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I peggiori tornei estivi che ora rimpiangiamo

By 14 Agosto 2019

La Liga-Serie A Cup ci ha fatto venire nostalgia per quei vecchi tornei estivi che facevano sognare i tifosi e che creavano false aspettative intorno ai giocatori. Birra Moretti, Luigi Berlusconi, Mundialito, Memorial Padre Pio, ecco le competizioni che ci sono rimaste nel cuore

Di fronte all’ennesimo trofeo d’estate, la Liga-Serie A Cup, sorta di supercoppa italo-iberica che vede giocare con l’antica formula dell’andata e ritorno Barcellona e Napoli per la sua prima edizione, èimpossibile non farsi tornare in mente i tanti tornei estivi che ci hanno accompagnato e illuso negli anni, le improbabili tournée, i triangolari sponsorizzati da bevande coi baffi, quegli accrocchi di metallo smaltato che finivano nelle cantine dei club ma alimentavano i sogni dei tifosi.

L’estate non èsolo il momento del calciomercato, dei ritiri, delle promesse giovanissime a segno con i dilettanti altoatesini o del bidone sudamericano che ancora sembra il nuovo Gabriel Batistuta.

L’estate èanche e forse soprattutto il momento dei triplete d’agosto, delle partite con le big d’Europa che ti fanno credere di poter arrivare in cima: dimenticate l’International Champions Cup giocata in tre continenti con abbinamenti incomprensibili e un calendario piùcomplesso delle strategie di Paratici, un tempo c’erano coppe lunghe una sera o al massimo qualche giorno, vacue ed entusiasmanti come solo gli anni ’90 hanno saputo essere.

L’estate èla stagione in cui la Juventus lascia qualcosa alle altre, così, per illuderle. Coppe, tornei amichevoli, li refugium peccatori degli esperimenti di regolamento, dalle sostituzioni infinite fino ai mitici shootout, rigori in movimento mutuati dall’hockey su ghiaccio e ripresi dal soccer americano con la formula delle discese solitarie a partire da 30 metri dalla porta e l’obbligo di tirare entro 5 secondi della partenza palla al piede.

Il Birra Moretti e i suoi fratelli (maggiori e minori)

Elisabetta Canalis presenta il Trofeo Birra Moretti

Divertentissimi e capaci di mostrare i limiti tecnici insospettabili di molti giocatori, furono tra le innovazioni di un torneo che ci èrimasto nel cuore, il trofeo Birra Moretti, triangolare da 45 minuti a partita che nel 1998 li sperimentòinsieme al doppio arbitro, alla panchina lunga e al corner corto al Friuli, dove si giocarono l’ambita coppa Inter, Juventus e Udinese. Vinse quest’ultima, verrebbe da dire perché due arbitri “is megl che uàn”, soprattutto contro la Vecchia Signora. Non si sa mai.

Fu tra i più longevi, il Birra Moretti, e ci manca anche un po’, con Inter e Juve fisse (saltarono solo una edizione ciascuna, vincendone 3 e 6 rispettivamente) e le altre a girare. Si tenne per tre anni a Udine, cinque al San Nicola e quattro al San Paolo e regalò il sogno di un Napoli appena uscito dal fallimento e ancora in serie c che batté nerazzurri e bianconeri grazie ai gol di Bogliacino, Pià e Capparella, eroe di serata (alla fine dell’anno fallì i gol che potevano portare gli azzurri in B) e con Gatti a segnare il rigore decisivo contro la Juventus.

Portava fortuna, solitamente, questo torneo, non come il Luigi Berlusconi, dedicato al papà di Silvio (sì, quello della Banca Rasini), che era maledetto. Chi lo vinceva, rimaneva spesso all’asciutto nel resto della stagione, con buona pace di Sua Emittenza che ci teneva a trionfare nella coppa di famiglia che però vide per prima la Juve arrivare, anche lì, in doppia cifra. E spesso, a conferma della cattiva stella che lo illuminava, c’erano pure infortuni illustri: celebre quello di Buffon nel 2005 che portò come “risarcimento” il prestito di Christian Abbiati alla Vecchia Signora.

Barbara D’Urso durante il Trofeo Birra Moretti del 2006.

A Torino ancora ricordano il suo clamoroso girone d’andata in bianconero. Partita secca, che voleva far sfidare ai rossoneri sempre squadre vincitrici di Coppe Campioni o Libertadores, divenne per anni il quarto trofeo nazionale, pur non riconosciuto dalla Lega. Il penultimo match fu contro il San Lorenzo de Almagro, nel 2014, che vinse, grazie a un rigore di Olartigoza, la sua unica Libertadores nell’agosto dello stesso anno, 17 mesi dopo l’investitura come Pontefice del suo tifoso piùfamoso, Papa Francesco.

Era un appuntamento fisso, atteso, ambito. Ma seguì la parabola berlusconiana: quando Silvio mise in vendita il Milan, passò in secondo piano, fino a sparire l’anno dopo. In giro per l’Europa ne abbiamo tanti così, dal Gamper (dedicato a Joan, lo svizzero che fondòil Barcellona) al Bortolotti, in onore degli storici presidenti della Dea, ancora in essere e vinto dai bergamaschi per 20 volte nonostante avversari di rango.

Pochi ricordano il torneo estivo (si chiamava proprio così, Torneo Estivo, sic) del 1986, competizione ufficiale organizzata dalla Lega Nazionale Professionisti, forse per sfruttare l’onda lunga del trashissimo e amato Mundialito per club, primo evento sportivo berlusconiamo, forse il primo grande show di Canale 5.

No, quella del 2006 non è stata una delle edizioni più sobrie del Trofeo Birra Moretti.

La Lega pensò bene, con l’Italia campione del mondo uscente a Messico ’86, di organizzare una competizione a gironi con le squadre non qualificate per le semifinali di Coppa Italia di quella stagione. Le big mutilate dei loro campioni, che erano in Messico, fecero figure barbine: in particolare il Napoli, che sarebbe stato campione d’Italia 12 mesi dopo, prese un poker dal Bari (doppietta di Rideout!) e una cinquina dall’Avellino (tripletta di Alessio), finaliste della competizione. Vinsero gli irpini.

Epico fu anche il Memorial Baretti, giocato tra il 1988 e il 1994, forse il piùbello e meno ricordato: albo d’oro di livello, mischiava club e nazionali: ricordo un Roma-Usa 3-4 con rimonta yankee e uno Juventus-Russia da brividi (forse i primi vinsero per vendicarsi del fallimento di Zavarov).

Il Mundialito per club
Tornando al Mundialito, fu la prova generale del Berlusconi che voleva rivoluzionare calcio e tv. Gli spot durante le partite, i diritti televisivi pagati a peso d’oro (a partire da La Copa de Oro per nazioni del 1980) la prima edizione affidata, per le telecronache, a Niccolò Carosio e la seconda al mitico, compianto e sottovalutato Giuseppe Albertini, ex calciatore di Lugano e Locarno e mitica voce di RSI non di rado prestata all’Italia.

La Juventus esulta dopo la conquista del Trofeo Luigi Berlusconi del 2006.

Tre edizioni (1981, 1983 e 1987, nel 1985 vi fu la Supercoppa Misura, bruttina), era l’erede della Supercoppa dei Campioni Intercontinentali, competizione sudamericano-europea che naufragò dopo due edizioni nel 1968 e nel 1969 perché snobbata dal Vecchio Continente. Da lì il Cavaliere prese l’idea di coinvolgere solo squadre vincitrici di Coppe Intercontinentali, ma se ne dimenticò per invitare la Juventus nel 1983, che l’avrebbe conquistata due anni e sei mesi dopo (giocarono e vinsero, i bianconeri, un mese dopo la finale persa contro l’Amburgo).

Rimane negli occhi soprattutto la prima edizione: Cruijff, allora al Feyenoord (tra le partecipanti), infortunato, che gioca con la maglia del Milan per 45 minuti (con lui Berlusconi inaugura la moda dei suoi audaci prestiti estivi, ben 5 anni prima di diventare presidente dei rossoneri) e i dirigenti e i calciatori del Santos che dicono che Evaristo Beccalossi, MVP della competizione, sarebbe stato degno della numero 10 di Pelè.

Ebbe visibilitàe considerazione il Mundialito, presso critica e pubblico, anche grazie ai prezzi popolari dei biglietti (30.000 lire di abbonamento, 10 partite): il Becca venne cercato in quella sessione estiva di calciomercato da molte big d’Europa e non solo ma rimase nerazzurro, mentre nel 1983 le brutte figure nel torneo costarono la panchina dell’Internazionale a Rino Marchesi.

Nel 1987 invece il Milan prese in prestito da un Ajax e un Cruijff riluttanti (lo diffidarono) Frankie Rijkaard: quel litigio – il giocatore che era in trattativa con lo Sporting Lisbona, era già in rotta con loro – fu il seme dell’arrivo a Milanello. Mesi dopo, passando per un improbabile prestito al Real Zaragoza, il tulipano divenne una colonna della mitica squadra di Arrigo Sacchi.

La coppa messa in palio nel Trofeo Birra Moretti.

Ora ricordiamo il Mundialito con nostalgia e sorrisi, ma lì il futuro premier mise le basi di come cambiò il paese: iniziò interrompendo le partite con gli spot, facendo acquisti muscolari e finì usando il Milan per prendersi l’Italia. E cambiò per sempre il calcio: da sport divenne un pezzo fondamentale dello showbiz.

Il Trofeo Tim e… il Napoli che espugnò Legnano

Merita una citazione a parte il Trofeo Tim. Figlio del Birra Moretti e del Berlusconi, festa della santa alleanza tra le potenti del calcio italiano (Milan, Inter e Juventus sotto l’egida dello sponsor di campionato e coppa nazionale), vide l’arrivo del Sassuolo quando ci si spostòal Mapei Stadium, per una sorta di celebrazione della Confindustria calcistica. In quel contesto capivi quando le baruffe chiozzotte da giornali sportivi nascondessero invece rapporti saldi e amichevoli tra le tre sorelle, forse pure troppo.

E voi, quali tornei mitici e magari pure piùscalcagnati ricordate? Ditecelo, raccontatecelo, perché i sogni estivi sono la base della nostra passione, ciò che la rendono meravigliosa e infantile. Tipo il mitico memorial Padre Pio di San Giovanni Rotondo: tre partite, tre zero a zero (tra Beneveto, Parma e Panionios, così noioso – ero sugli spalti per colpa di parenti che abitano lì vicino – che ebbi la tentazione di autoprocurarmi delle stimmate).

Chi scrive ancora impreca per un memorial Massimino perso contro il Catania e chissà chi altro, per un triangolare del 2010 a Palermo contro i rosanero e il Valencia (stessa solfa) e nel 2003 si trovò vicino a Legnano ed esultò smodatamente nello stadio della cittadina lombarda per aver spezzato le reni a Ternana e Legnano grazie ai gol di Rubens Pasino e Antonio Floro Flores.

Uscii con il sorriso e pieno di speranze, chiacchierando con altri appassionati delle magnifiche sorti progressive del Napoli champagne di Agostinelli (esonerato poi a novembre dopo 10 pareggi in 13 partite) solo per aver vinto un trofeo di dubbio gusto estetico alzato dai miei beniamini, allora in B. Ero felice, avevamo espugnato la roccaforte leghista, a Legnano aveva combattuto Alberto da Giussano il leggendario (nel senso che forse non è mai esistito, è una fake news), allora orgogliosamente al centro dello stemma del partito di Bossi, la Lega Lombarda. La sentivo come una rivincita politica e sportiva.

E poi in fondo c’erano Saber e Montezine, Vidigal e Dionigi, Max Vieri e Gianluca Savoldi, il futuro capitano Montervino. I magnifici sette, qualcuno li definì. Sarebbe stata serie A, senza dubbio. Quella sera ero convinto che sarebbe stato di buon auspicio, che sarebbe stata una grande stagione.

L’estate dopo il Napoli fallì.

Immagini: LaPresse.

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