Feed

I sei gol più brutti del derby di Roma

By 26 Gennaio 2020

Tap-in di faccia involontari, errori surreali dei difensori, grotteschi interventi di pugno dei portieri. Quali sono i gol più brutti visti nel derby di Roma negli ultimi 30 anni?

Per aver detto pubblicamente che “il derby è una partita come tutte le altre”, Zdenek Zeman viene ancora visto con occhio scettico da parte delle tifoserie di Roma e Lazio, che hanno avuto entrambe la possibilità di giocare stracittadine con il tecnico boemo seduto in panchina.

Per anni, e forse ancora oggi, il derby della capitale è andato oltre il significato di un’intera stagione, aspetto intrinsecamente provinciale della metropoli, visto con sospetto e diffidenza da quegli allenatori abituati a vincere che hanno incrociato le loro carriere con le squadre romane: da Ottavio Bianchi, che al termine di un derby caratterizzato da una dozzina di minuti di interventi killer disse «continuando così non si vincerà mai niente», a Fabio Capello, che a pochi istanti dalla vittoria del terzo scudetto della storia giallorossa cercava disperatamente, in maniche di camicia e grondante sudore, di far uscire i tifosi dal prato dell’Olimpico urlando «dilettanti!» alla folla già in estasi per il tricolore alle porte.

Il derby romano vive di scariche elettriche e di grandi exploit ma tutta questa tensione, questo nervosismo latente pronto a sbocciare all’improvviso, finisce spesso per macchiare la bontà del gioco. La storia della stracittadina nasconde quindi alcuni gol orribili, frutto di svarioni incredibili, rimpalli pazzi, reti che si imbevono della bruttezza delle partite per diventarne il manifesto.

Ne abbiamo raccolti sei  provenienti dagli ultimi 30 anni (si va dal 1990 a oggi), tralasciando gli autogol – non troverete quindi l’ormai leggendaria autorete di Paolo Negro in un derby di fine 2000, ma nemmeno la “puntata” di Nedved deviata da Zago di qualche mese prima – e provando a evidenziare i vari livelli di bruttezza di gol non sempre decisivi, in una escalation da brividi.

Avrebbe potuto trovare posto in questa classifica anche la rete forse più importante della storia della stracittadina romana, la zampata di Senad Lulic nella finale della Coppa Italia 2013, ma il peso specifico del match è tale da consentirgli di restare negli annali pur non prendendo parte a questa fiera degli orrori.

 

6 aprile 1991, Ruben Sosa (Lazio), Roma-Lazio 1-1

Livello di bruttezza: 7,5/10

109 secondi da gustare tutti d’un fiato, specialmente per la sequela di cartellini dopo l’1-0 giallorosso

 

I derby dei primi anni ’90 avevano copioni rigidi, dai quali difficilmente ci si riusciva a discostare: pareggio finale, prevalentemente 0-0 o 1-1, reti degli attaccanti più quotati delle due squadre oppure di assoluti carneadi del gol, e soprattutto un mare di zaccagnate, termine rilanciato negli ultimi mesi da Antonio Conte, nel corso della partita.

Non fa eccezione questa stracittadina dell’aprile 1991, peraltro tutt’altro che brutta sotto il profilo tecnico: la Lazio crea molto ma sbatte contro il muro di Cervone, la Roma passa in avvio di ripresa con un delizioso scavetto di Völler su calcio di rigore.

Ne segue un’ignobile serie di calci volanti: Sclosa opta per il tentato omicidio ai danni di Berthold e viene espulso, Rizzitelli fa altrettanto con Gregucci ma se la cava misteriosamente con un cartellino giallo, Soldà cerca di staccare la testa ancora al malcapitato Berthold e se ne va sotto la doccia insieme a Desideri, autore di un fallo di reazione.

© LAPRESSE

Nonostante la superiorità numerica, la Roma concede un gol orribile ai biancocelesti: il pallone vaga senza forza ai 35 metri in un frammento di partita che sembra più simile a un derby del cuore che a una gara di campionato, Nela ne approfitta per fare un riposino, Raffaele Sergio gli soffia il pallone andando a velocità quadrupla e mette in mezzo per Sosa, che agguanta il pallone in allungamento trovando il rimpallo giusto con il terreno per scavalcare Cervone.

 

27 ottobre 2002, Stefano Fiore (Lazio), Lazio-Roma 2-2

Livello di bruttezza: 7.5/10

 

Guida per orientarsi nel marasma dei gol brutti: l’azione del vantaggio laziale parte a 1.44, degno di nota anche il gol di Batistuta da 2.58

 

La prima Lazio di Roberto Mancini sta sorprendendo tutti per la sua capacità di rinascere da un mercato devastante, che ha visto partire il 31 agosto 2002 sia Alessandro Nesta che Hernan Crespo. A stupire è soprattutto la qualità del gioco dei biancocelesti, che arrivano alla stracittadina del 27 ottobre con un punto in più dei rivali cittadini, accreditati da molti tra le favorite per la vittoria del campionato dopo essere andati a un passo dal bis tricolore nella stagione precedente.

Fabio Capello ammicca alla scaramanzia e regala l’esordio stagionale a Marco Delvecchio, animale da derby come mai se ne sono visti prima (e dopo). La Lazio gioca meglio nel primo tempo ma la Roma ha una quantità di talento da far spavento.

I biancocelesti passano in vantaggio con una bella azione deturpata dalle oscenità dei difensori romanisti. Il fraseggio che porta Favalli al cross dal fondo è splendido, da manuale del 4-4-2: il terzino appoggia sull’ala (Cesar) che scarica verso il centrale di centrocampo (Stankovic), pronto a verticalizzare. Sul pallone messo in mezzo dal capitano biancoceleste, Panucci prova un’improbabile chiusura di interno coscia.

La sfera schizza verso il corner e a questo punto chiunque lascerebbe sfilare il pallone. Non Jonathan Zebina, che rimette in mezzo in maniera inconcepibile, trovando il piatto destro di Stefano Fiore. La Roma centrerà il pareggio con Delvecchio e il raddoppio con un altro gol brutto, a firma Batistuta, per poi subire il 2-2 di Stankovic. Nel finale sarà Antonioli a prendere le prime pagine, parando il rigore della vittoria a Mihajlovic.

 

 

16 aprile 2003, Vincenzo Montella (Roma), Roma-Lazio 1-0

Livello di bruttezza: 8/10

 

 

Gli amatissimi “riflessi filmati” stavolta sono davvero lunghissimi: da 3.16 il corner che origina la catastrofe di Marchegiani

 

Stessa stagione, ma stavolta in Coppa Italia. Il derby sembra maledetto per la Lazio, che ha già perso l’andata della semifinale e si è vista rimontare all’ultimo respiro da un sontuoso colpo di testa di Antonio Cassano la stracittadina di ritorno in campionato, per larghi tratti dominata.

La semifinale di ritorno è l’ultima speranza ma c’è da ribaltare l’1-2 dell’andata. Non è serata per i biancocelesti, piegati da un gol-manifesto della carriera di Vincenzo Montella, serpente velenosissimo che era solito nascondersi nelle pieghe delle aree di rigore per sputare il liquido mortale alla minima occasione.

Su un cross da sinistra di quel professore del gioco del calcio che rispondeva al nome di Vincent Candela, Walter Samuel gira di testa in maniera neanche troppo convinta. Sembrerebbe normale amministrazione, ma Marchegiani combina un disastro difficile da rendere a parole: inciampa sulla sfera, per poco non se la trascina in porta da solo. Sarebbe un danno collaterale se non ci fosse dietro l’angolo Montella, che arriva sul pallone a velocità supersonica e con un tocco di punta firma il suo ottavo gol nelle stracittadine romane.

 

 

4 maggio 1997, Abel Balbo (Roma), Roma-Lazio 1-1

Livello di bruttezza: 8,5/10

Siamo nella fase embrionale delle pay-tv, quando per vedere le partite ci si radunava nei bar o nei club. Il gol brutto di Balbo nasce a 0.30

 

È una stagione complicata per Lazio e Roma, entrambe reduci da un esonero: il terzo anno del progetto zemaniano ha logorato gli uomini biancocelesti, Carlos Bianchi non è invece neanche arrivato a completare la sua prima annata giallorossa e sulla panchina romanista siede la strana coppia composta da Nils Liedholm ed Ezio Sella.

In campo ci sono uomini di assoluto culto: Pivotto presidia la fascia destra della difesa giallorossa, la Lazio è costretta ancora una volta, come già accaduto nel derby di andata, a schierare la coppia centrale Fish-Grandoni, ma rispetto alla Roma può almeno contare su una classifica più tranquilla, visto che Zoff ha risollevato la squadra fino alla zona Europa.

I giallorossi passano in vantaggio a 10 minuti dalla fine del primo tempo: la verticalizzazione di Thern è brillante ma leggermente lunga, Marchegiani combina un disastro in uscita bassa e sparacchia il pallone sullo stinco di Balbo. La sfera schizza via come in un flipper, poi rallenta la propria corsa mentre Mark Fish, ventiduenne centrale difensivo sudafricano, si affanna disperatamente nel tentativo di evitare la rete.

La goal-line technology è ancora soltanto un sogno bagnato biscardiano, il piedone del leader arretrato dei Bafana Bafana arriva sul pallone forse prima della linea, forse no. Per l’arbitro Boggi è gol tra le proteste biancocelesti: non solo un gol brutto, ma un gol-fantasma brutto. La sfida finirà 1-1, marchiata a fuoco in pieno recupero da Igor Protti, subentrato al posto di Beppe Signori in quello che, col senno di poi, sarà l’ultimo derby giocato dal bomber biancoceleste.

 

11 novembre 2012, Antonio Candreva (Lazio), Lazio-Roma 3-2

Livello di bruttezza: 8,5/10

 

A 0.25 il gol brutto di Candreva: Goicoechea ricorda il pupazzo gonfiabile che saluta come uno scemo reso noto dai Griffin

Piove forte sullo stadio Olimpico in questa giornata di metà novembre. In pochi possono immaginare che quello sarà il primo derby di una stagione che ne registrerà tre, l’ultimo dei quali assegnerà alla Lazio la Coppa Italia. È anche la prima stracittadina della carriera di Vladimir Petkovic, che si è abbattuto sul campionato italiano come un uragano, passando in breve da illustre sconosciuto a nuovo guru del calcio europeo: dopo otto giornate, i biancocelesti si trovano alle spalle di Juventus e Napoli, prima di imboccare una crisi esplosa in maniera deflagrante a Catania (4-0 con lo show del “Papu” Gomez e del “Pitu” Barrientos).

Dall’altra parte c’è la nuova Roma di Zeman, che passa in vantaggio con il sesto gol consecutivo di Erik Lamela, alle prese con il miglior momento della sua ondivaga carriera. A dare uno scossone alla crisi biancoceleste ci pensa una figura mitologica della storia giallorossa, Mauro Daniel Goicoechea, feticcio zemaniano per la sua presunta abilità palla al piede e nelle uscite fuori area.

Al 35’ c’è una punizione da molto lontano per la Lazio, la calcia Antonio Candreva, che si aggrappa all’unica cosa che sa fare in occasioni del genere: tirare fortissimo. La conclusione è oggettivamente violenta ma centralissima. Eppure, per quello che a prima vista sembra uno schiaffo al principio dell’impenetrabilità della materia, il pallone finisce in porta. Forse una deviazione della barriera, oppure un inganno ottico? Niente di tutto questo. Goicoechea ha ritenuto che la soluzione più sicura su un pallone reso viscido dalla pioggia fosse la respinta di pugno: il risultato è disastroso.

La Lazio vincerà quel derby con due grandi classici: lo sclero improvviso di Daniele De Rossi, espulso sul 2-1 per un colpo in faccia a Stefano Mauri, e il macrotema del giocatore talentuoso che perde la testa nei confronti di Zdenek Zeman. È Miralem Pjanic, che segna il gol del 3-2 con una punizione irreale, sfruttando un altrettanto irreale posizionamento di Marchetti, e invece di esultare manda palesemente in Boemia il suo tecnico.

 

19 marzo 2008, Rodrigo Taddei (Roma), Lazio-Roma 3-2

Livello di bruttezza: 10/10

Ormai solito recap per i più pigri: l’azione prende il via da 0.17

 

Il gol più brutto degli ultimi trent’anni di derby romano ha veramente del paranormale, e non riesce neanche ad ammantarsi della poesia delle reti in grado di risolvere una partita. Rodrigo Taddei lo segna all’inizio di un match poi perso dalla sua Roma, in una di quelle stagioni in cui la squadra di Spalletti era nettamente superiore all’avversario dal punto di vista tecnico ma non necessariamente sotto il profilo tattico e agonistico.

L’azione parte con una cosa molto bella fatta da Vucinic, un uomo che ha fatto dell’imperturbabilità la sua cifra stilistica e che forse per questo motivo riusciva a esaltarsi nei derby di Roma, storicamente un coacervo di tensione e paura. Il montenegrino riceve defilato sulla sinistra, salta secco un giovane De Silvestri e va ad infilarsi in quello che sembra un imbuto: scarta Dabo e Ledesma, chiede lo scambio corto a Perrotta.

È qui che il brutto inizia a farla da padrone. Siviglia capisce le intenzioni di Vucinic e gli strappa il pallone ma senza entrarne in possesso, la sfera rotola lentamente verso Valon Behrami, ancora ignaro che il destino, nella stessa serata, gli riserverà il ruolo di catastrofico facilitatore del vantaggio giallorosso e poi quello del risolutore della stracittadina in pieno recupero. Lo svizzero, preso da un panico immotivato, spazza via senza guardare, centrando in pieno Taddei, altrettanto sorpreso. Il pallone si schianta contro il brasiliano e schizza in rete, per lo stupore di uno che ne ha viste tante come Marco Ballotta. La faccia intrisa di disgusto del portiere biancoceleste mentre realizza l’accaduto è il poster migliore di cotanto delirio.

 

Leave a Reply