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Il fattore campo non esiste più

By 4 Ottobre 2019

Nelle prime 6 giornate di Serie A il numero di vittorie esterne è stato uguale a quello dei successi interni. Giocare in casa, dunque, rappresenta ancora un vantaggio?

Il fattore campo, la spinta del pubblico, l’essere padroni a casa propria? Balle. Giocare in casa o in trasferta non ha sostanzialmente incidenza sul risultato; questo dicono i numeri delle prime sei giornate della Serie A 2019-20, dati che segnalano l’identico numero dei successi interni e di quelli esterni: su 60 partite, siamo 26 a 26, con appena 8 pareggi, e ciò significa che, fra tutte le gare giocate sinora, i successi corsari sono stati oltre il 43% del totale.

Si tratta di un record: due campionati or sono, era il 2017-18, le prime sei giornate fecero registrare 24 vittorie esterne (40%), un primato che venne confermato al termine della stagione quando gli almanacchi si chiusero con 133 successi fuori casa (contro 160 casalinghi) su 380 gare, vale a dire il 35% delle partite giocate, una percentuale mai registrata in precedenza. E se il 2018-19 aveva mostrato una tendenza alla normalizzazione (16 i trionfi corsari su 60 sfide dopo sei turni, 106 al termine, pari al 28% circa degli incontri), va rilevato come, in passato, raramente si contava un successo esterno in media su quattro partite.

A campione, prendendo in considerazione i campionati di dieci, venti e trent’anni fa, le prime sei giornate avevano visto il 26,6% di vittorie esterne nel 2009-10, il 18,5% nel 1999-2000 (10 su 54 partite), il 22,2% nel 1989-90 (12 su 54), dati in linea con il computo finale, definito rispettivamente al 24,2%, al 20,9% e al 17,3%. L’ultima infornata di numeri riguarda l’ultimo decennio: dal 2013 le vittorie fuori casa sono costantemente oltre il 28%, nel 2017 si è superata per la prima volta quota 30%, sino appunto al 35% del 2018.

Una rete di Castro ha regalato al Cagliari la vittoria al San Paolo (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images).

A prescindere dalla serie storica, è significativo soprattutto come si possa parlare di trend, nel senso che non si tratta di exploit singoli ma di una situazione che si ripete con continuità: cinque successi esterni alla prima giornata, quattro alla seconda, di nuovo cinque alla terza, quattro infine negli ultimi tre turni. E se del rendimento esterno delle prime tre della classifica – il filotto dell’Inter, la Juventus che ha steccato sinora solo a Firenze, un’Atalanta da quattro su quattro e che nel 2019 in Europa è seconda solo al Manchester City in tema di vittorie in casa d’altri – è tutto sommato superfluo discutere, in quanto apodittico in considerazione della graduatoria, sono più significativi al contrario i successi esterni delle squadre non destinate alla gloria, spesso difficili da pronosticare e ottenuti non solo negli scontri diretti tra club che si giocheranno la salvezza ma pure su campi che la retorica giornalistica definirebbe “ostici” o “proibitivi”.

Alla rinfusa: il Verona che vince a Lecce, i salentini che si rifanno a Torino e Ferrara, i tre punti in rimonta del Bologna a Brescia, il bottino pieno della banda di Corini a Parma e Udine, quelli del Cagliari al Tardini e a Napoli, e tutto sommato si può inserire nel novero anche la vittoria della Fiorentina (comunque una squadra già più strutturata delle altre) ottenuta sul campo del Milan, che sarà pure una squadra in crisi di identità, ma si tratta pur sempre di un successo San Siro.

Posto che, a fine stagione, è ampiamente prevedibile che le vittorie casalinghe saranno comunque in numero maggiore rispetto a quelle esterne, è legittimo ipotizzare che la differenza sarà decisamente inferiore rispetto al passato, perché la tendenza appare piuttosto chiara. Ne faranno verosimilmente le spese i pareggi, segno che la filosofia secondo cui due feriti sono meglio di un morto pare non pagare più, o quantomeno non convincere.

Fattore campo

Il rigore realizzato da Pulgar ha aperto le marcature nella vittoria della Fiorentina a San Siro contro il Milan (Photo by Marco Luzzani/Getty Images).

Una situazione che, da un lato, fa impazzire i fantallenatori più prudenti, ma dal punto di vista strettamente calcistico è indice di un mutato sentimento rispetto al gioco e alle sue componenti strategiche. Sebbene i diversi successi esterni a cui si è assistito sinora non siano generalizzabili sotto l’aspetto dello svolgimento tattico delle varie gare (c’è chi ha vinto puntando sull’efficacia del contropiede, chi lo ha fatto agendo sul palleggio; chi a seguito di un dominio, chi per un episodio), la A attuale ha mostrato una propensione alla fase offensiva sicuramente più incisiva rispetto alla capacità di attuare i movimenti difensivi: lo certificano le tante reti segnate, e anche l’enorme quantità di errori individuali spesso letali delle retroguardie.

Lo scadimento della qualità difensiva nei singoli – a lungo il calcio italiano aveva rappresentato il non plus ultra per quanto concerne la fase difensiva, anche perché interpretato da calciatori di primissimo livello: non è più così – e le conseguenti difficoltà destinate a distribuirsi a catena sull’intero fase, hanno probabilmente spinto diversi allenatori a evitare di chiudersi, fuori casa, applicando una diversa strategia. A cercare insomma il gol, o meglio il gol in più: solo in 14 partite su 60 in questa stagione le squadre in trasferta non hanno segnato, mentre in ben 24 hanno segnato almeno 2 reti (di queste, in 11 occasioni più di tre).

È una A che sta allineando così ai grandi campionati europei (50 successi esterni nelle ultime 146 gare di Bundesliga, 49 nelle ultime 148 di Premier, 47 nelle ultime 149 in Italia), perdendo quella che era una sua peculiarità storica che aveva portato a epopee proverbiali quali, ad esempio, la celeberrima Legge del Partenio. La quale, reale o leggendaria che fosse, resta comunque una situazione tipica di un calcio italiano che non c’è più.

Lorenzo Longhi

About Lorenzo Longhi

Lorenzo Longhi, giornalista e autore, scrive di sport sotto molteplici punti di vista. Saggista per Treccani, ha collaborato con Sky Sport, Il manifesto, Alias, l’Unità e Avvenire.

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