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Il Barcellona è un paradosso finanziario

By 16 Ottobre 2020

Come il Barça si è trasformato in un club talmente ricco da non poter acquistare nuovi giocatori senza prima fare cassa

Chissà se, tra le tante cose per le quali il Barcellona è passato alla storia del calcio, un domani ci sarà anche il paradosso finanziario che il club sta vivendo in questi anni. Cos’è il paradosso-Barcellona? In poche parole, essere talmente ricco da non poter acquistare nuovi giocatori senza prima fare cassa. La scorsa settimana, esaminando il bilancio della Juventus, abbiamo scritto che i numeri non mentono, specialmente quelli contenuti nei bilanci. Ma ciò non significa che i numeri non possano essere utilizzati per provocare piccole ma sensibili distorsioni della realtà. Non si parla di conti truccati, piuttosto di angolazioni, come in una fotografia dove si sceglie cosa includere e cosa omettere.

Un dato è incontrovertibile: nel 2018-19 il Barcellona è stato il club che ha prodotto il fatturato maggiore a livello mondiale. Solo che per le fonti ufficiali blaugrana tale cifra ammonta a 990 milioni di euro, mentre per la nota azienda di servizi e consulenza Deloitte dalla citata somma andrebbero tolti 150 milioni di ricavi, ovvero quelli provenienti dalla vendita dei giocatori (un’entrata che nessun altro top club include nel fatturato) e l’ammortizzamento dei prestiti, quest’ultima una semplice voce di bilancio (stimabile per il Barcellona attorno ai 30 milioni) che non genera contanti. Perché gli introiti provenienti dal mercato andrebbero esclusi da questo computo? Deloitte spiega che “essendo un’entrata derivante da dinamiche strettamente fluttuanti come quelle che regolano il calcio mercato, non rappresenta un indicatore affidabile per la misurazione dello sviluppo e del successo commerciale della società”.

(Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

Guadando solamente a ricavi, il risultato del Barcellona 2018-19 è eccezionale: 175 milioni provenienti dal botteghino, 298 dai diritti televisivi, 363 da sponsor e merchandising, 5 da altre entrate. Il totale ammonta a 841 milioni, cifra che stacca nettamente Real Madrid (secondo in questa classifica con 757 milioni), Manchester United (712), Bayern Monaco (660) e Paris Saint-Germain (636). Il Barcellona, rispetto agli altri club citati, è una polisportiva e quindi somma anche i fatturati dei settori pallamano e pallacanestro, che però incidono complessivamente meno del 5% sul risultato finale. Tutti questi numeri devono però essere rapportati alle spese, e qui per i catalani iniziano i problemi. La presidenza Bartomeu è stata nefasta sotto questo profilo, portando a un’esplosione di costi senza precedenti.

Nel budget presentato per la stagione 2019-20 il Barcellona prevedeva spese per mille milioni di euro, di cui 507 solo per stipendi di giocatori e staff tecnico e 56 per quelli del personale. A questi si aggiungono 234 per costi operativi, 135 per ammortamenti e svalutazioni diritti calciatori, voce quest’ultima che indica il valore patrimoniale attribuito al parco calciatori (maggiore è la qualità della rosa, più alta risulta essere la cifra) e 75 per altri ammortamenti e svalutazioni legati ad attività materiali e immateriali. Da qui la necessità di inserire tra le entrate i proventi dal mercato e l’ammortizzamento dei prestiti per tornare a presentare un equilibrio tra spese e ricavi. Dal 2017, anno del passaggio di Neymar al PSG, il Barcellona ha cominciato a vendere giocatori per più di 100 milioni di euro, cifra mai raccolta in precedenza. Questione di necessità: nel citato budget 19-20 sono stati stimati ricavi per 124 milioni, ma in realtà Nelson Semedo, Marc Cucurella e Carles Perez hanno portato nelle casse meno della metà e si è dovuti ricorrere allo scambio Arthur-Pjanic per sistemare, quantomeno sulla carta, i conti. 

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Il Barcellona vive al di sopra della proprie possibilità e finanzia il suo mercato grazie al mercato, come fosse un Levante qualsiasi, oppure indebitandosi pesantemente. Il solo Messi costa al club più di 100 milioni l’anno, cifra raggiunta sommando lo stipendio base di 71 milioni con i vari bonus previsti dal contratto, con l’esclusione di quelli legati alla vittoria di trofei. Il 17% del carico salariale del Barcellona si chiama Lionel Messi. Una cifra mastodontica che porta gli stipendi pagati a incidere per il 77% sulle entrate complessive. Per ogni euro guadagnato, il Barcellona spende 77 centesimi in stipendi. Solo tre club vantano una percentuale ancora più alta: Monaco (108%), Everton (85%) e Crystal Palace (78%). 

Affermare che il Barcellona non può comprare se prima non vende (anche se il condizionale sarebbe d’obbligo, vista la tendenza a indebitarsi pur di offrire in pasto alla piazza l’ennesimo colpo) non è una provocazione, visto che sono gli stessi blaugrana ad affermarlo indirettamente attraverso dati ufficiali. La relazione annuale presentata dal club dell’ottobre 2019 indicava 261 milioni di pagamenti in sospeso. In parole povere: i giocatori sono stati comprati a credito. I 75 milioni per Frenkie de Jong verranno liquidati all’Ajax in tre rate, mentre a fine dello scorso anno era ancora attivo un debito nei confronti del Liverpool per Philippe Coutinho (arrivato in Catalogna nel gennaio 2018) pari a 100 milioni. Per pagare invece i 120 milioni previsti per Antoine Griezmann, ovviamente non disponibili cash presso la tesoreria societaria, il Barcellona ha sottoscritto un prestito con la società inglese Capital 23 a un tasso di interesse del 7-8% (i dati non sono stati resi pubblici, ma normalmente i tassi applicati dall’agenzia si attestano su percentuali simili). Quindi il francese alla fine sarà costato tra gli 8.4 e i 9.6 milioni in più.

(Photo by David Ramos/Getty Images)

Numeri (e debiti) alla mano, risultano comprensibili operazioni assolutamente illogiche sotto il profilo sportivo quale lo scambio Arthur-Pjanic con la Juventus, che ha permesso di fare un po’ di pulizia nei libri contabili di casa, dove può essere registrata una bella plusvalenza da 52 milioni di euro. È difficile oggi stimare l’esatto ammontare dei debiti del Barcellona. Il candidato alla presidenza Victor Font parla di 700 milioni, mentre la società ne stima 217. Essendo entrambe parti interessate, la verità potrebbe risiedere nel mezzo.

La sofferenza economica del club è visibile anche nei continui rinvii del progetto di un nuovo stadio, che necessita investimenti per 600 milioni di euro e la cui realizzazione è stata recentemente posticipata al 2025. Uno scenario nel quale si inseriscono le perdite da pandemia, stimate attorno al 25% del fatturato complessivo. Per il Barcellona tale importo è quantificabile in circa 200 milioni in meno, cifra che la società probabilmente non riuscirebbe a coprire nemmeno vendendo Messi. La conclusione è pertanto identica a quella fatta per la Juventus la settimana scorsa: la pandemia sta gettando benzina su un fuoco già divampato a causa di altri fattori.

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