centro-destra: Dejan Kulusevski (Parma)

Menzione d’onore: Filippo Falco (Lecce)

Foto LaPresse -Garbuio Paola

Tra fare la differenza in Primavera e farla in Serie A, solitamente, passa una fase intermedia. Dejan Kulusevski se ne è fregato, si è adattato in pochissimo tempo a un sistema di gioco totalmente diverso da quello che lo aveva visto brillare nelle giovanili dell’Atalanta ed è diventato uno degli esterni alti più eccitanti del campionato. All’inizio sembrava che D’Aversa lo utilizzasse più che altro per bilanciare un tridente che non aveva in Gervinho un grande sostenitore dei rientri difensivi, ma ci siamo accorti subito che c’era dell’altro. Kulusevski ha corsa, visione di gioco, capacità di lettura in situazioni complesse, tiro in porta. Non sembra esserci un freno alle cose che può fare in campo, ora lo attende l’esame del salto in una big. Già ci si interroga sulla sua posizione nella Juve di Sarri: esterno d’attacco o mezz’ala capace di spaccare in due le mediane avversarie? A Sarri la risoluzione dell’enigma. 

 

Trequartista centro-sinistra: Goran Pandev (Genoa)

Menzione d’onore: Musa Barrow (Bologna), Franck Ribery (Fiorentina)

Come già detto, l’impatto spaventoso di Barrow sul Bologna, in un ruolo ibrido tra ala sinistra e centravanti tattico, in costante scambio di compiti e posizione con Palacio, avrebbe meritato la convocazione in questa top 11. Ma se il Genoa alla fine dell’anno è ancora in Serie A, lo deve all’immortale macedone. Goran Pandev ha segnato nove gol senza mai avere i 90 minuti nelle gambe: non ne segnava così tanti dalla stagione 2008-09. È stato usato da arma tattica negli spezzoni finali e infine, soprattutto da mister Nicola, da padrone del reparto offensivo quando la lotta si è fatta dura. Fa sorridere guardarsi indietro, alla scorsa estate, e rileggere dell’esperimento di Andreazzoli, che lo voleva reinventare centrocampista centrale nel centrocampo a 3. «Devo migliorare la fase difensiva, è un ruolo che mi diverte e mi fa correre molto», aveva dichiarato Pandev. Tredici mesi dopo siamo qui a commentare i suoi gol, le sue giocate sulla trequarti, la sua capacità di giocare indifferentemente con tutti i mille compagni di reparto che ha avuto attorno. Il tempo passa ma Pandev sembra non passare mai, imperturbabile. 

 

Centravanti: Joao Pedro (Cagliari)

Foto LaPresse/Tocco Alessandro

Menzione d’onore: Andrea Belotti (Torino), Gianluca Lapadula (Lecce), Andreas Cornelius (Parma), Giovanni Simeone (Cagliari)

C’erano quattro concorrenti di spicco per questa maglia, uno dei quali compagno di squadra del prescelto, ma alla fine andiamo a forzare un po’ il meccanismo per incastrare un giocatore che centravanti vero e proprio non è. Non c’è però discussione sul fatto che Joao Pedro si sia saputo reinventare, a 28 anni, in un ruolo diverso dal passato. Non è più un numero 10 pigro, più portato a spegnere che ad accendere, ma una seconda punta raffinata. Con Maran partiva qualche metro più indietro rispetto a Simeone, abbinandosi a Nainggolan in una perfetta combinazione tra trequarti e attacco, tra sciabola e fioretto. I gol di Joao Pedro, però, ci raccontano la trasformazione del brasiliano. Ora è un giocatore che sa attaccare l’area, si fa rispettare nel gioco aereo mettendo in crisi avversari più quotati, sa nascondersi nelle zone morte dei sedici metri per spuntare al momento giusto. È un calciatore nuovo, una seconda punta che sa cucire il gioco – la qualità resta quella del numero 10 – e azzannare le difese. È stata la migliore versione di Joao Pedro, anche se ora a Cagliari arriva un allenatore che farà fatica a incasellarlo nelle sue idee di gioco come Eusebio Di Francesco. Non ci stupirebbe vederlo altrove.

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