Feed

Il calcio a 5, seriamente

By 11 Ottobre 2019

Il presidente della Divisione Calcio a 5 italiana Andrea Montemurro ci racconta come sta cambiando e come cambierà il mondo del futsal, tra la battaglia per una maggiore spettacolarizzazione e il nodo degli oriundi in Nazionale. Senza dimenticare un consiglio utile per noi giocatori amatoriali del giovedì sera

Ad Andrea Montemurro tutti noi dovremmo volere un gran bene. Per un semplice motivo: è il presidente della Divisione Calcio a 5 italiana. Un’istituzione, dunque, per tutti noi calciatori del giovedì che, a sera, dopo una giornata di lavoro, ci sfiliamo le camicie da ufficio e indossiamo le magliette dei nostri miti della Serie A, impelagandoci – con risultati che oscillano tra l’epico e il tragicomico – nella più sacra delle arti umane: il calcetto con gli amici.

Che noi siamo il portiere più ricercato dei gruppi Whatsapp o l’ultimo dei difensori con i piedi di legno, Andrea Montemurro è il nostro rappresentante nei palazzi delle Federazioni sportive. Da anni si batte per una maggiore diffusione, spettacolarizzazione e, soprattutto, per il riconoscimento a livelli più grandi, del futsal. Molte le sue crociate, anche prima di diventare presidente della Divisione, nel 2016 (più giovane presidente di sempre nella storia del Coni e della Federcalcio). E io ci ho fatto una chiacchierata per i lettori di QuattroTreTre.

Andrea Montemurro è il più giovane presidente di sempre nella storia del Coni e della Federcalcio.

Presidente la prima domanda che volevo porle è più che altro una curiosità. Cosa ne pensa di questa maglia verde, che tanto ha fatto discutere, con la quale la Nazionale giocherà contro la Grecia?

«Sono un romantico, per cui la maglia della Nazionale, per me, è azzurra. Ci contraddistingue nel mondo e nel mondo ci conoscono come gli Azzurri. È una trovata di marketing della Puma visto l’ovvio calo di vendite delle magliette dell’ultimo anno, vista la mancata partecipazione ai Mondiali. È una divisa per fare presa sui giovani, soprattutto all’estero, da dove viene oltre l’80% del fatturato delle vendite delle maglie ufficiali, in particolare negli Stati Uniti. Già il sistema calcio sta andando in una direzione troppo forte in termini di business, soprattutto parlando di club. Con le Nazionali questo meccanismo lo capisco meno».

L’altro giorno, sulla sua pagina Facebook, raccontava di un episodio molto increscioso. Parrebbe che una giocatrice di una società femminile di calcio a 5, il “Quadrato Meticcio”, sia stata esclusa dalla squadra per questioni politiche. Cosa può dirci a riguardo?

«È una questione molto spinosa nella quale sono andato a infilarmi perché ritengo che la politica debba essere sempre tenuta fuori dallo sport. Sembrerebbe che l’allontanamento sia dovuto ad alcuni post sui social che la ragazza ha scritto, inneggianti alla destra, mentre la squadra è vicina ad ambienti di sinistra. Quello che dispiace, oltre alla cosa in sé, è che si è persa un’occasione importante durante una fase di grande odio politico tra le diverse fazioni per dimostrare che persone di idee politiche diverse possono, serenamente, giocare a calcio insieme. Usare il calcio per condannare questo clima di frammentazione che sta attanagliando il paese, sarebbe stato un bel messaggio».

Una delle sue principale battaglie per riqualificare il movimento del calcio a 5 è stata quella per la Nazionale italiana, che agli ultimi Mondiali si è presentata con una squadra di soli oriundi (brasiliani).

«Nei miei quasi tre anni di mandato ho provato a rivoluzionare questo sport e connotarlo come uno sport più “reale” e meno amatoriale. Con tanti progetti, insieme alle squadre di calcio professionistiche, dimostrando quanto il calcio a 5 possa essere propedeutico per il calcio a undici. E il principale volano di questa operazione doveva essere proprio la Nazionale. Che, però, in quel momento era formata da soli oriundi, e questo penalizzava il movimento, soprattutto i vivai. Quindi ho lottato per inserire non un mero veto agli stranieri, ma richiedendo che i ragazzi convocabili fossero, almeno, formati in Italia. Cha avessero fatto la filiera delle giovanili nel nostro paese, insomma. Con sì un’apertura agli oriundi, ma non in quella maniera scriteriata».

Alex Merlim segna il 3-2 alla Croazia nell’amichevole del 23 settembre (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Quali saranno le prossime mosse per dare ancora più visibilità al calcio a 5?

«Non occorre solo far trasmettere le partite in televisione. Serve dare una giusta veste alla trasmissione degli eventi sportivi del calcio a 5. Questo è stato fatto scegliendo palazzetti adeguati, di livello, e riempiendoli, in alcuni casi anche con cinquemila spettatori. E non solo. Ma scegliere la giusta qualità della trasmissione. Con Sky è successo questo, per esempio. Le giuste telecamere e le relative angolazioni, i giusti replay. Una regia all’altezza delle partite di Serie A. Così da conferire all’evento il peso mediatico che merita e farlo risaltare al massimo».

Prima di salutarla, volevo chiederle una dritta. Lei che è il presidente di noi giocatori di calcetto, che consiglio può darci per vincere le nostre partitelle del giovedì sera?

«(ride, ndr) Gli schemi da calcio piazzato. Rimesse dal fondo, falli laterali, calci di punizione dalla distanza. Se si vuole segnare a calcetto con la difesa avversaria schierata, si rischia di sbattere contro un muro. Se invece volete fare gol, studiate degli schemi sulle palle da fermo. Non vi prenderanno più».

Marco Marsullo

About Marco Marsullo

Marco Marsullo è nato a Napoli nel 1985. Scrittore per Einaudi. Editorialista calcistico per il Corriere del Mezzogiorno, SportWeek e la Gazzetta dello Sport. Difensore centrale, piedi storti, braccia larghe in marcatura.

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
Berlusconi la tocca piano, anzi fortissimo. “Il Milan è stato...