Silent Check

I principi dell’aerobica atalantina

By 26 Aprile 2019

La finale di Coppa Italia conquistata ieri dall’Atalanta nasce negli ospedali di Bergamo e provincia. Vi spiego meglio. Da un po’ di tempo a questa parte, la società nerazzurra ha inventato una cosa che si chiama “Progetto neonati atalantini”, iniziativa che regala, a ogni bimbo nato in qualsiasi ospedale di Bergamo e provincia, una maglietta della squadra della loro città.

Attenzione: qui non stiamo discutendo di vivaio, giovanili, metodo di gioco canterano che dà un’impronta riconoscibile a tutte le squadre, maggiori e minori, di una società. Qui stiamo parlando di appartenenza, che è una cosa diversa. Con questa semplice, e anche dolce, iniziativa si pongono le basi per quella che è una scelta di cuore.

Ripagare chi ti ha fatto il primo regalo della tua vita, letteralmente, sarà quasi un riflesso incondizionato. Poesia. E solo una società che pensa così, verso l’amore, può permettersi il calcio, al momento, più bello d’Italia. E non da quest’anno, ma già da un po’.

Un’attenta programmazione sul mercato, dove se esce Conti c’è già pronto un certo Hateboer, che forse è pure meglio dell’esterno milanista. Dove un signore chiamato Papu Gomez, il calciatore più simpatico d’Italia, sceglie di far crescere i propri figli, metà argentini e metà bergamaschi, rifiutando offerte di società più blasonate per restare capitano di quel miracolo fantastico.

Poi, Gasperini. Gasp è un uomo sereno, prima che un grande allenatore. Uno che fu marchiato con l’onta del fallimento con la sua grande occasione interista, che ha saputo rimboccarsi le maniche e ricostruire. Dopo i picchi del Genoa, subito prima dell’Inter, è stato capace di creare un Genoa 2: la sua Atalanta. Che forse è pure meglio del suo Genoa 1. Anzi: è sicuramente meglio, perché l’Atalanta di oggi è una magia per chi ama il calcio, fatta di sovrapposizioni, diagonali, tocchi di prima, difensori capaci di impostare con qualsiasi pressione e di andare in gol con una facilità imbarazzante.

E tutte queste cose, prima che con la tecnica individuale, si vincono con l’appartenenza. “Per giocare a certi ritmi novanta minuti, bisogna allenare il cuore, prima che i muscoli. Sono i principi dell’aerobica”, diceva l’Antonio Pisapia mister de “L’uomo in più” di Paolo Sorrentino. E aveva ragione.

Foto: Getty Images.

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