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Identikit del difensore moderno

By 25 Marzo 2021

Aggressivi, bravi a difendere in avanti per togliere un tempo di gioco agli avversari e, una volta entrati in possesso, a far ripartire l’azione. Tomori, Romero e Mancini possono fare la fortuna dei loro club

Al 71esimo minuto Fiorentina e Milan sono sul 2-2. La Viola sta cercando di uscire dalla pressione rossonera, e si trova sul lato sinistro del campo. Esseryc lancia la palla in avanti, poco prima del cerchio di centrocampo: un passaggio leggermente lungo per Pulgar, che comunque con un controllo a seguire di testa tenta di aprire una chance di contropiede per la sua squadra. A quel punto Tomori, situato sulla linea di centrocampo, intuisce l’occasione e mette in moto le sue leve rapidissime, coprendo una decina di metri in un istante e anticipando sia Pulgar sia Vlahovic.

Il difensore inglese, arrivato al Milan a gennaio, riesce anche a essere lucido e preciso nel trasformare l’anticipo in una ripartenza, servendo Brahim Diaz di prima. Il tocco dello spagnolo e l’ottima gestione di Kessié consentiranno a Calhanoglu di segnare pochi secondi dopo il decisivo gol del 2-3, una vittoria cruciale per il Milan.

 

(il gol di Calhanoglu propiziato dall’anticipo di Tomori)

 

Non si tratta dell’unica giocata importante di Tomori (in una partita in cui ha messo insieme 4 contrasti e 2 duelli aerei vinti, ha completato 41 passaggi su 42 e, tra l’altro, salvato un gol sulla linea), ma rappresenta bene quanto al Milan siano utili le sue caratteristiche, che si inseriscono in un nuovo trend con protagonisti difensori di questo genere in Serie A, pur con differenze tra di loro.

Giocatori moderni, aggressivi, bravi a difendere in avanti per togliere un tempo di gioco agli avversari e, una volta entrati in possesso, a far ripartire l’azione, contribuendo alla fase offensiva. In quest’ottica, spiccano soprattutto le performance di Cristian Romero, aiutato da una squadra, l’Atalanta di Gasperini, per sua natura abituata a giocare con la linea difensiva altissima, a cercare l’anticipo, il duello uno contro uno tra difensore e attaccante.

Foto LaPresse – Spada

Da centrale nella difesa a tre di Gasperini, Romero sta giocando una stagione eccezionale. È primo per pressioni portate tra tutti i difensori centrali della Serie A, 358, delle quali 157 nel primo terzo di campo, ben 186 nella fascia centrale e 15 in quella offensiva, a ulteriore testimonianza di come l’argentino non abbia problemi a seguire gli attaccanti fino alla metà campo avversaria. Eccellente nell’uno contro uno, è anche primo per palle intercettate a partita (3,5) ed è il miglior difensore centrale secondo il rating di Whoscored, un algoritmo che include moltissime statistiche. È successo spesso che da un suo recupero siano nati dei gol o delle azioni pericolose, soprattutto quando le squadre sono lunghe e lasciano più spazi. A Napoli una sua uscita in conduzione ha mandato in porta Lammers, a Milano Romero ha servito a Zapata l’assist del 3-0 (ha anche segnato l’1-0 di testa) e in Coppa Italia contro la Lazio da un suo recupero sulla trequarti è nato il gol di Miranchuk.

 

(un po’ di Romero turning defense into offense)

 

Anche Gianluca Mancini ama difendere in avanti e sta giocando un’ottima stagione, tanto da essere ancora in corsa per un posto tra i convocati agli Europei della prossima estate. Difensore attento e aggressivo, con 310 pressioni portate (22 nel terzo più offensivo del campo, secondo Fbref), è secondo dietro a Romero in questa classifica. Il centrale ex Atalanta è oggi l’unico elemento imprescindibile della difesa giallorossa, e sta dando un contributo tangibile anche in termini offensivi, con quattro gol di testa (5, con quello in Europa League contro lo Shakhtar) e 2 assist. Le sue ottime doti nella gestione del pallone (fa 57,2 passaggi di media a partita, con l’89,2 per cento completati) gli hanno consentito lo scorso anno di giocare anche alcune ottime partite da centrocampista centrale, ma è quest’anno, con il passaggio alla difesa a 3 della squadra di Fonseca, che ha fatto un salto importante.

Avere difensori come Tomori, Romero o Mancini consente a Milan, Atalanta e Roma di trasformare un’azione difensiva in offensiva in poco tempo, di recuperare palloni in zone di campo avanzate e di non dare agli attaccanti avversari il tempo per pensare e gestire il possesso. Certo, ci sono anche dei lati negativi: se sbagliano una scalata, o la squadra avversaria riesce a mandare a vuoto la loro aggressione, è probabile che si apra un ampio spazio dietro la difesa da sfruttare.

Squadre come l’Atalanta puntano tutto sul fatto che questo non succeda, difendendo alte uno contro uno in blocco, ma ogni tanto accade che tutti i duelli vengono persi, e in quei (rari) casi subisce imbarcate come quella dello scorso novembre contro il Liverpool (0-5). Il Milan anche ama portare la pressione alta, anche se non ai livelli della Dea, e Tomori sta rendendo molto bene soprattutto al fianco di Kjaer, difensore maestro nel posizionarsi nel posto giusto, che con i suoi interventi riesce a coprire le poco frequenti disattenzioni tattiche del classe ’97 inglese, quando rompe la linea difensiva o calcola male i tempi del pressing. Spesso, comunque, anche quando vengono saltati, tutti e tre questi difensori riescono a mettere una pezza sfruttando le doti fisiche e il tempismo.

Diego Armando Maradona (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

La costante ricerca dell’anticipo e del corpo a corpo può portare poi ad un aumento dei falli, e infatti Romero è il primo difensore centrale per falli commessi a partita (2,4) e ha già preso 9 cartellini gialli, gli stessi di Mancini (solo tre giocatori hanno fatto peggio, prendendone 10, e lo scorso anno il romanista era stato il giocatore più ammonito della Serie A, 14 volte). A questo proposito, tra l’altro, va sottolineato che invece Tomori nelle 12 presenze tra tutte le competizioni con i rossoneri non ha ancora preso un giallo e commette pochissimi falli, sintomo non di scarso agonismo ma di una pulizia negli interventi, sia in anticipo sia in recupero, davvero eccezionale, favorita da una velocità nel breve e nel lungo fuori dal comune (ha toccato i 34-35 chilometri orari in alcune partite).

In ogni caso, per usare un mantra molto sentito in questo periodo in un altro ambito, i benefici di poter schierare centrali di questo tipo superano abbondantemente i rischi: non a caso Gasperini e Fonseca non rinunciano quasi mai a Romero e Mancini, mentre Tomori, anche a causa di qualche noia fisica di Kjaer e Romagnoli, oggi è un titolare nel Milan, e i rossoneri stanno seriamente pensando di pagare al Chelsea i 28 milioni necessari per il riscatto. Sono tutti e tre ancora giovani (Mancini è un ’96, Tomori un ’97, Romero un ’98) e le loro prestazioni in un campionato abituato solitamente a difensori non così esuberanti fisicamente e tatticamente ci mostrano che il calcio italiano, seppur ancora in difficoltà a livello europeo, è vivo, si evolve, guarda al futuro.

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