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Il Bologna si è inceppato

By 24 Novembre 2019

I rossoblù stanno viaggiando più o meno alla stessa media punti fatta registrare lo scorso anno da Pippo Inzaghi e sembrano troppo dipendenti da Palacio. L’acquisto di Ibra cambierebbe davvero le cose?

Che questa annata del Bologna sarebbe stata particolare lo si è capito quasi subito. Dalla conferenza stampa di Mihajlovic che annuncia di avere la leucemia in poi, la stagione dei rossoblù ha preso una piega tutta particolare. Ma da qui a pensare che si arrivasse a parlare addirittura del possibile arrivo di Ibrahimovic al Dall’Ara forse solo pochi eletti potevano profetizzarlo.

Il tutto tra l’altro passando dal ritorno in panchina di Mihajlovic a 44 giorni dall’inizio delle cure, i pellegrinaggi dei tifosi a San Luca per il loro allenatore e le visite in notturna della squadra in ospedale dopo ogni partita. Ma anche l’inizio lanciato e i primi posti in classifica, il gruppo che si compatta attorno ad alcuni leader come l’intramontabile Palacio e il gioco a testa alta messo in campo anche contro le big.

Per finire poi con i problemi in zona gol, il ritorno nella parte bassa della classifica e le clamorose voci di mercato. Il tutto in appena 12 giornate di campionato. Per cui diventa complicato fare bilanci sul valore della stagione del Bologna fin qui. E allora forse è meglio andare con ordine.

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Castelrotto, terzo giorno di ritiro estivo. Sinisa Mihajlovic si presenta in conferenza stampa e, con il coraggio che da sempre lo contraddistingue, annuncia a tutti di avere la leucemia. È il 13 luglio, e anche se qualche giornalista ha già anticipato la cosa con metodi più che discutibili, la notizia diventa il punto di non ritorno della stagione rossoblù.

Da quel momento inizia un percorso umano e sportivo. Innanzitutto per lo stesso Mihajlovic, chiamato a combattere la malattia con una serie di cure intensive che lo tengono lontano dal campo per oltre 40 giorni. Anzi la vera sorpresa per tutti diventa il fatto di rivederlo in panchina al Bentegodi per l’esordio stagionale contro il Verona.

Al tempo stesso questa situazione paradossale fa scattare qualcosa nelle teste e nei cuori di molti tra dirigenti, tifosi e giocatori. Da più parti arrivano attestati di vicinanza e di stima, mentre la città e un po’ tutto il mondo del pallone si stringono attorno a Sinisa, grande persona prima ancora che grande uomo di sport. E a livello sportivo è proprio la squadra a prendersi sulle spalle una situazione diventata complessa vista l’assenza dell’allenatore. Mihajlovic riesce sicuramente a farsi sentire anche a distanza grazie al suo carattere prorompente e al lavoro in simbiosi con il suo staff tecnico.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Ma a stupire è il rendimento del gruppo, animato anche dalla gratitudine maturata nei confronti del proprio allenatore nella stagione precedente. Era stato proprio l’arrivo di Mihajlovic, infatti, a risollevare un campionato diventato a dir poco complesso, con 14 punti conquistati in 21 giornate sotto la sfortunata gestione Inzaghi. Se con Pippo il Bologna oggettivamente non decollava, con Sinisa riesce a diventare tutta un’altra cosa. Grazie al cambio di rotta arrivano 30 punti nelle ultime 17 e la classifica finale parla addirittura di un ottimo decimo posto a quota 44.

Ecco, è proprio a livello di numeri che a un certo punto sembra essersi rotto qualcosa nel Bologna di Mihajlovic formato 2.0. Dopo la partenza sprint è arrivato qualche punto perso per strada in modo gratuito. Poi si sono aggiunti gli scontri con le big dove, pur tenendo il risultato aperto fino all’ultimo, alla fine sono stato importanti gli episodi.

Vedi le partite contro Inter e Juventus decise entrambe nel recupero, rispettivamente dal rigore di Lukaku e dalla traversa di Santander seguita dal miracolo di Buffon. Oppure andando un po’ più indietro come non citare il 2-1 della Roma al Dall’Ara con gol di Dzeko al 94’. E se la sconfitta con il Cagliari a Cagliari tutto sommato ci può stare, visto che i sardi sono per distacco la squadra più in forma del campionato, alla fine a fare più male sono gli scivoloni con Udinese e Sassuolo.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Probabilmente non la pensa così Mihajlovic, uno per cui le sconfitte sono tutte uguali e soprattutto sono sempre un fuori programma. Che si tratti della Juventus o dell’Udinese il Bologna di Sinisa è costruito per giocarsela con tutti. Anzi forse proprio i ko last minute sono quelli che fanno infuriare di più visto che spesso sono dettati da cali fisici o di concentrazione.

Fatto sta che, se più o meno un anno fa di questi tempi Inzaghi veniva criticato da più parti per il gioco e i risultati, alla fine Mihajlovic dopo 12 giornate non ha fatto molto meglio di lui. Il Bologna ha 12 punti in classifica anziché 10, ed è 15° anziché 16°. Mentre a livello di gol sono aumentati quelli fatti, 16 invece che 11, ma lo stesso vale per quelli subiti, saliti da 18 a 20. Numeri tutt’altro che esaltanti insomma, e allora ecco che subito si finisce a parlare di possibili acquisti.

Inutile nascondersi dietro a un dito. Il sogno proibito del calciomercato rossoblù in questo momento ha un nome e un cognome, si chiama Zlatan Ibrahimovic. Un’idea che di primo acchito può sembrare quasi uno scherzo. Perché nonostante i 38 anni e l’ultima stagione trascorsa lontano dal calcio che conta, Ibra è ancora un campione di livello internazionale. Uno dei pochi che negli ultimi anni è stato paragonabile agli extraterrestri Messi e Ronaldo: che sta a loro più o meno come Best sta a Maradona e Pelé. Uno di quelli che ha sempre vinto nelle squadre in cui è andato, e tra l’altro parliamo di Juve, Inter, Barcellona, Milan, Psg e Manchester United.

(Photo by Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)

Palloni d’oro zero, ma più di 30 titoli tra campionati e coppe, e soprattutto una classe infinita. Unita a uno strapotere fisico, e a un’autostima pressoché totale. Basti pensare al post di addio a Los Angeles e più in generale alla Mls. “Veni, vidi, vici. Grazie Galaxy per avermi fatto sentire vivo ancora una volta. Ai tifosi dei Galaxy, avete voluto Zlatan, vi ho dato Zlatan. È stato un piacere. La storia continua… Adesso tornate a seguire il baseball”. Tutto liberamente tratto dal Vangelo secondo Ibra. Dove forse più che la modestia al Bologna interessa il penultimo versetto, quel “la storia continua” seguito tra tre puntini di sospensione.

Ci sarà ancora calcio nel futuro di Ibrahimovic, ci sarà ancora Ibra nel futuro del calcio. E perché i tifosi del Bologna hanno il diritto di credere che questa epifania avverrà in maglia rossoblù? Semplice, l’uomo chiave è sempre Sinisa Mihajlovic.

Sì perché proprio con lui Ibra ha un grandissimo rapporto fin dai tempi dell’Inter. Quando con Mancini in panchina tra il 2006 e il 2008 l’Inter era la dominatrice del campionato. Quando con Mancini in panchina come vice c’era un suo ex compagno di squadra ai tempi della Lazio: Sinisa Mihajlovic. Fondamentale come spalla per grinta, per idee di gioco e capacità di gestire i giocatori più complicati. E qui ogni riferimento a Ibra è puramente casuale.

Quel Mihajlovic che dopo l’addio di Mancini all’Inter si era messo in proprio approdando per la prima volta sulla panchina del Bologna. Una piazza che lo ha amato fin da subito ma che forse non ha avuto la pazienza di aspettarlo. Una città in cui è tornato 10 anni dopo come allenatore fatto e finito, portando emozioni e risultati. Una squadra dove adesso, come ciliegina sulla torta, vorrebbe portare anche Ibra.

Il campione Ibra, perfetto per l’attacco del Bologna, troppe volte affidato soltanto all’immortale Palacio visti i giri a vuoto di Destro e Santander, o l’intermittenza negli inserimenti dei vari Orsolini, Soriano e Sansone. L’uomo Ibra, capace con il suo carisma di fare ancora la differenza in Serie A, portando con sé anche gli effetti da vera star in termini di immagine. L’amico Ibra, quello che a Mihajlovic darebbe volentieri una mano in questa stagione così particolare dentro ma soprattutto fuori dal campo.

I contatti ci sono, Di Vaio è il mediatore negli Usa, mentre i vari Saputo, Bigon e Raiola per ora sono spettatori più che interessati. E i tifosi sperano, aspettando una scelta romantica. Perché a Bologna un campione del calibro di Ibra non si vede più dai tempi di Baggio. E allora, visto che Baggio non gioca più, per dirla alla Cremonini, tutti sperano che con Ibra possa tornare a essere domenica. Con buona pace di Milan e Napoli potrebbe essere davvero il Bologna a regalarsi questo sogno.

Giovanni Naccarella

About Giovanni Naccarella

Giornalista per passione prima che per mestiere. Appassionato di calcio e di sport a 360 gradi. A Mediaset nella squadra di Mattino 5 e Sportmediaset, in precedenza a Sky Sport 24. Finito in tv quasi senza volere alla faccia della laurea in Filosofia.

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