Feed

Il calcio va in gol a Sanremo

By 4 Febbraio 2020
Sanremo

La direzione artistica di QuattroTreTre ha scelto 10 big, ma non troppo mainstream, per un Festival di Sanremo alternativo incentrato sul calcio. Chi è il vostro favorito in questa particolare kermesse?

Gregori e Vecchioni, Venditti e Rita Pavone – che in questa edizione sul palco dell’Ariston salirà sul serio – passando per il Baggio di Dalla e Cremonini, l’Oriali di Ligabue, la filosofia degli 883 e di Baglioni, addirittura Paolo Conte e il suo uomo venuto da lontano con la «genialità di uno Schiaffino»: il calcio è tema, pretesto e appoggio tutt’altro che raro nella musica italiana, con testi arcinoti diventati dei veri classici e non infrequenti epifanie di calciatori in sala d’incisione.

Nel giorno dell’inizio di Sanremo, i nostri direttori artistici hanno pescato, con criteri totalmente arbitrari ma con un occhio al bilanciamento di generi, 10 campioni da piazzare in una playlist sanremese apocrifa, per chi volesse ascoltare altro e restare in tema. Pezzi un po’ meno mainstream – anche se alcuni artisti in fondo lo sono – che sono in realtà 10+1, perché c’è anche l’ospite internazionale. Buon ascolto.

 

Condor (Agostini)

Canta: Ghemon

Hubner, Silenzi, Piovani, bomber Rizzitelli? Totò De Vitis?
Vedi che a fare le figurine fino a 25 anni mi è servito a qualcosa?

Ghemon è uno che a Sanremo, un anno fa, ci è andato veramente. “Rose viola” era il pezzo scelto, ben più strutturato rispetto a quello che, nel 2013, intitolò all’ex bomber di Cesena e Ancona Massimo Agostini, detto il Condor. Un hip hop che cita alcuni attaccanti sostanzialmente di provincia, cult per chi oggi ha una quarantina di anni, e uscì contestualmente ad un altro suo brano con il titolo fedele alla linea, ovvero “Cobra (Tovalieri)”. È citazionismo spiccio, come accade peraltro in numerosi pezzi rap e trap, ma qui c’è qualcosa di più, la ricerca del nome suggestivo, il ricordo in stile figurina. E funziona.

 

Hübner

Canta: Calcutta

In questo mondo ch’è
Pieno di lacrime
Io certe volte dovrei fare
Come Dario Hubner

Fra i nostri campioni, Calcutta è la quota cantautorale del lotto. Titolo dedicato a Dario Hubner, «uno che ha preferito la vita», per dirla proprio con le parole dell’artista di Latina in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, che lo fa assurgere a icona di un modo più genuino di intendere l’esistenza. Un uomo capace di scelte eterodosse, Hubner qui è un sistema di valori, un’assiologia, l’archetipo di un mondo pane, salame, vino, calore umano e partite a briscola. Menzione speciale per avere inserito, nel titolo, la umlaut sulla u, perché ci vuole stile.

 

Mare Balotelli

Cantano: Thegiornalisti

I giovani di oggi si vestono di merda
Il punto di riferimento è Mario Balotelli

Pop estivo, brano del 2014 che rappresenta –parola del gruppo stesso a DLSO– «un dissing nei confronti di una parte della società», qualunque cosa questo significhi. Il Balotelli che qui dà il nome a un mare non esattamente fonte di ispirazione, non ha nulla a che vedere con le giocate in campo o gli atteggiamenti fuori (la reputazione da bad boy già rappata da Emis Killa in MB45) perché Tommaso Paradiso, ormai ex e del quale la nostra commissione ha bocciato il tormentone “Maradona y Pelé”, nel testo si erge ad arbiter elegantiarum e ne parla solo in termini estetici (il tema è tutto nei versi iniziali: «come si fa/a vivere la modernità/senza fare schifo»), dedicandogli il mare del titolo.

 

La Serie B

Canta: Francesca Michielin

Ho bisogno di sei minuti di recupero
Ne ho bisogno e vorrei sperare fino all’ultimo

Nei primi anni Novanta, la pubblicità di una nota bevanda, sui quotidiani sportivi, aveva come immagine una curva e uno striscione sul quale campeggiava la scritta: «Le tre grandi paure dell’uomo: tradimento, morte, retrocessione». Francesca Michielin, unica presenza femminile in questa selezione, non era ancora nata, ma in fondo la musa del pezzo è proprio una caduta, quella in B del Vicenza nel 2001, e insomma filologicamente ci siamo. Poi è una storia d’amore: voce gradevole, pezzo facile e armonioso, estremamente sanremese, candidato al primo posto. Anche perché tutti, nel recupero, ci speriamo sempre.

 

Rapper coi guanti

Canta: Gollorius

Mi alleno di notte e di giorno
Senti che pezzo ti sforno
Mi vedi nei posti di lusso
Ma resto di Poggio oh oh

Ogni direttore artistico sa che deve seguire lo spirito del tempo, e siccome ora l’Atalanta è cool – lontani i tempi in cui veniva citata da Vecchioni, ne “Gli anni”, quale obiettivo minimo della vita: «Fossi stato un genio/o almeno un terzino dell’Atalanta» – è proprio un nerazzurro l’unico calciatore ad esibirsi: Gollorius altri non è che Pierluigi Gollini, e “Rapper coi guanti” ha tutti gli stilemi trap, dalla voglia di uscire dai bassifondi e dal quartiere (che poi è un paesello dell’Alto ferrarese, Poggio Renatico, non esattamente il Bronx, ma tant’è) a fama e soldi, dal branco ai fratelli.

 

Controcalcio

Cantano: Statuto

Non ci gioco più, non mi piace più
E non fa per noi, non somiglia a noi
Questo calcio degli affari, dirigenti ed impresari
Questo grande bluff

Ska passatista del gruppo torinese e granatissimo – che nel testo cita fra gli altri Meroni, Ferrini, Moschino, Puia e Cereser, e già dedicò un brano a Paolo Pulici – il quale mette in campo una serie di miti e leggende del tempo che fu, altro che fighetti contemporanei. Roba da far ballare un Ariston che, coerentemente con la canzone, più che un teatro (dove di ska se n’è sentito poco, e tanto basterebbe per un risultato sanremese alla Vasco Rossi) a tutti noi ricorda uno sponsor.

 

Santa Maria del Pallone

Cantano: Modena City Ramblers

Guardate e pregate per Santa Maria
Guardate e comprate per Santa Maria
Guardate e votate per Santa Maria
Santa Maria del pallone

Sono le liturgie mediatiche del calcio l’obiettivo dell’invettiva, perché anche fra i nostri convocati non può mancare la band dal pezzo impegnato, con la critica sociale, altrimenti che Sanremo è? Cisco Belotti, allora voce della band, avrebbe in seguito scritto, da solista, “Io sono Best” («Sono il figlio sbagliato/in questi tempi ormai morti/sono il mondo che cambia/che corre sempre più forte»).

 

Il pezzo sul calcio

Cantano: Fra Jamb

Jma ha dei Canini Bizzarri
e sbrana quelli che non sono rapper Ma-zzarri!

Dall’impegno al disimpegno totale, per un pezzo non indimenticabile ma molto furbo, a uso social, nel quale vengono piazzati un’ottantina fra calciatori e squadre, in rima e cercando di trovarvi un filo logico, ma anche quando non c’è non ha senso stare a sottilizzare. Risultato? Oltre la metà dei calciatori citati ha condiviso sui propri profili.

 

Non è un miraggio Roberto Baggio

Cantano: Il Generale & Ludus Pinsky

Sono andato a Coverciano
E l’ho visto nel campino
E mi son dimenticato
Che a Firenze è un gran casino

È un reggae che ha trent’anni abbondanti, classe 1989 (quando le collaborazioni avevano la “&”, non erano “feat.”), quando Roberto Baggio era alla Fiorentina e la sola sua visione era una catarsi rispetto ai problemi della città: traffico, parcheggi impossibili, lavori in corso, caro affitti, turisti giapponesi. È il primo brano dedicato all’allora imberbe non ancora Codino, e i versi «cos’è Firenze senza Baggio? Solo Uffizi per i giapponesi e il Maggio per i borghesi» sono profetici: pochi mesi dopo, accordo Pontello-Boniperti ed ecco il miraggio svanire.

 

Senza titolo

Leggono: Offlaga Disco Pax

Carletto Mazzone che lo allenava
non ricordava neppure bene il suo nome
per tutti al campo era Simudengo
senza v e senza l finale
che di gol nemmeno l’ombra

Max Collini questo brano non lo ha mai inciso, un titolo non ce l’ha e, per questo, resta un gioiello per i presenti al reading Prodezze Fuori Area realizzato anni fa a Reggio Emilia. D’accordo Maradona, Baggio e tutti i campioni che volete, ma dedicare un intero testo a Igor Simutenkov – quello con la faccia da brev ragass che però i tifosi della Samp ricordano in maniera un po’ diversa – è esercizio tanto romantico quanto meravigliosamente inutile e, per questo, degno del premio della critica.

 

E il grande ospite internazionale? Da copione non può mancare, ed è il nostro undicesimo uomo: Morrissey, leggenda del rock britannico, sul palco verde con Roy’s keen. Che, con il calcio, non c’entrerebbe nulla, non fosse che Morrissey è un noto tifoso del Manchester United e sull’assonanza del titolo con il nome di uno dei suoi miti calcisticiha giocato spesso, anche durante i concerti…

 

Leave a Reply