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Il culto di Pukki

By 11 Settembre 2019

Così un giocatore alla soglia dei trent’anni, partito da una cittadina portuale della Finlandia, è diventato un idolo in Inghilterra (e non solo). Fenomenologia di Teemu Pukki, eroe per caso

Finire in copertina è fuori moda come una giacca di pelle con le frange anni ’70. Una prima pagina, ben fatta, firmata e fotografata vale meno di un souvenir come quelle tazze con la scritta I LOVE NY che abbiamo tra le mani al mattino, piene zeppe di bollente caffè solubile. Se non se siete di Norwich, poco meno di 200 chilometri a nord-est di Londra. Lì, davanti alla finestre con vista su un mare di nebbia, stringono tra le mani le classiche mugs da negozietto di souvenir con lo slogan “No Pukki / No Party” disegnata verde su giallo. I colori dei “canarini” di Norwich, il motto per l’eroe di casa: Teemu Pukki.

Finlandese classe 1990, accolto da quelle parti come uno scioglilingua (anche se si pronuncia semplicemente ‘temu pucchi’, italianizzando), dopo 29 gol in 43 partite, il titolo di giocatore dell’anno in Championship, il campionato vinto, il ritorno in Premier League dopo tre stagioni, Pukki adesso è più gettonato di un uovo sbattuto col bacon a colazione. Ma non basta.

Non basta ancora per salire al piano di sopra: capire perché tutto il mondo è pazzo di Pukki. Il nome da amico del Fantabosco della Melevisione aiuta a stuzzicare la curiosità del tifoso. I dieci gol nelle ultime tredici partite con la Finlandia (di cui uno all’Italia, rigore procurato e segnato) sono le indicazioni stradali per localizzarlo sulla mappa del calcio internazionale.

Teemu Pukki e Francesco in Finlandia-Italia al Tampere stadium (Photo by Claudio Villa/Getty Images).

«Sarà dura per lui nella massima serie, ma farà bene, sarà motivato e ambizioso al punto giusto per continuare a segnare» la benedizione di Zlatan Ibrahimovic a inizio estate. Risultato? Cinque timbri nelle prime quattro uscite sulla tessera marcatori in Premier, traduzione: miglior giocatore del mese all’esordio nel campionato più ricco del mondo. Sorpresina in casa dei campioni d’Europa alla prima, tripletta al Newcastle e pallone da portare a casa alla piccola Olivia (due anni), gol in casa del Chelsea.

Al momento, sopra di lui in classifica solo il cielo color azzurro City dipinto dal Kun Aguero. E l’hype s’impenna, per dirla alla Carcarlo Pravettoni. L’attenzione mediatica, la panna che monta, la pubblicità attorno al suo nome, il caffè che borbotta uscendo dalla moka prima che la tazza raccolga l’aroma: “No Pukki / No Party”. Oggi è un inno al calcio. Quello disincatato, libero dalle catene della monogamia del tifo, lontano dai matrimoni ultra-decennali con Messi e Ronaldo.

Pukki è un colpo di fulmine, un amante senza tradimento. Fuga di un pomeriggio, scappattella per una partita, il brivido che solo storie così improvvise riescono a raccontare. Un quadro scoperto con dieci anni di ritardo, rivendicato nel museo del cuore di ogni appassionato, che sia con un tweet o una story su Instagram.

(Photo by Julian Finney/Getty Images)

Mettiamoci il cuore in pace: siamo arrivati troppo tardi. Come lo stesso Pukki, d’altronde. Uno che ha imboccato l’autostrada della notorietà sportiva poco prima di bussare alla porta dei trent’anni. Guai a parlare di popolarità, quella appartiene agli dei, pagani e non. Oggi è noto, in voga, è una moda, non costa niente innamorarsi della sua storia, delle sue giocate, del suo personaggio. E’ figo in quanto normale. Anche se i 45 gol in 59 partite (tra tutte le competizioni) sono tutto fuorchè qualcosa all’ordine del giorno.

El Pugi, come lo chiamavano al Siviglia (oggi lo trovate così su Instagram), ha rotto il ghiaccio. E non è una battuta in onore delle sue radici baltiche. Anzi, sotto il sole di una media-gol da un esultanza ogni volta che si mette gli scarpini, ha messo la firma in calce su una leggenda che circolava attorno al suo nome: non fatelo giocare al caldo.

«Non sopportava le alte temperature, impazziva. E nelle prime settimane non aveva neppiure l’aria condizionata a casa» dice Victor Orta, segretario generale del Siviglia, in un’intervista As. Orta è l’uomo che fisicamente si è spinto fino a Kotka, cittadina portuale a sud della Finlandia in faccia a San Pietroburgo, con un assegno da 180 mila euro per bruciare la concorrenza su questo 18enne biondino segnalato da Rosendo Cabezas, l’uomo che ha portato in Andalusia i vari Bengoechea, Zamorano, Polster, Suker, Simeone e Tsartas. Operazione suggerita, approvata e, poi, firmata da Monchi.

Al Celtic tra il 2013 e il 2014, Teemu Pukki ha messo insieme 37 presenze e 9 gol (PRESS ASSOCIATION Photo).

Troppo caldo, però, a Siviglia. Una sola presenza nella Liga 2008/09, meglio riavvicinarsi al polo. E se la tripletta al Newcastle alla seconda partita della vita in Premier l’ha lanciato in pasto ai cacciatori di fenomeni indie, facendo schizzare la sua valutazione al Fantasy Football (il fantacalcio della Premier) dove l’hanno acquistato mezzo milione di fanta-allenatori, la doppietta allo Schalke04 del 18 agosto 2011 fu la seconda occasione passepartout: i tedeschi, che vinceranno il ritorno 6-1, non lo lasciano nemmeno salire sull’aereo di ritorno per Helsinki.

Otto gol in 47 partite con i “minatori”, poi un anno al Celtic, quattro al Brøndby e adesso guru dei party ogni weekend a Carrow Road. Cresciuto con il mito di Jari Litmanen ai giardinetti, in cameretta appendeva il poster di Ronaldo, il Fenomeno. Gli assist del primo, i gol del secondo. Una felice, doppia, ispirazione per l’attaccante-zero: zero calorie per l’ego. «Teemu se ne frega dei record, dei numeri e dei gol: sa benissimo che uno non può splendere da solo se non splende con il lavoro di squadra» racconta Daniel Farke, il “piccolo Klopp” del Norwich.

Mentre ormai i tifosi di mezza Europa passeggiano fischiettando “Teemu Pukki baby…” sulle note di Don’t you want me dei The Human League, i grandi santoni del calcio spolverano lo zucchero: «E’ raro trovare un giocatore così nel calcio inglese: è intuitivo, sempre nella posizione giusta, difficile da rendere inoffensivo, corre un sacco e sempre nella posizione giusta per far male con il pallone» firmato Marcelo “El Loco” Bielsa.

Da parametro zero nell’estate 2018 a “Greatest of all time”, il più grande di tutti, come da acronimo G.O.A.T., sigla inglese che sta anche per “capra”, in finlandese pukki. Tanto che per sancire il rinnovo gialloverde fino al 2022 il club ha messo in primo piano su Twitter la faccia di una capretta. Loro sì che finiscono in copertina. Mentre oggi il culto di un eroe per caso finisce al massimo su una tazza, ma il succo non cambia: “No Pukki / No Party”. E i ritardatari alla festa li facciamo entrare lo stesso.

 

Franco Piantanida

About Franco Piantanida

Giornalista Mediaset, team Tiki Taka. Prima Tutti Convocati (Radio 24) e Gazzetta Tv. Mangio e scrivo di notte e credo nel “momento perfetto per il risveglio, per prendere ciò che è già stato fatto e farlo meglio” (cit)

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