Silent Check

Il dottor Zlatancuore

By 29 Gennaio 2020

Tenere lontano dalla portata degli allenatori. Crea dipendenza, effetti collaterali, e gol. Di sicuro, nascosto da qualche parte in mezzo ai tanti tatuaggi, Zlatan Ibrahimovic ha impresso anche queste frasi, sulla pelle indurita dagli anni.

Da quando è arrivato al Milan, in questo gennaio che sembra non finire più, i rossoneri non hanno mai perso. L’impatto è stato devastante, non per le reti, che pure stanno arrivando, quanto per l’apporto mentale. Se con il fisico Zlatan si fa sentire ancora, se i muscoli si flettono uguali a un tempo, come uguali le rincorse e gli stacchi di testa, è con la testa che lo svedese è diventato ancora più letale.

Il suo solo respirare, dalla trequarti in su, riscalda l’aria e incendia i cuori dei compagni. Dagli allenamenti quotidiani alla partita: se hai Ibra intorno, nei metri quadri del tuo campo da calcio, devi dare di più. Devi correre un metro in più, colpire la palla con più cattiveria, combattere su ogni pallone con quel grammo di sicurezza in più. È l’effetto della cura Z: virus e virtù insieme. La sua parte più arrogante è sì fastidiosa, forse, per alcuni che lo guardano da fuori, ma se lui gioca dalla tua parte, è il JFK dello spogliatoio, il Mahatma Gandhi dell’affetto dei suoi colleghi, l’Isacco Newton delle regole di un gioco che solo lui può riscrivere.

Pioli ha trovato il centravanti, e l’unico leader possibile, per la rinascita di un Milan che non ha più nulla da chiedere al campionato, se non una rimonta d’orgoglio, prima che di punti. Vincere la Coppa Italia, andare in Europa League, riavvicinare i tifosi alla squadra diventata incolore. Zlatan non farà partire un progetto, ma sta facendo battere di nuovo i cuori. Non è poco, visti gli ultimi anni.

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