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Icons – Giuseppe Signori

By 23 Agosto 2019

Sinistro a incrociare sul palo lontano e rigori calciati da fermo. I gesti tecnici di Giuseppe Signori sono entrati ormai nell’immaginario collettivo. Ecco, dopo i tre titoli di capocannoniere vinti con la Lazio, come il bomber ha provato a rilanciarsi a Bologna

1: Fidati, è finito
“Fidati”, mi diceva un milanista nell’estate del ‘97, “Roberto Baggio è finito, vi state portando a casa un bidone”.

“Fidati”, mi diceva un genoano nell’estate del 2008, “Di Vaio è finito, vi state portando a casa un bidone.”

Ecco: più o meno le stesse esatte parole, ma ancor più convinte, me le aveva dette nell’estate ‘98 un doriano parlando di Beppe Signori. Con aggiunte personalizzate: non solo era finito, un bidone, ma era grasso, tabagista incallito, con l’ernia…

In effetti, tre miseri gollettini in mezzo campionato alla Sampdoria non sembravano proprio rientrare nel curriculum del buon Beppe, abituato a ben altre cifre al Foggia e alla Lazio. Ma il nostro presidente Gazzoni aveva appena salutato a malincuore Roby Baggio (il bidone finito che aveva segnato 22 gol in un anno, con la maglia del Bologna), e aveva pensato: quale colpo alla Roby Baggio posso fare quest’estate, quale fuoriclasse reduce da un’annata infelice potremmo rigenerare qui sotto le Due Torri?

E così, in un’estate da quaranta gradi, era arrivato Signori.

In effetti, a vederlo al primo impatto, non pareva proprio tirato a lucido, come dire, e l’accoglienza non era stata quella entusiastica riservata dodici mesi prima al Divin Codino. Mentre il Bologna di Mazzone si smazzava i primi turni di Intertoto con la Dinamo Bucarest prima e proprio con la Sampdoria poi, lui si dedicava alla propria personale ricostruzione con una tenacia degna di Rocky prima della sfida con Ivan Drago.

L’11 agosto era sceso in campo per la prima volta al Dall’Ara, un quarto d’ora nella finale d’andata con i polacchi del Ruch Chorzow. Giusto una sgambata, per far vedere che c’era.

Ma poi c’era stata la finale di ritorno.

 

2: Può essere ferro e può essere piuma
Ottantanovesimo, a Chorzow. Kolyvanov aveva già sbloccato il risultato, e Signori era entrato anche stavolta a un quarto d’ora dalla fine.

All’ottantanovesimo aveva segnato il suo primo gol nel Bologna: di destro, facile facile, a porta vuota. Era un segno, no? Signori che si sblocca con il piede sbagliato, nel giorno in cui il Bologna vince un trofeo internazionale – d’accordo, un trofeo minorissimo – dopo quasi trent’anni dall’ultimo…

Però l’inizio di quel campionato era stato un pianto. Due sconfitte, tre pareggi, e Signori a secco per le prime sette partite.

Per fortuna c’era la coppa Uefa: un gol su rigore con lo Sporting Lisbona, un sinistro sporco all’andata con lo Slavia Praga e uno chirurgico al ritorno, insomma, ci dicevamo, in Europa ne ha già fatti quattro, si sbloccherà anche in campionato, no?

Si era sbloccato l’8 novembre, in casa contro la Roma. Una percussione fatta di rabbia, caparbietà, difesa della palla, portiere aggirato e palla calciata con tutta la violenza del mondo nella rete indifesa.  E qui era cominciato lo show.

Sì, perché a questo punto il nuovo numero 10 aveva iniziato a segnare dei gol da stropicciarsi gli occhi.

Aveva già iniziato a metà settimana colpendo la sua ex squadra – la Sampdoria – in un vittorioso match di coppa Italia, ma guardate su YouTube la sua tripletta a Vicenza, la domenica successiva: un gol su rigore, e poi una punizione maestosa nel sette e infine una bastonata terrificante di sinistro, una girata dal limite da spaccare la porta. Uno dei suoi tre gol più belli con la maglia del Bologna.

L’inverno vede l’ex grassoccio attaccante finito trasformato in un rapace, in una belva, in un folletto che in un sontuoso Bologna-Juventus 3-0 si avventa su un pallone pasticciato dai difensori della Juve e sfonda le mani a Peruzzi, come sfonda le mani al portiere del Cagliari su punizione nella vittoria in Sardegna.

E a proposito: qualcuno fa notare che, a due partite dalla fine del girone di andata, Beppe ha già fatto il doppio dei gol su punizione di Baggio l’anno prima. Che diventano il triplo quando segna da trentacinque metri il gol dell’ex a Genova, e il quadruplo quando scarica una fucilata pazzesca alla prima di ritorno contro il Milan. Perché, lo abbiamo capito a questo punto, il sinistro di Signori è come la mano di Mario Brega in quel noto film di Verdone, può essere ferro e può essere piuma, può accarezzare il pallone per farlo girare a dovere o può trasformarlo in un proiettile mortifero e imprendibile.

Sempre col Milan, arriva il secondo dei tre gol più belli della sua carriera rossoblù: torre di Andersson per Beppe appostato al limite dell’area, ed ecco realizzarsi un capolavoro di coordinazione, precisione, potenza, una girata col pallone che passa in un lampo dal piede alla rete, che attraversa sedici metri alla velocità della luce, un capolavoro.

«Perché battevo i rigori da fermo? Mi venne l’idea vedendo un torneo di freccette. Lì nessuno prende rincorsa. La forza è nemica della precisione», Giuseppe Signori in una intervista alla Gazzetta dello Sport, 17 febbraio 2018.

Alla fine del campionato i gol saranno quindici, ma altre perle arrivano dalle altre competizioni: sì, perché il Bologna va avanti in coppa (lo so che sono passato di colpo al tempo presente, ma quell’annata di Mazzone è sempre davanti ai miei occhi, come se si fosse giocata ieri).

Nella mattanza di gol contro il Betis Siviglia Beppe lascia gli onori a Fontolan, Kolyvanov e a quello che ancora si chiama Eriberto e non Luciano, ma poi si scatena contro il Lione: un sinistro acrobatico nel primo tempo, quasi dalla linea di fondo, così ben calcolato da baciare il secondo palo e poi atterrare morbido e preciso oltre la linea. Un altro colpo di rasoio nella ripresa, un rigore in movimento, in pratica, e i gol europei a questo punto sono sei, tra Intertoto e coppa Uefa. Il Bologna va anche a un passo dalla finale di Uefa, oltre che a quella di coppa Italia: due arbitraggi miopi negano entrambi i traguardi. Con la Var, avremmo sfidato il Parma in entrambe le competizioni.

Ma siccome la stagione iniziata a luglio con l’Intertoto sembra non aver fine, a fine maggio c’è da giocare lo spareggio per riguadagnarsela, quella coppa Uefa appena abbandonata.  E contro chi? Con l’Inter di Baggio. Sembra fatto apposta.

Dopo mille flash a immortalare Roby e Beppe insieme, il Bologna trionfa a San Siro. C’è da completare il capolavoro nell’ultima delle sessanta partite stagionali, e il Bologna non fallisce. Prima del sigillo finale di Bettarini, che fa esultare Simona Ventura in tribuna, il primo gol contro Pagliuca lo segna proprio Signori, addirittura di testa. Una rinascita totale iniziata di destro, finita di testa.

E una stagione con quindici gol in campionato, sei in Europa, uno in coppa Italia e uno nello spareggio si può definire davvero quella della Rinascita. Un’altra scommessa vinta da Gazzoni, mentre Baggio resta fuori dall’Europa e si immalinconisce litigando con Lippi all’Inter.

La scommessa è talmente vincente che, dopo solo una stagione, Beppe viene promosso capitano.

 

3: Il suo micidiale sinistro al volo
L’annata è di quelle così così, iniziata con Buso in panchina (durerà solo sette giornate) e un centravanti, Ventola, che chiuderà con il record non battibile di zero gol in campionato. Col subentrato Guidolin le cose andranno un po’ meglio, ma alla fine si chiuderà a 40 mediocri punti.

In compenso Signori replica i suoi numeri, e ne fa altri quindici, con un solo rigore, l’unico fischiato al Bologna in trentaquattro partite, in un’inutile ultima di campionato a Bari. Le altre quattordici volte mette in mostra tutto il repertorio che il suo sinistro magico può offrire: rasoiate a Parma e col Bari, girate ultraspettacolari con il Lecce e a Firenze, opportunismi astuti nel 3-0 contro l’Inter o a Perugia, punizioni stellari a Lecce e a Cagliari, una semirovesciata da urlo contro la Roma, tocchi abili sull’uscita del portiere col Perugia in casa, bombe al volo contro l’Udinese e a Torino, una doppietta da ex senza esultanza contro la Lazio che sta per vincere lo scudetto.

Ma c’è anche l’Europa, naturalmente, ed è, questa – ahimè – l’ultima apparizione del Bologna in coppa Uefa, fino ad ora e fino ai futuri trionfi del nuovo Bologna di Joey Saputo, che arriveranno prima di quanto si possa pensare.

Beppe fa una facile doppietta all’esordio a San Pietroburgo, e poi sigla uno dei suoi gol pesantissimi, fondamentali: in casa dell’Anderlecht il Bologna subisce, soffre, va sotto due a zero, ma a un minuto dalla fine il capitano scocca il suo micidiale sinistro al volo da venticinque metri. E apre la strada alla rimonta (3-0) nella partita di ritorno.

L’ultima sfida di Uefa vista con i miei occhi è Bologna-Galatasaray del 23 novembre 1999 (è il caso di ritornare in Europa League, eh?): soffertissima, col Bologna che sembra sempre sul punto di cadere sotto i colpi di Hagi o Hakan Sukur, e invece va in vantaggio con un destro del Capitano sotto la curva Andrea Costa. Poi agli ottavi, ahimè, ci andranno i turchi.

L’ho detto: è una stagione un po’ così, questa 99-2000.

Nonostante Beppe Signori.

4: L’anno delle maglie orrende
Poi ci sono delle stagioni che sono anonime e basta, come quella appena narrata, come le ultime due con Donadoni, e altre che sono anonime ma con un nome.

Il 2000-2001 è l’anno delle Maglie Orrende, delle divise dai colori strani e dalle bande larghissime che ci fanno sembrare un po’ il Genoa, un po’ il Cagliari, tutto tranne che il Bologna. Le maglie più odiate dai nostri tifosi, in assoluto, per distacco.

(LaPresse).

Le maglie inguardabili sembrano addirittura zavorrare il Capitano per metà campionato: solo tre gol nel girone d’andata, due nella mattanza (1-5) in casa del Napoli di Zeman, un contropiede e un tiro-cross maligno che va dentro, uno di testa in una sconfitta a Udine.

Nel girone di ritorno è tutta un’altra musica: sinistro a rimorchio in un 3-3 in casa del Milan, altra doppietta col Napoli (rigore e irruzione rapidissima in area a pochi minuti dalla fine, a sbloccare un pareggio che sembrava scritto), diagonale geometrico a Reggio Calabria.

L’11 marzo, per festeggiare il mio compleanno, il Capitano segna un altro gol dell’ex contro la Lazio. Riceve palla appena oltre la metà campo, si accorge con la coda dell’occhio che il portiere Marchegiani è uscito in modo assai spericolato, e allora scocca un sinistro istantaneo (è difficile non ripetere centro volte “sinistro” parlando di Signori) che percorre quaranta metri e si addormenta in rete.

Un’altra doppietta nella vittoria interna col Bari (gran punizione e rigore), un’altra ancora a Bergamo (punizione e colpo di testa), e con la Juventus il Capitano inaugura un nuovo pezzo del repertorio: il colpo di biliardo d’esterno, con la palla che percorre una curva precisa, disegnata, esce per rientrare proprio sul secondo palo.

Il campionato, già iniziato male, finisce un po’ miseramente, dando il via a una tradizione guidoliniana (l’orrenda primavera) che poi faranno propria molti allenatori rossoblù. Signori in compenso batte il suo record di gol nel Bologna: diventano 16 alla terzultima a Verona, quando i gialloblù vincono con in bizzarro punteggio di 5-4 ma di quei quattro tre sono del Capitano. Il primo è una girata acrobatica spalle alla porta, il secondo è sporco e brutto come queste ultime partite, e il terzo è un capolavoro, un sinistro al volo in caduta, coordinato, potentissimo e preciso.

I fischi che accompagnano la squadra nelle ultime, pietose uscite non riguardano il Capitano.

Il Capitano, a questo punto, è sacro e intoccabile.

 

4: In che senso tre?
Poi invece ci sono delle stagioni che sono gloriosissime e restano nella memoria anche se finiscono malissimo. Anche se, a sorpresa, Signori segna tre, dico, tre gol. Non trenta, non tredici: tre, come un mediano che ogni tanto tira da fuori, come un difensore che salta sui calci d’angolo.

Eppure tutto sembra iniziare al meglio, in questa terza stagione guidoliniana: prima di campionato, Bologna-Atalanta. Punizione sotto la nostra curva, mattonella appena fuori area, sulla destra. Signori scocca un tracciante parabolico nel sette. Primi tre punti della stagione, primo gol di Signori. Siamo al 26 agosto. Nessuno pensa di dover aspettare il 24 marzo per vedere di nuovo il Capitano esultare, eppure è così: infortunio dopo infortunio, guaio fisico dopo guaio fisico, Signori deve guardare dalla tribuna o dalla panchina il Bologna di Cruz e Zauli che disputa un campionato sontuoso, il Bologna che rincorre la Champions League, addirittura.

(LaPresse).

24 marzo c’è Bologna Lecce. Il Bologna, con grande sconforto di tutti, a venti minuti dalla fine sta perdendo per tre a due. Ecco, pensiamo: il solito finale guidoliniano deprimente, la primavera maledetta è iniziata.

Ma al settantaduesimo c’è un calcio di punizione. Dalla stessa precisa mattonella di quel lontanissimo, remoto, estivo 26 agosto. E Signori inventa un gol identico, uguale, preciso a quello contro l’Atalanta, prima che Fresi sigli un 4-3 di sapore d’altri tempi.

Il Capitano è tornato per guidare l’assalto alla Champions.

Alla penultima di campionato il Bologna è in piena rincorsa, testa a testa con il Milan che ha polverizzato poche settimane prima.

Bologna-Lazio, cinquantesimo minuto: Zauli scodella in area un pallone d’oro, Signori su quel pallone ci si avventa, fa una piccola, impercettibile finta di corpo che spiazza Peruzzi in disperata uscita, finge di tirare al volo e invece non tira, lo aggira, e con il ghiaccio nella testa e nel cuore di destro deposita in rete quasi dalla linea di fondo. Stavolta, al quarto gol dell’ex consecutivo, esulta eccome: la Champions League val bene una corsa sotto la curva.

Poi, si sa, il calcio sa essere bellissimo o assurdamente crudele. A Brescia, contro la squadra di Mazzone in lotta per la salvezza, il nostro Beppe sbaglia un gol di quelli che non sbaglia mai, il gol che potrebbe voler dire Champions League. All’intervallo saremmo allo spareggio contro il Milan, ma nel secondo tempo succede qualcosa di totalmente assurdo che coinvolge tre campi diversi. Succede che segna Bachini, Pagliuca para un rigore a Baggio che però segna sulla ribattuta, Toni sigilla l’addio alla Champions del Bologna (e la retrocessione inaspettata del Verona).

Va bene, pensiamo masticando un po’ amaro, ci tocca accontentarci della coppa Uefa, pazienza. No, perché è il famoso 5 maggio 2002, quello di Lazio-Inter. E se tutti si ricordano l’incredibile scudetto della Juve di quell’anno e delle lacrime di Ronaldo, nessuno tranne noi rammenta il dettaglio che la Lazio, con quella vittoria, passa a 53 punti. E il Bologna, che ne ha 52, per quell’assurda combinazione di sfighe che capitano solo a noi, passa in 45 minuti dalla Champions League all’Intertoto.

Una delle più grandi delusioni, delle più immeritate batoste della nostra carriera di tifosi rossoblù. Inebetiti, dopo il novantesimo non riusciamo neppure a direIntertotoperché ci irrita molto pronunciare il nome dell’Inter, in questo 5 maggio assurdo.

 

5: Il gol più bello
L’Intertoto ci fa mentalmente così schifo, dopo la delusione, che ci facciamo buttare fuori dal Fulham, nonostante due gol di Signori (che aveva in precedenza segnato una doppietta anche nel turno precedente contro il Teplice). E questa di Londra, 27 agosto 2002, è a oggi l’ultimissima apparizione europea del Bologna.

La quinta stagione con Beppe Signori si apre con malumori nei confronti di Guidolin, mai amato e assai mal sopportato, e con il Capitano che non trova la via della rete fino a novembre. Poi un rigore contro il Como e un superdiagonale missilistico contro col Perugia sbloccano il bomber.

Il 16 marzo, nell’1-0 interno con l’Udinese, segna quello che ai miei occhi è il suo gol più bello nel Bologna.

Giuseppe Signori esulta dopo il gol segnato all’Udinese nel marzo del 2003. (PARENTI-BENVENUTI/LA PRESSE)

Torre di Cruz per Signori appostato centralmente al limite dell’area: il Capitano scavalca il difensore Kroldrup con un sombrero elegantissimo, e appena il pallone scende lo scaraventa al volo sotto la traversa. Una roba da spellarsi le mani, bellissima da vedere e rivedere.

Il nostro Beppe riesce a essere protagonista dei punti di svolta del Bologna anche quando non segna, anche solo per una sostituzione. Bologna-Juventus del 12 aprile: Cruz segna quasi subito, la squadra di Lippi fatica a rendersi pericolosa, e a un quarto d’ora dalla fine Guidolin decide di togliere Signori per inserire Locatelli. Il Dall’Ara intero, che non sopporta più l’allenatore, i suoi modi un po’ da prete, i suoi cali primaverili, il suo gioco bruttarello per tre stagioni su quattro fischia il cambio in maniera roboante… solo che Locatelli segna subito il due a zero, così presto che la gente sta ancora fischiando.

Guidolin esplode in un istintivo “città di merda” che non sfugge alle telecamere. Né ai tifosi del Modena, che la domenica successiva ci omaggiano con un ripetuto coro “ha ragione ha ragione ha ragione Guidolin”. E siccome i finali di campionato in calando sono una caratteristica guidoliniana di questi anni, il Modena vince pure il derby nonostante una doppietta di Signori (una gran punizione e un fulmineo inserimento).

«Se qualcuno vuole a tutti i costi vedere una contrapposizione tra me e lui, faccia pure, ma sappia che non esiste. Signori per me non è un problema, non lo è mai stato. Se non quando ha avuto i suoi guai fisici che l’ hanno tenuto lontano dalla squadra». Francesco Guidolin, 19 marzo 2003.

Alla fine i gol del capitano sono dodici, i punti del Bologna 41, solo tre più dell’Atalanta retrocessa.

Nonostante tutto, con grande caduta di braccia collettiva dei tifosi, Guidolin viene confermato ancora una volta. Ma mentre si preparano contestazioni per l’inizio del campionato, a tre giorni dalla prima partita, sdegnato per le cessioni di Cruz e Castellini, il mister dà le dimissioni. Per la terza volta ritorna in panchina l’amatissimo Carlo Mazzone, a guidare una squadra grandemente indebolita.

 

6: Gli ultimi fuochi
Sono finiti i tempi dei grandi investimenti di Gazzoni. Nel 2003 inizia una china discendente che, con poche eccezioni (due grandi campionati con Malesani prima e con Pioli poi) vedrà una mediocrità diffusa, due retrocessioni, qualche salvezza, e la sensazione di essere finiti in un imbuto senza speranza, prima dell’arrivo dal Canada del mai troppo lodato Joey Saputo.

Ma stiamo parlando di Signori, e del suo ultimo anno in serie A. Signori che ha firmato un contratto in bianco per giocare ancora nel Bologna sempre più povero. Signori che ha scommesso di arrivare a 200 gol in serie A.

LaPresse.

Ho iniziato parlando di tre giocatori che tutti giudicavano finiti e che a Bologna si sono rilanciati.

La parabola più simile a quella di Signori è stata quella di Marco Di Vaio: trascorsi laziali a parte, anche lui è arrivato da un’annata genovese (altra sponda) con un risibile numero di reti, e in uno scadentissimo Bologna ha conquistato la salvezza quasi da solo con i suoi 24 gol. Poi, dopo altre annate da capitano e bomber assoluto, si è scontrato con l’età. Guardare l’ultimo Di Vaio era a tratti angosciante: vederlo arrivare in ritardo sul pallone, sbagliare rigori, sbagliare gol a porta vuota (e segnarne comunque dieci, eh?, mica due), vederlo col Palermo che falliva un assurdo gol in due contro zero, faceva star male.

Questo è quel che ho provato nel 2003-2004, con un Signori alle prese con l’anagrafe. In un Bologna scarso da morire, vederlo corricchiare tra Tare e Guglielmimpietro trasmetteva bruttissime sensazioni.

(LaPresse).

A parte un golletto su rigore a Torino, il primo lampo è del 7 dicembre contro l’Ancona dell’ex Nedo Sonetti: un classico gol alla Signori, assist dalla fascia e gran girata al volo di sinistro. Il penoso Bologna di questa stagione non lo aiuta, ma per fortuna lo soccorre il mercato di riparazione: arriva Nakata, primo giapponese della storia rossoblù, che risolleva le sorti della squadra. E risolleva anche Signori, che da gennaio a marzo risorge: diagonale vincente col Chievo, destro sporco nel 2-0 contro la Lazio (ed è l’ennesimo gol dell’ex), altro gol dell’ex in casa della Sampdoria, e poi, il 21 marzo, cala il sipario. Anche se nessuno lo sa.

Il 21 marzo 2004 si gioca Bologna-Brescia. Baggio e Signori si mettono in posa per l’ultima foto insieme, ma l’unico a sorridere è Beppe. C’è un pallone rubato a centrocampo che schizza nei dintorni della trequarti, il Capitano ci si avventa sopra con lo scatto dei giorni migliori, corre verso l’Andrea Costa e batte Castellazzi con un rasoterra preciso.

Il sipario, appunto: il suo ultimo gol nel Bologna, il suo ultimo gol in serie A. Si ferma a 188, non vince la sua scommessa impossibile. Se solo non avesse perso quasi tutta la stagione dei 52 punti, nell’unico Bologna guidoliniano brillante, quanti gol avrebbe fatto tra Cruz e Zauli? Ne avrebbe segnati almeno quindici, altro che tre (8 gol li aveva fatti Fresi, un difensore!), la scommessa l’avrebbe vinta eccome…

(LaPresse).

Le ultime partite di campionato sono un po’ un pianto. Con i primi caldi scompare Nakata, ma scompare soprattutto il nostro amato Beppe-gol. Il 25 aprile c’è un Bologna-Siena che potrebbe chiudere in anticipo ogni patema di salvezza. Beppe è lento, nervoso, impreciso, si vede che è arrivato al limite, e quando c’è da tirare un rigore si fa innervosire dagli avversari, litiga con un guardalinee, viene ammonito, e alla fine quel rigore isterico se lo fa parare. Poi il Bologna vince comunque, ma è un chiaro indizio della fine del campione.

Il 9 maggio c’è l’ultima partita in casa, Bologna-Lecce, che non conta niente se non per un motivo: è l’addio al Capitano. Mazzone lo sostituisce a due minuti dalla fine, e lo stadio si scioglie come farà solo qualche anno dopo per Di Vaio. Abbracci ai tifosi, lacrime sotto la curva, ringraziamenti, dediche.

Beppe e i suoi 84 gol con la maglia rossoblù lasciano il campo, ed è come se già vedessimo un po’ il futuro prossimo, quel pomeriggio contro il Lecce: lo spareggio salvezza perso contro il Parma, un anno triste in serie B con delle altre bruttissime maglie, un altro anno triste in serie B insieme a Juve e Napoli, eccetera, eccetera, eccetera.

 

7: Il mio preferito

Dicevo del paragone con Di Vaio, che dopo il Bologna è andato a giocare a Montreal (e ha sussurrato il nome “Bologna” al ricchissimo Joey Saputo) e poi è tornato a vivere qui e a ricoprire un ruolo in società.

Signori si è giocato gli ultimi spiccioli di carriera in Grecia e Ungheria, e poi è tornato a Bologna per aprire il ristorante Il Campione, che è un po’ il quartier generale di tutti i meeting sportivi bolognesi, di quei meeting che si fanno davanti a un piatto di tortellini (rigorosamente in brodo). E ogni tanto lo vedo in giro per la città, sorrido, lo guardo senza disturbarlo.

A inizio 2019 abbiamo tutti tremato per lui, quando è stato ricoverato (nello stesso ospedale in cui Mihajlovic sta lottando con la leucemia) per embolia polmonare. Ma tutto è finito bene. Speriamo che finisca bene anche quell’altra vicenda, quella della leucemia.

Se volevate che parlassi di scommesse, ebbene, l’unica scommessa di Signori che conosco è quella del Buondì Motta, che andava mangiato senza acqua in trenta passi. Ci sono passati un po’ tutti i giocatori di quei sei anni di Bologna, per la sfida del Buondì Motta. Io, di scommesse, non ne conosco altre.

Seguo il Bologna dal 1983, e di giocatori ne ho visti passare una carrettata, fenomeni, scarsoni, promesse mai sbocciate, sorprese, onesti mestieranti insipidi. E se mi dite chi è il mio preferito, tra tutti quelli che ho visto, no, non è Baggio: è quel biondino che ha sfondato la porta in girata a Vicenza, che si è coordinato in quel modo pazzesco col Milan, che ha scavalcato la difesa dell’Udinese con un sombrero.

Non ho visto giocare Savoldi.

E per questo, nel mio cuore, c’è solo un Beppe-gol.

 

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