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I nostri desideri sportivi per il 2020

By 2 Gennaio 2020

Abbiamo chiesto a chi scrive su QattroTreTre di esprimere un desiderio sportivo per il 2020. E questo è il risultato

 

Cristiano Carriero: una nuova estate italiana

©Lapresse

Forse non sarà, e non ci sarà, una canzone. Ma non solo. Perché di quell’estate del ’90 mancheranno tante altre illusioni: per esempio quella di vivere in uno dei paesi più competitivi del mondo. Ma le notti di giugno in fondo si somigliano anche a distanza di 30 anni, soprattutto a Roma. Basta una scintilla, un lampo, e allora le notti magiche potrebbero tornare. Non credo di aver mai più rivisto, nella mia vita da appassionato di calcio una sintonia così piena tra squadra e pubblico: una bandiera per ogni spettatore dell’Olimpico. E allora, magari, chissà. Perché questi europei non sono proprio “i nostri”, come i Mondiali di allora, però la squadra di Mancini un po’ somiglia a quella di Vicini. Con talenti come Baggio e scommesse come Schillaci pronte a lasciare il segno. E regalare al cielo di Roma la sensazione che tutto il resto non può scalfirci.

Oggi, 2020, è molto più difficile rispetto a quel (finto) magico 1990. Un paio di anni dopo avremmo scoperto che il nostro Paese non era quella favolache la canzone di Bennato e Nannini raccontavano: arrivarono Tangentopoli e le stragi di Mafia, crollarono tante certezze e i partiti più importanti. Rispetto ad allora le nuove notti magiche potrebbero raccontare una storia diversa, quella di una nazionale e di un Paese che deve rialzarsi dopo anni difficili. Anche attraverso il calcio, e attraverso un Europeo che quasi per caso, e immeritatamente – i nostri stadi sono tra i peggiori in Europa – passa da casa nostra. Sotto il cielo di una nuova estate italiana.

Alec Cordolcini: Olanda – Belgio in finale agli Europei

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Nel 2020 mi piacerebbe provare l’ebbrezza di aver vinto ancora prima di giocare. Perché le mie squadre hanno rapporti complicati con le finali: una le perde praticamente tutta, l’altra non ci arriva mai, nemmeno quando è la migliore al mondo (lo dice il ranking FIFA, non il sottoscritto). Quindi, finale Olanda-Belgio a Euro 2020 e zero problemi.

Federico Corona: l’Atalanta che vola in Champions

Foto Gianluca Checchi/LaPresse

Più che un augurio, una splendida suggestione: l’Atalanta in semifinale di Champions League. Per esaltare al massimo un modello virtuoso. Per la meraviglia che solo le grandi imprese riescono a suscitare.

 

Marco Gaetani: Iniesta, ancora

(Photo by Buddhika Weerasinghe/Getty Images)

Se la Serie A deve davvero diventare un cimitero degli elefanti, allora che lo faccia con stile: regalatemi l’ultimo anno della carriera di Andres Iniesta. Non importa la squadra, non conta il minutaggio: mi accontento anche solo di venti partite di poesia, gocce di splendore da disseminare qua e là.

 

Luigi Guelpa: una Nazionale africana sul tetto del mondo

(Photo by Gareth Copley/Getty Images)

Nell’anno delle Olimpiadi di Tokyo sogno il ritorno di una nazionale africana sul tetto del mondo. Vent’anni dopo il trionfo del Camerun a Sydney significherebbe davvero molto per il movimento calcistico continentale. Ripongo le mie speranze nell’Egitto, fresco vincitore della Coppa d’Africa Under 23, ed equipaggiato con atleti che potrebbero fare la storia, come Ramadam Sobhi e Mostafa Mohamed.

Gabriele Lippi: il Cagliari in Europa

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Quello che voglio dal 2020 è un regalo che sembrava impossibile sei mesi fa, poi all’improvviso ho iniziato a crederci davvero. È una cosa che Tommaso Giulini aveva promesso nel 2014, quando prese il posto di Massimo Cellino, giusto un anno prima di portarci in Serie B. Il Cagliari in Champions League, anche se a ben vedere in Sardegna ci si accontenterebbe pure dell’Europa minore. Perché sono passati 26 anni dall’ultima volta che è successo, da quando non sono andati nemmeno poi tanto lontani da vincere la Coppa Uefa. Il 2019 è finito male. Non molto, eh, il tanto che basta per potersi augurare che il 2020 cominci meglio. Due sconfitte di fila dopo 13 partite consecutive senza perdere mai. E ora ripartiamo con la Juve e poi il Milan. La razionalità dovrebbe dirci che no, non chiuderemo tra le prime sei, ma veniamo da quattro mesi in cui siamo stati costretti a un costante esercizio di sospensione dell’incredulità. E allora perché non continuare e sognare?

Lorenzo Longhi: una Serie A all’avanguardia

(Photo by Claudio Villa/Getty Images for Lega Serie A)

Una Lega di Serie A con una visione all’avanguardia – basterebbe anche una visione – e principi solidi, che si metta in discussione, riesamini i format delle proprie competizioni e faccia un passo indietro per prendere la rincorsa su competitori più svegli. Insomma un po’ come volere la pace nel mondo.

Diego Mariottini: il ritorno della Coppa delle Coppe

(Photo by Mark Sandten/Bongarts/Getty Images)

Non è giusto lasciare nel dimenticatoio la Coppa Coppe. Magari cambiando la formula (come pure qualcuno ha ipotizzato) sarebbe bello se quest’anno si annunciasse il ritorno per le prossime stagioni della competizione riservata ai vincitori delle Coppe Nazionali.

Marco Marsullo: via il razzismo dagli stadi

Foto LaPresse/Tocco Alessandro

Per il 2020 mi auguro una sola cosa. Che si concretizzi, prenda una forma delineata, un peso schiacciante. Che diventi la regola, l’abitudine, che nessuno se ne meravigli. Via dagli stadi il razzismo. Via nel senso più totale del termine. Via la rabbia dagli occhi dei tifosi, via i cori offensivi dalle loro bocche. Via chi non merita di condividere lo stesso pianeta con chi, invece, il pianeta lo ama. Non voglio più sentirne parlare, di episodi di razzismo durante una partita di calcio. Lo desidero con tutto il mio cuore. E che nessuno pensi sia retorica. Appena il passo tra obiettivo e lamento consolatorio si accorcia, e il ragionamento si schiaccia banalizzandosi, il mondo fa un passo indietro. Noi, per favore, andiamo avanti.

Davide Morganti: che Federer vinca Wimbledon

(Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

Sarebbe bello vedere Roger Federer vincere per la nona volta Wimbledon perché la finale persa l’anno scorso contro Djokovic, dopo due match point consecutivi sulla sua battuta, è una sciagura sportiva che non passa. Se avvenisse, ci sarebbe di nuovo equilibrio nella sua luce più luminosa anche delle statistiche.

Antonio Moschella: il Belgio sul tetto d’Europa

LaPresse.

Sarebbe finalmente ora che il Belgio smetta di sentirsi un’outsider di lusso e trionfi al prossimo europeo. Lo scenario è ideale: nessuna sede fissa e il vicino Wembley come stadio per le semifinali e la finale. L’allenatore c’è, il gioco pure e il talento abbonda. Se gli dei del calcio saranno giusti, sarà Eden Hazard ad alzare il trofeo continentale a Londra a luglio.

Raffaele Nappi: un titolo per il Dottore

(Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Dopo il 25 ottobre 2009, quando la gallina vecchia sfornò ancora un gran bel brodo, desidero vedere un’ultima volta il Dottore campione nel 2020. Così da mettere il timbro, il punto esclamativo, il certificato ufficiale sulla carriera di Valentino. Con la consapevolezza che, nonostante tutto, resta il 46.

 

Franco Piantanida: Balotelli che decide la finale di Euro 2020

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Sogno la finale Euro2020, entra Balotelli. Al 90’ the good at darts, la sfiora di suola, gol, campioni, esulta per la prima volta in carriera: “Lo farò solo dopo aver fatto gol in una finale mondiale” disse una decina d’anni fa. “Quindi non piangi mica perché l’hai fatto agli Europei?”. “Ma va, mi sono ricordato di aver scommesso una macchina con tutti i miei compagni se avessi segnato. Tu saresti contento?”. Il resto è noia. E sogni da quattro lire.

Federico Raso: Messi che demolisce gli stereotipi

(Photo by Alessandra Cabral/Getty Images)

Quando Lionel Messi ha vinto tra mille polemiche il suo sesto pallone d’oro, non mi sono soffermato molto sulla bontà effettiva della decisione, ma sulla sua giustizia. E ho trovato profondamente giusto che Lionel Messi, l’uomo che ha messo a nudo il calcio, rendendo difficile ai suoi contemporanei anche solo immaginare un giocatore più forte, più puro e più luminoso, raccogliesse l’ennesimo trofeo o riconoscimento che, un giorno, potrà contribuire a dare un’immagine più fedele e concreta della sua grandezza a chi non avrà avuto la fortuna di viverla.

Oggi, penso alla sua carriera in Nazionale, l’esatto rovescio di questa medaglia: tredici anni in bilico tra la propria grandezza, un mondo – dentro e fuori l’Argentina – che lo mette al muro, gli chiede di riproporre nel 2020 il topos maradoniano dell’uomo solo contro tutti, e l’ingombrante, mastodontica assenza di un titolo, che distorce completamente la percezione. Lionel Messi a giugno compierà 33 anni, il bagliore della sua onnipotenza è ancora nitido e accecante, ma il tempo inizia a portare con sé attimi che somigliano a ultime chiamate. La Copa América 2020 è forse l’ultima occasione che la Pulga ha di vincerla da protagonista – nel 2024 avrà 37 anni – prima di un Mondiale che disputerà da trentacinquenne. Il mio desiderio per l’anno nuovo è vedere Messi demolire gli ultimi stereotipi, trascinare la sua Argentina a una vittoria e correggere la bozza di una storia che ad oggi arriverebbe ai nostri nipoti ancora incompleta, se non bugiarda.

Andrea Romano: che Isco torni Isco

(Photo by Alex Caparros/Getty Images)

L’epifanìa era avvenuta domenica 12 febbraio 2012, a La Rosaleda. Malaga – Mallorca 3-1. A vederlo correre con il suo numero 22 sulle spalle, quel ragazzo mi era sembrato la cosa più vicina a Iniesta in natura. E non solo per il gusto, condiviso con Don Andres, di stordire gli avversari con la croqueta. Nella sua prima stagione con la maglia del Malaga, ora decaduto, Isco aveva già dimostrato di essere un potenziale fenomeno. Il passaggio al Real Madrid ha riempito la sua bacheca di trofei, ma non gli ha mai permesso di imporsi individualmente. Il tracollo della scorsa stagione ha rischiato di toglierci uno dei giocatori più belli (anche se a volte più effimeri) di questi anni. Ora lo spagnolo sembra in ripresa (veder per credere el clasico di un paio di settimane fa), ma per dichiararlo fuori pericolo la strada è ancora lunga. Per questo spero che nel 2020 Isco possa tornare a essere Isco. Davvero.

 

Alessandro Ruta: una medaglia Olimpica per Nibali

Foto Massimo Paolone / LaPresse

Il mio più grande sogno sportivo per il 2020 è che Nibali vinca una medaglia olimpica, dopo che nel 2016 a Rio l’ha mancata solo per via di una caduta. Sarebbe il giusto coronamento di una carriera sontuosa per l’unico italiano capace di competere così a lungo ad alto livello nel ciclismo.

Jvan Sica: un oro olimpico per il nostro volley

(Photo by Takashi Aoyama/Getty Images)

Il sogno sportivo per il 2020 è semplice per la mia storia di appassionato. È un sogno che sembra da sempre ad un passo, ma poi non lo afferriamo mai. Nei tornei di volley femminile e maschile nella storia delle Olimpiadi non abbiamo mai vinto una medaglia d’oro, la cosa può sembrare strana eppure è così. A Tokyo i maschi arrivano in seconda fascia dietro almeno a Polonia, che è due volte campione del mondo e ha messo anche Leon a roster, e Brasile. Le ragazze hanno la migliore giocatrice al mondo, Egonu, ma anche un lotto di squadre avversarie difficili, come gli USA, la Cina e soprattutto la Serbia, che ci ha battuto in finale all’ultimo mondiale. Il mio sogno non è di facile realizzazione, ma sembra che per una delle due squadre questa volta può essere raggiungibile. Certo se vincono entrambe non ci fa schifo.

Francesco Saverio Simonetti: un Europeo “normale” per l’Italia

(Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for Richard Mille))

Mi auguro che l’Italia di Mancini disputi un europeo normale. Le ultime due edizioni ci hanno illuso d’essere un sistema lucente: era morto. Oggi ci serve costruire senza exploit, lo sappiamo come siamo fatti. Per questo sarebbe bello vedere il Belgio campione. Jack Frusciante uscirebbe nuovamente dal gruppo.
Aa. Vv.

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