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Il Camerun ha abbandonato gli eroi di Italia ’90

By 15 Agosto 2020

Il presidente Paul Biya aveva promesso una casa ogni calciatore che aveva portato i leoni indomabili ai quarti di finale, ma per poter ottenere il “premio” hanno dovuto aspettare oltre 30 anni. E al ct Nepomniachi è andata anche peggio

Prima squadra africana a raggiungere i quarti di finale di una Coppa del Mondo, il Camerun è stato l’orgoglio di un intero continente alla kermesse iridata del 1990. Già allora presidente della repubblica, Paul Biya si era impegnato a regalare una casa a tutti gli eroi della nazionale, compreso Roger Milla, scartato in un primo momento dal ct russo Nepomniachi, ma recuperato all’ultimo minuto per decreto ministeriale.

Come spesso accade nel continente nero, il tempo è trascorso e la promessa della casa è rimasta lettera morta. Paul Biya si è giustificato sostenendo che si sarebbe verificato un malinteso nella lista dei beneficiari, che comprendeva 44 nomi invece dei soli 22 atleti protagonisti in Italia. È stato fondamentale l’intervento del Collettivo degli Ex Leoni Indomabili, presieduto da Bertin Ebwelle, per rilanciare la pratica e ottenere quanto promesso trent’anni fa.

Secondo la stampa di Yaoundé, i vecchi eroi potranno finalmente prendere possesso della loro casa entro fine agosto. Le abitazioni sono situate a Yaoundé, Douala e Limbe. Tre giocatori dell’epoca, Louis Paul Mfede, Benjamin Massing e Stephen Tataw, tutti scomparsi nel frattempo, purtroppo non potranno approfittare di questo regalo seppur tardivo. C’è qualcuno a cui però è andata peggio.

Paul Biya  (Photo by Lintao Zhang/Getty Images).

L’ex ct Valery Nepomniachi non ha ricevuto un solo dollaro di stipendio. “Ho perso ogni speranza già parecchi anni fa – ci conferma – ma non ne faccio un dramma. Tra il 1989 e il 1990 ho vissuto il miglior periodo della mia carriera”. Nepomniachi venne ingaggiato attraverso un accordo tra i ministeri dello sport di Mosca e Yaoundé. In realtà i russi inviarono in Africa due allenatori: Nepomniachi e Lev Brovarsky. “Il Camerun però aveva i soldi per pagarne solo uno – racconta Nepomniachi – scelsero me solo perché fui il primo a scendere dall’aereo. Ci giocammo la panchina a sorte senza saperlo e Lev tornò a casa senza uscire mai dall’aeroporto”.

La vicenda degli appartamenti fa il paio con quella dello Zaire, con un finale ben diverso e sicuramente meno carico di lirismo. Nel 1974, a qualificazione ottenuta per i mondiali di Germania, l’allora dittatore Mobutu, in stato di grazia per aver annunciato l’incontro del secolo tra Alì e Foreman a Kinshasa, annunciò che avrebbe regalato un alloggio a ciascun calciatore della nazionale. “Fu soltanto una trovata pubblicitaria partorita per far bella figura di fronte a re Hassan del Marocco, suo ospite nella circostanza, ma alla fine ci abbandonò al nostro destino”. Queste le parole pronunciate qualche anno fa dal portiere Kazadi, una pantera tra i pali, ma un gattino impaurito e abbandonato nella miseria più drammatica pochi mesi dopo i fasti di quell’irripetibile 1974 a Kinshasa.

(Photo by Henri Szwarc/Bongarts/Getty Images)

Le vicende di Zaire e Camerun rappresentano la conferma di quanto sia difficile, se non impossibile, per il continente nero imbastire programmi per scalare l’iride. Ne è convinto Nepomniachi. “L’improvvisazione, il ladrocinio e la scarsa professionalità di chi dirige le operazioni, condannerà l’Africa ogni volta che tenterà di alzare la testa e di provare a guardare gli avversari dall’alto verso il basso. È un destino già scritto. Ma se tornassi indietro rifarei le medesime scelte”.

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