Feed

Il Barcellona come club è arrivato a un bivio

By 23 Aprile 2020

Come è cambiato il Barcellona negli ultimi anni: dal Barçagate alla polemica sul taglio degli stipendi, passando per l’esonero di Valverde (il primo esonero a stagione in corso da 17 anni). L’era Bartomeu si avvia al tramonto, ora bisogna progettare il futuro

Barcellona, stadio Camp Nou, uffici del consiglio di amministrazione. Josep Maria Bartomeu cammina intorno al tavolo dove si riunisce il board societario. Delle 27 poltrone occupate all’inizio del suo mandato nel 2015, ne restano soltanto 13. Il presidente del Barcellona si è appena visto recapitare una lettera di dimissioni firmata da sei membri del consiglio. Il piano del numero uno blaugrana di “rimodellare il cda con l’obiettivo di affrontare l’ultimo mandato con le massime garanzie” gli si è rivolto contro. Era stato proprio lui a volerlo: martedì scorso aveva invitato quattro membri del cda (Rousand, Enrique Tombas, Silvio Elias e Josep Pont) a lasciare l’incarico, sapendo di non poterli “licenziare”. Rousaud, Tombas, Elias e Pont hanno lasciato in due giorni, quasi non stessero aspettando altro. Una vittoria della società, a prima vista, se non fosse che a loro si sono aggiunti anche Jordi Calsamiglia e Maria Teixidor. Un esodo di massa, che ha lasciato Bartomeu ancora più solo.

La lettera di dimissioni è una sintesi di tutto quanto non ha funzionato nell’ultimo periodo al Barça. Si criticano i metodi di gestione del club, ritenuti troppo “monocratici” e poco collegiali. Si contesta il modo in cui si è portata avanti la trattativa sul taglio degli stipendi. Soprattutto, si chiedono chiarimenti sul Barçagate. Un caso che Bartomeu ha cercato di sgonfiare sospendendo Jaume Masferrer, uno dei suoi consiglieri più stretti. “Un capro espiatorio”, secondo Emili Rousand (fattosi portavoce della delegazione dei dimissionari), che inoltre sospetta come Masferrer stia ancora lavorando dietro le quinte per il presidente.

Josep Maria Bartomeu, attuale presidente del Barcellona  (Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

I fatti risalgono al 2017 e sono stati riportati dalla radio spagnola Cadena Ser. Secondo l’emittente, il Barcellona aveva pagato 900mila euro alla società informatica “I3 Ventures” affinché su alcuni canali social gestiti dall’azienda venissero trasmessi messaggi negativi contro alcuni tesserati – tra i quali Messi e sua moglie Antonela, ma anche Piqué, Xavi, Guardiola – per mettere in risalto, di contro, l’immagine della società. Tra i trascorsi della I3 Ventures anche il collegamento con alcuni account che hanno attaccato duramente gli oppositori politici dell’attuale giunta direttiva del Barça, tra cui l’ex presidente Laporta.

In tutto un dossier di 36 pagine, presentato dai giornalisti di Cadena Ser, in cui si evidenziavano i rapporti tra le due società. Rapporti che furono smentiti immediatamente da Bartomeu in persona. “Li abbiamo ingaggiati per monitorare il flusso delle news sui social, non per attaccare qualcuno”, fu la difesa affidata a un comunicato ufficiale. Appena scoperta la connessione con account che pubblicava commenti negativi sui tesserati, il Barcellona ha deciso di interrompere la collaborazione. Per tenere compatti assetto societario e sportivo, il presidente aveva anche convocato i capitani di tutte le squadre della polisportiva per spiegare la situazione. “In quel’incontro non ci disse nulla di diverso rispetto alle dichiarazioni fatte alla stampa”, rivelò Messi.

Partita chiusa, quindi. Se non fosse per l’accusa lanciata da Rousand (tra le altre, ex vicepresidente del club) all’emittente spagnola RAC1. “Qualcuno ha messo le mani nei conti del club”, ha dichiarato. “Non so se il presidente lo sapesse – ha aggiunto – ma non possiamo fingere che non sia successo. La chiave sta nella frammentazione delle fatture. Se paghi un milione di euro per qualcosa che ne vale 100.000, qualcosa non va. E si è frazionato il pagamento di questo milione in cinque fatture da 200.000 euro per evitare i controlli”. La domanda posta dai dimissionari è “perché tentare di nascondere la spesa a bilancio, se per ammissione dello stesso Bartomeu l’attività di monitoraggio social è qualcosa che tutte le grandi società mettono in pratica”?

A queste accuse il Barcellona ha risposto con un comunicato in cui il club nega categoricamente qualsiasi azione che possa essere descritta come corruzione “alla luce delle accuse gravi e infondate presentate dal signor Emili Rousaud”, e ha deciso di denunciare l’ex vicepresidente. Una reazione muscolare, dettata forse dalla paura di apparire ancora più deboli dopo i recenti avvenimenti. Soprattutto se si pensa che tutto era partito da un piano dello stesso Bartomeu per rafforzare la sua leadership “al fine di attuare le misure necessarie per preparare il futuro del club e superare le conseguenze della crisi sanitaria che stiamo vivendo”.

“Da gennaio c’è stato un problema dopo l’altro”. Se a parlare così è Lionel Messi, c’è da preoccuparsi. E non solo perché è sempre pacato e quando parla lo fa col contagocce. Leo è l’ago della bilancia della squadra, in campo e fuori, capace di spostare l’attenzione di masse di tifosi su un argomento specifico con una semplice battuta. Come puoi credere che vada tutto bene se a metà febbraio Messi ammette che “il Barcellona non è pronta per vincere la Champions“?

Barcellona

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Dall’esonero di Valverde i blaugrana vivono una perenne spaccatura tra club e giocatori. Prima, le accuse di Eric Abidal alla squadra di “non aver lavorato duramente” sotto la guida del tecnico spagnolo. L’ex compagno di squadra di Messi, ora team manager dei blaugrana, ha rivelato di aver iniziato a pensare a un sostituto di Valverde già dal Clásico del 18 dicembre terminato 0-0. “Dovevo prendere una decisione”, avrebbe confessato. Una decisione storica, visto che il Barcellona non esonerava un allenatore a stagione in corso da 17 anni (stagione 2002-03, quando in un anno si passò da Van Gaal a Radomir Antić inframmezzati da una gara con in panchina  Antonio de la Cruz).

Il limbo manageriale seguito all’esonero di Valverde testimonia il declino di una panchina un tempo ambita ma oggi più scomoda che mai. Neanche l’operazione nostalgia che prevedeva un ritorno di Xavi da allenatore ha funzionato. Al suo rifiuto si sono uniti quelli di Ronald Koeman e Mauricio Pochettino. Alla fine è toccato a Quique Setién, che in sede di presentazione ha esordito con la frase: “Ieri mi trovavo a camminare tra le mucche nella mia città natale, oggi ero al centro di allenamento del Barcellona ad allenare i migliori giocatori del mondo”. “Ciò di cui abbiamo bisogno è un po’ di tranquillità, per poter tornare a pensare al calcio”. L’appello di Messi era stato parzialmente accolto, e i primi risultati erano incoraggianti. Ma Leo non poteva prevedere l’ultima, ennesima polemica ravvicinata. Questa volta legata al taglio degli stipendi dovuto all’emergenza Coronavirus

Barcellona

(Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Anche qui, come nel caso della I3 Ventures, il problema è l’immagine pubblica dei calciatori, accusati dalla società di aver rifiutato il taglio del 70% proposto per far fronte agli incassi mancati. “Vogliamo chiarire che la nostra volontà è sempre stata quella di applicare un ribasso degli stipendi”, è stata la risposta dei giocatori. “Per questo, non smette di sorprenderci il fatto che dentro il club ci sia stato chi abbia tentato di farci pressioni per fare qualcosa che noi stessi abbiamo chiarito che avremmo fatto”. Infatti, se l’accordo è tardato ad arrivare è stato perché i calciatori stavamo cercando una formula per aiutare i lavoratori “non sportivi” del club, ai quali un taglio netto degli stipendi avrebbe causato danni economici non da poco. Per assicurarsi che i membri dello staff percepissero il 100% della paga, i giocatori hanno accordato di tagliarsi un ulteriore 2% dal netto: decisione presa su iniziativa di Messi che gli ha fatto guadagnare la copertina de L’Equipe in cui appare nei panni di Che Guevara.

Un braccio di ferro che ha visto uscire sconfitto Bartomeu, indebolito nella sua immagine pubblica e adesso, senza sei consiglieri, anche in quella istituzionale. Lo statuto del Barcellona prevede che nel cda ci siano almeno 15 consiglieri, uno in più di quelli attualmente presenti. Il problema è ancora più evidente se si pensa che Rousaud ha dichiarato che “altri tre stanno pensando di dimettersi”. Intanto, Bartomeu ha deciso di tutelarsi nominando nuovi dirigenti: Jordi Moix diventa vicepresidente economico, Pau Vilanova vicepresidente istituzionale al posto dello stesso Rousaud, Oriol Tomas sarà vicepresidente commerciale, Marta Plana sarà la segretaria del consiglio d’amministrazione e David Bellver il suo tesoriere. Dei sette vicepresidenti che aveva nominato nel 2015, a Bartomeu ne è rimasto soltanto uno.

Diventato presidente al posto di Rosell dopo la questione del pagamento di Neymar al Santos, era entrato nella polisportiva del Barcellona come giocatore di basket. Durante la presidenza di Laporta ha fatto parte della Junta Directiva del Barcellona come responsabile della squadra di baloncesto. Poi il litigio con il presidente, le dimissioni nel 2005, il rientro nel 2010 come vicepresidente e l’esordio da numero uno con il Triplete del 2015.

Resta da capire se proverà ad arrivare a fine mandato (che scade nel 2021, e al termine del quale non potrà essere rieletto), oppure verranno convocate in anticipo nuove elezioni, come chiesto nella lettera di licenziamento. Victor Font, il leader del gruppo “Si al futur” e candidato alla prossima presidenza del club, ha scritto una lettera per mostrare la sua preoccupazione per il futuro del Barcellona: “Per molto tempo abbiamo avvertito i membri della società che il club si sta avviando verso la tempesta perfetta – ha scritto – che rischia di culminare in una bancarotta economica e morale “.

Leave a Reply