Feed

Il finale dell’Eredivisie è diventato una barzelletta

By 27 Aprile 2020

La Federazione olandese ha chiesto ai club di scegliere fra due opzioni: cancellare la stagione o concluderla utilizzando la classifica al momento dello stop. Peccato che dopo una live chat grottesca abbia deciso di fare il contrario di quanto deciso dai club

 

Uno spettacolo simile a un cabaret per chiudere una stagione triste. Fosse stato intenzionale, sarebbe da applausi: strappare un sorriso per archiviare il pallone in un periodo dove tutti gli sforzi sono volti verso altre direzioni, in attesa di tempi migliori. Peccato che la comicità della Federcalcio olandese (KNVB), la prima ad aver ufficializzato chiusura e risultati finali della stagione 2019-2020, sia completamente involontaria.

Il pomeriggio di venerdì 24 aprile, caratterizzato da una surreale live chat tra Federazione, club professionistici e Associazione Calciatori, ha catapultato gli appassionati di calcio oranje in un hellzapoppin’ grottesco caratterizzato da una superficialità e una disorganizzazione difficilmente accostabili a un paese del Nord Europa. In realtà, guardando le politiche della KNVB da dieci anni a questa parte, c’è poco da stupirsi.

La Eredivisie 2019-2020 è stata cancellata, pertanto nessun campione, nessuna promozione e nessuna retrocessione. La classifica viene usata solo per stabilire i posti in Europa, come da direttive di quella Uefa che solo tre settimane fa minacciava il Belgio con l’esclusione dalle competizioni internazionali per aver proposto la stessa soluzione. Quindi Ajax in Champions League, Az Alkmaar ai preliminari, Feyenoord, Psv Eindhoven e Willem II in Europa League. Una decisione maturata venerdì 24, data scelta dalla KNVB per la comunicazione ufficiale sul destino dei campionati dopo che, tre giorni primi, il premier Mark Rutte aveva comunicato la sospensione di tutte le competizioni professionistiche sportive in Olanda fino al primo settembre.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

La Federcalcio oranje aveva sostanzialmente chiesto ai club di scegliere, mediante invio di una mail che non sarebbe stata resa pubblica, tra due opzioni: cancellare la stagione o concluderla utilizzando la classifica al momento dello stop – era presente anche una terza opzione, ovvero promozioni senza retrocessioni e conseguente passaggio della Eredivisie a 20 squadre, però caldamente sconsigliata dalla KNVB stessa.

Durante la live chat però la Federazione ha aperto per errore in diretta le mail, e anche l’indirizzo dell’addetto della KNVB alla ricezione dei voti è trapelato sul web, causando un massiccio invio di votazioni da parte dei tifosi e portando al temporaneo collasso della mailbox. Infine la Federazione, di fronte a un esito che vedeva in netta maggioranza l’opzione “salva-classifica”, ha ricordato il valore meramente consultivo dell’iniziativa e ha scelto l’altra opzione. Figuraccia totale.

Cancellare una stagione – l’ultima volta che in Olanda non si assegnò il titolo fu durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944-45 – non significa però cancellarne i ricordi. Uno spazio bianco sull’almanacco non può mettere nel dimenticatoio le storie, i personaggi e i momenti salienti del campionato 2019-2020.

Teun Koopmeiners (Photo by Naomi Baker/Getty Images)

Ajax e Az Alkmaar hanno chiuso il torneo in vetta alla classifica a pari punti, con gli ajacidi avanti solo per un margine di + 8 sulla differenza reti. Basta confrontare il budget dell’Az, pari a 25.5 milioni di euro, rispetto a quello dell’Ajax (110) o delle altre due big (Psv Eindhoven, 78.5, e Feyenoord, 68), per comprendere la grande stagione disputata dagli uomini di Arne Slot. Tecnico, quest’ultimo, capace di battere Erik ten Hag sia all’AFAS Stadion che alla Johan Cruijff Arena senza incassare reti.

A livello di filosofia l’Az è un po’ come l’Ajax dei tempi poveri, quando il vivaio rappresentava la linfa principale per la creazione della squadra, arrivando quest’anno a superare proprio gli ajacidi nel minutaggio concesso ai propri prodotti settore giovanile: 43,4% contro 37.4%. Tra questi emergenti, due meritano un posto nella top 11 stagionale: Myron Boadou, punta classe 2001 da 14 reti e 9 assist, e Teun Koopmeiners, migliore centrocampista del campionato per passaggi riusciti ma anche rigorista infallibile e, all’occorrenza, difensore centrale dotato di sguardo acuto e piede sensibile – un gioiello il lancio-assist per il gol del 2-0 di Oussama Idrissi in casa dell’Ajax.

Rispetto alla stagione 2018-19, il downgrade dell’Ajax è stato netto. Nonostante gli sforzi compiuti dalla dirigenza per trattenere più stelle possibili, troppo nevralgiche erano le zone coperte da Matthijs de Ligt, Frenkie de Jong e Lasse Schone per non creare problemi strutturali. Il carico di aspettative ha fatto il resto: se l’obiettivo è diventare il Bayern Monaco d’Olanda, ci si aspetta una marcia schiacciasassi da Bayern Monaco.

Hakim Ziyech  (Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

Si sta però parlando di una squadra che, nei suoi momenti migliori, ha saputo regalare ancora grande calcio, e non è stato difficile notare come tali momenti siano coincisi con il miglior momento di forma di Hakim Ziyech. Nonostante i numeri siano più a favore del sodale Dusan Tadic (25 assist contro 21), è stato il marocchino il maggior creatore di occasioni da rete e, a conti fatti, l’uomo che più di tutti ha saputo prendere la squadra per mano. Quando non ci è riuscito, in Olanda come in Europa, l’Ajax è finito dritto contro un muro – definizione non casuale, visto l’approccio delle due spagnole che hanno eliminato gli olandesi da Champions e Europa League.

Di grande spessore anche la stagione di Daley Blind, nonostante i problemi di salute, e Andrè Onana, portiere che ha raggiunto un livello di maturità altissimo. Il camerunense perde con il collega Marco Bizot la gara dei clean sheets (8 contro 18) ma esperienza, personalità e reattività (contro Michiel Kramer dell’Ado den Haag la parata dell’anno) gli valgono la legittima candidatura a miglior estremo della Eredivisie.

È stato l’anno dei flop di ex grandi campioni oranje: sia Jaap Stam che Mark van Bommel non hanno mangiato il panettone. Stam a fine ottobre era già stato sostituito sulla panchina del Feyenoord da Dick Advocaat, e proprio il ruolino di marcia tenuto nei mesi successivi dal 72enne ex c.t. dei tulipani ha mostrato tutte le carenze del predecessore. Con Stam il Feyenoord era immerso nel pantano di metà classifica, mentre con Advocaat la stessa squadra è arrivata al terzo posto in classifica, a 6 punti dalla coppia di testa, raggiungendo anche la finale di coppa d’Olanda.

Jaap Stam (Photo by Harry Trump/Getty Images)

Offrire una maglia da titolare a un giovane e creare le condizioni affinché le sue qualità possano essere valorizzate al meglio non sono la stessa cosa: ne sanno qualcosa il difensore classe ’99 Tyrell Malacia e il centrocampista classe 2000 Orkun Kökçü (chiamato “l’acceleratore”, stesso nick del Wesley Sneijder delle origini), due pedine fondamentali nello scacchiere di Advocaat, pur essendo stati lanciati con continuità da Stam. Un feeling, ma anche un’idea di calcio precisa, che Van Bommel al Psv aveva smarrito nella seconda metà della passata stagione senza più ritrovarla. L’esplosione di Donyell Malen a settembre aveva solo posticipato un finale già scritto. Solo lo sfortunato attaccante ex giovanili di Ajax e Arsenal, infortunatosi gravemente al ginocchio sinistro a dicembre dopo 17 gol (incluso un pokerissimo al Vitesse, l’ultimo a segnarne 5 in un match fu Bas Dost nel 2011) e 9 assist in metà stagione, merita di essere preso in considerazione per un ipotetico best of.

Il Willem II si sta specializzando nel ricaricare giovani attaccanti che avevano perso un po’ del loro smalto. L’anno scorso toccò allo svedese Alexander Isak, 13 gol in Eredivisie, mentre ora è stato il turno del greco Evangelos Pavlidis, 11 centri, che con l’attuale giocatore della Real Sociedad condivide un passato al Borussia Dortmund. I Tricolori di Tilburg, che annoverano anche il miglior ruba-palloni di tutto il campionato (lo spagnolo Pol Llonch, ex Girona), sono tornati in Europa dopo 15 anni di assenza, forti di un rendimento che non si vedeva addirittura dal secolo scorso, quando nel 1998-99, sotto la guida di Co Adriaanse, la squadra finì seconda in Eredivisie qualificandosi per la Champions League.

Il fresco ritorno in Europa è arrivato a scapito dell’Utrecht, il vero sconfitto delle decisioni a tavolino della KNVB. Gli uomini di John van den Brom erano infatti sesti al momento dello stop, a tre punti di distanza dal Willem II, ma con una partita da recuperare e una differenza reti nettamente superiore. Soprattutto però erano finalisti in Coppa d’Olanda, dove avrebbero dovuto affrontare il Feyenoord, e quindi già certi di un biglietto europeo sia in caso di vittoria sia di sconfitta  – i Rotterdammers, in quanto terzi, avrebbero fatto scalare di una posizione in classifica i posti europei disponibili. Logico pertanto che le reazioni più dure contro la Federcalcio siano state le loro, che invece dovranno accontentarsi di un indennizzo economico assieme ai quattro club di seconda divisione in lotta per una promozione cancellata: Cambuur Leeuwarden, Nac Breda, Volendam e De Graafschap.

Tyrell Malacia (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Cyriel Dessers è il tipico attaccante che parla con i numeri ma che in campo non rapisce l’occhio. Quando viene descritto c’è sempre un “ma” di troppo, e il diretto interessato è il primo ad ammettere di lavorare per togliere quel leit-motiv che lo accompagna da sempre: Dessers è bravo ma… . Sarà così ancora per qualche mese, perché è vero che adesso può fregiarsi del titolo di capocannoniere della Eredivisie (primo bomber di una squadra fuori dalle posizioni europee dai tempi di Bjorn Vleminckx del Nec Nijmegen, stagione 2010-11), MA si tratta di una stagione pur sempre chiusa in anticipo.

Doppio passaporto belga-nigeriano, il Covid-19 ha cancellato il debutto dell’attaccante dell’Heracles Almelo con la maglia della Nigeria, e a settembre potremmo ritrovarlo anche in Serie A, visto il concreto interesse del Cagliari. Il giudizio per ora rimane sospeso, il “ma” non è ancora pronto per essere cancellato. Re del gol atipico in una stagione ancora più atipica, all’interno di una classifica marcatori altrettanto atipica (tre ali nelle prime tre posizioni: Steven Berghuis del Feyenoord, Bryan Linssen del Vitesse e Idrissi dell’Az): quanto vale davvero Cyriel Dessers?

Avviso infine per i football (anzi, voetbal) hipster amanti dei luoghi più improbabili: l’Oude Meerdijk di Emmen meriterebbe una visita per scoprire come una squadra con un budget di 12 milioni di euro – il secondo più piccolo della Eredivisie – possa finire quarta nella classifica dei punti realizzati nei match casalinghi, davanti anche al Psv Eindhoven. Un ruolino che ha permesso a questo club, promosso nel 2018 per la prima volta nella massima divisione olandese, una salvezza tranquilla. Hanno una tribuna intitolata a uno dei portieri più forti e meno conosciuti (a livello internazionale) della storia del calcio oranje: Jan van Beveren. Hanno un trequartista peruviano, Sergio Fernando Peña Flores, posizionatosi in pianta stabile nella top 5 di Eredivisie per media voto. Hanno tutto quello che serve per fare buon calcio. Tutto, tranne i soldi.

Leave a Reply